On. Giuliano Amato

Ministro dell’Interno

Palazzo del Viminale

Via Agostino De Pretis 7

00184 Roma

               

p.c.: On. Paolo Ferrero

Ministro della Solidarietą Sociale

Via Fornovo 8

00192 Roma

 

On. Marcella Lucidi

Sottosegretario con delega all’immigrazione

Ministero dell’Interno

Palazzo del Viminale

Via Agostino De Pretis 7

00184 Roma

 

On. Cristina De Luca

Sottosegretario con delega all’immigrazione

Ministero della Solidarietą Sociale

Via Fornovo 8

00192 Roma

 

Dott. Giuseppe M. Silveri

Presidente del Comitato minori stranieri

Direzione Generale dell’Immigrazione

Ministero della Solidarietą Sociale

Via Fornovo 8

00192 Roma

 

 

Roma, 4 luglio 2006

 

 

Oggetto: Richiesta di intervento per la tutela dei diritti dei minori stranieri

 

 

Egregio Ministro Amato,

 

Save the Children Italia e le altre organizzazioni firmatarie del presente appello esprimono la propria preoccupazione per le condizioni dei minori stranieri presenti in Italia, e richiedono un Suo intervento al fine di garantire una maggiore tutela dei loro diritti.

Le evidenziamo in particolare la situazione dei minori che appartengono alle categorie piĚ vulnerabili, quali i minori stranieri non accompagnati e i minori vittime di tratta e di sfruttamento, nei cui confronti non sono adeguatamente garantiti i diritti alla protezione, all’accoglienza, all’istruzione, alla salute e alla tutela della libertą personale, che la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza riconosce invece a tutti i minori. Lo stesso Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nelle raccomandazioni rivolte all’Italia nel gennaio 2003, su cui il Governo sarą tenuto a rispondere nel prossimo incontro con il Comitato ONU nel 2008, esprime preoccupazione per la condizione di questi minori (CRC/C/15/Add. 198).

 

 

Riteniamo che per garantire pienamente i diritti dei minori stranieri in Italia, sia necessario che vengano adottate in tempi brevi riforme organiche della normativa in materia di immigrazione, di asilo e di cittadinanza.

In attesa di tali riforme legislative, tuttavia, crediamo che sia possibile apportare rilevanti miglioramenti nella tutela dei diritti dei minori stranieri mediante disposizioni regolamentari o amministrative che chiariscano la corretta interpretazione della legge, in conformitą con la Costituzione italiana, con le convenzioni internazionali (in primis la Convezione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) e con la giurisprudenza delle piĚ alte Corti della magistratura italiana.

 

A tal fine portiamo alla Sua attenzione alcune proposte di intervento relative ad alcune questioni particolarmente gravi ed urgenti che Le riassumiamo di seguito:

 

  1. 1.     rilascio del permesso di soggiorno per minore etą: necessitą di chiarire che il permesso di soggiorno per minore etą ex art. 28 D.P.R. 394/99 deve essere rilasciato ai minori stranieri non accompagnati anche in assenza di passaporto o di altra documentazione di cui all’art. 9 c. 3-4, in analogia a quanto stabilito dall’art. 9, c. 6 dello stesso regolamento.
  2.  

    1. 2.     rilascio del permesso di soggiorno al compimento della maggiore etą: necessitą di chiarire che:
    2. Į    i requisiti previsti dal c. 1 dell’art. 32, T.U. 286/98 (affidamento ai sensi dell’art. 2 legge 184/83) e i requisiti previsti dai c. 1-bis e 1-ter dello stesso articolo (presenza in Italia da almeno tre anni, partecipazione a un progetto di integrazione da almeno due anni ecc.) sono da interpretarsi come alternativi e non concorrenti;

      Į    il permesso di soggiorno puė essere rilasciato al compimento della maggiore etą, ai sensi dell’art. 32, c. 1 T.U. 286/98, non solo ai minori affidati con provvedimento di affidamento “amministrativo” o “giudiziario” (ai sensi dell’art. 4 legge n. 184/1983), ma anche ai minori sottoposti a tutela, ai sensi dell’art. 343 del Codice Civile;

      Į    per il rilascio del permesso di soggiorno al compimento della maggiore etą, ai sensi dell’art. 32, c. 1 T.U. 286/98 non Ź necessario il provvedimento di “non luogo a procedere al rimpatrio” emesso dal Comitato minori stranieri.

       

      1. reinserimento sociale di minori stranieri che hanno commesso reati: chiarire che

      Į    il principio generale per cui la condanna per i reati citati all’art. 4, c. 3 T.U. 286/98 non Ź motivo di automatico rigetto della domanda di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno Ź a maggior ragione valido per i reati commessi durante la minore etą;

      Į    l’art. 18, c. 6 T.U. 286/98 puė essere applicato anche qualora il minore non abbia espiato una pena detentiva ma gli sia stato riconosciuto il beneficio della messa alla prova o sia stato sottoposto a misure alternative alla detenzione.


