PRESENTAZIONE
DEL
DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2003
Marted 28 ottobre Teatro Orione Roma
SINGOLARE ATTUALITA DEL 2003
DEL
XIII RAPPORTO SULLIMMIGRAZIONE
Relazione di S. E. Mons. Alfredo Garsia
Presidente emerito della F. Migrantes
La presentazione tecnica, appena ascoltata, della tredicesima edizione del Dossier Statistico Immigrazione, non stata ripetitiva di cose gi dette nei Dossier precedenti, perch sempre pi vario e in continua crescita il mondo delle migrazioni che la pubblicazione ci presenta, sempre pi ricche e varie le fonti a cui attinge, sempre pi scientificamente rigorosa lanalisi dei dati da parte di una quipe di ricercatori sempre pi accreditata nel mondo della scienza, della cultura, della politica, della pubblica amministrazione, delleducazione, della solidariet sociale ed anche in quello ecclesiale. AllՎquipe del Dossier, che fa capo alla Caritas diocesana di Roma, va dunque, oltre che la nostra ammirazione, anche il nostro ringraziamento.
La
mia presentazione di
questa nuova edizione del Dossier Statistico Immigrazione, fatta a
nome degli organismi ecclesiali Caritas e Migrantes che promuovono questa iniziativa e di cui si vuole mettere in
risalto le finalit che continuano ad ispirarla, non vuole essere
ripetitiva di quanto gi detto negli appuntamenti degli anni passati; per
questo mi limiter a sottolineare alcune di quelle novit del contesto socio
politico ed anche religioso in cui si colloca questo Dossier 2003, che gli
danno un tono di particolare attualit, capace di ispirare mentalit,
sentimenti e comportamenti di alto valore civile e morale. E inoltre inviter tutti voi che
partecipate a questo incontro a essere parte attiva in questa riflessione e a
pronunciarvi su alcune proposte, che tra poco enuncer.
Fra i tanti fattori di novit, almeno di relativa
novit che contraddistinguono lanno corrente, questi mi sembrano quelli che
accentuano linteresse per questa pubblicazione.
Mi sembra anzitutto interessante e direi quasi
doveroso tornare sul grande evento, appena celebrato, del 25 di Pontificato di
Giovanni Paolo II: sono stati 25 anni di intenso magistero e stimolo anche per
tutto il mondo delle migrazioni. Basterebbe ricordare la serie ininterrotta,
quasi dallinizio del suo pontificato, di messaggi per la Giornata Mondiale
delle Migrazioni e i suoi accorati appelli durante le innumerevoli
peregrinazioni, in ogni parte dItalia e del mondo, per la condizione dei
migranti ed in particolare dei rifugiati e degli sradicati dalla loro terra.
Merita segnalazione soprattutto il suo recentissimo
documento, firmato il 16 ottobre nella cornice delle celebrazioni
giubilari, la Lettera Apostolica
che raccoglie i risultati del Sinodo dei Vescovi, la Pastores gregis. Nellultimo
capitolo sulle sfide attuali che deve affrontare la Chiesa il paragrafo finale dedicato a La cura
pastorale del Vescovo verso i migranti (n. 72). Cos inizia il lungo
paragrafo: I movimenti dei popoli hanno assunto proporzioni inedite e si
presentano come movimenti di massa, che coinvolgono un enorme numero di
persone. Tra queste, sono molte quelle allontanate o in fuga dal proprio paese
a motivo di conflitti armati, di precarie condizioni economiche, di scontri
politici, etnici e sociali, di catastrofi naturali. Tutte queste migrazioni,
pur nella loro diversit, pongono seri interrogativi alle nostre comunit.
Perci, egli prosegue, occorre garantire un servizio pi efficiente e
competente, curando anche la formazione di sacerdoti e operatori laici
particolarmente generosi e disponibili per questimpegnativo servizio,
soprattutto in merito ai problemi di natura legale che possono sorgere
nellinserimento di queste persone nel nuovo ordinamento sociale.
Dunque il Papa
non guarda soltanto allambito strettamente pastorale, ma abbraccia tutto
luomo migrante, appunto perch, comegli ricorda qualche pagina prima, la
Chiesa - per essere fedele alla sua missione - si fa esperta in umanit e
vicina agli uomini del nostro tempo.
