QUESITO: AUTORIZZAZIONE AL LAVORO PER CONGRESSI, SEMINARI ECC.

 

1.      L’art. 27 T.U. dell’immigrazione regola gli ingressi per lavoro in casi particolari prevedendo che al di fuori degli ingressi per lavoro di cui agli articoli precedenti, autorizzati nell’ambito delle quote, la direzione provinciale del lavoro debba rilasciare autorizzazione al lavoro, al di fuori delle quote, per numerose categorie di lavoratori tra cui :

lettera c) professori universitari e ricercatori destinati a svolgere in Italia un incarico accademico o un’attivitą retribuita di ricerca presso universitą, istituti di istituzione e di ricerca operanti in Italia.

Il DPR n. 394 /1999, all’art. 40 precisa che : per il personale di cui all’art. 27, comma 1, lettere b) e c), del testo unico, l’autorizzazione Ź subordinata alla richiesta dell’universitą o dell’istituto di istruzione universitaria che attesti il possesso dei requisiti professionali necessari per l’espletamento delle relative attivitą.

Infine il comma 17, art. 40  precisa che l’autorizzazione al lavoro per gli stranieri di cui all’art. 27, comma 1, lettera a),b), c) e d), del testo unico, e la dichiarazione di assenso del CONI, per quelli di cui allo stesso articolo, lettera p), Ź richiesta anche quando si tratta di prestazioni di lavoro autonomo.

Dalla lettura combinata delle suddette norme deve desumersi che bisogna chiedere autorizzazione al lavoro sia per incarichi accademici che configurano rapporti di lavoro subordinato (contratti di ricerca, incarichi per attivitą didattica) sia incarichi anche molto brevi che configurano prestazioni d’opera intellettuale (?) conferenze pagate, seminari brevi, partecipazione a congressi.

Il primo quesito che si pone allora Ź:

Š      Quale configurazione deve avere, dal punto di vista del contratto di lavoro che si pone in essere, la partecipazione retribuita a una conferenza?

Š      Come comportarsi nel caso di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, andrą considerata a tutti gli effetti contratto di lavoro autonomo rientrando nell’ipotesi del comma 17 regolamento esecutivo?

 

La maggior parte dei ricercatori, professori ecc.  arrivano nel nostro paese su invito delle universitą per conferenze o seminari con visto turistico o con visto per invito.

Il visto turistico Ź abbastanza facile da ottenere per molti paesi con forte intercambio accademico ( Giappone, USA, Canada) ma non consente attivitą lavorativa. Com’Ź risaputo concede perė una relativa tranquillitą di movimento per tre mesi.

Il visto per invito Ź piĚ specifico e consente a persone invitate da organizzazioni pubbliche o private ma notorie, quali ospiti di eventi o manifestazioni particolari di carattere politico o scientifico-culturale di avere il visto di ingresso per l’Italia ma con spese di soggiorno interamente a carico dell’Ente invitante.

In altri termini si puė delineare il seguente schema

 

Visto turistico →    Impossibilitą di lavorare        assenza autorizzazione al lavoro

Visto per invito →  Impossibilitą di lavorare        assenza autorizzazione al lavoro

Visto art.27.1c) →  possibilitą di lavoro limitata →     necessitą di autorizzazione al lavoro

 

Dunque, nelle prime due ipotesi, l’unica possibilitą per le Universitą (istituti ecc.) di non configurare alcun rapporto di lavoro Ź quella del rimborso integrale o parziale delle spese sostenute dal ricercatore/professore invitato o “in vacanza”. Qualunque compenso sarebbe da considerare come retribuzione di una prestazione lavorativa (prestazione d’opera intellettuale) e violerebbe l’art. 22, comma 12, del D.Lgs 25 luglio 1998 n. 286, come modificato dalla legge 189/2002.

La terza ipotesi invece risulta eccessivamente onerosa rispetto ai fini perseguiti, cioŹ risulta oneroso per gli enti citati seguire il normale iter autorizzativo presso la direzione provinciale del lavoro, sebbene per ingressi per casi particolari, solo per una conferenza ( retribuita) che puė esaurirsi in paio di ore.

 

2.      Il nuovo regolamento di attuazione non ancora approvato dal Consiglio dei Ministri ma il cui testo Ź gią disponibile pone ulteriori interrogativi. I commi 6 e 17 vengono infatti modificati proprio sull’aspetto di cui si discute:

il comma 6 nuova formulazione cosď recita “Per il personale di cui all’art 27 comma 1 lettere b) e c), del testo unico, il nulla osta al lavoro Ź subordinato alla richiesta di assunzione anche a tempo indeterminato… laddove l’attuale regolamento parla di generica autorizzazione al lavoro  subordinata alla richiesta dell’universitą. Il comma 17 “nuova formulazione” dell’art. 40 del Reg. rafforza tale impostazione prevedendo che “gli stranieri di cui all’art. 27, comma 1, lettere a) b) e d) del testo unico possono far ingresso in Italia anche per effettuare prestazioni di lavoro autonomo…”. E’ stato eliminato il riferimento alla lettera c), appunto professori universitari e ricercatori con incarichi accademici. Si deve dunque desumere che essi non possono svolgere attivitą lavorativa autonoma, dunque neppure una prestazione d’opera professionale limitata ad una serie di conferenze retribuite?

Se cosď fosse si lascerebbe scoperta un’importante area di piccole ma qualificate prestazioni lavorative e non si lascerebbe alle universitą (centri di ricerca ecc.) altra possibilitą che il rimborso spese a convegnisti invitati o presente sul territorio nazionale con visto turistico.

 

 

                                                              Massimiliano Vrenna

                   C.I.C.S ( Centro informazione e consulenza stranieri ) Comune di Pisa