       

       

      1. tutela dei minori non accompagnati dal trattenimento, espulsione e respingimento in frontiera: necessitą di:

      Į    adottare chiare disposizioni per l’immediata identificazione dei minori non accompagnati e dei minori vittime di tratta, in piena conformitą con la normativa nazionale e internazionale e con le raccomandazioni del Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e dell’UNHCR;

      Į    chiarire che non devono mai essere disposti provvedimenti di trattenimento, espulsione o respingimento nei confronti di uno straniero la cui maggiore etą sia incerta ovvero di un minore la cui relazione di parentela con l’adulto che lo accompagna sia incerta;

       

       

      Auspichiamo che le proposte contenute nel documento che Le alleghiamo vengano accolte al piĚ presto, affinché i diritti dei minori stranieri in Italia possano essere maggiormente tutelati, nel rispetto della normativa nazionale e internazionale, e ci rendiamo disponibili fin da subito ad un eventuale incontro per poter valutare il merito delle proposte qui a Lei sottoposte.

       

       

      Alleghiamo alla presente, per completezza, una raccolta della principale giurisprudenza relativa al rilascio del permesso di soggiorno al compimento della maggiore etą.

       

       

       

      In attesa di una Sua cortese risposta, cogliamo l’occasione per porgere distinti saluti.

       

       

       

       

      Valerio Neri

      Direttore di Save the Children Italia

       

       


       

       

       

       

      Aderiscono:

       

      ACLI

      Anolf - Associazione Nazionale Oltre le Frontiere

      ARCI

      ASGI - Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione

      Associazione On the Road

      Caritas Diocesana di Roma

      CNCA - Coordinamento Nazionale Comunitą di Accoglienza

      Comune di Bologna

      Comune di Roma - Assessorato alle Politiche per le Periferie, lo Sviluppo Locale, il Lavoro

      Comunitą di Sant'Egidio

      Comunitą Nuova

      ENAR (European Network Against Racism) Italia

      Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia / Servizio Rifugiati e Migranti

      Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana

      Gruppo Abele

      ICS - Consorzio Italiano di Solidarietą

      OVCI la Nostra Famiglia

      SCS/Cnos - Servizi Civili e Sociali del Centro Nazionale Opere Salesiane

      VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo

       

      e inoltre:

      Acea Onlus (Milano), Africa Insieme (Pisa), Ass. "Il Simbolo" (Pisa), Ass. Philoxenia Onlus, Comitato per la Difesa dei Diritti degli Immigrati (Lecce), Conges - Consorzio Giusto Etico e Solidale (Milano), Consorzio Zenit (Firenze), Coop. Parsec Servizi (Roma), Coop. Senza Frontiere (Torino), Coop. Sociale XXIV Luglio, CTM Onlus (Lecce), IPAB Sacra Famiglia (Roma), L'Altropallone Onlus (Milano), La Provincia Religiosa San Benedetto di Don Orione, Les Cultures Onlus (Lecco), Ass. "Senza Sponde", Ass. "Un legale per tutti"

       

       

      Per comunicazioni si prega di contattare:

      Carlotta Sami

      Direttrice Programmi

      Save the Children Italia

      v. Firenze 38 – 00184 Roma

      tel. 06.4807001 – fax 06.48070057

      carlotta@savethechildren.it

      www.savethechildren.it

       

       


       

       

       

       

      PROPOSTE DI INTERVENTO PER UNA MAGGIORE TUTELA

      DEI DIRITTI DEI MINORI STRANIERI

       

      1. Rilascio del permesso di soggiorno per minore etą ex art. 28 D.P.R. 394/99

       

      Il rilascio del permesso di soggiorno per minore etą Ź regolato dall’art. 28 del Regolamento di attuazione del Testo Unico sull’immigrazione (D.P.R. 394/99 come modificato dal D.P.R. 334/04) che stabilisce che “In caso di minore non accompagnato, rintracciato sul territorio e segnalato al Comitato per i minori stranieri, il permesso di soggiorno per minore etą Ź rilasciato a seguito della segnalazione al Comitato medesimo ed Ź valido per tutto il periodo necessario per l’espletamento delle indagini sui familiari nei Paesi di origine. Se si tratta di minore abbandonato, Ź immediatamente informato il Tribunale per i minorenni per i provvedimenti di competenza”.

      Il permesso di soggiorno per minore etą Ź evidentemente concepito come un istituto a tutela del minore e dunque – cosď come stabilito dall’art. 9, c. 6 dello stesso D.P.R. per il rilascio del permesso di soggiorno ad altre categorie meritevoli di particolare protezione quali le vittime di violenza e grave sfruttamento e i richiedenti asilo – per il rilascio di tale titolo di soggiorno non dovrebbe essere richiesta la documentazione di cui ai c. 3-4 art. 9 D.P.R. 394/99.

      Ci risulta tuttavia che alcune Questure non rilascino il permesso di soggiorno per minore etą ai minori che non siano in possesso di passaporto valido o altro documento equipollente, con la conseguente impossibilitą di garantire a questi minori l’esercizio di diritti fondamentali quali il diritto alla salute e alla formazione, posto che ai minori privi di permesso di soggiorno non Ź consentito iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale né a corsi di formazione professionale.

      Riteniamo pertanto urgente che il Ministero dell’Interno chiarisca che l’unico requisito stabilito dal D.P.R. 394/99, art. 28 per il rilascio del permesso di soggiorno per minore etą ai minori stranieri non accompagnati Ź la segnalazione del minore al Comitato minori stranieri e che quindi tale permesso deve essere rilasciato anche in assenza di passaporto o di altra documentazione di cui all’art. 9 c. 3-4, in analogia a quanto stabilito dall’art. 9, c. 6 dello stesso regolamento.

