SCHEDA SUL PROGRAMMA DI POLITICA DELL'IMMIGRAZIONE

 

Cardine della legge 39 del 1990 - la principale legge italiana sull'immigrazione - e' il tentativo di governare il fenomeno avvalendosi della programmazione dei flussi. Il legislatore, intuendo le difficolta' insite in un tale compito, ha stabilito (art.2, comma 4) che, nel definire i flussi in ingresso per l'anno successivo, si dovesse preventivamente tener conto delle domande di permesso per lavoro avanzate da cittadini extracomunitari presenti in Italia con permesso ad altro titolo (ad esempio, turismo). Si riconosce, cioe', come l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, ancorche' avvenuto al di fuori di una rigida programmazione, debba essere considerato positivamente, in quanto capace di facilitare l'incontro tra immigrazione e mercato del lavoro.

Il limitare invece, come si e' fatto con i decreti sui flussi per i primi quattro anni di applicazione della legge, le possibilita' di accesso regolare al lavoro al meccanismo della chiamata nominativa dall'estero ha impedito che tale incontro si realizzasse per tutte quelle attivita' lavorative - le piu' rilevanti per l'immigrazione in Italia - per le quali un rapporto fiduciale tra datore di lavoro e lavoratore risulta imprescindibile. Questo meccanismo, infatti, riguardando a rigore lavoratori residenti all'estero, non consente un rapporto di conoscenza diretta tra le parti.

Le limitazioni cosi' imposte hanno relegato in condizioni di irregolarita' un gran numero di lavoratori immigrati, entrati formalmente per motivi di turismo e trattenutisi in Italia una volta trovato un inserimento nel mondo del lavoro sommerso.

Con l'eccezione di coloro che, alle dipendenze di datori di lavoro particolarmente scrupolosi, hanno potuto accedere alla regolarizzazione mediante l'escamotage di una chiamata nominativa formalmente dall'estero, questi lavoratori sono rimasti esposti alle peggiori forme di sfruttamento. Accanto all'evidente danno che queste condizioni comportano per il lavoratore e per la sua famiglia, va tenuto nella debita considerazione come il mancato rispetto dei minimi salariali e delle disposizioni in materia fiscale e contributiva finisca per rappresentare un fattore di concorrenza sleale a svantaggio dei lavoratori regolari, italiani o stranieri che siano.

Il fenomeno assume connotazioni ancora piu' preoccupanti laddove l'assorbimento di mano d'opera e' affidato ad attivita' di lavoro stagionale, dal momento che le condizioni di irregolarita' frenano la mobilita' territoriale dei lavoratori, ne scoraggiano il rientro in patria a stagione conclusa e per lunghi periodi congelano forza lavoro in condizioni di scarsa produttivita' e di esposizione alla contaminazione criminale.

Da quanto detto risulta evidente come una revisione della politica italiana dell'immigrazione debba comportare:

a) l'individuazione di meccanismi di accesso regolare al lavoro che favoriscano un adeguato incontro tra domanda e offerta di lavoro (indispensabile per la grande maggioranza delle attivita' lavorative oggi in grado di assorbire manodopera immigrata), quali

- l'istituzione del permesso di soggiorno per ricerca di lavoro

- la creazione di un organismo nazionale con funzioni di osservatorio del mercato del lavoro e di orientamento dei progetti migratori, con sedi periferiche in tutte le regioni italiane e nei paesi di origine delle principali componenti del flusso di immigrazione

b) una contestuale regolarizzazione degli immigrati irregolari inseriti nel mercato del lavoro, che contribuisca efficacemente allo svuotamento di quel bacino di irregolarita' concorrenziale capace, da solo, di vanificare qualunque forma di programmazione dell'inserimento regolare.

c) la regolamentazione del lavoro stagionale con l'istituzione di un permesso di soggiorno apposito, la cui concessione possa essere efficacemente utilizzata dal Governo quale ulteriore strumento di svuotamento delle sacche di irregolarita'; il permesso dovrebbe essere caratterizzato da:

- durata di sei mesi

- diritto di reingresso per l'anno successivo

- possibilita' di trasformazione in permesso di lunga durata in caso di disponibilita' di un'occupazione a tempo indeterminato

Tali provvedimenti, contrastando il fenomeno della concorrenza nei confronti dei lavoratori regolari, sono oltre tutto auspicabili nella prospettiva dell'effettiva applicazione del Trattato CEE, particolarmente per quanto concerne il principio della libera circolazione dei lavoratori comunitari e l'obiettivo della tutela dell'occupazione degli stessi, che dal sussistere di condizioni di concorrenza sleale risulterebbero certamente inficiati.