PAOLO BONETTI

Docente di diritto regionale e di Istituzioni di diritto pubblico

Ricercatore confermato di diritto costituzionale

Universitą degli studi di Milano Bicocca

 

 

 

 

OSSERVAZIONI SULLO

SCHEMA DI REGOLAMENTO IN MATERIA DI

PROCEDURE DI RICONOSCIMENTO DELLO STATUS DI RIFUGIATO

versione preliminare deliberata nella riunione del Consiglio dei Ministri

e inviata il 1 agosto 2003 all’esame della Conferenza Stato-Regioni

 

 

 

 

Premessa:

 

   Nelle osservazioni che seguono si evidenziano gli aspetti criticabili del testo (lacune, eventuali profili di illegittimitą, ambiguitą, refusi) e si propongono modificazioni ed aggiunte.

 

   Sul resto del testo si intende che alla luce delle disposizioni costituzionali e legislative vigenti il parere sul contenuto delle norme regolamentari proposte si intende favorevole.

 

 

 

Considerazione preliminare generale :

 

 Il regolamento omette di dare attuazione alle recentissime norme comunitarie previste dalla la direttiva 2003/9/CE DEL Consiglio del 27 gennaio 2003 recante norme minime sull’accoglienza dei richiedenti asilo negli stati membri, che invece il regolamento deve comunque recepire ai sensi dell’art. 1-bis, comma 3 L. n. 39/1990, introdotto dalla legge n. 189/2002. Occorre un complessivo sforzo di approfondimento e di attuazione di quelle norme.

 

 

 

 

Istruttoria della domanda di riconoscimento dello status di rifugiato

 

 

Art. 2. co. 1: occorre disciplinare la fase della presentazione della domanda presso i posti di polizia di frontiera. Occorre prevedere la presenza di un interprete soprattutto presso i valichi di frontiera presso i quali sono istituiti i servizi di accoglienza previsti dall’art. 11 T.U. e il diritto dello straniero di chiedere anche al valico di frontiera la presenza di un difensore di fiducia e/o di un rappresentante dell’ACNUR.

 

Art. 2. co. 2: Occorre prevedere che il verbale della domanda di asilo Ź redatto seguendo un modello che deve essere predisposto dalla Commissione nazionale, sentito il parere dell’ACNUR, in osservanza delle norme nazionali, internazionali e comunitarie.

Occorre inoltre disciplinare alcuni aspetti essenziali ai fini dello svolgimento delle procedure di riconoscimento dello status di rifugiato. Perciė il testo deve altresď prevedere che

1)    la domanda di asilo Ź presentata in forma scritta o mediante dichiarazione orale, verbalizzata dall’autoritą che la riceve.

2)    il richiedente asilo ha comunque diritto di ricevere ogni assistenza utile per una corretta e completa presentazione della domanda e per la esposizione dei motivi posti a base della domanda, deve produrre ed esibire ogni documentazione in suo possesso utile a confermare le circostanze da lui affermate o indicate nella domanda, in quanto rilevanti, e ha il diritto di essere posto in condizioni di scrivere nella propria lingua e di ottenere informazioni in lingua a lui comprensibile sullo svolgimento della procedura e sui diritti e facoltą di cui puė disporre nonchŹ di richiedere l’assistenza di un avvocato di sua fiducia.

3)    La domanda Ź formulata, ove possibile, con l’assistenza di persona a conoscenza della lingua del richiedente o, se non disponibile, di persona a conoscenza delle lingue di maggior uso in ambito internazionale.

4)    I rappresentanti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati sono ammessi ai posti di frontiera e nei locali della questura, al fine di prestare opera di sostegno, informazione e assistenza per i richiedenti asilo. Agli stessi fini sono ammessi gli appartenenti ad organizzazioni non governative per la tutela dei diritti civili e dei diritti fondamentali, se autorizzati sulla base di appositi progetti di collaborazione con le amministrazioni pubbliche interessate e gli altri soggetti di cui all’art. 1 bis, co. 3 e 4 del D.L. n. 416/1989 convertito, con modificazioni, dalla Legge 39/1990, come modificato dalla L. 189/2002.

5)    Nella presentazione e nella verbalizzazione della domanda le donne richiedenti asilo, ove possibile, si avvalgono di un’assistenza adeguata e specifica da parte di personale appartenente al loro sesso e devono essere informate di tale facoltą.

6)    La Questura immediatamente dopo la presentazione e verbalizzazione della domanda  rilascia ad ogni richiedente asilo copia della domanda di asilo e della documentazione da esso allegata, vistata dall’autoritą che l’ha ricevuta e copia del verbale che deve essere riletto all’interessato, il quale deve avere diritto di inserire correzioni e aggiunte, e deve essere infine firmato per conferma.

 

Art. 2 co. 4: Poiché l’art. 31 della Convenzione di Ginevra consente che coloro che si trovano sul territorio senza autorizzazione si presentino senza ritardo se hanno ragioni valide della loro entrata o presenza irregolare, occorre prevedere che il trattenimento non sia obbligatorio nei confronti del richiedente asilo che si presenti spontaneamente alle autoritą competenti per presentare la domanda di asilo, anche se ha fatto ingresso irregolare nel territorio dello Stato o vi si trovi in condizione di irregolaritą.

   Occorre poi specificare che il permesso di soggiorno rilasciato dal questore Ź il permesso di soggiorno per richiesta di asilo.

     Inoltre in osservanza della citata direttiva comunitaria del 27 gennaio 2003 occorre prevedere che il permesso di soggiorno per richiesta di asilo deve essere rilasciato entro 3 giorni dal ricevimento della domanda di asilo da parte della Questura.

     Occorre altresď prevedere che il permesso di soggiorno deve essere rinnovabile fino a quando la decisione sulla domanda di asilo esaminata con la procedura ordinaria non sia piĚ impugnabile o sia passata in giudicato l’eventuale sentenza di giudizio sul ricorso giurisdizionale presentato contro il rigetto della domanda stesso ovvero fino a quando non Ź adottata una sentenza in primo grado di rigetto del ricorso giurisdizionale presentato contro il rifiuto della domanda di asilo esaminata con la procedura semplificata. In mancanza di questa previsione, il richiedente non obbligatoriamente trattenuto gode di minor tutela del diritto al ricorso effettivo (sul posto) del richiedente obbligatoriamente trattenuto nel CDI, dato che puė comunque essere allontanato dal territorio dello Stato prima che il giudice decida sul ricorso, e non gode della possibilitą di chiedere il riesame.

 

 

Art. 2, co. 5:

    In ogni caso il regolamento deve dare immediata attuazione alle norme previste in materia dalla direttiva  2003/9/CE del Consiglio del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri.

    Si deve perciė prevedere che i minori non accompagnati richiedenti asilo non siano soggetti al trattenimento nei centri di identificazione, come prescrive l’art. 19 della citata direttiva comunitaria.

    Inoltre occorre prevedere che nei casi in cui presentino domanda di asilo contemporaneamente  piĚ stranieri che compongono un unico nucleo familiare, si redigano domande distinte e distinti verbali, salvo che per i figli minorenni di cui Ź fatta menzione nelle domande dei genitori. A tutti deve essere rilasciato un distinto permesso di soggiorno per richiesta di asilo.