       

      2. Rilascio del permesso di soggiorno al compimento della maggiore etą ex art. 32 T.U. 286/98

       

      L’art. 32 c. 1 e segg. del T.U. 286/98 stabilisce che puė essere rilasciato un permesso di soggiorno per studio o lavoro al compimento della maggiore etą ai minori che siano affidati ai sensi dell’art. 2 legge 184/83, e ai minori che dimostrino di trovarsi in Italia da almeno tre anni, di aver seguito un progetto di integrazione sociale e civile per almeno due anni, di frequentare un corso di studio o svolgere attivitą lavorativa o essere in possesso di un contratto di lavoro anche se non ancora iniziato, e di avere la disponibilitą di un alloggio.


       

       

       

       

      A seguito di alcuni dubbi interpretativi in relazione all’applicazione di tali disposizioni, la Corte Costituzionale e il Consiglio di Stato sono intervenuti con diverse sentenze[1] che hanno chiarito la corretta interpretazione di tali norme.

      In primo luogo, la sentenza della Corte Costituzionale n. 198/2003 e la sentenza del Consiglio di Stato n. 1681/2005 hanno chiarito che i requisiti previsti dal c. 1 dell’art. 32, T.U. 286/98 (affidamento ai sensi della legge 184/83) e i requisiti previsti dai c. 1-bis e 1-ter dello stesso articolo (presenza in Italia da almeno tre anni, partecipazione a un progetto di integrazione da almeno due anni ecc.) sono da interpretarsi come alternativi e non concorrenti. Cosď si esprime il Consiglio di Stato:

      “Contrariamente a quanto dedotto dalle appellanti, tale conclusione non Ź smentita dall’art. 32, comma 1 bis, del testo unico n. 286 del 1998 (come modificato dalla legge n. 189 del 2002), per il quale il permesso di soggiorno puė essere rilasciato «ai minori stranieri non accompagnati che siano stati ammessi per un periodo non inferiore a due anni in un progetto di integrazione sociale e civile gestito da un Ente pubblico o privato». Infatti, tale disposizione ha introdotto una ulteriore e distinta fattispecie in cui puė essere rilasciato il permesso di soggiorno, senza incidere sui casi gią ammessi dal precedente comma 1: - il comma 1 si riferisce ai minori sottoposti ad affidamento o a tutela (all’evidente scopo di salvaguardare l’unitą familiare); - il comma 1 bis si riferisce “ai minori stranieri non accompagnati”, che versano in una diversa situazione e per i quali il legislatore ha richiesto il requisito dell’ammissione al “progetto di integrazione sociale e civile”. Poiché i requisiti previsti dai due commi sono alternativi e non cumulativi, l’appello risulta infondato e va respinto.”

       

      In secondo luogo, la Corte Costituzionale e il Consiglio di Stato hanno chiarito nelle sentenze sopra citate che il permesso di soggiorno puė essere rilasciato al compimento della maggiore etą, ai sensi dell’art. 32, c. 1 T.U. 286/98, non solo ai minori affidati con provvedimento di affidamento “amministrativo” o “giudiziario” (ai sensi dell’art. 4 legge n. 184/1983), ma anche ai minori sottoposti a tutela ai sensi dell’art. 343 del Codice Civile[2]. La sentenza della Corte Costituzionale n. 198/2003 afferma infatti che:

      “[La disposizione dell’art. 32, c. 1 d.lgs. 286/98] viene pacificamente interpretata [...] come relativa ad ogni tipo di affidamento previsto dalla legge 4 maggio 1983, n. 184, e cioŹ sia all'affidamento "amministrativo" di cui al primo comma dell'art. 4, che all'affidamento "giudiziario" di cui al secondo comma dello stesso articolo 4, sia anche all'affidamento di fatto, di cui all'art. 9 della medesima legge.”; “A conferma di quanto appena argomentato puė anche considerarsi che l'art. 25 della legge 30 luglio 2002, n. 189, successiva all'ordinanza di rimessione, ha integrato l'art. 32 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, prevedendo che il permesso di soggiorno possa essere rilasciato, a determinate condizioni, anche "ai minori stranieri non accompagnati che siano stati ammessi per un periodo non inferiore a due anni in un progetto di integrazione sociale e civile gestito da un ente pubblico o privato" avente alcune caratteristiche determinate dalle disposizioni legislative. Come Ź evidente, sarebbe del tutto irragionevole una normativa che consentisse il rilascio del permesso di soggiorno in situazioni quali quella appena descritta e non, invece, in favore del minore straniero sottoposto a tutela. Appare quindi chiaro che una interpretazione meramente letterale dell'art. 32, comma 1, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, condurrebbe ad un sicuro conflitto con i valori personalistici che caratterizzano la nostra Costituzione ed in particolare con quanto previsto dall'art. 30, secondo comma, e dall'art. 31, secondo comma, e determinerebbe fondati dubbi di ragionevolezza.”; “Non resta quindi che concludere che la disposizione del comma 1 dell'art. 32 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, va riferita anche ai minori stranieri sottoposti a tutela, ai sensi del Titolo X del Libro primo del Codice civile [...]”.