(E interessante rilevare come questo documento, oltre a dedicare per
intero il n. 72 ai migranti, vi faccia riferimento anche in paragrafi precedenti, dove tratta di
temi di diversa natura. In particolare quando parla (al n. 68) del dialogo
interreligioso, dice che di essenziale importanza soprattutto in questi
tempi - sono parole sue - in cui,
molto pi che in passato, convivono nelle stesse regioni, nelle medesime citt,
nei posti di lavoro della vita quotidiana persone appartenenti a diverse
religioni. Nel paragrafo precedente, il tema di giustizia e di pace, dopo
aver esclamato I poveri sono legione!, perch la guerra dei potenti contro i
deboli ha, oggi pi che ieri, aperto profonde divisioni tra ricchi e poveri,
afferma che non possiamo non esprimere la nostra solidariet con la massa dei
rifugiati e degli immigrati che, a causa di guerre, in conseguenza di
oppressione politica o di discriminazione economica, sono costretti ad
abbandonare la propria terra, alla ricerca di un lavoro e nella speranza della
pace.))
Inserire
qui A di pag. 3
Auguriamo al Papa lunga vita, ma queste sue ultime parole in favore dei migranti, dopo le tantissime che ha pronunciato lungo tutti i 25 anni di pontificato, hanno il significato e quasi il pathos di un testamento. Il 13 rapporto sullimmigrazione d corpo, d concretezza e documentazione, talora anche drammatica, a questi appelli del Santo Padre.
((Formulo
quindi una proposta a
questa Assemblea: mi sono consultato S. E. Mons. Francesco Montenegro,
Presidente della Caritas Italiana, col quale ho concordato di presentare al Santo Padre, quale
omaggio per il suo 25 e per la grande passione sempre mostrata per i migranti,
questo Dossier Statistico
Immigrazione 2003.
Non vorrei muovervi solo a nome di Caritas e di Migrante ma in rappresentanza
di quanti si interessano fattivamente al fenomeno migratorio e per questo vi
chiedo di esprimere con un applauso la vostra adesione.))
2 - Il Dossier a livello regionale ed
europeo
E degno di
rilievo che questanno per la prima volta sia stata pubblicizzata una sintesi
del Dossier in 14 lingue, per condividerne gli elementi essenziali su tutta
larea europea. Altrettanto di rilievo che ne sia stata redatta una apposita
edizione in inglese, Lattuale immigrazione in Italia (Contemporary
immigration in Italy), destinata quindi a un pubblico non
soltanto italiano, che non riproduce in dettaglio tutti i dati, tabelle e
statistiche, ma soltanto lessenziale, sviluppando, in una serie di 12 capitoli, come dice il
sottotitolo le tendenze correnti
e le prospettive per il futuro.
A. (da spostare
alla pagine precedente) Purtroppo
le tendenze di oggi sono drammaticamente documentate dalla serie di barche con
tanto di carico umano che si inabissano
nel Mediterraneo, in particolare nel Canale di Sicilia e la prospettiva
per il futuro, se non ci saranno radicali cambiamenti nelle politiche europee
su immigrati e rifugiati, sar che il Mare nostrum diventer sempre pi un cimitero popolato da vittime
della persecuzione e della disperazione. A meno che le tante dichiarazioni
dintenti dellEuropa comunitaria non si trasformino in un effettivo e radicale
cambiamento di politiche in particolare a favore dei popoli africani.
Altro fattore
di attualit e di almeno relativa novit del nostro Dossier che oggi, in
contemporanea, esso viene presentato in altre citt, fra cui sette capoluoghi
di regione. Segno evidente che il suo interesse si estende e si ramifica
capillarmente in ogni angolo
dItalia, non per chiss quale abilit pubblicitaria, perch si impone da s
per la sua intrinseca autorevolezza e ormai sperimentata utilit. Per
sviluppare questo progetto di regionalizzazione che tenuto conto dellorientamento,
in sede politica e di pubblica opinione, di dare voce e attenzione alle varie
articolazioni della nostra unica patria, in particolare alle regioni. Esse sono
destinate a dare un apporto sempre pi incisivo e competente nel determinare le
politiche migratorie e nel gestire le medesime. Il Dossier d un forte
incoraggiamento in tale direzione, sviluppando per circa 150 pagine i dati e le
questioni che riguardano direttamente le singole realt regionali; ben noto
inoltre che nei contesti regionali e degli altri enti locali si riscontrano
maggiori opportunit di collaborazione nei confronti anche degli enti pubblici
nonch maggiore immediatezza ed incisivit degli interventi da parte delle
forze di solidariet. Questo XIII Rapporto sullimmigrazione nelle loro mani
costituir sempre pi, oltre che
fonte di in formazione, anche un manuale che ispira e orienta con razionalit
la programmazione dei pi svariati servizi.