 

 

Art. 2, co. 6:

    In osservanza delle norme della citata direttiva comunitaria del 27 gennaio 2003 che il regolamento governativo ha l’obbligo di recepire occorre prevedere che tra i principali diritti dello straniero titolare di un permesso di soggiorno per richiesta di asilo che devono essere in ogni caso espressamente illustrati dall’opuscolo devono esserci:

   1) l’assistenza sanitaria (sia le prestazioni essenziali ed urgenti che devono essere fin dall’inizio garantite ai sensi dell’art. 35 T.U., sia l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale del titolare di permesso di soggiorno per richiesta di asilo in base all’art. 34, comma 1 lett. b) t.u.),

    2) l’iscrizione dei minori nelle scuole dell’obbligo (come prescrive l’art. 38 t.u.),

    3) l’accesso ai servizi finalizzati all’accoglienza del richiedente asilo sprovvisto di mezzi di sostentamento erogati dall’ente locale ai sensi dell’art. 1- sexies legge n. 39/1990;

     4) il diritto di accedere ai corsi di formazione o riqualificazione professionale istituiti in Italia;

     5) il diritto di instaurare regolari rapporti di lavoro subordinato nei casi in cui sia trascorso un anno dalla data di presentazione della sua domanda di asilo senza che gli sia stata comunicata alcuna decisione in merito;

     6) la non interruzione dell’accesso a tali rapporti di lavoro e di tali rapporti di lavoro in corso nei casi in cui sia in corso il giudizio sul suo ricorso avverso la decisione di rigetto della domanda di asilo.

 

 

Trattenimento del richiedente asilo

 

 

Art. 3, co. 1

 

Poiché l’art. 31 della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati impone agli stati di non sanzionare coloro che si trovano sul territorio senza autorizzazione i quali si presentino senza ritardo se hanno ragioni valide della loro entrata o presenza irregolare, occorre prevedere che la disposizione di cui all’art. 1 bis, co. 2, lettera a) del D.L. n. 416/1989 convertito, con modificazioni, dalla Legge 39/1990, come modificato dalla L. n. 189/2002, non si applica a coloro che si presentino di propria iniziativa in questura a richiedere asilo, a prescindere dall’eventuale irregolaritą del loro ingresso o soggiorno nel territorio dello Stato.

 

Art. 3. co. 4: Per esigenze di omogeneitą e di chiarezza del trattamento giuridico dello straniero occorre prevedere che il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo dimesso dal CDI Ź un permesso di soggiorno per richiesta di asilo che ha le medesime caratteristiche di durata e di validitą degli altri permessi per richiesta di asilo.

 

 

 

Comunicazioni

 

Art. 4, co. 1: Tra le lingue alternative a quella comprensibile per il richiedente dovrebbe essere incluso l’arabo, in analogia con il disposto dell’art. 4, co. 2, del Testo Unico.

 

Art. 4 nuovo comma: Occorre prevedere che il richiedente asilo, anche con l’ausilio di persona di fiducia o di appartenente ad uno degli organismi ed enti di tutela dei rifugiati con esperienza consolidata nel settore, ha diritto di inviare o presentare alla Commissione territoriale competente (ed alla Commissione nazionale nei casi di revoca dello status) memorie o documentazione di supporto alla propria domanda di asilo in ogni fase del procedimento.

 

 

 

Istituzione dei centri di identificazione

 

Art. 5

 

Nella procedura di istituzione e di chiusura  dei centri di identificazione occorre prevedere una consultazione della regione nel cui territorio Ź istituito il centro. A tal fine occorre prevedere che

   1) prima di richiedere il parere alla Conferenza Unificata il Ministro dell’Interno deve presentare una richiesta motivata di parere alla Regione nel cui territorio Ź istituito il centro;

   2) il Ministro puė anche procedere in assenza del parere della Regione, qualora esso non pervenga entro 30 giorni dal ricevimento della domanda da parte della Regione interessata;

    3) nella richiesta di parere sull’istituzione di ogni centro di identificazione indirizzata alla Conferenza unificata deve essere allegato il parere della regione interessata e il Ministro deve i motivi per i quali intende eventualmente discostarsi dal parere della Regione interessata.

 

 

 

Apprestamento dei centri di identificazione

 

Art. 6

 

Nella procedura di apprestamento dei centri occorre prevedere la facoltą per il Ministero dell’Interno di presentare una richiesta motivata alle Regione e agli enti locali l’uso in locazione di immobili o di aree di proprietą della Regione o degli enti locali, che non siano destinati ad altro scopo o la permuta di aree o immobili di proprietą dello Stato con immobili o aree di proprietą regionale, provinciale o comunale.

 

 

 

 

 

 

Convenzione per la gestione del centro

 

Art. 7, comma 2 lett. h)

Al fine di assicurare garanzia all’effettivitą del diritto d’asilo e del diritto di difesa dello straniero occorre prevedere che nelle convenzioni per la gestione dei centri di identificazione l’obbligo di riservatezza sui richiedenti asilo non si applica alle richieste di informazioni sui richiedenti asilo avanzate dall’autoritą giudiziaria, dall’ACNUR o dal difensore dello straniero, oltre che dalle Commissioni territoriali e dalla Commissione nazionale.

 

 

 

Funzionamento

 

 

Art. 8, co. 1:

In relazione alle modalitą di trattenimento, occorre prevedere il trasferimento dei soggetti portatori di particolari esigenze (ad esempio, minori, disabili, anziani, donne in stato di gravidanza, persone che sono state soggette nel loro paese di origine a discriminazioni, abusi e sfruttamento sessuale) in struttura adeguata nei casi in cui il centro di identificazione non possa garantire loro dignitą e salute. Occorre stabilire inoltre che modalitą diverse di trattenimento possono essere adottate, caso per caso, per tali soggetti; occorre in particolare tenere in considerazione, in tutti i casi in cui il trattenimento riguardi minori o familiari di minori presenti in Italia, il superiore interesse del minore, in conformitą con quanto sancito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo.

 

Art. 8, co. 3

 

Come prescrive la citata direttiva comunitaria occorre disciplinare la possibilitą di impugnazione dei provvedimenti di diniego dell’autorizzazione all’allontanamento o alle visite. 

 

 

 

 

 

 

Modalitą di permanenza nel centro

 

Art. 9, comma 1: Occorre prevedere la possibilitą che modalitą diverse di trattenimento possono essere adottate, caso per caso, nelle situazioni relative a soggetti portatori di necessitą particolari (ad esempio, minori) e prevedere che ogni nucleo familiare deve fruire di un ambiente riservato.

 

Art. 9, co. 3:

 

In primo luogo l’ambiguo divieto di allontanamento dai centri degli stranieri nei casi di trattenimento obbligatorio si presta a profili di illegittimitą (e comporta spese non previste nel bilancio dello Stato che legittimano il rifiuto assoluto di registrazione da parte della Corte dei conti) ed Ź indispensabile ai fini della legittimitą della norma regolamentare  sopprimere o modificare

