ELENCO DOCUMENTI ALLEGATI ALLA RELAZIONE

 

 

 

1.    Nota GIL - CISL - UIL

2.    Nota UGL

3.    Nota CONFINDUSTRIA

4.    Nota CONFAPI

5.    Nota CONFAGRICOLTURA – COLDIRETTI - CIA

6.    Nota FEDERALBERGHI

7.    Nota CONFESERCENTI

8.    Nota CONFARTIGIANATO - CNA

9.    Nota LEGA COOPERATIVE

10.                 Nota COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO

11.                  Nota FONDAZIONE MIGRANTES

12.                  Nota CARITAS ITALIANA

13.                  Nota ARCI

14.                  Nota ACLI

15.                  Nota ANCI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 30 settembre 2005

 

CGIL

CISL

UIL

 

 

Spett.le

Ministero dell’Interno

Dipartimento per le Libertą

Civili e l’Immigrazione

Palazzo del Viminale

ROMA

 

Cod.IV/3442/11

Prot.1854/2005

 

 

Oggetto: Nota CGIL CISL UIL su Programmazione flussi 2006 (art.2 bis T.U. sull’immigrazione)

 

 

 

 

CGIL, CISL, UIL nel prendere atto che il  Ministero dell’Interno, ai sensi dell’art. 2-bis del Testo Unico, ha istituito il “Tavolo tecnico” per la programmazione dei flussi d’ingresso per il 2006, rilevandone il ritardo nell’applicazione e ricordando che la convocazione delle Parti Sociali era  previsto dalla legge sin dal 1998, esprimiamo alcune  considerazioni su tali problematiche:

La decisione sia pur tardiva di dare applicazione alla legge nel consultare le parti sociali puė essere una opportunitą positiva. Siamo dell’opinione che la politica di programmazione dei flussi, fortemente centralizzata e varata   dal Governo, per scelte politiche ideologiche non risponda alle necessitą del fabbisogno di manodopera immigrata da immettere nel mercato del lavoro in base alla determinazione delle quote d’ingresso. Finora sono state assegnate dal Governo in modo non attinente alle esigenze territoriali, lo confermano le quote in eccesso per  neo-comunitari o in difetto per alcuni Paesi a forte vocazione migratoria, nonché in relazione alle effettive richieste dei datori di lavoro.

Il meccanismo delle quote d’ingresso di lavoratori stranieri Ź una semplice finzione: sperare di ottenere una quota d’ingresso in occasione del decreto flussi che ha lo stesso grado di probabilitą di una vincita alla lotteria. In realtą il decreto flussi serve in buona parte da sanatoria mascherata per le centinaia di migliaia di lavoratori irregolari che vivono e lavorano nel nostro Paese.

Questo meccanismo  ha finito per premiare di fatto la presenza ed il lavoro irregolare di una quota consistente di immigrati, costringendoli al ricatto dei trafficanti di esseri umani e ad una vita e condizioni di lavoro umilianti e senza futuro.

  Cgil, Cisl, Uil sono per un meccanismo  d’ingresso che favorisca l’immigrazione    regolare e risponda alle reali esigenze del mercato del lavoro, con la proposta d’istituzione di un visto d’ingresso per ricerca di occupazione ed un permesso di soggiorno temporaneo allo stesso scopo. In questo modo si mette davvero a contatto la domanda e l’offerta di lavoro e si combatte l’immigrazione clandestina e soprattutto il  traffico internazionale di esseri umani.

Questi gravi errori di valutazione della realtą del fenomeno immigrazione, a nostro giudizio, sono frutto, tra l’altro, di un mancato coinvolgimento delle Regioni, che dovrebbero assumere un potere concertativo, con le forze sociali presenti nel territorio (sindacati, imprenditori, associazioni), al fine di indicare le reali necessitą del numero degli stranieri da includere nelle quote d’ingresso con l’obiettivo di uno sviluppo armonioso socio-economico del territorio che, quindi, tenga conto della realtą in cui si andranno ad inserire gli immigrati. La politica d’ingresso deve essere legata ai processi di integrazione che non possono prescindere dalle politiche socio-sanitarie, della casa, della scuola. Per queste ragioni le Regioni dovrebbero avere un ruolo strategico nelle politiche di programmazione dei flussi.

Il Governo, a nostro parere, dovrebbe assumere un ruolo di coordinamento delle Regioni e di promozione di iniziative di cooperazione allo sviluppo verso i Paesi d’origine ad alto tasso migratorio.

Per le Organizzazioni Sindacali Ź decisivo che la programmazione flussi 2006 abbia come punto di valutazione iniziale le domande gią inoltrate dai datori di lavoro rimaste inevase.

Gli effetti nefasti di una politica dei flussi che non tiene conto delle reali esigenze del Paese e dell’esperienza di alcuni suoi importanti protagonisti, ha determinato e continuerą a farlo nel futuro, clandestinitą, irregolaritą e lavoro nero.

 

 

Distinti saluti

 

        CGIL                                               CISL                                                   UIL

Fulvio Fammoni                              Oberdan Ciucci                                Guglielmo Loy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sei    Sindacato Emigrati Immigrati

 

 
                                        

Alla cortese attenzione del

Direttore centrale per le politiche dell’immigrazione e dell’asilo

presso il Dipartimento per le libertą civili e l’immigrazione

del Ministero dell’Interno

 

Oggetto: Gruppo tecnico di lavoro di cui all’articolo 2 bis del TU sull’Immigrazione

 

Facendo seguito alla riunione dello scorso 22 settembre si comunica quanto segue.