3 - Ratifica della Convenzione ONU sui diritti dei migranti
Allargando ora lo sguardo su scala mondiale, riteniamo apprezzabile che il
Dossier dedichi i primi capitoli
per presentare la panoramica generale della mobilit umana, mettendo a fuoco,
come gli scorsi anni, qualcuno dei suoi problemi emergenti. Questanno stato
opportunamente scelto e ampiamente sviluppato il tema della Convenzione per
i diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, approvata dallAssemblea dellONU a grandissima maggioranza il 18
dicembre 1990 ed entrata in vigore questanno il 1 luglio con la ratifica da
parte del 21 Stato, il Guatemala.
Senonch, ironia della sorte, questi ventuno Stati appartengono tutti a
quei Paesi in via di sviluppo che sono esportatori di migranti. Nessuno dei possibili Paesi
importatori, i Paesi a sviluppo avanzato, che pure nel 1990 hanno approvato la
Convenzione, tra coloro che lhanno ratificata. Ritorna di attualit il
classico sistema dell Armiamoci e partite! Si tratta di Paesi come USA e
Stati membri dellUnione Europea che di fatto importano immigrati, ma sembrano
renitenti a vincolarsi con formale impegno internazionale. Perci, che gli
immigrati siano beneficiari di benevoli concessioni, lo si concedere, anche con
qualche larghezza; ma che siano titolari di veri e propri diritti, in forza
duna legge che condiziona la propria sovranit di legiferare, questo proprio
no. Questo no esprime una posizione bene calcolata e irremovibile o potr
essere scosso e rimosso da una forte pressione che indichi una chiara volont popolare, un
consenso sociale di cui la classe politica non pu non tenere conto? Si spera
che sia cos ed per questo che si costituito nel 2001 il Comitato 18
dicembre con sede a Ginevra
per lanciare una Campagna globale per la ratifica della Convenzione.
Questanno la sezione italiana del Comitato, di cui fanno parte anche Caritas e
Migrantes, ha intensificato le sue
iniziative di informazione e sensibilizzazione che porteranno a una solenne
manifestazione il prossimo 18 dicembre a Montecitorio.
((E qui necessario
unulteriore partecipazione di questa assemblea, chiamandovi a esprimere perCi
chiediamo ora se non sia il caso che anche questa assemblea si pronunci per sollecitare la ratifica da parte
dellItalia e il suo interessamento perch il problema venga posto anche sul
tappeto europeo Vi chiedo
di farlo con un forte applausoDi questa vostra adesione, di cui testimone anche il sig.
Ministro degli Interni, sar data comunicazione al Comitato.))
4 - Il Semestre italiano.
Altro fattore di attualit che d particolare
importanza alledizione 2003 del Dossier il fatto che siamo nel cuore del
semestre italiano alla Presidenza dellUnione Europea. Sappiamo bene quanto le migrazioni
siano fra le priorit assolute dellUnione in questi anni, a partire dal
Trattato di Amsterdam ed in particolare dal Vertice di Tampere del 1999;
sappiamo bene inoltre che sta per scadere il tempo fissato per il varo di alcune importanti
direttive; per alcune di queste sta per scadere il termine fissato per
lapprovazione, per cui spetta alla Presidenza italiana attivarsi in ogni modo
perch vadano in porto questi strumenti legislativi.