Infatti la norma si presta alle piĚ diverse interpretazioni:

a)          se il divieto di allontanamento intende riferirsi all’allontanamento (anche nell’orario dalle 9 alle 17) di quei richiedenti asilo che sono trattenuti nei centri di permanenza temporanea e assistenza la norma Ź legittima, ma occorre specificare che si riferisce a questi casi di trattenimento obbligatorio;

b)         se il divieto di allontanamento intende riferirsi al divieto per lo straniero trattenuto nei centri di identificazione di ottenere dal competente funzionario prefettizio permessi speciali di allontanamento superiori a quello ordinario, allora la norma non Ź illegittima, ma occorre specificare che a ciė ci si riferisce. Tuttavia un simile divieto appare meramente vessatorio e inefficace ad evitare il rischio che lo straniero si sottragga a un futuro allontanamento dal territorio dello Stato, poiché che lo stesso straniero Ź autorizzato comunque a lasciare il centro quotidianamente, nella fascia oraria 10-17;

c)          se il divieto di allontanamento intende invece comportare il divieto di qualsiasi allontanamento (incluso quello ordinario dalle 9 alle 17) per i richiedenti asilo che sono trattenuti nei centri di identificazione a titolo di trattenimento obbligatorio, la norma Ź del tutto illegittima e deve perciė essere soppressa dal testo. Infatti le norme introdotte dalla legge n. 189/2002 non prevedono alcun intervento giurisdizionale e perciė non possono essere interpretate e applicate in modo da violare la riserva assoluta di legge e la riserva di giurisdizione che sono previsti dall’art. 13 Cost. in materia di provvedimenti limitativi della libertą personale. La stessa citata  direttiva 2003/9/CE del Consiglio del 27 gennaio 2003 recante norme minime sull’accoglienza dei richiedenti asilo negli stati membri che il regolamento deve comunque recepire ai sensi dell’art. 1-bis, comma 3 L. n. 39/1990, introdotto dalla legge n. 189/2002, confermano che il trattenimento dei richiedenti asilo nei centri di identificazione non Ź un provvedimento limitativo della libertą personale, ma comporta soltanto una privazione della libertą di circolazione, cioŹ un obbligo di dimora all’interno di quei centri ed infatti la violazione di tale obbligo, in base all’art. 1-ter, c. 4 della L. n. 39/1990 introdotto dalla legge n. 189/2002, comporta soltanto la rinuncia alla domanda di asilo e dunque l’equiparazione al clandestino espellibile.

 

In secondo luogo anche in attuazione della citata direttiva  comunitaria  

1)              occorre sostituire la dizione (assai vaga) “per rilevanti motivi  personali, di salute o di famiglia” con la frase (piĚ precisa e meglio fondata giuridicamente) “documentate esigenze  garantite a livello costituzionale e internazionale, come la necessitą di cure mediche, la partecipazione a corsi di istruzione, le visite a familiari, la partecipazione ad attivitą religiose o di culto, l’esercizio del diritto di difesa e la partecipazione ad attivitą processuali”;

2)              si deve prevedere che l’autorizzazione temporanea ad allontanarsi sia adottata caso per caso, in modo obiettivo ed imparziale, che il diniego dell’autorizzazione deve essere motivato e che non Ź necessaria autorizzazione allorchŹ il richiedente asilo debba presentarsi dinanzi alle autoritą e ai giudici se Ź necessaria la sua comparizione;

3)              si deve prevedere la possibilitą di impugnazione del provvedimento di diniego, in analogia a quanto stabilito dal paragrafo 2, lettera l) della “Carta dei diritti e dei doveri” relativa al trattenimento nei CPT;

4)              si deve prevedere che il mancato rispetto dell’orario di uscita non realizza di per sé la condizione di allontanamento non autorizzato, purché l’interessato segnali l’impossibilitą di ottemperare all’obbligo di rientro per motivi di forza maggiore o sussistano ragioni di forza maggiore che ne hanno impedito la segnalazione.

 

Art. 9, co. 4:

La norma contiene un evidente refuso (per comma 4 deve intendersi comma 3), ma dovrebbe essere riformulata nel modo seguente: “Gli interpreti presenti nel centro devono essere in grado di fornire alle persone trattenute le informazioni indicate nel comma 3”.

 

 

 

Assistenza medica

 

Art. 10, co.2: Occorre prevedere quale soggetto (ASL? Croce rossa ecc.) deve farsi carico di assicurare l’attivazione e la gestione del servizio.

      In ogni caso appare del tutto inadeguata ad assicurare il diritto individuale e collettivo alla salute di persone che a volte sono trattenute per decine di giorni al di lą della durata del loro trattenimento la previsione che impone di attivare nel centro servizi medici soltanto se esso ospita almeno 100 persone. Il servizio dovrebbe comunque essere attivato ed Ź indispensabile prevedere comunque forme di collegamento o di convenzionamento tra l’ente gestore del centro e la locale Azienda sanitaria locale e di Aziende ospedaliere site nella zona in cui ha sede il centro.

 

 

 

Associazioni ed enti di tutela

 

Art. 11, co. 1:

Occorre prevedere esplicitamente, in analogia con il disposto del comma 2, la possibilitą che i rappresentanti di cui al comma 1 offrano servizi di informazione e assistenza legale.

Per evitare inutili duplicazioni di accertamenti gią svolti da altri Ministeri o dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri occorre altresď prevedere che l’autorizzazione ad operare presso i centri di identificazione si intende comunque rilasciata di diritto ad ogni ente che Ź gią iscritto nella sezione prima del Registro nazionale degli enti istituito ai sensi dell’art. 54 regolam. di attuazione del T.U., approvato con D.P.R. n. 194/1999, e che in tal caso il rappresentante legale dell’ente deve limitarsi a comunicare al Prefetto e al gestore del centro i nominativi delle persone da esso delegate ad operare nel centro.

 

 

 

 

Individuazione delle Commissioni territoriali

 

 

Art. 12, comma aggiuntivo

  

   Occorre prevedere una disposizione che disciplini le modalitą della nomina di ciascuno dei componenti delle Commissioni territoriali previste dall’art. 1-quater, comma 1 del D.L. n. 416/1989, come modificato dalla legge n. 189/2002.

   Perciė il testo dovrebbe prevedere:

1)                           la disciplina dei tempi e dei modi di invio della richiesta del Ministro dell’Interno all’ACNUR e alla Conferenza Stato-Cittą-Autonomie locali

2)                           l’indicazione che la nomina del rappresentante dell’ente territoriale si riferisce al rappresentante di uno dei Comuni e delle Province sui quali ha circoscrizione la Commissione territoriale, con preferenza per i Comuni o per le Province nei quali ha sede la Commissione territoriale e per quelli in cui negli ultimi 5 anni risiede o soggiorna il maggior numero di richiedenti asilo e per persone di provata competenza nelle problematiche giuridiche del diritto d’asilo che sono dipendenti o collaboratori o consulenti dell’ente stesso su tali problematiche;

3)                           la disciplina delle procedure e dei termini con le quali il Presidente della Commissione nazionale puė chiedere ed ottenere che la composizione delle Commissioni territoriali sia integrata da un componente nominato dal Ministero degli affari esteri in caso di particolari afflussi per i quali occorra disporre di particolari elementi di valutazione sulla situazione dei Paesi di provenienza.

 

Art. 12, co. 2.

   La norma Ź lacunosa, perché non disciplina la competenza delle Commissione negli altri casi.   

   Occorre perciė prevedere che la competenza ad esaminare le domande di asilo degli stranieri che non sono trattenuti nei centri di identificazione o nei centri di permanenza temporanea o assistenza Ź della Commissione territoriale nella cui circoscrizione ha sede la Questura che ha svolto le procedure di istruttoria delle domande di asilo e che ha rilasciato al richiedente il permesso di soggiorno per richiesta di asilo.

 

 

Art. 12, co. 3:

Occorre prevedere che il corso deve comunque avere ad oggetto la normativa e la giurisprudenza di diritto pubblico, internazionale e comunitario concernenti il diritto d’asilo, la condizione degli stranieri e dei rifugiati, la protezione umanitaria, la tutela dei diritti dell’uomo, la cooperazione internazionale in materia di affari interni e giustizia, nonché la situazione internazionale dei diritti umani e le tecniche di analisi delle domande di asilo, incluse le linee guida adottate dalla Commissione nazionale e le tecniche di intervista rivolte minori, normativa e giurisprudenza internazionale in materia di determinazione di status di minori, criteri di terminazione riferiti alle forme di persecuzioni rivolte a minori.

