Il Giudice Onorario del Tribunale di Pisa , sciogliendo la riserva che precede, ha emesso il seguente provvedimento.

 

1-    Con ricorso ritualmente depositato, il sig.---, impugnava il decreto Cat. A11-Imm. 2003 – 168, in data 11.07.03, notificato in pari data con il quale, il prefetto di Pisa ha disposto l’espulsione immediata del ricorrente dal territorio dello Stato disponendo l’accompagnamento dello stesso alla frontiera a mezzo forza pubblica .

 

In particolare, con l’atto introduttivo il ricorrente assumeva l’illegittimita’ costituzionale dell’art.1, comma 8, lett.a) della legge 9 ottobre 2002 n. 222 in relazione all’art. 3 della Costituzione nella parte in cui definisce in maniera identica situazioni soggettive radicalmente diverse.

 

All’udienza camerale, sulle conclusioni delle parti, il ricorso veniva assunto in decisione.

 

2-    La presente controversia riguarda la legittimita’ del provvedimento prefettizio con il quale, conclusa la procedura prevista dall’art.1 del D.L. n. 195/2002, convertito con modifiche dalla legge  n.222/2002, respinta in data 3.7.2002 l’istanza di regolarizzazione del sig. ---, e’ stata disposta l’espulsione del medesimo dal territorio dello Stato.

In primo luogo, si rileva il giudicante che essendo il provvedimento impugnato consequenziale al precedente decreto  con il quale e’ stata respinta l’istanza di regolarizzazione presentata dal datore di lavoro, deve ritenersi ammissibile, seppur in via incidentale, il sindacato dell’atto presupposto ai fini dell’eventuale disapplicazione ai sensi dell’allegato E della legge 20.3.1865 n. 2248.

 

Al riguardo, e’ noto che la disapplicazione dell’atto amministrativo presuppone che il giudice ordinario svolga una duplice indagine diretta, in primo luogo, ad accertarne la rilevanza rispetto all’oggetto dedotto in giudizio, in secondo luogo, ove rilevante, la legittimita’.

 

Nella fattispecie, pertanto, poiche’ il decreto con il quale il Prefetto i Pisa ha respinto l’istanza di regolarizzazione del ricorrente si pone come antecedente logico del successivo provvedimento di espulsione ad esso conseguente, la questione di legittimita’ del primo viene a prospettarsi come pregiudiziale rendendo con cio’ ammissibile l’esame dello stesso e la sua eventuale disapplicazione.

 

Cio’ premesso, l’impugnato decreto  - cosi’ come l’atto presupposto- costituisce mera applicazione della disposizione contenuta nell’art.1, comma 8, lett. A) della legge 9.10.2002 n.2002 che esclude dalla regolarizzazione i lavoratori extracomunitari nei confronti dei quali non possa essere disposta la revoca del provvedimento di espulsione gia’ emesso nei loro confronti qualora sia stato disposto l’accompagnamento alla frontiera a mezzo di forza pubblica.

 

3-    Assume il ricorrente che la richiamata fonte normativa, la quale prevede  che “ .. le disposizioni del presente articolo non si applicano ai rapporti di lavoro riguardanti lavoratori extracomunitari nei confronti dei quali sia stato emesso un provvedimento di espulsione per motivi diversi dal mancato rinnovo del permesso di soggiorno, salvo che sussistano circostanze obiettive riguardanti l’inserimento sociale; la revoca  …non puo’ essere in  ogni caso disposta nell’ipotesi in cui il lavoratore extracomunitario sia o sia stato sottoposto a procedimento penale per delitto non colposo…ovvero risulti destinatario di un provvedimento di espulsione mediante  accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica”, suscita dubbi di legittimita’ costituzionale in relazione all’rt. 3 della Costituzione  che vieta al legislatore di trattare in modo uguale situazioni diverse imponendo, altresi’, la ragionevolezza delle scelte legislative.

Piu’ in particolare, il sig. ---, richiamando l’ordinanza del TAR Puglia, Sez. I, 31.3.2003 n.251, sostiene la violazione del principio di uguaglianza nella misura in cui l’art. 1 comma 8, lett.a) della Legge n.222/2002, precludendo la possibilita’ di attribuire rilievo all’esistenza di circostanze obiettive attestanti l’avvenuto inserimento sociale dello straniero, equipara semplicisticamente la posizione dello straniero destinatario di un provvedimento di espulsione mediante accompagnamento alla frontiera per motivi di ordine pubblico o di sicurezza dello Stato o perche’ ritenuto socialmente pericoloso, con quella di lavoratore extracomunitario che si sia semplicemente trattenuto sul territorio dello Stato oltre il termine di 15 giorni fissato nell’intimazione o, sia entrato clandestinamente nel territorio italiano privo di valido documento di identita’, non commettendo reati e senza rendersi in alcun modo pericoloso per la sicurezza pubblica.

 

In effetti, il richiamato art. 1, comma 8, lett. A) pare integrare di fatto un’ingiustificata disparita’ di trattamento tra soggetti che sono stati destinatari, seppur con differenti modalita’, di un provvedimento di espulsione fondato sul ,medesimo motivo consistente nell’ingresso e soggiorno clandestino in Italia.

 

Nella fattispecie, il ricorrente e’ stato espulso con accompagnamento alla frontiera per essere entrato ed avere soggiornato clandestinamente nel territorio dello stato non avendo adempiuto spontaneamente all’intimazione contenuta nel provvedimento di espulsione ; la situazione soggettiva del sig ---, pertanto non puo’ considerarsi diversa da quella del lavoratore che, destinatario di un provvedimento di espulsione, e’ riuscito a presentare la domanda di regolarizzazione “evitando” i controlli delle autorita’ di P.S.

Ne consegue che escludere per legge dalla regolarizzazione i cittadini extracomunitari che si trovano nella condizione del ricorrente, senza rendersi in alcun modo pericolosi per la sicurezza pubblica e senza riportare condanne penali, e non invece coloro che, pur avendo subito un provvedimento di espulsione sostanzialmente per mere circostanze casuali, appare lesivo del principio di parita’ di trattamento contenuto nell’art. 3 della Costituzione.

 

4-    La sollevata questione di legittimita’ costituzionale appare quindi rilevante e non manifestamene  infondata in quanto, gli atti impugnati – la cui esecuzione costituisce  un gravissimo pregiudizio delle posizioni giuridiche del ricorrente – costituiscono mera applicazione della richiamata fonte normativa.

 

In altre parole , ad avviso di questo Giudice, il presente ricorso non puo’ essere deciso indipendentemente dalla risoluzione della sollevata questione di legittimita’ costituzionale, dal momento che l’impugnativa dovra’ essere accolta o respinta a seconda  che la disposizione di cui alla legge n.222/2002 sara’ o meno dichiarata incostituzionale.

 

P.Q.M.

 

Il Giudice Ordinario del Tribunale di Pisa, visto l’art. 23 della legge 11 marzo 1953 n.87, ritenuta  la rilevanza e la non manifesta infondatezza della sollevata questione di legittimita’ costituzionale,accoglie l’istanza cautelare di sospensione del procedimento iniziato con il ricorso indicato in epigrafe e deferisce alla Corte Costituzionale la definizione della costituzionalita’ in parte qua, dell’art. 1, comma 8, lett. a) della Legge 9 ottobre 2002 n. 222 in relazione all’art. 3 della Carta Costituzionale.

Dispone l’immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.

Ordina che a cura della Cancelleria, la presente ordinanza sia notificata alle parti in causa , al presidente del Consiglio dei Ministri e comunicata ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

Pisa 22 ottobre 2003