I flussi di ingresso per l’anno in corso sono indubbiamente connotati, per questa organizzazione sindacale, da novitą estremamente positive che possono essere cosď sintetizzate:

Š      In primo luogo, riguardo alla procedura di presentazione dell’istanza di chiamata nominativa di uno straniero dall’estero, si evidenzia un significativo snellimento. Ciė grazie alla spedizione postale. Ciė ha permesso di eliminare le lunghe file degli aspiranti datori di lavoro innanzi agli Uffici provinciali del lavoro, un fenomeno al quale avevamo, viceversa, assistito negli anni passati. Finalmente cancellate anche le lunghi notte passate all’addiaccio, sicuramente non rispondenti alle attese di un popolo civile e che, soprattutto, hanno portato ad episodi di diffusa illegalitą.

Š      Visto il buon risultato conseguito, la procedura potrebbe essere ulteriormente migliorata magari con la previsione della possibilitą di presentare la domanda anche presso sportelli postali, ma non necessariamente di Poste italiane.

Š      L’intero iter, a giudizio di questa organizzazione, potrebbe altresď essere migliorato attraverso l’accorpamento sia procedurale che di autoritą competente della stessa procedura di chiamata normativa. Ciė in seguito alle nuove disposizioni, per le quali lo sportello unico per l’Immigrazione presso le UTG provinciali ha accorpato funzioni prima distinte e frazionate in altre strutture, quali, ad esempio, l’Ufficio provinciale del lavoro e la Questura.

Š      Questa organizzazione ha anche condiviso la decisione di estendere le quote riservate per quei Paesi ad alto rischio di immigrazione clandestina, come Bangladesh, Sri Lanka, Marocco, Nigeria e Pakistan. Importante in questo senso anche il raggiungimento di accordi bilaterali con i Paesi di origine, cosa che ha permesso di limitare sensibilmente il drammatico fenomeno dei viaggi della disperazione che, purtroppo di sovente, si traducono in viaggi della morte.

Š      Di certo, sulla base di questa esperienza, Ź possibile ipotizzare per il futuro l’estensione di quote riservate in seguito ad accordi bilaterali anche verso altri Paesi.

Š      Questa organizzazione, infine, auspica la creazione di sportelli, comunicanti con l’UTG di riferimento ed espressamente dedicati alla visione dello stato della pratica in oggetto.

Si porgono distinti saluti

 

Luciano La gamba

(Responsabile nazionale Ugl Sei)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                  

 

                                                                                                                                                               

 

 

 

Alla c.a. del Prefetto Marchione

Presidente del Gruppo tecnico di lavoro ex art. 2-bis del T.U. Immigrazione

c/o Ministero dell’Interno

 

 

 

Oggetto: Programmazione dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari per l’anno 2006. Indicazioni per il settore agricolo.

 

 

A seguito della riunione del Gruppo tecnico ex art. 2-bis del T.U. sull’Immigrazione, tenutasi il 22 settembre u.s., si ritiene opportuno ribadire e precisare alcune delle questioni gią sollevate in occasione del predetto incontro, in considerazione del grande interesse dell’intero mondo agricolo per una efficiente gestione delle quote di lavoratori extracomunitari ammessi annualmente nel territorio dello Stato.

 

Per quanto riguarda il flusso di lavoratori extracomunitari in via di programmazione per l’anno 2006, il fabbisogno stimato, per motivi di lavoro stagionale, dalle scriventi Organizzazione Ź pari a 60.000 unitą circa.

 

Tale indicazione, di poco superiore alla quota di lavoratori stagionali ammessi per il 2005, si spiega con l’esigenza – peraltro gią espressa anche con riferimento all’anno in corso al Ministero del lavoro prima della recente pausa estiva – di mettere a disposizione delle aziende agricole un adeguato numero di lavoratori anche per le campagne di raccolta estive ed autunnali e per le lavorazioni che si effettuano nell’ultima parte dell’anno solare.

 

La predetta programmazione, inoltre, dovrebbe tener conto delle difficoltą incontrate nei precedenti anni nelle richieste di autorizzazione per lavoratori provenienti da Paesi non firmatari di trattati internazionali di cooperazione per il contrasto dell’immigrazione clandestina. Ed infatti le rilevanti quote riservate dai decreti flussi ai lavoratori provenienti da Paesi che hanno con l’Italia rapporti privilegiati, restringono troppo la possibilitą di accesso alle quote per lavoratori provenienti da altri importanti Paesi.

 

Sempre sul piano della composizione delle quote dal punto di vista della nazionalitą dei lavoratori, si segnala inoltre la necessitą di prevedere nel 2006 il superamento del regime transitorio di accesso al lavoro in Italia previsto per i cittadini neocomunitari. Le statistiche elaborate dal Ministero del lavoro con riferimento alle quote 2005 per tale categoria di lavoratori dimostrano, infatti, inequivocabilmente come siano stati fugati i dubbi e le preoccupazioni circa una possibile “invasione” di cittadini neocomunitari. Una liberalizzazione del regime di acceso realizzerebbe una notevole semplificazione degli adempimenti amministrativi per le aziende interessate.

 

Non puė non rilevarsi inoltre che, nella redistribuzione delle quote a livello regionale, occorre tener conto del fabbisogno espresso anche dalle regioni centrali e meridionali e non solo di quelle tradizionalmente piĚ interessate del nord Italia.

 

Occorre altresď garantire massima trasparenza nelle procedure di trasmissione delle richieste di autorizzazione al lavoro tramite uffici postali, fornendo indirizzi chiari precisi e uniformi sull’intero territorio, al fine di porre tutti i soggetti interessati nelle medesime condizioni di partenza.