Francamente,
come gruppi sociali ed ecclesiali interessati in questo settore, ci troviamo in
una seria e perfino angustiante
alternativa: dobbiamo sollecitare perch lUE e la Presidenza italiana
affrettino i tempi (e ormai si dovrebbe dire: perch brucino le tappe) in vista
di rispettare le scadenze per lapprovazione di queste direttive; oppure pi
prudente metterci in disparte e lasciare che il anche il nostro Paese faccia il
temporeggiatore su questo fronte? E forte infatti il timore, il fondato
timore, che laccordo fra gli Stati membri possa avvenire solo a un livello
molto basso, contrariamente a quanto ci si attendeva e si stava elaborando
qualche anno fa.
Questo livellamento su una posizione comune molto bassa lo si registrato qualche settimana fa; e il mese corrente rimarr nella cronaca nera, per quanti militano a fianco dei migranti, per il fatto che il 3 ottobre apparsa sulla Gazzetta Ufficiale dellUnione una direttiva sul ricongiungimento familiare, che il risultato di una progressiva regressione, in tre tappe successive, che rende quasi irriconoscibile quella prima bozza stesa dalla Commissione europea del 1999, che aveva suscitato lusinghiere speranze. Ora in tutta larea comunitaria un Paese pu tranquillamente stabilire che il minore ha diritto pieno di ricongiungimento fino allet di 12 anni, che limmigrato e perfino chi gode dello status di rifugiato pu richiamare i familiari solo dopo due anni di permanenza regolare nel Paese ospitante ed altri due ani sono richiesti al familiare ricongiunto per aver accesso al mercato di lavoro. Non ci sembra questa unombra abbastanza fosca sullorizzonte di una Europa che sta allargandosi ad Est e che sta per dotarsi di una Carta Costituzionale che dovrebbe segnare il suo grado di democrazia e di civilt?
((Simile preoccupazione, signor Ministro, la
esprimiamo in tutta franchezza per quella doppia direttiva sui richiedenti
asilo che sta ora sul banco della Presidenza italiana e che nei prossimi due
mesi dovrebbe essere approvata. Preoccupazione per i contenuti che
potrebbero subire
pure in questo caso un livellamento al basso,
preoccupazione anche per il fatto che la responsabilit prima in questi mesi
cada proprio sullItalia. Ecco,
Signor Ministro, vorremmo sentire da lei una parola che chiarisca e,
possibilmente, tranquillizzi in un campo cos delicato, sul quale ha espresso a
pi riprese la sua preoccupazione anche la delegazione italiana dellAlto
Commissariato delle Nazioni Unite, come si pu leggere in diversi suoi
comunicati e come viene riportato nel capitolo Rifugiati e richiedenti asilo,
che costituisce linserto speciale del Dossier. CՏ una serie di interrogativi a cui noi stentiamo di
dare una risposta: cՏ effettiva volont di varare finalmente queste direttive?
entro quanto tempo? in questi mesi come proceder lItalia nel suo ruolo di
leadership europeo, lItalia che non ha mai avuto una legge sullasilo e non
lha nemmeno ora, perch i due articoli, due soli articoli, che legiferano su
questa materia ci destano forte preoccupazione e comunque non sono ancora
entrati in vigore, mancando del regolamento di attuazione? e nel caso che
lItalia si attivi veramente, far in modo che le direttive siano consonanti
con questo spezzone di legge italiano o questo spezzone di legge, prima di
diventare operativo, attender lapprovazione delle direttive europee, alle
quali adeguarsi? oppure, ultima alternativa, questi due articoli col loro regolamento
di attuazione entreranno al pi presto in vigore, con la prospettiva che entro
breve tempo tutta la materia sui richiedenti asilo e rifugiati venga riformulata, in conformit alla nuova
normativa comunitaria? Siamo grati se vorr dirci qualcosa in proposito.))
Passiamo ad altro tema, che ha riscaldato,
anzi arroventato il dibattito di queste settimane nella classe politica, ma
pure fra i semplici cittadini, un dibattito che seguito nei minimi
particolari dai mass media: la proposta del Vice Presidente del consiglio dei Ministri, on.