       

      La piĚ recente sentenza del Consiglio di Stato n. 1681/2005 ha poi ulteriormente chiarito che:

      “[L’art. 32, c. 1] va interpretato nel senso che il permesso va rilasciato quando il minore sia stato sottoposto non solo ad un affidamento “amministrativo” o “giudiziario” (ai sensi dell’art. 4, commi 1 e 2, della legge n. 184 del 1983), ma anche (come nella specie) alla tutela ai sensi degli artt. 343 e seguenti del Codice civile. Infatti, l’affidamento e la tutela - pur avendo presupposti diversi - sono entrambi finalizzati ad assicurare la cura del minore. Inoltre, la vigente legislazione ha assimilato l’istituto della tutela al vincolo familiare, in quanto originato da situazioni di bisogno anche piĚ gravi di quelle che originano l’affidamento familiare, sicché – nel rispetto dei principi costituzionali di uguaglianza e di ragionevolezza – la normativa che protegge il minore posto in affidamento va applicata, a maggior ragione, al minore sottoposto a tutela. Contrariamente a quanto dedotto dalle appellanti, tale conclusione non Ź smentita dall’art. 32, comma 1 bis, del testo unico n. 286 del 1998 (come modificato dalla legge n. 189 del 2002), per il quale il permesso di soggiorno puė essere rilasciato «ai minori stranieri non accompagnati che siano stati ammessi per un periodo non inferiore a due anni in un progetto di integrazione sociale e civile gestito da un Ente pubblico o o privato».”.

       

       

      Le sentenze sopra citate, oltre alla giurisprudenza di numerosi Tribunali Amministrativi Regionali[3], hanno dunque chiarito in modo inequivocabile che possono ottenere un permesso di soggiorno al compimento della maggiore etą:

      -       ai sensi del c. 1, art. 32 T.U. 286/98, i minori che sono affidati ex art. 2 legge 184/83 o sottoposti a tutela ai sensi dell’art. 343 Codice Civile;

      -       ai sensi dei c. 1-bis e ter, art. 32 T.U. 286/98, i minori che rispondono ai requisiti previsti da tali commi (presenza da almeno tre anni, partecipazione al progetto di integrazione per almeno due anni ecc.).

       


       

       

       

       

      Tuttavia ci risulta che numerose Questure non rilascino il permesso di soggiorno al compimento della maggiore etą ai minori affidati che non rispondano ai requisiti previsti dai c. 1-bis e ter art. 32 T.U. 286/98 (disapplicando quindi l’art. 32 c. 1), né ai minori sottoposti a tutela (non applicando dunque l’equiparazione della tutela all’affidamento[4]).

       

       

      Inoltre sembra che alcune Questure richiedano per il rilascio del permesso di soggiorno alla maggiore etą ai sensi dell’art. 32 c.1 il provvedimenti di “non luogo a procedere al rimpatrio” del Comitato minori stranieri, facendo riferimento alla circolare del Ministero dell’Interno del 9.4.2001. Tale requisito non Ź previsto né dalla legge, né dal regolamento di attuazione[5].

      Si consideri inoltre che dal febbraio 2005 il Comitato minori stranieri ha cessato di emettere provvedimenti di “non luogo a procedere al rimpatrio”, in seguito a una comunicazione del Ministero dell’Interno secondo cui la circolare del 9.4.2001 deve ritenersi abrogata[6], e pertanto ove venga richiesta la dimostrazione di tale requisito non possono essere rilasciati permessi di soggiorno ex art. 32 c. 1.


       

       

       

       

      Pertanto in conformitą a quanto dichiarato legittimo dalla Corte Costituzionale e dal Consiglio di Stato e al fine di porre termine ai numerosi contenziosi in atto e in predicato, Ź necessario un intervento del Ministero dell’Interno al fine di chiarire ai propri uffici:

      1)   che i requisiti previsti dal c. 1 dell’art. 32, T.U. 286/98 (affidamento ai sensi dell’art. 2 legge 184/83) e i requisiti previsti dai c. 1-bis e 1-ter dello stesso articolo (presenza in Italia da almeno tre anni, partecipazione a un progetto di integrazione da almeno due anni ecc.) sono da interpretarsi come alternativi e non concorrenti;

      2)   che il permesso di soggiorno puė essere rilasciato al compimento della maggiore etą, ai sensi dell’art. 32, c. 1 T.U. 286/98, non solo ai minori affidati con provvedimento di affidamento “amministrativo” o “giudiziario” (ai sensi dell’art. 4 legge n. 184/1983), ma anche ai minori sottoposti a tutela, ai sensi dell’art. 343 del Codice Civile, senza distinzioni tra coloro che hanno compiuto la maggiore etą prima dell’entrata in vigore della legge 189/2002 e coloro che hanno compiuto il diciottesimo anno successivamente;

      3)   che per il rilascio del permesso di soggiorno al compimento della maggiore etą, ai sensi dell’art. 32, c. 1 T.U. 286/98 non Ź necessario il provvedimento di “non luogo a procedere al rimpatrio” emesso dal Comitato minori stranieri.