 

Sempre in materia di procedure, si segnala l’esigenza di valutare attentamente lo stato di attuazione delle disposizioni regolamentari emanate nello scorso febbraio, al fine di scongiurare il pericolo di dare avvio all’assegnazione delle quote 2006 in assenza di indicazioni amministrative ed operative chiare, precise ed omogenee su tutto il territorio nazionale. In particolare occorre affrontare i problemi relativi agli oneri dell’alloggio e delle spese di rientro nel Paese di provenienza del lavoratore, in un’ottica di flessibilitą e sostenibilitą degli adempimenti da parte delle aziende agricole.

 

L’effettiva semplificazione delle procedure Ź un’esigenza particolarmente sentita nel settore agricolo che Ź interessato principalmente, come gią detto, ai contratti di tipo stagionale, per i quali sono fondamentali – a causa delle particolari esigenze colturali delle aziende – la certezza e la tempestivitą del rilascio del nulla osta al lavoro, del visto di ingresso e del permesso di soggiorno.

 

Al tal fine, peraltro, si ritiene indispensabile il coinvolgimento delle parti sociali, sia a livello nazionale per la definizione delle procedure e degli adempimenti che verranno adottati dallo Sportello Unico, sia a livello regionale e provinciale per una gestione sinergica e condivisa dei flussi di istanze presentate per conto delle aziende agricole nostre associate.

 

Nel confidare nell’accoglimento delle istanze rappresentate, si ringrazia per l’attenzione dimostrata nei confronti del settore agricolo e si porgono distinti saluti.

 

 

C.I.A.                            CONFAGRICOLTURA                    COLDIRETTI  F.to Claudia Merlino                     F.to Tania Pagano             F.to Romano  Magrini

 

 

 

 

 

 

 

Politiche Contrattuali

 

 

Programmazione dei flussi d’ingresso dei lavoratori extracomunitari per l’anno 2006

 

 

Considerazioni di sintesi

 

 

 

 

Facendo seguito alla riunione del gruppo tecnico di lavoro (art. 2-bis del TU sull’Immigrazione) del 22 settembre u.s. riteniamo utile evidenziare in sintesi alcune considerazioni.

 

In primis si ritiene fondamentale che il sopra citato gruppo di lavoro venga convocato ed operi con continuitą per la gestione delle diverse problematiche di programmazione e gestione dei flussi d’ingresso dei lavoratori extracomunitari.

 

La nostra Confederazione che rappresenta imprese del terziario, distribuzione, turismo e servizi avverte da sempre difficoltą relative alle definizioni delle quantitą degli ingressi di lavoratori extracomunitari.

Il fabbisogno territoriale e temporale per le nostre imprese non Ź omogeneo in quanto raggiunge picchi considerevoli in determinate regioni e soprattutto nel periodo primavera - estate.

 

Sicuramente aiuta ed Ź positiva la previsione contenuta nel recente Legge 80/2005 che dispone che per i settori dell’agricoltura e del turismo gli ingressi per esigenze di carattere stagionale potranno essere definiti con DPCM .

In particolare si sono sempre verificate delle difficoltą per il lavoro stagionale in Emilia-Romagna che esprime in termini numerici un fabbisogno di circa 12 mila unitą.

C’Ź poi da sottolineare che la richiesta maggiore per il comparto turistico-alberghiero riguarda etnie dotate di particolari competenze professionale, come i lavoratori rumeni.

 

Dalle osservazioni delle nostre sedi territoriali si evince che le carenze piĚ gravi si registrano, sia per il lavoro annuale che per quello stagionale, sulle procedure.

 

Il nuovo sistema delle Raccomandate presso gli Uffici Postali ha fatto registrare alcune incoerenze, come l’orario di apertura differenziato dei diversi Uffici Postali, che vanno assolutamente rimosse

 

Anche la fase di smaltimento delle richieste ha evidenziato difficoltą, che hanno fatto registrare rallentamenti nelle Procedure.

 

La nostra Confederazione Ź disponibile a valutare anche percorsi e progetti di collaborazione sul territorio con le istituzioni competenti, per migliorare ed accelerare i tempi delle procedure. Sicuramente una collaborazione, tipo quella avviata in via sperimentale con i Patronati per il rinnovo dei permessi di soggiorno, puė produrre esiti positivi se sviluppata e consolidata.

 

Carenze, inoltre, si registrano, una volta ricevuto il nulla osta dalle questure, sui tempi di attesa necessari a ricevere il visto d’uscita del lavoratore extracomunitario dal paese d’origine (soprattutto dalla Romania). Tali ritardi creano delle difficoltą alle nostre imprese soprattutto a quelle del settore turistico-alberghiero, per le quali la tempestivitą delle procedure Ź fondamentale per l’organizzazione del lavoro.

 

Roma, 29 settembre 2005

 

Elvira Massimiano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE PROPOSTE DI LEGACOOP PER IL “DECRETO FLUSSI”

I dati resi disponibili nella riunione tenuta presso il Ministero dell’Interno il 22 settembre u.s. confermano le opinioni maturate in relazione ai primi periodi di applicazione della vigente disciplina sulle quote di ingresso dei lavoratori stranieri.

In particolare si evidenzia che:

 

Š      E’ sostanzialmente inutile il sistema delle quote programmate per i cittadini dei nuovi membri UE, poiché il numero degli ingressi effettivi Ź risultato ben inferiore  alle previsioni. Non ha senso dunque continuare col sistema delle quote.

Š      Per quanto riguarda gli ingressi dei lavoratori extracomunitari, occorre adeguare le quote alla domanda effettiva, espressa dalle richieste dei datori di lavoro, in particolare per quanto riguarda il lavoro non stagionale, rendendo nel contempo piĚ flessibile la suddivisione per territori e tipi di attivitą in modo da poter meglio soddisfare la domanda di manodopera regolare.

Š      E’ inoltre opportuno intervenire registrare meglio il meccanismo di invio delle domande tramite gli uffici postali al fine di garantire la certezza della paritą di accesso a tutti i datori di lavoro interessati.