Giancarlo Fini, sul diritto di voto amministrativo agli extracomunitari. Non
entriamo nel merito della vicenda, ci limitiamo a dire che il Dossier, steso
prima che la proposta diventasse il caso del giorno (un giorno che si prolunga
da settimane e si coestende ormai a quasi tutto il mese di ottobre) auspica
questo provvedimento fin dalle prime pagine. Mi consento una citazione: E
tempo di garantire la partecipazione degli immigrati non solo nel mercato del
lavoro, ma anche nella vita sociale, culturale e civile, assicurando loro
diritti e obblighi analoghi a quelli dei cittadini europei (p. 11). Diversi
capitoli del Dossier possono
essere utilmente consultati per contestualizzare con precisione e concretezza
la proposta, in particolare i capitoli che mettono il risalto il progressivo
inserimento socio-culturale, oltre che lavorativo, degli immigrati nella
societ italiana. Sfrondando la proposta da possibili interpretazioni o
strumentalizzazioni di carattere politico e ideologico, da qualsiasi parte
queste vengano, e considerandola cos come suona, credo che essa riscuota il
consenso di massima della totalit dei gruppi sociali e degli operatori qui
presenti.
Quanto alla Migrantes, non posso dimenticare che sono
stato parte in causa, quale membro della Commissione Episcopale per le
Migrazioni, nello stendere nel 1993, esattamente dieci anni fa, gli Orientamenti
pastorali della Chiesa italiana per limmigrazione, orientamenti tuttora in vigore, dove si dice
espressamente che essenziale per lintegrazione sociale, per la
partecipazione alla vita della comunit di accoglienza, il diritto al voto
nellambito amministrativo. Ho citato il n. 28 del documento.
Meno
risonanza nellopinione pubblica h riscosso laltra proposta dellon. Fini per
il superamento del sistema delle quote. La questione delle quote attraversa da
cima a fondo tutto il Dossier, ma riemerge con pi evidenza nella sezione
dedicata al mondo del lavoro; i dati del Dossier pertanto vanno tenuti
presenti con attenzione perch la riflessione si mantenga dentro i binari della
realt obiettiva. Finora questo tema pareva unarea riservata alla discussione
accademica e alle tesi di alcuni gruppi di tendenza un po radicale:
lintervento di Fini ha, se non altro, la positiva conseguenza di togliere i
tab a questo tema, di stimolarne lapprofondimento e il confronto con le
tante, tantissime difficolt che si parano davanti. Comunque da parte nostra
viene tutto lincoraggiamento a vagliare con impegno la proposta sotto ogni
aspetto, tenendo presente lambiziosa, ma legittima attesa: quella di vedere
estesa anche agli extracomunitari quella possibilit di libera circolazione
della manodopera che ora riservata ai comunitari. Al momento mi pare doveroso sottolineare che la
politiche delle quote, previste per abolire laccertamento della priorit della
manodopera locale tenendo conto del fabbisogno preventivo, hanno disatteso
entrambi questi aspetti.
(( A questo punto per mi domando se non sia
stia maturando il tempo per un ulteriore passo in avanti e riconsiderare la
possibilit di riesumare il famoso articolo 23 della legge precedente, la
Turco-Napolitano, radiato da quella in ora in vigore, sullentrata in Italia -
entro il limite delle quote annue - per inserimento nel mercato del lavoro
ossia, con parola pi corrente, per ricerca di lavoro sulla base di una
sponsorizzazione. Infatti quellarticolo non si ispirava forse alla stessa
logica di una certa liberalizzazione del mercato di lavoro? e se cerano stati
degli inconvenienti, che del resto da parte del Ministero del Lavoro erano
stati affermati ma non dimostrati, questi stessi inconvenienti non si ripresenteranno anche nellattuazione
della nuova proposta? e non varrebbe la pena che la Presidenza italiana
approfittasse di questo scorcio di semestre per riformulare questa
proposta dellingresso per ricerca
di lavoro in sede comunitaria, dando seguito alla proposta avanzata in
proposito dallo stesso Parlamento Europeo? ))
((Tuttavia il primo passo in sede di Unione
Europea quello che solo apparentemente va in direzione contraria e che lei,
Signor Ministro, ha avuto la lucidit politica e insieme il coraggio di
proporre recentemente anche a Bruxelles: quello di concordare a livello
comunitario la politica delle quote, allontanandosi il pi possibile dalla
ventilata opzione zero. incoraggiante in tale direzione quanto ha affermato
anche lon. Berlusconi, a conclusione dellultimo vertice dei Capi di Stato e
di Governo del 16-17 ottobre, quando ha proposto un atteggiamento comune per
creare quote per limmigrazione.
