(Sergio Briguglio 5/8/2003)

 

PRINCIPALI OSSERVAZIONI SULLO SCHEMA DI DPR CONCERNENTE IL REGOLAMENTO DI CUI ALL’ART. 34, CO. 1, L. 189/02, NELLA VERSIONE APPROVATA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 

Nota: La numerazione degli articoli si riferisce al DPR 394/1999, come modificato dallo schema di DPR in esame.

 

 

Art. 14

 

co. 4 bis – Rispetto alle conversioni dei permessi per studio in permesso per lavoro, la previsione di detrazione dalle quote per l’anno successivo dovrebbe essere estesa a tutti i casi di conversione di permesso per studio o formazione successiva al conseguimento del titolo o, in mancanza, alla conclusione del corso (non solo al caso di conseguimento della laurea o della laurea specialistica).

 

 

Art. 16

 

co. 2, lettera d) – La possibilita’ di includere tra le fonti di reddito utili ai fini della dimostrazione dei requisiti per il rilascio della carta di soggiorno il trattamento pensionistico per invalidita’ dovrebbe essere ampliata considerando il caso in cui lo straniero sia in possesso di tutti i requisiti per l’ottenimento della carta, con l’eccezione del reddito, e, allo stesso tempo, di quelli per il riconoscimento dell’invalidita’ civile. Con l’entrata in vigore della L. 388/00, infatti, si e’ creato un circolo vizioso in relazione al godimento delle prestazioni assistenziali per gli invalidi civili: lo straniero titolare di permesso di soggiorno che diventi invalido civile non e’ piu’ in grado di maturare redditi da lavoro; la mancanza di reddito gli impedisce di ottenere la carta di soggiorno, e, quindi, di godere del trattamento assistenziale; lo straniero invalido finisce cosi’ per perdere, a causa del suo stato, anche la stabilita’ del soggiorno: gli e’ precluso l’accesso alla carta di soggiorno e non e’ piu’ in grado di rinnovare il permesso di soggiorno. Il circolo vizioso sarebbe spezzato prevedendo che tra le fonti di reddito utili ai fini del rilascio della carta di soggiorno possa essere incluso il trattamento assistenziale cui l’invalido avrebbe diritto una volta ottenuta la carta.

 

co. 6 – Il comma 4 sembra stabilire (positivamente) che per il rilascio della carta di soggiorno ai familiari di italiani di cui agli artt. 9, co. 2 e 30, co. 4, T.U. si prescinda dai requisiti relativi a reddito, alloggio e carichi pendenti. Il comma 6 dello stesso articolo, tuttavia e’ rimasto inalterato, e recita: “Nei casi previsti dal comma 5 la domanda deve essere corredata, oltre che della documentazione relativa al reddito familiare...”. Questo riferimento al reddito familiare dovrebbe essere coerentemente soppresso.

 

 

Art. 30 bis

 

co. 3 – Si impone che la proposta di contratto di soggiorno preveda un impegno orario non inferiore a 20 ore settimanali e, per il lavoro domestico, una retribuzione non inferiore all’importo dell’assegno sociale. Si dovrebbe chiarire, coerentemente con quanto a suo tempo disposto dalla circolare 55/2000 del Ministero del lavoro, che tali minimi possono essere raggiunti anche dalla somma di una molteplicita’ di rapporti di lavoro.

 

 

Art. 34

 

La soppressione completa delle disposizioni relative alla prestazione di garanzia e’ inopportuna, dal momento che l’art. 46, co. 2 del Regolamento mantiene un riferimento, in proposito, all’art. 34. E tale riferimento e’ reso necessario dall’art. 39, co. 3, lettera a), T.U.. Non puo’ quindi essere soppresso. Parte delle vecchie disposizioni dell’art. 34 andrebbero quindi mantenute o inserite nell’art. 46.