 

Si ribadisce infine l’utilitą di un metodo di “gestione” della materia basato sul monitoraggio continuo dei dati, e  sul dialogo e la collaborazione tra Istituzioni competenti e arti sociali.

 

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                                                                                                    IL PRESIDENTE

                                                                                                 F.to Dr. Giuliano Poletti 

                            

 

 

 

 

Comunitą di Sant’Egidio

 

Note sulla programmazione annuale dei flussi

 

Riteniamo che qualsiasi proposta sul documento di programmazione annuale dei flussi debba in premessa considerare alcuni elementi desumibili dall’analisi dei dati elaborati in occasione delle domande di assunzione attraverso i contratti di soggiorno presentate all’inizio di questo anno.

 

A) Le 195.939 domande presentate con richiesta di non comunitari per contratti diversi da quelli stagionali segnala un fabbisogno non temporaneo ma strutturale; si tratta infatti di una richiesta formulata dopo non molto tempo dalla piĚ estesa regolarizzazione verificatasi in Italia e forse in Europa, cha a quella data aveva certamente riassorbito una gran parte del lavoro sommerso e soddisfatto in larga misura il fabbisogno presente nelle imprese e nelle famiglie a quel momento.

Per questo la cifra di 195.939 domande non Ź costituita tanto da uno stock di manodopera accumulatasi negli anni o da una domanda di lavoro arretrata, rappresenta piuttosto l’entitą del flusso ordinario su base annuale del fabbisogno di manodopera straniera che ormai le imprese e le famiglie con continuitą esprimono, semmai  per difetto visto un parziale scoraggiamento che la chiamata nominativa a distanza con il contratto di soggiorno comunque inevitabilmente produce. 

Da questa considerazione nasce una prima conclusione : tenuto conto delle richieste pervenuto lo scorso anno, Ź necessario che l’entitą della programmazione annuale del fabbisogno di lavoratori stranieri non comunitari per contratti diversi da quelli stagionali si dimensioni su una cifra non inferiore alle 200.000 unitą.

 

B) Le domande proposte, al momento della chiamata, hanno dimostrato nella quasi totalitą dei casi di essere stabili e rispondenti ad un bisogno effettivo; non vi Ź ragione di credere, se non nella misura di un calo fisiologico dovuto al decorso dell’anno, che oggi siano non piĚ attuali le 141.439 (195.939 – 54.500) domande rimaste quest’anno insoddisfatte. Anche ad ipotizzare una diminuzione fisiologica nell’ordine di 1/3, circa 100.000 domande sono ad oggi attuali e insoddisfatte, meritano – per essere state proposte gią da tempo – una proposta specifica.

Sarebbe quindi opportuno che, nel programmare i flussi per il prossimo anno, si prevedesse per chi ha gią proposto nel 2005 domanda senza essere stato chiamato l’onere di confermare la richiesta, avendo assicurazione perė quest’anno di essere preferito nella chiamata.

Questa relazione tra conferma e prelazione permetterebbe, anche per il futuro, di sdrammatizzare il problema della precedenza nella chiamata, attribuendo alla richiesta quanto meno il valore di una prenotazione, da confermare, per l’anno successivo; sarebbe anche uno strumento flessibile che consentirebbe di monitorare in tempo reale l’andamento di questa domanda di lavoro seguendola di anno in anno.

Le due proposte si correlano tra loro : se la dimensione realistica della programmazione annuale si attesta sulle 200.000 unitą, allora Ź possibile riconoscere per circa la metą una prelazione a quanti hanno fatto richiesta lo scorso anno, lasciando cosď una disponibilitą residua di ulteriori 100.000 unitą e verificando in quale misura si vengono a rideterminare eventuali eccedenze di richieste rispetto alla dimensione dei flussi programmati.

 

C) Il modello della chiamata “fuori quota”, gią sperimentato con successo per le professioni infermieristiche, puė avere un’ulteriore estensione alle qualifiche impiegate nel lavoro di cura ed educazione della persona, dagli anziani, ai soggetti diversamente abili, ai bambini.

Alcuni riferimenti utili per individuare queste qualifiche sono gią rintracciabili nella contrattazione collettiva; cosď l’art.10 del CCNL del lavoro domestico (scaduto all’8.3.2005 ed in fase di rinnovo) prevede l’inquadramento alla prima categoria di quanti svolgano “mansioni per le quali occorra una specifica elevata competenza professionale (infermiere diplomato generico o assistente geriatrico”; sarebbe possibile enucleare, con riferimento a queste o ad altre mansioni di comparti diversi, una serie di qualifiche – ovviamente precisate al momento della richiesta nel contratto di soggiorno - che non vengano conteggiate nelle quote annuali.

Se questa soluzione – anche solo in via sperimentale e per un tempo limitato – fosse introdotta a partire dal 2006, allora probabilmente anche l’entitą complessiva dei flussi per lavoro a tempo indeterminato potrebbe essere ridotta rispetto alla misura in precedenza indicata (nel 2005 sono state infatti 54621 le richieste formulate per lavoro domestico, una parte delle quali di certo esprime qualifiche effettivamente impiegate in attivitą di cura ed educazione della persona).

 

D) Il modello di programmazione annuale basato su una serie di partizioni (comunitari e non, lavori stagionali e non, paesi con quote riservate e non) se consente all’inizio una programmazione analitica, determina perė poi nella fase attuativa della programmazione una serie di rigiditą che si traducono in altrettante diseconomie.