       

       

      La mancata applicazione dell’art. 32 c. 1 in conformitą con la giurisprudenza della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato Ź stata motivata da alcuni rappresentanti del Ministero dell’Interno argomentando che in base a tale interpretazione a tutti i minori non accompagnati andrebbe automaticamente rilasciato un permesso di soggiorno alla maggiore etą, posto che per tutti i minori non accompagnati dovrebbe essere aperta la tutela e/o disposto l’affidamento[7].

       

      Oltre alla considerazione che l’Amministrazione non puė comunque disapplicare una norma di legge basandosi su un’interpretazione in contrasto con la giurisprudenza delle piĚ alte Corti, riteniamo comunque che l’applicazione dell’art. 32, c. 1 in conformitą a tale giurisprudenza non implichi che a tutti i minori stranieri affidati o sottoposti a tutela debba essere automaticamente rilasciato un permesso di soggiorno alla maggiore etą.

       

       

       

       

       

      In primo luogo, infatti, nei casi in cui sia nel superiore interesse del minore essere ricongiunto alla propria famiglia nel paese d’origine, dovrą essere disposto il rimpatrio assistito, con tutte le tutele previste dalla normativa (accurate indagini familiari, ascolto del minore, considerazione della sua opinione tenendo conto della sua etą e maturitą ecc.) e con l’implementazione di efficaci progetti di reinserimento nel paese d’origine.

       

       

      In secondo luogo, la Questura ha il potere-dovere di verificare la sussistenza degli ulteriori requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro o per studio (contratto di soggiorno, iscrizione a un corso di studi, mezzi di sussistenza, alloggio ecc.) e l’assenza di motivi ostativi, secondo quanto stabilito dal T.U. 286/98 e dal relativo regolamento di attuazione. Quindi, solo i minori che possono dimostrare un buon livello di integrazione potranno ottenere un permesso di soggiorno ai 18 anni.

       

      La verifica delle condizioni di inserimento del minore affidato o sottoposto a tutela potrebbe essere resa maggiormente stringente stabilendo che per il rilascio del permesso di soggiorno alla maggiore etą, ai sensi dell’art. 32 c.1, sia necessaria una valutazione positiva sul percorso di integrazione del minore effettuata dal Comitato minori stranieri[8] ovvero dal Giudice Tutelare, dal Tribunale per i minorenni e/o dai servizi sociali dell’Ente locale (a seconda che il minore sia sottoposto a tutela o affidato mediante affidamento giudiziario o affidato mediante affidamento amministrativo)[9].

       

       

      Tale valutazione dovrebbe tenere in considerazione l’intero percorso di integrazione seguito dal minore e le condizioni di inserimento in cui si trova al momento della richiesta del permesso di soggiorno, senza quindi escludere automaticamente il minore che abbia precedenti penali. E’ importante, inoltre, che si stabiliscano dei chiari criteri per la valutazione del percorso di integrazione del minore, al fine di non introdurre eccessivi margini di discrezionalitą nell’applicazione della legge e di ridurre le difformitą a livello territoriale.

      Riteniamo che richiedere al minore affidato o in tutela, per il rilascio del permesso di soggiorno alla maggiore etą, la dimostrazione di aver seguito positivamente un progetto di integrazione – analogamente a quanto stabilito dai c. 1-bis e ter dell’art. 32, ma prescindendo da criteri temporali rigidi quali quelli previsti da tali disposizioni – rappresenterebbe tra l’altro per i minori un importante incentivo a seguire i percorsi di inserimento scolastico, formativo e lavorativo proposti e quindi un rilevante intervento in direzione della prevenzione della devianza minorile.

       

      3.   Reinserimento sociale di minori stranieri che hanno compiuto reati

       

      L’aumento della devianza dei minori stranieri in Italia costituisce oggi un grave problema. Per affrontare adeguatamente tale complesso fenomeno Ź fondamentale che siano poste in essere tutte le condizioni per favorire i percorsi di integrazione dei minori sfruttati o coinvolti in attivitą illegali. In particolare Ź fondamentale che il percorso di reinserimento nella nostra societą di quei minori che hanno dimostrato l’effettiva partecipazione a un programma di assistenza e integrazione, non venga interrotto e vanificato dal mancato rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno motivato dal solo fatto che il minore abbia in precedenza compiuto un reato.

      In tal senso riteniamo fondamentale che il Ministero dell’Interno ribadisca che il principio generale in base a cui la condanna per i reati citati all’art. 4, c. 3 T.U. 286/98 (reati previsti dall’articolo 380 del codice di procedura penale, reati inerenti gli stupefacenti ecc.) non Ź motivo di automatico rigetto della domanda di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno – posto che Ź rimesso al Questore il potere-dovere di esaminare la situazione complessiva in cui versa lo straniero al momento della presentazione dell’istanza, valutando elementi quali la condotta complessiva del soggetto, il livello del suo inserimento sociale, la sua condizione familiare in Italia[10] – deve essere applicato a maggior ragione nel caso di reati commessi durante la minore etą.

       

      Il processo penale minorile, infatti, ancor piĚ che per gli adulti, Ź improntato sul principio della finalitą rieducativa della pena sancito dalla nostra Costituzione: il sistema della giustizia minorile tende a reintegrare il minore nel tessuto comunitario, fornendogli quei sostegni nel processo evolutivo di cui Ź stato privato e prestando attenzione a non interrompere processi educativi in corso. In tale ottica rigettare automaticamente la domanda di rilascio o di rinnovo del permesso di soggiorno significherebbe interrompere il percorso di integrazione del minore stesso, producendo un non senso nell’intero sistema.