 

 

Art. 12, co. 6:

    Occorre prevedere alcune norme minime per consentire un funzionamento delle Commissioni idoneo ad assicurare l’effettiva tutela del diritto d’asilo garantito a livello costituzionale ed internazionale.

   Perciė occorre prevedere che:

1)            in ogni caso ciascuna Commissione territoriale opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione nell’osservanza  delle norme nazionali, internazionali e comunitarie vigenti e delle linee guida emanate dalla Commissione nazionale

2)            ogni Commissione territoriale ha il diritto di corrispondere con tutte le pubbliche amministrazioni e di ottenere da loro notizie, informazioni e ogni collaborazione necessaria per un tempestivo e completo svolgimento delle sue funzioni e il diritto di chiedere informazioni da organismi che esercitano funzioni analoghe in altri Stati dell’UE e da organismi anche internazionali e non governativi di tutela dei diritti umani.

3)            il Ministero dell’Interno, d’intesa con la Commissione nazionale, provvede affinché ogni Commissione territoriale disponga in ogni caso presso il locale Ufficio territoriale del Governo di locali di riunione, di un personale di segreteria adeguato al numero di domande, di documentazione aggiornata sulla situazione dei diritti umani nei Paesi di provenienza degli stranieri e di un numero sufficiente di interpreti qualificati, i quali diano garanzia di riservatezza, di imparzialitą e di neutralitą della traduzione.

 

 

Convocazione

 

 

Art. 13, co. 1:

  Occorre prevedere che qualora al momento della raccolta della sua domanda di asilo da parte della Questura il richiedente abbia espressamente richiesto di essere sentito, l'effettivo svolgimento dell’audizione da parte della Commissione costituisce condizione necessaria per la prosecuzione del procedimento di riconoscimento del diritto di asilo, salvo che il richiedente vi rinunci espressamente o non si presenti senza giustificato motivo alla data fissata per l'audizione.


Art. 13, co. 2:

    Occorre includere, tra i motivi validi ai fini del rinvio dell’audizione, le condizioni di salute di un familiare convivente in Italia con il richiedente.

   Occorre altresď prevedere che il richiedente asilo che per qualsiasi motivo non riesca o non possa presentarsi per la data fissata per l’audizione innanzi alla Commissione territoriale ha comunque il diritto di inviare con raccomandata e ricevuta di ritorno memorie e documentazione che devono essere comunque valutate prima della decisione della Commissione stessa.

 

 

 

Audizione

 

 

Art. 14. co. 1:

   Occorre prevedere garanzie ulteriori per assicurare effettiva attuazione al diritto d’asilo garantito a livello costituzionale ed internazionale.

    Perciė occorre prevedere che

1)            il verbale dell’audizione deve recare l’indicazione dell'orario di inizio e della fine dell'audizione e l’annotazione esplicita del contenuto delle domande rivolte allo straniero e di eventuali problemi di interpretariato emersi durante l’audizione stessa;

2)            il verbale dell’audizione deve essere riletto al richiedente asilo in una lingua da lui conosciuta;

3)            il verbale deve essere sottoscritto dal richiedente asilo, il quale ha diritto di ottenere che siano al verbale apportate precise modificazioni, integrazioni e rettifiche concernenti la sua situazione personale, le sue dichiarazioni e la documentazione da esso eventualmente prodotta;

4)            al termine dell'audizione, la Commissione rilascia allo straniero copia autenticata del verbale dell'audizione medesima e della documentazione da lui prodotta, in quella occasione, alla Commissione.

 

 

Art. 14, co. 2

   Occorre prevedere garanzie ulteriori per assicurare il diritto alla difesa e l’effettiva attuazione del diritto d’asilo garantito a livello costituzionale ed internazionale.

     Perciė occorre prevedere che

1)              durante l'audizione il richiedente asilo ha diritto di farsi assistere da un avvocato di sua fiducia o da un’altra persona di sua fiducia;

2)              l'audizione ha per oggetto i fatti dichiarati a verbale dallo straniero, la documentazione acquisita dalla Commissione o prodotta dall'interessato, le ulteriori dichiarazioni rese in quella sede e l'eventuale documentazione prodotta durante l'audizione.

3)              durante l’audizione l'esame della richiesta di asilo avviene attraverso eventuali dichiarazioni spontanee dello straniero, nonchŹ attraverso domande dirette dei membri della Commissione e della persona che assiste lo straniero.

 

 

 

 

Art. 14, co. 4 .

   Circa l’audizione del minore occorre prevedere altresď che il genitore o il tutore devono essere presenti in ogni fase del procedimento di riconoscimento del diritto di asilo cui debba partecipare personalmente il minore richiedente asilo e devono essere messi in condizioni di ricevere, anche dall’ACNUR, adeguata informazione in relazione al diritto d’asilo per poter assicurare assistenza efficace al minore, e devono avere facoltą, nel corso dell’audizione, di porgli domande e formulare osservazioni.

     Peraltro la non ricorribilitą della decisione della Commissione di soprassedere all’audizione del richiedente asilo minore Ź illegittima per violazione della ricorribilitą di tutti gli atti della pubblica amministrazione prevista dall’art. 113, comma 1 Cost.

Deve essere pertanto soppressa la non ricorribilitą.

E’ invece preferibile prevedere che la Commissione puė decidere di escludere l’audizione del minore non accompagnato solo nei casi in cui la Commissione territoriale ritenga di avere elementi sufficienti per l’adozione di una decisione positiva sulla relativa domanda di asilo.

Occorre inoltre prevedere garanzie ulteriori per altre categorie deboli di richiedenti asilo al fine di assicurare nei loro confronti un’ effettiva attuazione al diritto d’asilo garantito a livello costituzionale ed internazionale. Perciė occorre prevedere che

1)           in casi particolari, compresi quelli dei richiedenti asilo che abbiano dichiarato al momento della domanda di aver subito violenza, la Commissione puė disporre la designazione di personale specializzato per lo svolgimento di un pre-colloquio, volto a garantire una idonea assistenza sotto il profilo psicologico ed emotivo, prevedendo l'eventuale presenza dello stesso personale durante l'audizione del richiedente;

2)           l'audizione puė essere sospesa o esclusa qualora sia ritenuto necessario per le particolari condizioni emotive e psicologiche del richiedente.

 

 

 

 

Decisione

 

 

Art. 15 comma aggiuntivo:

 

     Occorre prevedere quali siano gli elementi che in ogni caso devono essere tenuti in considerazione da ogni Commissione ai fini della decisione sulla domanda di asilo.

     Perciė occorre prevedere che ai fini della decisione sulla domanda di asilo ogni Commissione deve in ogni caso valutare:

a) la domanda, il verbale e la documentazione prodotta dallo straniero o acquisita d'ufficio dalla Commissione;
b)
le dichiarazioni rese in sede di audizione, svolta dallo straniero di fronte alla Commissione;
c)
l'effettiva situazione socio-politica in cui si trova il Paese di origine da cui si Ź allontanato lo straniero nonchŹ ogni elemento relativo alla situazione personale del richiedente e della sua famiglia prima dell'allontanamento;

d) l'eventuale documentazione presentata da organizzazioni non governative di tutela dei diritti civili ed umani.

 

 

Art. 15, co. 1:

   Occorre sopprimere (perché non previsto dalla legge e perciė Ź illegittimo) il riferimento al numero legale per le deliberazioni della Commissione.