Per esempio, all’eccedenza di 141.439 richieste rimaste insoddisfatte per il lavoro a tempo indeterminato dei non comunitari ha fatto riscontro nel 2005 una carenza di richieste rivolte ai Nuovi UE di ben 35.404 unitą (79.500 – 44.096): senza modificare l’impianto della programmazione annuale e la sua partizione (compresa la previsione di quote riservate ai nuovi UE che costituisce adempimento di obblighi internazionali) sarebbe sufficiente prevedere un meccanismo di reimpiego automatico delle quote non utilizzate laddove si registrino in corso di anno situazioni del genere.

Solo osservando l’andamento del 2005, Ź evidente che un meccanismo del genere avrebbe comunque soddisfatto un 20% ulteriore di domande di manodopera straniera, riducendo cosď la quantitą di richieste che non hanno avuto  risposta da 141.439 a 106.035 (141.439 – 35.404).

Un meccanismo del genere non determinerebbe per l’Italia alcuna violazione degli obblighi assunti a livello comunitario al momento dell’allargamento dell’UE; l’Italia infatti si Ź impegnata a consentire l’ingresso con quote riservate dei lavoratori provenienti dai paesi EU di recente ingresso, ma non a conservare questa disponibilitą per un tempo indeterminato in assenza di effettivo utilizzo.

 

In conclusione le proposte possono essere cosď sintetizzate :

 

A.        Sulla base dell’esperienza del 2005, dimensionare in misura non inferiore alle 200.000 unitą il flusso programmato per il 2006 per lavoratori non comunitari impiegati in lavoro subordinato diverso dallo stagionale;

B.        Riconoscere una prelazione a quanti hanno presentato domanda nella programmazione 2005 senza essere chiamati, subordinandola alla conferma della domanda a suo tempo proposta;

C.        Enucleare un insieme di qualifiche, con specifico riferimento alla contrattazione collettiva, impiegate nella cura e nell’educazione della persona per le quali sia consentita la conclusione del contratto di soggiorno senza essere computati nelle quote annuali;

D.        Prevedere in corso di attuazione della programmazione annuale meccanismi automatici di reimpiego delle quote inutilizzate in relazione alle eccedenze di richieste

 

 

 

 

                                                       Responsabile  Servizio Stranieri

                                                                  Daniela  Pompei

 

 

 

 

 

Roma, 29 settembre 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ALCUNE CONSTATAZIONI E PROPOSTE DELLA FONDAZIONE MIGRANTES

 

CIRCA LA PROGRAMMAZIONE DEI FLUSSI D’INGRESSO PER IL 2005

 

 

 

1.  Il fatto che la grande maggioranza dei lavoratori stranieri, ora titolari di permesso di soggiorno, provenga da una previa situazione di irregolaritą per lavoro e per soggiorno ed ora ritrovi in condizioni di regolaritą grazie ai ripetuti provvedimenti di regolarizzazione (che in media hanno interessato centomila lavoratori all’anno dal 1990 ad aggi), dovrebbe realisticamente indurre ad aumentare le quote di ingresso nei prossimi anni di almeno centomila unitą ; altrimenti le sacche di irregolaritą anziché prosciugarsi si potrebbero allargare di anno in anno fino a rendere necessarie altre regolarizzazioni di situazioni resesi insostenibili.

 

 

2.  Di fronte alla crescente domanda di personale straniero per il settore della collaborazione familiare che riguarda nostri concittadini inabili e anziani, ci si domanda perché non equiparare, sia pure entro rigorosi limiti e controlli, questa categoria di lavoratori (i/le badanti) agli infermieri e pertanto far rientrare questa categoria in quanto previsto dall’art. 27 del Testo Unico, sottraendola alle programmazioni annuali dei flussi e dosandone l’entrata secondo l’effettivo bisogno.

 

 

3. Inoltre, sempre a proposito di collaborazione familiare, che assorbe soprattutto donne dell’Est che hanno a carico una famiglia lasciata in patria, sembra opportuno pensare a una specie di stagionalato ciclico, che consenta a due o tre colf, eventualmente legate tra loro da vincolo di parentela o di vicinanza, di prestare a turno il servizio presso la medesima famiglia o il medesimo gruppo di famiglie. Assistenti sociali, patronati, associazioni, gruppi di volontariato ed altre forze del terzo settore potrebbero svolgere un capillare ed efficace servizio presso le famiglie interessate per rendere praticabile e proficua questa formula.

 

 

4. In Italia molte questure hanno trovato una qualche soluzione per abbreviare le estenuanti attese per il rinnovo del permesso di soggiorno ed anche il Ministero dell’Interno sta gią sperimentando, sembra con un qualche successo, una formula per abbreviare i tempi di attesa. Perché non si puė individuare un qualche simile espediente anche presso i Consolati cos’ che possano rilasciare, salvo casi particolari, in tempi piĚ ragionevoli il visto d’ingresso per motivi di lavoro?

 

 

5. I ritardi e gli intoppi della macchina burocratica presso le Questure La frustrante e penosa esperienza di questi anni circa i ritardi e gli intoppi della macchina burocratica presso le Questure si ripete all’estero presso diversi Consolati: in diverse provincie in Italia si Ź trovata una qualche valida soluzione, perché non altrettanto all’estero?

 

 

                                                                                                      F.to   P. Bruno Mioli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All’attenzione

Dott. Sabatino Marchione

Ministero dell’Interno

Roma

 

 

 

Programmazione delle quote per il 2006

Proposte di Caritas Italiana (22.9.2005)

 

            1. Una riflessione sui dati forniti in merito all’utilizzo delle quote stabilite per il 2005, che ha fornito una base di riflessione prima non disponibile, lascia ipotizzare che per il 2006 possono essere considerate realistiche la quota di 200.000 lavoratori per l’inserimento a tempo indeterminato e di 100.000 lavoratori per l’inserimento come stagionali, con riferimento tanto ai lavoratori extracomunitari che a quelli provenienti dai nuovi Stati membri.