A nessuno sfuggir quanto una scelta in tale senso
diventerebbe il pi efficace antidoto contro limmigrazione clandestina e
quanto ridimensionerebbe la radicata impressione che la politica comunitaria
(con linsistere sulla lotta allimmigrazione clandestina, sul rigido controllo
delle frontiere con unagenzia specializzata di polizia di frontiera, sul
sistema di espulsioni e accordi bilaterali di riammissione degli espulsi)
giochi, in materia di immigrazione, pi sul fronte della repressione quasi
fosse una calamit pubblica o un minor male da tollerare che sul fronte della
prevenzione e della saggia gestione di un fenomeno che in definitiva risorsa
oltre che necessit.))
Si potrebbe proseguire enumerando altri
fattori che rendono attuale e di utile consultazione il Dossier 2003:
basterebbe leggerne il capitolo sui Ventanni di regolarizzazioni e il
successivo su I flussi irregolari e il loro contrasto per capire un po di
pi della regolarizzazione in atto, che sembra stia per concludersi, bench con
i noti ritardi, allinsegna di un certo ottimismo.
Passo
sopra a tutto questo per dedicare questi ultimi momenti alla prossima Giornata
Nazionale delle Migrazioni, l87.a della serie iniziata nel 1914, che sar
celebrata domenica 16 novembre. Per la Migrantes il logo prescelto Vangelo,
solidariet, legalit non ci pone di fronte a un trinomio, ma a un libro aperto
che porta sulle due pagine, luna di fronte allaltra, solidariet e legalit.
Due parole, che per noi credenti rinviano al Vangelo, esprimono due valori di
alto contenuto umano, che le rendono
condivisibili con quanti credono nelluomo e nella sua dignit. Due
parole, anzi due valori che vanno tra loro coniugati e non contrapposti;
compito certamente difficile, ma non impossibile; almeno non impossibile, anzi stimolante e
nobilissimo, lo sforzo concorde per procedere a tappe successive verso questo
traguardo.
Quanto
a solidariet, superfluo ritornare sui contenuti di questa parola, mi basta
richiamare lo slogan coniato dal Santo Padre quindici anni fa nellEnciclica Sollicitudo
rei socialis: opus iustitiae
solidaritas, la
solidariet cio frutto della giustizia, connessine che spesso si dimentica.
(mettere qui B, che sta
pi sotto)
evidente parafrasi del motto di Pio XII: Opus
iustitiae pax,(( come pure laltro motto del
recentissimo documento sopra citato di Giovanni Paolo II Globalizzazione della carit, subito
parafrasato con: Globalizzazione della solidariet )).
Quanto alla legalit, il Dossier 2003 ha continui richiami alla nuova legge sullimmigrazione, anzi i Dossier precedenti riservavano al disegno di legge e alla legge gi in vigore interi capitoli; ricordo poi che i tremila centri di ascolto della Caritas e innumerevoli altre iniziative danno di continuo informazioni e suggerimenti sulla normativa italiana e cercano di applicarla valorizzandone fino ai limiti del possibile le opportunit offerte. ben noto che tale servizio, allinsegna della legalit e della gratuit, viene da taluni denigrato con incomprensibili insinuazioni ed accuse, tanto che lo stesso Cardinale Presidente della CEI ne ha preso recentemente le difese con parole molto chiare: Rattrista il modo in cui una problematica cos complessa e soprattutto cos umanamente ed eticamente rilevante viene affrontata in dichiarazioni intermittenti di esponenti di una forza politica che partecipa alle responsabilit di Governo, attaccando e dileggiando tra laltro anche il servizio generoso e disinteressato che la comunit cristiana svolge in proposito. Credo che questo stesso Dossier sia una conferma alla luce del sole di questo impegno leale e legale, stimolante e collaborante.