       

      In secondo luogo, Ź necessario richiamare l’attenzione sulla scarsa applicazione del rilascio del permesso di soggiorno, ex art. 18 c. 6 T.U. 286/98, allo straniero che abbia espiato una pena detentiva per reati commessi durante la minore etą e che abbia dato prova di partecipare a un programma di assistenza e integrazione.


       

       

      La scarsa applicazione di tale istituto, che consentirebbe invece di promuovere efficacemente il reinserimento di minori stranieri sottoposto a procedimento penale, Ź dovuta anche al fatto che molte Questure, in base a un’interpretazione letterale della norma, non rilasciano il permesso di soggiorno ex art. 18 c. 6 a quei minori a cui sia stato riconosciuto il beneficio della “messa alla prova” o che siano stati condannati a misure alternative alla detenzione. Tale interpretazione comporta un’irragionevole disparitą di trattamento che discrimina i minori che non siano stati condannati a una pena detentiva – ossia minori condannati a pene meno gravi o addirittura il cui reato Ź estinto, in seguito all’esito positivo della messa alla prova – in violazione dell’ art. 3 della Costituzione italiana.

       

      E’ pertanto auspicabile che il Ministero dell’Interno chiarisca che, in base all’art. 3 della Costituzione, l’art. 18, c. 6 T.U. 286/98, puė essere applicato anche qualora il minore non abbia espiato una pena detentiva ma gli sia stato riconosciuto il beneficio della messa alla prova o sia stato sottoposto a misure alternative alla detenzione[11].

       

       

      4.   La tutela dei minori non accompagnati dal trattenimento, espulsione e respingimento in frontiera

       

      Puė accadere che un minore straniero non accompagnato, essendo erroneamente identificato dalle autoritą di pubblica sicurezza come maggiorenne ovvero come minore accompagnato da genitore o parente entro il quarto grado, venga respinto in frontiera senza che siano attivate le procedure previste dalla legge italiana a tutela del minore (segnalazione alla Commissione per le adozioni internazionali affinché prenda contattato con il paese d’origine del minore per assicurarne la migliore collocazione nel suo superiore interesse[12]), o venga trattenuto in un Centro di permanenza temporanea o di identificazione[13], o venga espulso, in violazione della normativa italiana in materia.

       

      In molti casi, infatti, i membri delle organizzazioni criminali che organizzano il traffico o la tratta di minori a scopo di sfruttamento, si dichiarano genitori o parenti del minore trafficato o vittima di tratta, al fine di farlo risultare come minore “accompagnato” ed evitare cosď l’intervento delle autoritą a protezione del minore.

       

      Per quanto concerne gli esami effettuati al fine dell’accertamento dell’etą, va considerato che non forniscono risultati esatti, ma presentano sempre un margine di errore (il range di errore dovrebbe essere sempre indicato nei referti). Nel caso in cui permangano dubbi sulla minore etą, la normativa italiana stabilisce, con riferimento alla giustizia penale, il principio di presunzione della minore etą (art. 8 del D.P.R. 448/88[14]). Infine, va ricordato che sia il Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza[15] che l’UNHCR[16] raccomandano agli Stati di garantire sempre il beneficio del dubbio ai sedicenti minori non accompagnati la cui minore etą sia incerta.

      Considerato che il trattenimento, l’espulsione e il respingimento di minori stranieri non accompagnati e la tratta a fini di sfruttamento implicano gravissime violazioni dei diritti dei minori, Ź urgente che il Ministero dell’Interno, in raccordo con le altre autoritą competenti, adotti chiare disposizioni per l’immediata identificazione e protezione dei minori non accompagnati e dei minori vittime di tratta, in piena conformitą con la normativa nazionale e internazionale e con le raccomandazioni del Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e dell’UNHCR, anche mediante l’adozione di appositi protocolli[17].

       

      In particolare Ź urgente disporre:

      1.     in merito alla determinazione dell’etą:

      Į    che le perizie per le determinazione dell’etą devono tenere in considerazione non solo l’aspetto fisico del minore ma anche la sua maturitą psicologica, devono essere condotte in modo scientifico da professionisti indipendenti e rispettare pienamente i diritti dei minori;

      Į    che qualora, anche dopo la perizia per la determinazione dell’etą, permangano dubbi sulla minore etą, questa Ź presunta ad ogni effetto, in analogia a quanto stabilito per la giustizia penale dal D.P.R. 448/88, art. 8, c. 2[18];

      2.     che, nei casi in cui la relazione di parentela tra il minore e l’adulto che lo accompagna non sia provata da documenti validi, le autoritą di pubblica sicurezza devono segnalare il minore alla Procura presso il Tribunale per i minorenni, che adotterą le misure atte alla verifica della relazione di parentela ed eventualmente i provvedimenti necessari alla protezione del minore.