 

            2.La determinazione di quote adeguate per il 2006 non fa venir meno la necessitą di rivedere i meccanismi di accesso al mercato del lavoro al fine di evitare che la programmazione sia, in una certa misura, una sorta di sanatoria di inserimenti lavorativi gią effettuati.

 

            3.Per il passato bisogna tenere conto che vi sono situazione da sanare, perché con le quote del 2005 per il lavoro non stagionale sono state soddisfatte solo un quarto delle domande di autorizzazione presentate da famiglie e da imprese.

 

4.Strettamente legato alle quote Ź il problema delle procedure per l’arrivo di un lavoratore dall’estero, che risultano ancora rallentate sia in Italia che presso le rappresentanze diplomatiche italiane all’estero. Si attende che l’incipiente funzionamento degli sportelli unici diventi piĚ spedito e che i servizi all’estero vengano potenziati.

 

            5.PiĚ volte in ambito ecclesiale Ź stato auspicato che la programmazione delle quote porti anche a rendere avvertiti, a livello nazionale e territoriale, sulla necessitą di investire sui servizi sociali di accoglienza e sulla tutela dei diritti. Ogni direttiva e iniziativa promossa in tal senso troverą la rete ecclesiale disponibile alla collaborazione.

 

            6.Vi sono miglioramenti nella programmazione dalla grande portata sociale, che non comportano un aggravio degli oneri e dei quali andrebbe esaminata la fattibilitą giuridica. In particolare, Ź opportuno stralciare dalle quote annuali il rilascio dei permessi a determinate categorie di lavoratori immigrati:

-       le persone che si sottraggono al mondo della tratta;

-       i minori non accompagnati al compimento del 18° anno di etą;

-       gli studenti che, dopo il titolo di studio, decidono di restare in Italia;

-       le assistenti familiari richieste per motivi di cura (badanti).

 

7.Di fronte al diffuso fenomeno delle assistenti familiari, che sono sposate e devono anche occuparsi della propria famiglia in patria pur avendo la necessitą di lavorare in Italia, Ź opportuno pensare all’avvicendamento, nell’arco di un anno, di piĚ persone a servizio della stessa famiglia o della stesa persona bisognosa di assistenza, una sorta di “turn-over” o di stagionalato familiare.

 

8.Poiché la formazione all’estero Ź inclusa nei meccanismi di programmazione in quanto dą diritto a prelazione, Ź opportuno disporre di maggiori elementi (risorse utilizzate, numero dei beneficiari, efficacia degli interventi,  prospettive future) che consentano di maturare una presa di posizione argomentata al riguardo.

 

 

Grato per l’attenzione e disponibile ad ogni ulteriore collaborazione

 

Cordiali saluti

 

Don Giancarlo Perego

Resp. Immigrazione Caritas Italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Breve nota sulla programmazione dei flussi migratori, art.2bis del TU sull’immigrazione

A cura dell’Arci

 

La normativa relativa agli ingressi di lavoratori e lavoratrici straniere nel nostro Paese Ź frutto di una politica affatto aderente alla realtą e/o alle esigenze e del paese ospitante e dei nuovi arrivati  il che, a nostro giudizio, ha determinato  clandestinitą e lavoro nero, e, quindi conflittualitą ed emarginazione sociale

A tacer d’altro ed a conferma  del  giudizio espresso valgano i dati di fonte governativa ( Ministero dell’Interno) relativi alle domande di autorizzazione al lavoro presentate da aziende o famiglie per l’anno in corso. Da questi dati risulta del tutto evidente come la richiesta di manodopera, e quindi la reale capacitą d’assorbimento nel mercato del lavoro interno, sia di gran lunga superiore al numero (quota) di ingressi consentiti dai competenti organi statali. In sostanza  non Ź dato riconnettere, neanche per l’interprete, quale sia il criterio per determinare gli ingressi legali (con – anch’essi - irrealistica procedura) posto che non Ź da relazionarsi con le probabilitą di inserimento lavorativo, che appunto sarebbe dato dal fabbisogno di manodopera

l Differenza – tra assorbimento nel mercato del lavoro ed ingressi legali  ancor piĚ eclatante con riguardo al lavoro non stagionale di lavoratori e lavoratrici provenienti da Paesi non appartenenti all’UE: il rapporto Ź di uno a quattro, o uno a cinque a seconda della tabella a cui si fa riferimento (la n.3 o la n.6) ossia di un posto disponibile per ogni quattro o cinque richieste.

I dati riportati indicano quindi l’inadeguatezza delle previsioni dell’amministrazione centrale e l’incapacitą di regolamentare con misure adeguate l’arrivo di lavoratori stranieri in Italia

  A ciė si aggiunga  che perché sia configurabile un ingresso legale per lavoro il lavoratore straniero non Ź soggetto solo all’arbitrio (perché privo di un criterio trasparente) del limite numerico ma dovrebbe porre in essere una procedura amministrativa del tutto velleitaria:basti pensare alla cd chiamata diretta nominativa – ovvero la gią avvenuta stipula in Italia con un lavoratore che si trova all’estero e che non si Ź mai avuto occasione di conoscere – per comprendere  come la grande maggioranza degli ingressi avvengono al di fuori della previsione di legge.

E’ fatto notoche una stipula contrattuale per un lavoro che richiede il rapporto fiduciario possa che essere altro che finzioneed in fatti l’incontro tra domanda e offerta di lavoro si pensi al caso di  di cura e domestici, avviene non solo dopo la diretta conoscenza del lavoratore ma nella quasi totalitą dei casi dopo un periodo di prova

 Anche l’idea della formazione dei migranti nei paesi d’origine Ź velleitaria se la si considera all’interno dei processi reali di crescita delle aziende e in relazione ai bisogni di assistenza che oggi esprimono le famiglie italiane.