((Va
altres ricordato, in particolare ai volontari e ai gruppi di solidariet, il
richiamo forte e profondo di Giovanni Paolo II che la legge cosiddetta positiva
non n la norma unica n la norma ultima di comportamento. Queste le sue
parole: B, Spostare avanti. Secondo le parole di Giovanni
Paolo II, invece,Per il cristiano il migrante non semplicemten un
individuo da rispettare secondo le norme fissate dalla legge, ma una persona la
cui presenza lo interpella le cui necessit diventano un impegno per la sua
responsabilit. Che hai fatto del tuo fratello? (cfr. Gn 4,9). La risposta non
va data conclude il Papa entro i limiti imposti dalla legge, ma nello stile
della solidariet)).
Necessit di una politica
migratoria partecipata
((E infine, Signor Ministro, la preghiamo di
essere latore presso il Governo di una richiesta che proviene dagli organismi
promotori di questo Dossier, ma che probabilmente interpreta il comune sentire
di questa vasta assemblea. La richiesta quella stessa che contenuta in una
lettera del luglio scorso della Migrantes allon. Gianni Letta, Sottosegretario
di Stato alla Presidenza del Consiglio, nella quale si faceva presente che
organismi di volontariato e di solidariet sociale non sono da lungo tempo n
convocati n in alcun modo ascoltati in quelle sedi istituzionali che la nuova
legge sullimmigrazione, la 189/2002, mantiene in vigore. Si allude alla Consulta
Nazionale per i problemi degli stranieri e delle loro famiglie (art. 42, comma
4) nonch alla Commissione per le politiche di integrazione, che era costituita
da molti esperti anche dellarea dellassociazionismo ed era solita condividere
con i membri della Consulta Nazionale ed altre parti sociali i risultati del
suo lavoro, prima che diventassero definitivi. Nella lettera si aggiungeva:
In particolare rimane incomprensibile che, in questa fase della stesura dei
regolamenti di attuazione
della nuova legge, le parti
sociali rimangano del tutto inattese. Ci rivolgiamo pertanto a lei perch
vengano attivati al pi presto questi strumenti di partecipazione democratica,
in ottemperanza alla legge ora in vigore.
Ora ci rivolgiamo anche a lei, Signor Ministro, facendo leva sullobbligo doverosit per il Governo di essere ottemperante a quella legge che lui stesso si dato; ci si attende che sia la il Governo stesso a dare esempio di quella legalit che esso con ragione e con rigore esige dai cittadini italiani e stranieri. Lon. Letta nella risposta al mittente assicurava di aver gi scritto al Ministro Pisanu e che la questione sarebbe stata tenuta nella massima considerazione. Ci attendiamo che questa nostra richiesta abbia un qualche e con questa fiducia le confermiamo la nostra disponibilit a proseguire e intensificare la collaborazione con tutte le istanze istituzionali. Il Dossier gi una eloquente e incoraggiante dimostrazione di questa buona collaborazione e mentre ora ringraziamo nuovamente lՎquipe che con intelligenza e competenza, con sacrificio e tenacia ha elaborato questo 13 Dossier, estendiamo il ringraziamento agli Enti pubblici, a partire dal Ministero dellInterno, che hanno fornito abbondanza di documentazione.
Ho trattato solo alcuni dei punti, che vengono esposti nella scheda. Lho fatto con la convinzione che bisogna apprezzare i passi che si compiono in avanti, senza per dimenticare le lacune e i ritardi. In Italia, in Europa, si rischia di rimanere indietro rispetto a un impegno che caratterizzer sempre pi la vita societaria in questo secolo: vivere insieme e in maniera collaborativi italiani e immigrati, europei e immigrati in unottica di reciproco apprezzamento, di solidariet e di coinvolgimento nella costruzione del bene comune.
Questa collaborazione pu avere
ed ha di fatto, oltre il Dossier, tante altre espressioni, qui a Roma e su
tutto il territorio. Porto lesempio di Vicenza, la Provincia che per prima,
ancora nel luglio scorso, ha completato le procedure di regolarizzazione,
grazie a qui 110 centri di ascolto periferici che, sotto la guida della Caritas
diocesana, hanno fatto consulenza ed aiutato a compilare le pratiche, in
stretta intesa con Prefettura e Questura. solo un esempio, che per dice
chiaramente quanto la collaborazione fra il pubblico e il privato, fra
associazionismo laico ed ecclesiale, pur conservando luna parte e laltra la
propria autonomia, possa portare benefici effetti per italiani e stranieri,
ossia per la nostra patria comune che lItalia.