   E’ sufficiente prevedere che ogni decisione deve essere presa con il voto favorevole della maggioranza dei membri della Commissione e che la motivazione della decisione deve recare anche l’indicazione esplicita  se la decisione Ź stata presa all’unanimitą o se reca dei voti contrari.

 

 

Art. 15, co. 2 lett c)

Occorre inserire tra i motivi legittimanti la forma complementare di protezione l’esistenza del diritto d’asilo previsto dall’art. 10, comma 3 Cost.

 

 

Art. 15, co. 3

Occorre prevedere che al richiedente sia consegnato (dalla Questura o dalla Commissione) il testo della decisione unitamente ad una sua traduzione in lingua conosciuta dall’interessato o, in mancanza, in inglese, francese, spagnolo o arabo, con preferenza per la lingua designata dall’interessato nella domanda di asilo o durante l’audizione.

Inoltre occorre prevedere che nella motivazione della decisione deve essere data una valutazione espressa di tutti gli elementi acquisiti e di tutte le dichiarazioni rese dallo straniero.

 

 

Art. 15. co. 4.

    Per assicurare completezza all’articolato Ź indispensabile prevedere una displina completa dei permessi di soggiorno rilasciati a seguito delle decisioni della Commissione.

    Pertanto in primo luogo occorre prevedere che allo straniero al quale la Commissione rilascia il certificato di riconoscimento dello status di rifugiato il Questore della Provincia in cui dimora rilascia il documento di viaggio per rifugiati avente la medesima scadenza del titolo di soggiorno rilasciato e un permesso di soggiorno per asilo della durata di due anni, rinnovabile finchŹ non sia definitiva una decisione di cessazione o di revoca dello status di rifugiato, ferma restando la possibilitą per il rifugiato, nei casi e nei modi previsti dalla legge, di chiedere ed ottenere la carta di soggiorno recante la menzione dello status di rifugiato;

    In secondo luogo occorre prevedere che nel caso in cui la Commissione esprime il giudizio indicato nell’art. 14, comma 2 lett. c)

1)    il Questore rilascia un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Il rilascio e il rinnovo sono disposti anche in assenza di passaporto valido o di altro documento di viaggio;

2)    il rinnovo del permesso di soggiorno puė essere deciso dal questore, nei casi in cui sia evidente la permanenza delle condizioni che ne hanno motivato il rilascio, ovvero, su richiesta del questore, dalla Commissione territoriale; ove la Commissione intenda assumere una decisione negativa sulla richiesta di rinnovo, il richiedente deve poter godere delle stesse garanzie previste per la procedura di esame della domanda di asilo (audizione, assistenza in sede di audizione, acquisizione elementi di prova, verbalizzazione, notificazione);

3)    il titolare di un permesso di soggiorno per motivi di protezione umanitaria che non ha piĚ titolo per godere di tale protezione ma che possegga i requisiti per il rilascio di altro permesso puė chiedere e ottenere la conversione del suo permesso di soggiorno.

 

 

 

Art. 15, co. 5:

 

Il comma si presenta viziato di illegittimitą sotto diversi punti di vista.

A tale proposito occorre preliminarmente  ricordare che

a)     L'art. 1-ter comma 3 legge n. 39/1990 menziona un "provvedimento di allontanamento" e prevede la sua non sospensiva in caso di ricorso contro la decisione presa dalla commissione territoriale nell'ambito della procedura semplificata (non a seguito dell'esame durante la procedura ordinaria);

b)    Il provvedimento di allontanamento nell'ordinamento giuridico italiano non esiste se non come sommatoria dei due provvedimenti di respingimento e di espulsione. L'unico vero allontanamento Ź quello dal territorio nazionale e nel caso di espulsione esso puė avvenire soltanto per i provvedimenti di espulsione da eseguirsi con accompagnamento alla frontiera. Tali provvedimenti sono quelli che siano gią stati disposti dall'autoritą giudiziaria (espulsione a titolo di misura di sicurezza o espulsione a titolo di sanzione sostitutiva o di misura alternativa alla detenzione), mentre l'esecuzione dei provvedimenti amministrativi di espulsione con
accompagnamento alla frontiera puė avvenire soltanto ai sensi dell'art. 13, comma 5-bis T.U. cioŹ con il provvedimento di accompagnamento alla frontiera emesso dal Questore che deve essere immediatamente trasmesso al tribunale e deve essere da esso convalidato entro le successive 48 ore.

c)     nessuna delle norme legislative vigenti prescrive perė l'adozione automatica di un provvedimento amministrativo di espulsione in caso di rigetto della domanda di asilo e trattandosi di provvedimento che incide negativamente sulla condizione giuridica dello straniero esso non puė essere istituito neppure dal regolamento in virtĚ della riserva di legge
prevista dall'art. 10, comma 2 Cost.;

d)    Gli artt. 10 e 19 T.U. prevedono un esplicito divieto di respingimento e di espulsione dello straniero verso Paesi che potrebbero perseguitarlo e dunque un provvedimento amministrativo di espulsione per qualsiasi motivo sarebbe nullo;

e)     In un solo caso il richiedente asilo puė essere gią oggetto di un provvedimento di allontanamento, quello di colui che - come espressamente prevede l'art. 1-bis, comma 2, lett. b) L. n. 39/1990 - ha presentato domanda di asilo quando era gią destinatario di un
provvedimento di espulsione, sicchŹ la norma dell'art. 1-ter comma 6 L. n. 39/1990, come modificata dalla legge n. 189/2002 non puė che riferirsi a questo caso allorchŹ il provvedimento di espulsione sia da eseguirsi con accompagnamento alla frontiera;

f)     nei casi di procedura ordinaria e nei casi in cui sia scaduto il termine previsto per la procedura semplificata senza che essa si sia ancora conclusa il richiedente asilo riceve un permesso di soggiorno temporaneo valido rispettivamente "fino alla definizione della procedura di riconoscimento" (art. 1, comma 5 L. n. 39/1990) e "fino al termine della procedura stessa"
(semplificata) (art. 1-bis, comma 5 L. n. 39/1990); in tali casi gli stranieri sono dunque titolari di un permesso di soggiorno e il termine della procedura non si puė certo identificare con la decisione della commissione territoriale, bensď con la decisione giurisdizionale,
poichŹ gli artt. 1 - ter, comma 3, e 1-quater, comma 5, consentono di presentare ricorso giurisdizionale e in caso di rigetto la decisione giurisdizionale Ź immediatamente esecutiva e soltanto in tale momento sarebbe legittima una revoca del permesso di soggiorno per i richiedenti asilo la cui domanda sia stata esaminata con la procedura semplificata, mentre per i
richiedenti asilo la cui domanda sia stata esaminata con la procedura ordinaria la revoca del permesso di soggiorno potrebbe avvenire soltanto a seguito del passaggio in giudicato della sentenza.

  Pertanto il testo del comma deve essere riformulato complessivamente.