 

Il risultato di questa situazione, conseguenze di scelte del governo, sono i dati di quelle tabelle, che rappresentano una denuncia precisa e circostanziata delle politiche di chiusura delle frontiere che producono clandestinitą e irregolaritą, con conseguenze disastrose in termini di morti di frontiera e sfruttamento nel mondo del lavoro, nonché dio abbassamento delle garanzie per tutti i lavoratori.

Si costringono gli stranieri, e ciė Ź dimostrato dai numeri delle sanatorie dal 1986 al 2002, a vivere per un lungo periodo in condizioni di irregolaritą e quindi di ricattabilitą.

 

Anche la previsione di liberalizzare alcune tipologie di lavori (lavori si assistenza ad esempio) se non sostenuta da meccanismi diversi da quelli della chiamata diretta, non produrrą una diminuzione della clandestinitą e della irregolaritą.

Nei fatti Ź la chiamata diretta nominativa che favorisce e alimenta i trafficanti di clandestini.

 

Paradossalmente il massimo di controllo nelle dichiarazioni del governo corrisponde all’assenza, alla rinuncia di governare gli ingressi che di fatto vengono regolarizzati con i decreti flussi, che diventano delle sanatorie annuali.

 

Per modificare lo stato delle cose Ź necessario introdurre un meccanismo che consenta agli stranieri di rivolgersi allo Stato italiano per entrare e consegni a loro la responsabilitą dell’ingresso e non al datore di lavoro.

In questo senso la sola proposta strategica Ź quella di introdurre il permesso di soggiorno per ricerca di lavoro.

 

Si tratta di una proposta realistica, che consentirebbe a tutti di entrare legalmente, nel rispetto di regole certe, volte a  garantire innanzitutto  chi vuole attraversare le nostre frontiere.

 

Per esplicitare la proposta proviamo a entrare, anche se in maniera limitata, nel dettaglio.

Lo straniero che vuole entrare in Italia si rivolgerebbe ala rappresentanza consolare italiana del Paese d’origine chiedendo di entrare e autocertificando la disponibilitą di risorse sufficienti a mantenersi per il periodo di durata del permesso di soggiorno (da un minimo di 6 mesi in su, a seconda delle risorse disponibili). Ad ingresso avvenuto il visto, dove previsto, si dovrebbe, come gią oggi avviene per le altre tipologie di permessi di soggiorno, trasformare in permesso a partire dalla dimostrazione delle risorse disponibili.

In tal modo la persona in cerca di lavoro si potrebbe muovere liberamente sul territorio alla ricerca di un lavoro, unica condizione perché l’incontro tra domanda e offerta di lavoro avvenga in maniera legale, paritaria e trasparente.

Lo Stato sarebbe a conoscenza della presenza di questa persona, della sua identitą e dell’evolversi della sua condizione sul territorio. Si sarebbe a conoscenza anche del numero di visti e permessi per ricerca di lavoro che si trasformano in permessi per lavoro e quindi una verifica a valle del numero di lavoratori necessari. Lo straniero in cerca di lavoro potrebbe rimanere fino a che le sue risorse lo consentano e tornare a casa nel caso di fallimento del progetto migratorio e a risorse finite (se lo straniero Ź in possesso di risorse sufficienti non si capisce perché non deve poter rimanere in Italia auto sostenendosi; si pensi a tal proposito alle migliaia di euro che i migranti pagano ai trafficanti di clandestini per attraversare la frontiera dell’Europa), per poi ritornare dopo un breve periodo (un anno ad esempio) sulla base di un patto sottoscritto al momento dell’ingresso sul territorio dello Stato. Un patto che renderebbe efficace la regola perché si baserebbe su un meccanismo premiale che rende conveniente a entrambi, allo straniero e allo Stato, il rispetto dello regole.

 

 

 

      Filippo Miraglia

      Responsabile Nazionale Immigrazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla cortese attenzione del Comitato tecnico

 

 

Oggetto:        nota di commento dell’Ufficio immigrazione e diritto d’asilo dell’ANCI al documento “Analisi dei fabbisogni lavorativi in preparazione della programmazione dei flussi di lavoratori extracomunitari per il 2006” proposto al Gruppo tecnico costituito ex art. 2 bis presso il Ministero degli Interni.

 

Roma, 14 settembre 2005

 

L’analisi che il documento propone pone in premessa la difficoltą di elaborare previsioni affidabili sul fabbisogno che il nostro Paese ha di lavoratori extracomunitari e la tendenza a emanare decreti flussi per un numero di ingressi inferiore al reale fabbisogno, considerato il fatto che le quote si esauriscono sempre e comunque prima della fine dell’anno. Questa scelta Ź motivata dalla volontą di incentivare il riassorbimento della disoccupazione italiana.

 

Se questo Ź l’obiettivo, non sembra che sia stato raggiunto. Da un lato gran parte dei cittadini stranieri presenti in Italia lavorano in ambiti in cui gli italiani non sono disponibili ad occuparsi; dall’altro, ragionamenti certi su questi temi non possono essere fatti nel momento in cui mancano dati certi sulle percentuali di disoccupazione in Italia, finché i dati dell’Italia sull’economia sommersa e sul lavoro nero rimangono cosď preoccupanti[1]. Non sembra quindi che lo strumento sia adatto al perseguimento dell’obiettivo dichiarato.