 

 

Art. 36 bis

 

co. 1 – Si prevede che per l’instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro debba essere sottoscritto un nuovo contratto di soggiorno per lavoro. Benche’ questa disposizione obbedisca ad una applicazione basata sul buon senso delle norme contenute nella L. 189/02, con il trasferimento dell’onere per il rimpatrio e per l’individuazione dell’alloggio dal vecchio datore di lavoro al nuovo, essa configura una disparita’ tra l’assunzione del lavoratore italiano e quella del lavoratore straniero gia’ regolarmente soggiornante sul territorio dello Stato. Questo appare in contrasto con quanto stabilito dalla Convenzione OIL n. 143, ratificata dall’Italia, e, quindi, con l’art. 10 della Costituzione. Se la stipula del contratto di soggiorno per lavoro fosse invece richiesta solo per l’accesso – appunto – alla condizione di straniero soggiornante per lavoro non si configurerebbe alcuna violazione.

 

In ogni caso, si dovrebbe prescindere dalla procedura di accertamento di indisponibilita’ (artt. 30 quinquies e sexies) in caso di stipula di un contratto di soggiorno successivo al primo, in nome della parita’ tra il lavoratore straniero e il lavoratore nazionale o comunitario (Convenzione OIL n. 143 e art. 2, co. 3 T.U.).

 

 

Art. 37

 

co. 5 – La formulazione del vecchio art. 37, co. 3, rinviando, per il caso di stipula di nuovo contratto di lavoro, ai vecchi commi 3 e 4 dell’art. 36, curava di non penalizzare il lavoratore che stipuli un contratto di lavoro a tempo determinato, quanto a durata del soggiorno, rispetto al lavoratore che rimanga disoccupato. La scadenza del permesso di soggiorno rinnovato, infatti, non poteva essere anteriore – di fatto – al termine di 12 mesi successivi all’iscrizione nelle liste di collocamento. Questa salvaguardia dovrebbe essere mantenuta – mutatis mutandis – per non incentivare il lavoro nero. Si dovrebbe cioe’ stabilire che, in caso di stipula di contratto a tempo determinato, il pemesso rinnovato non possa scadere prima che siano trascorsi 6 mesi dall’iscrizione nell’elenco anagrafico di cui all’art. 4 DPR 442/2000. Naturalmente, in caso di scadenza naturale del permesso successiva a tale termine, questa scadenza dovrebbe essere mantenuta.

 

 

Art. 39

 

co. 2 – La formulazione e’ evidentemente scorretta: l’unico caso in cui non e’ necessario prescindere dalla presenza in Italia dello straniero e’ proprio quello di conversione del permesso.

 

co. 9 – E’ stata soppressa la possibilita’ di conversione di un permesso di soggiorno “diverso da quello che consente l’esercizio di attivita’ lavorativa” in permesso di soggiorno per lavoro autonomo (vecchio comma 7), essendo stata conservata solo la possibilita’ di conversione del permesso per studio o formazione in permesso per lavoro autonomo. Questa soppressione non trova alcuna base nelle modifiche apportate al Testo unico dalla L. 189/02. Dal momento che il DPR 394/99 aveva superato il vaglio delle competenti commissioni parlamentari e delle altre istituzioni preposte, la soppressione non sembra legittima, soprattutto ove non si intenda sottoporre lo schema di DPR al controllo parlamentare.

 

 

Art. 40

 

co. 4 – Non e’ chiaro se, come sembra ragionevole, in caso di nulla-osta a tempo indeterminato (co. 2) il permesso abbia durata di 2 anni rinnovabile. Dovrebbe essere stabilito esplicitamente.

 

 

Art. 42

 

co. 4 – E’ opportunamente previsto che l’iscrizione al SSN non cessi in fase di rinnovo del permesso di soggiorno. Questa disposizione rende inutile l’obbligo di presentazione della ricevuta di richiesta di rinnovo del permesso, di cui all’art. 13, co. 3 del Regolamento, che andrebbe quindi coerentemente corretto.