       

       

      E’ inoltre fondamentale che il Ministero dell’Interno dia ai propri uffici chiare indicazioni affinché non vengano mai disposti provvedimenti di trattenimento, espulsione o respingimento nei confronti di uno straniero la cui maggiore etą sia incerta ovvero di un minore la cui relazione di parentela con l’adulto che lo accompagna sia incerta, e che ogni provvedimento in tal senso sia sospeso finché non sia verificato che si tratta di un maggiorenne o di un minore accompagnato da genitore o parente entro il quarto grado.



[1] Tutte le sentenze citate nel testo e nelle note sono riportate integralmente nell’allegato dossier “Raccolta di giurisprudenza in materia di rilascio del permesso di soggiorno a minori stranieri non accompagnati al compimento della maggiore etą”.

[2] Si noti, per inciso, che la Corte Costituzionale equipara all’affidamento ex art. 4 legge 184/83 non solo la tutela, ma addirittura l’affidamento “di fatto” a parenti entro il quarto grado, ai sensi dell’art. 9 legge 184/83.

[3] Si vedano in merito, tra le altre, la giurisprudenza del TAR Piemonte (sent. n. 1218/2003; n. 2206/2004; n. 3860/2004; n. 13/2005; n. 464/2005), del TAR Emilia Romagna (sentenze n. 1104/2003; n. 2143/2003; n. 2334/2003; n. 544/2004; n. 793/2004; n. 807/2004 ecc.), del TAR Friuli Venezia Giulia (sent. n. 226/2005), del TAR Marche (sent. n. 115/2004), del TAR Toscana (sent. n. 2180/2005), del TRGA Trentino Alto Adige (sent. n. 397/2004; sent. n. 131/2005), del TAR Veneto (sent. n. 2166/2005).

[4] La circolare del Ministero dell’Interno del 26.9.2003 afferma che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n.198/2003, Ź stata parificata la condizione dei minori affidati e di quelli sottoposti a tutela, ma specifica che la sentenza fa riferimento alla legislazione in vigore prima delle modifiche introdotte dalla legge 189/2002 ed esprime l’avviso che i permessi di soggiorno per minore etą rilasciati ai minori divenuti maggiorenni antecedentemente all'entrata in vigore della legge n.189/2002 debbano essere convertiti: di conseguenza, molte Questure hanno interpretato tale circolare nel senso che i permessi di soggiorno per minore etą rilasciati a minori che abbiano compiuto il diciottesimo anno successivamente all’entrata in vigore della nuova legge non debbano piĚ essere convertiti in permessi di soggiorno per studio o lavoro ex art. 32 c.1 T.U. 286/98.

[5] Sull’applicabilitą dell’art. 32 c. 1 anche in assenza di un provvedimento del Comitato minori stranieri si veda ad es. la sentenza del TAR Piemonte n. 2206/2004: “[...] Ritenuto, altresď, che nessun rilievo puė assumere l'argomentazione secondo la quale il Comitato per i minori stranieri di Roma non avrebbe adottato alcun provvedimento volto ad autorizzare la permanenza in Italia del minore, atteso che l'omessa pronuncia del Comitato non costituisce di per sé causa ostativa al rilascio del permesso di soggiorno ex art. 32 del decreto legislativo n. 286/98. [...]”

[6] Si veda l’Interrogazione a risposta immediata n.5-04784 Labate: Attivitą del Comitato per i minori stranieri: “Al riguardo il Comitato, nella riunione dell’11 gennaio 2005, ha deliberato all’unanimitą, in relazione a casi di minori stranieri non accompagnati per i quali non sussistono i presupposti di applicazione dell’articolo 32 del decreto legislativo 286/98, ma per i quali non Ź possibile il rientro nel paese di origine e sono documentati percorsi di integrazione avviati in Italia, di verificare che la Circolare del Ministero dell’Interno del 9 aprile 2001, possa continuare ad essere applicata, consentendo al Comitato di emettere nei confronti dei predetti minori, ove ne ricorrono i presupposti indicati nella citata circolare, un provvedimento che permetta agli stessi il proseguimento della loro integrazione nel nostro Paese. Pertanto sono stati chiesti chiarimenti ed indicazioni al Ministero dell’interno Direzione Centrale dell’immigrazione e della Polizia di frontiera in merito all’applicazione della citata circolare. Successivamente, il Comitato nella riunione del 2 febbraio 2005, Ź stato informato, circa l’esito dei chiarimenti chiesti, e ha preso atto che per il Ministero dell’Interno la citata circolare, con l’emanazione della legge 189/02, Ź da ritenersi abrogata e che gli unici requisiti per una permanenza in Italia del minore sono quelli stabiliti dal citato articolo 32 commi 1-bis e1-ter.”

[7] Si veda in tal senso l’intervento del rappresentante del Ministero dell’Interno al Seminario “Minori stranieri non accompagnati”, promosso dall’ANCI in collaborazione con il Comitato minori stranieri (Roma, 27 settembre 2005). Nella stessa occasione, il rappresentante del Ministero dell’Interno ha citato la sentenza del TAR Piemonte n. 2650 del 28.7.2005 in base a cui l’art. 32 c. 1 puė essere applicato solo nei casi in cui siano state precedentemente applicate le disposizioni di cui all'articolo 31, c. 1 e 2 T.U. 286/98 (iscrizione nel permesso di soggiorno dell’affidatario prima del compimento dei quattordici anni, rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari dopo il compimento dei quattordici anni). Tale interpretazione, assolutamente isolata nella giurisprudenza a livello nazionale, ci sembra chiaramente in contrasto con la lettera della legge, posto che l’art. 32 c. 1 individua senza possibili dubbi interpretativi due categorie di minori: da una parte i minori cui “sono state applicate le disposizioni di cui all'articolo 31, commi 1 e 2”, e dall’altra parte i minori “comunque affidati ai sensi dell'articolo 2 della legge 4 maggio 1983 n. 184”. Si attende una pronuncia nel merito da parte del Consiglio di Stato, che ha gią emesso ordinanza sospensiva su un ricorso avverso una sentenza del TAR Piemonte conforme a quella citata (ordinanza del Consiglio di Stato n. 1924 del 21.4.2006, su ricorso avverso sent. TAR Piemonte n. 73/2006).