 

Il documento fa riferimento ad un divario tra domanda di lavoratori stranieri e ingressi autorizzati in diminuzione, visto l’aumento dai 79.500 del 2003 ai 179.000 nel 2005. Si tratta, come chiarisce il documento stesso, di un aumento a favore dei paesi di nuova adesione all’UE nell’ambito delle fasi transitorie (della durata di tre anni) che precedono la piena libertą di movimento. Il nostro paese ha scelto di avvalersi dell’opzione della fase transitoria per attrezzarsi a rispondere in maniera adeguata all’arrivo di neocomunitari che, si prevedeva, avrebbero bussato alle nostre porte in massa. Il numero di cittadini di Paesi di nuova adesione che hanno deciso di venire in Italia si Ź invece fermato a 18.000:  tutt’altro che l’annunciata “orda” di arrivi, dunque.

 

Secondo i dati del Ministero del lavoro, le domande di assunzione dall’estero sarebbero pari a 284.000, di cui 208.000 per lavoro non stagionale. Anche in questo caso, perė, il dato non regge ad un’analisi piĚ approfondita. E’ noto infatti che le domande presentate in occasione dell’emanazione del decreto flussi riguardano principalmente stranieri gią presenti irregolarmente sul territorio italiano (principalmente persone occupate nell’assistenza domiciliare) che i datori di lavoro vogliono far emergere. In poche parole, una sanatoria. Se questo Ź vero, allora il numero di domande presentate non rappresenta affatto il complessivo della domanda di lavoro straniero (come prevedrebbe la legge), ma solo una fotografia –anch’essa parziale – della presenza di lavoratrici e lavoratori irregolari sul nostro territorio.     

Un altro aspetto che complica la lettura dei dati reali sull’occupazione e la presenza straniera Ź il fatto che non si mantiene traccia delle interruzioni dei rapporti di lavoro (fatto strutturale, ad esempio, nel caso delle persone occupate nell’assistenza agli anziani) ed eventuali nuove assunzioni. Sarebbe importante poter monitorare queste vicende anche per verificare se tenere “sotto pressione” il mercato del lavoro con quote d’ingresso basse serva o meno a stimolare l’impiego di lavoratori italiani.

 

Il documento fa poi riferimento al fatto che le quote flussi non devono coprire l’intero fabbisogno di manodopera straniera, perché va tenuto in conto l’ingresso di circa 60.000 stranieri l’anno attraverso i ricongiungimenti familiari e di quasi 1000 stranieri cui viene accolta la domanda d’asilo politico. In entrambi i casi si tratta di stranieri che hanno il diritto di lavorare. Aggiungiamo qui che il numero di lavoratori stranieri “extra-quote” tenderą ad aumentare, in virtĚ del fatto che il decreto che recepisce la direttiva europea sugli standard minimi di accoglienza riconosce per la prima volta anche ai richiedenti asilo presenti sul territorio da piĚ di sei mesi il diritto al lavoro.

 

Ancora in relazione alle motivazioni strategiche che giustificherebbero la regolazione verso il basso delle quote di ingresso, nel documento si fa riferimento alla necessitą di tenere conto della disoccupazione straniera che potrą andare a coprire quote di domanda di lavoratori stranieri. Se questo Ź vero, Ź perė necessario che questo meccanismo possa funzionare concretamente. I sei mesi di tempo di cui oggi, a legislazione vigente, dispone un cittadino straniero che abbia perso il lavoro per trovare un’altra occupazione regolare sono a nostro avviso insufficienti. Un limite cosď breve rischia, al contrario, di incentivare il lavoro nero che Ź gią in Italia, come si Ź visto piĚ sopra, tra i piĚ alti d’Europa. A questo riguardo, sarebbe indispensabile prevedere strumenti di ingresso e permanenza sul territorio italiano che diano alla domanda e offerta di lavoro il tempo e la possibilitą di incontrarsi. Pensiamo, prima di tutto, a un permesso di soggiorno per ricerca lavoro. Se l’assistente domiciliare Ź una figura che risponde a una necessitą “strutturale” della nostra societą (e che rappresenta, secondo i dati forniti nel documento stesso, il 42% della domanda di lavoro straniero non stagionale), davvero si fa fatica a capire perché non si debba pensare ad un meccanismo diverso e facilitato per l’ingresso, evitando la ‘roulette russa’ dei decreti flussi.

 

Una via piĚ agile all’ingresso a al soggiorno, che renda piĚ conveniente rimanere nella legalitą, sarebbe essenziale anche nell’altro ambito di forte presenza di manodopera straniera, l’edilizia, settore che piĚ di altri produce sacche di lavoro nero. Pensiamo ad esempio a meccanismi incentivanti quali la possibilitą di portare con sé i contributi maturati in Italia qualora si faccia ritorno in patria.

 

Sul lodevole progetto del Ministero del Lavoro con la Regione Toscana e l’OIM di formazione come assistenti domiciliari in Sri Lanka per persone interessate a emigrare verso l’Italia (cui fa cenno il verbale della scorsa riunione del gruppo tecnico), ci si domanda se debba rimanere una buona pratica isolata o se invece non possa essere ‘modellizzato’ e messo a disposizione anche di altri territori, sia di arrivo che di partenza. In generale l’ANCI Ź interessata a tutte quelle sperimentazioni che, coinvolgendo anche le aree d’origine, facilitino l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e favoriscano flussi migratori piĚ consapevoli e piĚ tutelanti tanto per il migrante quanto per la societą che li accoglie.

 



[1] Circa il 24% dei lavoratori prestano la propria opera in maniera non regolare (analisi CENSIS su dati ISTAT e Guardia di Finanza). Il lavoro sommerso produce tra il 15.9% e il 17.6% del PIL (stima Svimez su dati ISTAT 2004), rappresentando parte significativa della piĚ vasta area dell’economia irregolare che complessivamente ‘sfiora’ il 26% (dati Banca d’Italia 2004), con una crescita del giro d’affari del sommerso (dati Guardia di Finanza 2004) tra il 2001 e il 2003 pari a +28,2%.