 

  In primo luogo poichŹ la norma sull'inefficacia sospensiva del ricorso avverso la decisione negativa della Commissione territoriale Ź suscettibile di privare di effettivitą il diritto d’asilo e il diritto di difesa, entrambi costituzionalmente garantiti, e poiché negli altri casi sottoposti alla procedura semplificata l'art. 1-quater, comma 5 L. n. 39/1990 consente il ricorso al tribunale – da presentarsi probabilmente entro i medesimi 15 giorni di cui all'art. 1- ter , occorre comunque che il regolamento dia alla norma legislativa un’attuazione doverosamente restrittiva prevedendo che:

    1)    il questore provvede all’esecuzione con accompagnamento alla frontiera del provvedimento di espulsione soltanto nei confronti dello straniero che abbia presentato domanda di asilo quando era gią destinatario di un provvedimento di espulsione da eseguirsi con accompagnamento immediato alla frontiera pronunciato dall’autoritą giudiziaria o di un provvedimento amministrativo di espulsione, a condizione che al momento della notifica della decisione di rigetto della domanda di asilo il provvedimento di accompagnamento alla frontiera e il provvedimento amministrativo di espulsione siano gią stati convalidati dalla competente autoritą giudiziaria, insieme con il provvedimento di trattenimento disposto nei casi indicati al comma 2, lett. b) dell’art. 1-bis della legge n. 39/1990, introdotto dalla legge n. 189/2002;

     2)    negli altri casi sottoposti alla procedura semplificata il Prefetto adotta il provvedimento amministrativo di espulsione dopo la scadenza dei termini per la presentazione del ricorso avverso un diniego di riconoscimento dello status di rifugiato ovvero, qualora sia stato depositato il ricorso giurisdizionale con domanda di sospensione del provvedimento impugnato, dopo la comunicazione della decisione del giudice sulla domanda;

 

  In secondo luogo poichŹ nei casi di procedura ordinaria e nei casi in cui sia scaduto il termine previsto per la procedura semplificata senza che essa si sia ancora conclusa il richiedente asilo riceve un permesso di soggiorno temporaneo valido rispettivamente "fino alla definizione della procedura di riconoscimento" (art. 1, comma 5 L. n. 39/1990) e "fino al termine della procedura stessa" (semplificata) (art. 1-bis, comma 5 L. n. 39/1990), in tali casi gli stranieri sono dunque titolari di un permesso di soggiorno e il termine della procedura non si puė certo identificare con la decisione della commissione territoriale, bensď con la decisione giurisdizionale, anche perchŹ gli artt. 1 - ter, comma 3, e 1-quater, comma 5, legge n. 39/1990 consentono di presentare ricorso giurisdizionale e in caso di rigetto la decisione giurisdizionale Ź immediatamente esecutiva.

      Pertanto si deve prevedere la revoca del permesso di soggiorno per richiesta di asilo in caso di diniego di riconoscimento dello status di rifugiato:

a)     soltanto dopo la decisione di rigetto del ricorso giurisdizionale presentato da un richiedente asilo la cui domanda sia stata esaminata con la procedura semplificata;

b)    soltanto a seguito del passaggio in giudicato di una sentenza di rigetto del ricorso giurisdizionale presentato da un richiedente asilo la cui domanda sia stata esaminata con la procedura ordinaria. 

 

    In terzo luogo nel caso in cui sia rigettata la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato presentata da un minore straniero non accompagnato e la Commissione non adotti un altro provvedimento ai sensi dell’art. 5, c. 6 T.U. si deve prevedere che:

      1)    Il minore non puė essere espulso né respinto, né comunque allontanato dall’Italia sulla semplice base di tale rigetto, conformemente agli artt. 3, 20 e 22 della Convenzione sui diritti del fanciullo e dell’art. 19, c. 2 del T.U.

       2)     Una volta esauriti i rimedi avverso la decisione della C. T. (richiesta di esame e ricorso al Tribunale), il Tribunale per i minorenni, al quale Ź stata data comunicazione (ai senso dell’art. 1, c. 5 della l. 39/90) della domanda di asilo presentata dal minore non accompagnato, valuta se risponda al superiore interesse nel minore il rimpatrio o la permanenza in Italia, avvalendosi della collaborazione delle competenti amministrazioni pubbliche e di idonei organismi nazionali ed internazionali; ove risulti che ciė sia nel superiore interesse del minore, ne dispone il rimpatrio assistito

 

       In quarto luogo per esigenze di completezza nell’efficacia delle disposizioni regolamentari e legislative che garantiscono l’effettivitą del diritto d’asilo anche nei casi in cui la Commissione si limiti a chiedere al Questore il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, l’art. 15, co. 5, primo periodo deve comunque essere riformulato come segue: “... salvo che abbia o gli venga concesso un permesso di soggiorno ad altro titolo, incluso il permesso di soggiorno per motivi umanitari rilasciato nei casi previsti dall’articolo 15, comma 2 lett. c), della durata di un anno che consente l’acceso al lavoro, allo studio e al diritto all’unitą familiare e che Ź  rinnovabile, ferma restando la possibilitą per il titolare di chiedere ed ottenere la carta di soggiorno nei casi e nei modi previsti dalla legge”.

 

 

 

Riesame

 

Art. 16, co. 1:

 

PoichŹ diritto d’asilo tutelato a livello costituzionale ed internazionale consiste nell’avere effettivo accesso alla procedura Ź indispensabile introdurre ulteriori norme che prevedano che:

    1) il richiedente asilo non riconosciuto in prima istanza nella procedura semplificata non puė essere allontanato prima della scadenza dei cinque giorni previsti per la presentazione del richiesta di riesame da parte della Commissione territoriale integrata.

     2) il trattenimento nel centro di identificazione del richiedente asilo che ha presentato richiesta di riesame Ź prorogato soltanto se non sono ancora scaduti i termini complessivi della procedura semplificata e che in caso contrario allo straniero Ź rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta di asilo;

     3) un modulo per la presentazione della richiesta di riesame deve essere allegato ad ogni decisione negativa della Commissione;

     4) l’interessato presenta richiesta di riesame al gestore del centro di identificazione in cui Ź trattenuto che la trasmette immediatamente alla segreteria della Commissione.

 

 

Art. 16, comma aggiuntivo

Poiché altresď la richiesta di riesame non impedisce la presentazione, anche contestuale, del ricorso giurisdizionale avverso la medesima decisione di diniego occorre prevedere che

1)    Il richiedente asilo o il suo difensore o, in mancanza, l’Avvocatura dello Stato devono far pervenire anche per le vie brevi sia al tribunale, sia alla Commissione territoriale integrata rispettivamente copia della richiesta di riesame e copia del ricorso giurisdizionale e in tal caso la cancelleria del tribunale e la segreteria della Commissione territoriale  devono comunicarsi reciprocamente immediatamente anche per le vie brevi i provvedimenti adottati in sede giurisdizionale e in sede di riesame;

2)    qualora la decisione di diniego sia annullata dalla decisione presa in sede di riesame la decisione positiva sulla domanda di asilo presa in sede di riesame estingue il giudizio sul ricorso giurisdizionale presentato sulla prima decisione di diniego;

3)    qualora la sentenza del giudice sulla decisione di diniego impugnato accolga il ricorso prima della decisione in sede di riesame tale sentenza estingue la procedura di riesame;

4)    qualora la decisione in sede di riesame confermi la decisione di diniego il ricorso giurisdizionale puė essere presentato sulla decisione originaria e sulla decisione di conferma adottata in sede di riesame e il giudizio sul ricorso presentato contro la decisione originaria si estende anche alla decisione di conferma, se ne fa richiesta il ricorrente o l’Avvocatura dello Stato.

 

 

 

 Art. 16, co. 2:

Il comma deve essere soppresso perché Ź evidentemente pleonastico e di dubbia legittimitą, poiché la legge affida la motivazione della richiesta di riesame allo stesso estensore della domanda di riesame.

 

Art. 16, co. 3:

     E’ illegittima e deve essere perciė soppressa la previsione di ogni valutazione relativa all’eventuale manifesta infondatezza dell’istanza di riesame da parte del Presidente della Commissione.

    Occorre poi prevedere in quali tempi e con quali modalitą la Commissione territoriale possa essere integrata, con tempestive consultazioni il Presidente della Commissione territoriale e il Presidente della Commissione nazionale.