[8] Si consideri che, in base alla circolare del Ministero dell’Interno del 9.4.2001, fino al 2005 tale valutazione sul percorso di integrazione per il rilascio del permesso di soggiorno ex art. 32 c.1 veniva di fatto emessa dal Comitato minori stranieri, sotto forma di provvedimento di “non luogo a procedere al rimpatrio”. E’ importante, tuttavia, distinguere chiaramente tra il provvedimento di “non luogo a procedere al rimpatrio”, che deve fondarsi sulla valutazione di un complesso di fattori (risultati delle indagini familiari nel paese d’origine, opinione del minore, tenendo conto della sua etą e del suo grado di maturitą ecc.) e viene adottato indipendentemente dalla data del compimento della maggiore etą; e dall’altra parte il provvedimento che, in base alla procedura qui proposta, dovrebbe fondarsi sulla valutazione del percorso di integrazione del minore in Italia e dovrebbe essere adottato al compimento della maggiore etą.

[9] Resta salvo che al minore il quale, al momento del compimento della maggiore etą, pur non avendo seguito positivamente un percorso di integrazione, si trovi in un’oggettiva e grave situazione personale che non consenta il suo allontanamento dall’Italia (ad es. minori provenienti da paesi in cui vi siano conflitti armati, minori privi di riferimenti familiari nel paese d’origine o i cui familiari si siano resi responsabili di maltrattamenti o abusi, minori con problemi di salute fisica o psichica ecc.) si applica l’art. 11, c. 1, lett. c-ter del D.P.R. 394/99 (e successive modifiche) relativo al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

[10] T.U. 286/98, art. 5, c. 5; Messaggio telegrafico del Ministero dell’Interno del 9/9/2003; Ordinanza del Consiglio di Stato del 27/9/2005.

[11] Tale interpretazione estensiva Ź stata adottata ad esempio dalla Magistratura di sorveglianza presso il Tribunale per i minorenni e dalla Questura di Roma.

[12] Legge 184/83 (e successive modifiche), art. 33, c. 3

[13] Si veda in tal senso il Rapporto di Amnesty International “Invisibili – Minori migranti detenuti all’arrivo in Italia” (2006)

[14] D.P.R. 448/88, art. 8 “Accertamento sull'etą del minorenne – 1. Quando vi Ź incertezza sulla minore etą dell'imputato, il giudice dispone, anche di ufficio, perizia. 2. Qualora, anche dopo la perizia, permangono dubbi sulla minore etą, questa Ź presunta ad ogni effetto.”

[15] Committee on the rights of the Child, Thirty-ninth session, 17 may-3 June, General Comment No. 6 (2005), Treatment of unaccompanied and separated children outside their country of origin: “Prioritized identification of a child as separated or unaccompanied immediately upon arrival at ports of entry or as soon as their presence in the country becomes known to the authorities (art. 8). Such identification measures include age assessment and should not only take into account the physical appearance of the individual, but also his or her psychological maturity. Moreover, the assessment must be conducted in a scientific, safe, child and gender-sensitive and fair manner, avoiding any risk of violation of the physical integrity of the child; giving due respect to human dignity; and, in the event of remaining uncertainty, should accord the individual the benefit of the doubt such that if there is a possibility that the individual is a child, s/he should be treated as such.”.

[16] Guidelines on Policies and Procedures in dealing with Unaccompanied Children Seeking Asylum (febbraio 1997): “If an assessment of the child’s age is necessary, the following considerations should be noted: a) Such an assessment should take into account not only the physical appearance of the child but also his/her psychological maturity. b) When scientific procedures are used in order to determine the age of the child, margins of error should be allowed. Such methods must be safe and respect human dignity. c) The child should be given the benefit of the doubt if the exact age is uncertain.”

[17] L’adozione di un protocollo di identificazione dei minori vittime di tratta Ź raccomandato dal Piano UE sulle migliori pratiche, le norme e le procedure per contrastare e prevenire la tratta di esseri umani adottato dal Consiglio dell'Unione Europea pubblicato in G.U. n. C311/1 del 9.12.2005.

[18] Dovrebbe essere considerato valido il limite inferiore indicato nei risultati della perizia: ad es. se l’etą presunta indicata nei risultati della perizia per l’accertamento dell’etą Ź 18 anni e 3 mesi con un margine di errore di piĚ o meno un anno (quindi tra un minimo di 17 anni e 3 mesi e un massimo di 19 anni e 3 mesi), si dovrebbe attribuire un’etą di 17 anni e 3 mesi.