    Al fine di garantire equilibrio alla Commissione integrata essa dovrebbe essere presieduta dal membro della Commissione nazionale che Ź di estrazione diversa dagli altri membri delle Commissioni territoriali, cioŹ dal componente inviato dalla Commissione nazionale, il quale funge anche da relatore della decisione della Commissione integrata.

 

Art. 16, co. 4:

   Esigenze di equitą impongono di prevedere che si procede ad audizione del richiedente asilo anche su istanza dello stesso straniero che ha presentato domanda di riesame ed in ogni caso qualora si tratti di minore non accompagnato.

   In ogni caso Ź illegittima la previsione di un termine di cinque giorni per la presentazione del ricorso contro il provvedimento adottato dalla Commissione territoriale integrata. Infatti esso contrasta con il termine di 15 giorni previsto dall’art. 1 ter, co. 6, del D.L. n.  416/1989 convertito, con modificazioni, dalla Legge 39/1990, come modificato dalla L. 189/2002 che si applica alle decisioni delle Commissioni territoriali, tra le quali deve ricomprendersi anche il caso in cui la Commissione territoriale sia stata integrata da un componente della Commissione nazionale, ipotesi disciplinata nel sistema legislativo dal medesimo comma dedicato ai ricorsi giurisdizionali .

 

 

 

Autorizzazione a permanere sul territorio nazionale in pendenza di ricorso giurisdizionale

 

 Art. 17, co. 1:

    Anzitutto occorre prevedere che il richiedente asilo non riconosciuto in prima istanza non puė comunque essere allontanato prima della scadenza del termine per la presentazione del ricorso giurisdizionale e della risposta sull’istanza di autorizzazione a permanere sul territorio dello Stato connessa con il ricorso giurisdizionale presentato.

     Inoltre l’ambigua norma regolamentare che prevede il trattenimento in un centro di permanenza temporanea del richiedente asilo che dopo aver presentato ricorso giurisdizionale avverso la decisione della Commissione ottiene dal Prefetto l’autorizzazione a permanere sul territorio nazionale presenta profili di illegittimitą (e prevede spese non previste a bilancio dello Stato che legittimerebbero il rifiuto assoluto della registrazione da parte della Corte dei conti).

     Infatti poiché il trattenimento in un centro di permanenza temporanea e assistenza (a differenza del trattenimento nei centri di identificazione) Ź misura limitativa della libertą personale occorre che tale misura rispetti le prescrizioni dell’art. 13 Cost., tra le quali vi Ź una riserva assoluta di legge: Ź soltanto la fonte legislativa che puė prevedere tale misura e non il regolamento.

     Un trattenimento nei centri di permanenza temporanea e assistenza puė esserci soltanto se essa nei casi, nei modi e nei termini massimi previsti dalla legge.

     La norma regolamentare proposta si presta a diverse possibili interpretazioni ed applicazioni:

a)     la norma Ź parzialmente legittima soltanto se si riferisce al richiedente asilo che gią prima della decisione della Commissione era trattenuto in un centro di permanenza temporanea e assistenza, per il quale sia intervenuta la convalida della proroga del trattenimento richiesta dal questore al giudice ai sensi dell’art. 1-ter, comma 3 L. n. 39/1990, come modificato dalla legge n. 189/2002, ma in tal caso perė si tratta di una continuazione del trattenimento nei CPT gią in atto ed esso puė durare non oltre il termine massimo, ancorché prorogato, previsto dal citato art. 1-ter, comma 3;

b)    la norma Ź illegittima  in tutti i casi in cui prevede il trattenimento nei centri di permanenza temporanea e assistenza lo straniero che ha ottenuto l’autorizzazione alla permanenza era precedentemente trattenuto in un centro di identificazione.

In tutti questi casi l’art. 1-bis, comma 5 della citata legge Ź chiaro: scaduti i termini complessivi per la procedura semplificata, qualora la procedura non si sia conclusa allo straniero deve essere rilasciato un permesso di soggiorno fino al termine della procedura.    

 

Art. 17, co. 2:

     Il comma appare in generale pleonastico,  perchŹ la stessa domanda di asilo Ź fondata sul timore di persecuzione o di gravi rischi per l’incolumitą o la libertą. Non ha quindi nessun significato la richiesta di ulteriore specificazione dei motivi che giustificano l’istanza di sospensione dell’allontanamento.

     E’ del tutto incongrua e deve essere soppressa la previsione della necessitą che il Prefetto debba rilasciare l’autorizzazione soltanto “qualora sussista l’interesse a permanere sul territorio dello Stato ed il prefetto non rilevi il concreto pericolo che il pericolo di attesa della decisione del ricorso possa essere utilizzato dallo straniero per sottrarsi all’esecuzione del provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale”: anzitutto l’interesse a permanere nel territorio nazionale Ź insito nello stesso ricorso giurisdizionale presentato dallo straniero contro la decisione negativa della Commissione; in secondo luogo la valutazione del pericolo dello straniero di sottrarsi all’esecuzione del provvedimento di allontanamento puė basarsi su elementi di pura presunzione, salvo che nei casi in cui prima della presentazione della domanda di asilo lo straniero fosse gią destinatario di un provvedimento espulsivo non eseguito o di una misura di prevenzione o di sicurezza; in terzo luogo Ź evidente che la norma proposta Ź del tutto irrazionale nel caso dello straniero che prima della decisione della Commissione era trattenuto in un centro di identificazione, perché che lo straniero non ha approfittato della possibilitą di dileguarsi nel corso del trattenimento nel centro di identificazione, durante il quale Ź consentita l’uscita quotidiana dalle ore 10 alle17.

    In considerazione del fatto che un diniego alla richiesta del richiedente asilo avrebbe immediati e rilevantissimi effetti sulla vita, incolumitą, sicurezza e libertą del richiedente asilo occorre in ogni caso prevedere in modo tassativo i limiti della discrezionalitą amministrativa del Prefetto.

   Da un lato occorre prevedere che l’autorizzazione deve essere comunque concessa nei seguenti casi:

        a)     qualora il giudice competente abbia adottato una ordinanza incidentale di sospensione dell’esecuzione del provvedimento di diniego dello status di rifugiato o abbia annullato o sospeso l’esecuzione del  connesso provvedimento espulsivo;

        b)    qualora sia stata presentata domanda di nulla-osta al ricongiungimento familiare nei confronti dello straniero;

        c)     qualora ricorra uno dei divieti di espulsione previsti dall’art. 19 T.U.;

        d)    qualora lo straniero appartenga ad una categoria di persona aventi titolo a beneficiare della protezione temporanea adottato in virtĚ di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato ai sensi dell’art. 20 T.U., anche sulla base di apposite misure decise dal Consiglio europeo ed attuate ai sensi del decreto legislativo 7 aprile 2003, n. 85.

    Dall’altro lato occorre prevedere che il provvedimento di diniego possa essere adottato soltanto quando

a)     nella decisione della Commissione territoriale sia stato accertato, in sede di esame o di riesame della domanda, la sussistenza di uno dei presupposti, di cui all’art. 1, co. 4 del D.L. n.  416/1989 convertito, con modificazioni, dalla Legge 39/1990, per l’inammissibilitą della domanda di asilo;

b)     nel corso dell’attuale soggiorno in Italia del richiedente sia stata gią adottata una decisione negativa dal giudice competente per il ricorso avverso un precedente provvedimento di espulsione, e che non sia emerso, nel frattempo, alcun elemento nuovo in relazione alla condizione del richiedente o del suo paese d’origine tale da giustificare una diversa decisione;

c)     una precedente domanda di asilo presentata dal richiedente sia stata rigettata senza che sia stato fornito o risulti esservi alcun elemento che motivi una nuova decisione positiva.

 

 

      Art. 17, co. 3:

       La norma Ź illegittima (e comporta spese non previste a bilancio dello Stato che legittimano il rifiuto assoluto di registrazione da parte della Corte dei conti) per violazione della riserva assoluta di legge prevista dagli artt. 13 e 16 Cost. perché consente al Prefetto di adottare (a sua discrezione) il trattenimento nei centri di identificazione o nei centri di permanenza temporanea e assistenza in mancanza di una disposizione legislativa che lo consenta.

      Il solo trattenimento che puė esservi Ź quello dello straniero che era gią stato trattenuto nei CPT prima della decisione della Commissione territoriale e dunque si deve prevedere che soltanto in tali casi con la consegna dell’autorizzazione il Prefetto comunica anche al richiedente asilo che il suo trattenimento si protrarrą fino al temine massimo previsto dalla legge e convalidato dal giudice, scaduto il quale egli puė ottenere un permesso di soggiorno per richiesta di asilo ai sensi dell’art. 1-bis, comma 3, legge n. 39/1990, come modificato dalla legge n. 189/2002.

 

Art. 17, comma aggiuntivo:

   Occorre dare piena attuazione al diritto di difesa e al diritto d’asilo, assicurando effettiva esecuzione all’eventuale decisione del giudice che accoglie il ricorso giurisdizionale presentato dall’interessato contro la decisione negativa della Commissione sulla domanda di asilo.

    Perciė occorre prevedere che

1)     nel caso in cui il giudice accoglie il ricorso contro la decisione negativa alla domanda d’asilo la sentenza deve anche dichiarare espressamente se sussistono le circostanze per il riconoscimento del diritto di asilo e in tal caso la sentenza, anche se non Ź definitiva, sostituisce a tutti gli effetti l’analoga decisione della Commissione Territoriale;

2)     la sentenza del tribunale sul ricorso Ź immediatamente comunicata, anche per le vie brevi, allo straniero, alla Commissione territoriale, alla Commissione nazionale e alla Questura competente;

3)     La Commissione territoriale rilascia il certificato di riconoscimento dello status di rifugiato e il questore rilascia immediatamente agli interessati i permessi di soggiorno e i documenti corrispondenti a quelli indicati nella sentenza che accoglie il ricorso.

 

 

 

Commissione nazionale per il diritto d’asilo

 

Art. 18, co. 1 :

Occorre prevedere che la Commissione nazionale opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione nell’osservanza  delle norme nazionali, internazionali e comunitarie vigenti e ha il diritto di corrispondere con le Commissioni territoriali e con tutte le pubbliche amministrazioni e di ottenere da loro notizie, informazioni e ogni collaborazione necessaria per un tempestivo e completo svolgimento delle sue funzioni e il diritto di chiedere e ottenere informazioni da organismi che esercitano funzioni analoghe in altri Stati dell’UE e da organismi anche internazionali e non governativi di tutela dei diritti umani.

Occorre poi prevedere che il Dipartimento per le libertą civili e l’immigrazione fornisce alla Commissione adeguati mezzi e personale di supporto (esperti in diritto internazionale, di diritto interno, di tutela dei diritti umani, archivisti per quanto riguarda l'informazione sui paesi di origine, ecc.).

 

 

Funzioni della Commissione nazionale per il diritto d’asilo

 

 

Art. 19, lettere aggiuntive:

 

Occorre prevedere che la Commissione nazionale provvede anche ad adottare, sentito l’ACNUR e il Ministero dell’Interno,

a)     il modello di verbale di domanda di asilo

b)    l’opuscolo recante i diritti e i doveri dei richiedente asilo

c)     modalitą di formazione ed aggiornamento del personale delle Questure, degli Uffici territoriali del Governo e della polizia di frontiera concernenti l’applicazione della normativa nazionale, internazionale e comunitaria vigente in materia di diritto d’asilo.

 

 

Art. 19 lett. b):  

Al fine di assicurare legittimitą ed uniformitą di applicazione delle attivitą della Commissione nazionale e delle Commissioni territoriali occorre prevedere che:

1)    le linee guida devono essere adottate e modificate dalla Commissione nazionale a maggioranza dei suoi membri, sentito il parere dell’ACNUR, in conformitą del "manuale sulle procedure per la determinazione dello status di rifugiato", pubblicato dall'ACNUR nel 1977 come guida per i Governi, e gli orientamenti contenuti nelle raccomandazioni e direttive dell’Unione europea ed entrano in vigore 15 giorni dopo la loro pubblicazione nella Gazzetta ufficiale;

2)    la Commissione nazionale, anche su segnalazione dell’ACNUR e degli altri enti od organismi di tutela dei diritti degli stranieri, provvede a svolgere opera di costante vigilanza sull’effettiva attuazione da parte delle Commissioni territoriali delle linee guida adottate.

 

 

 

Cessazioni e revoche dello status di rifugiato

 

Art. 20

 

L’intero articolo deve essere riformulato ed integrato.

    In primo luogo poiché la cessazione e la revoca dello status di rifugiato incidono sull’effettivo godimento del diritto d’asilo tutelato dalla Costituzione si deve prevedere che le decisioni riguardanti la cessazione e la revoca dello status di rifugiato,  siano prese col voto favorevole della maggioranza  dei componenti la Commissione centrale e avuto il parere del rappresentante del delegato dell’ACNUR.

     In secondo luogo occorre prevedere che la procedura concernente la cessazione o la revoca dello status di rifugiato possa essere avviata dalla Commissione nazionale, dopo averne preannunciato gli stranieri interessati ed aver chiesto loro di far pervenire eventuali controdeduzioni e che l'interessato debba essere sentito personalmente dalla Commissione nazionale su richiesta della stessa o su sua richiesta, secondo le medesime modalitą e garanzie previste per le audizioni dei richiedenti asilo di fronte alle Commissioni territoriali.

    In terzo luogo si deve prevedere che la cessazione o la revoca dello status di rifugiato deve essere adottata dalla Commissione nazionale con decisione scritta e motivata, recante anche l’indicazione se la decisione Ź stata presa all’unanimitą o a maggioranza e quale sia stato il parere del rappresentante dell’ACNUR. La decisione deve essere comunicata allo straniero con allegata una traduzione in lingua a lui comprensibile o, se non sia possibile, in lingua inglese o francese o spagnola o araba, con preferenza per quella da costui indicata, e deve recare le modalitą di impugnazione.

    In quarto luogo si deve prevedere che in caso di revoca o di cessazione dello status di rifugiato se lo straniero non deve essere espulso con misura di sicurezza o con provvedimento amministrativo di espulsione adottato dal Ministro dell’Interno resta titolare della carta di soggiorno di cui era in possesso al momento della comunicazione della decisione della Commissione nazionale e negli altri casi il Questore su richiesta dell’interessato converte il permesso di soggiorno per asilo in un altro  permesso di soggiorno di cui abbia diritto ad altro titolo, con preferenza per i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, di studio o familiari.

    In quinto luogo si deve prevedere che qualora il giudice annulli la decisione di cessazione o revoca dello status di rifugiato adottata dalla Commissione nazionale essa rilascia il certificato di riconoscimento dello status di rifugiato e il questore rilascia immediatamente agli interessati i titoli  di soggiorno e i documenti corrispondenti a quelli indicati nella sentenza.