17 novembre 2011

 

COOPERAZIONE Dalla «piccola Onu di Trastevere» al dicastero per l'integrazione
Riccardi, il padre di Sant'Egidio: spero nel rilancio della solidarietà
Una nomina particolarmente apprezzata in Vaticano
Il Messaggero, 17-11-2011 
FRANCA GIANSOLDATI
CITTA' DEL VATICANO - Andrea Riccardi è il primo fondatore di un movimento ecclesiale chiamato a ricoprire la carica di ministro. Nessuna compagine governativa prima d'ora ha avuto al suo interno un uomo tanto organico alla Chiesa, a parte Lazzati che però fu membro della Costituente e parlamentare ma mai ministro. Il particolare, di certo, non è passato inosservato al di là del Tevere dove il professor Riccardi è di casa e rappresenta un punto di riferimento sicuro. «Spero che questo incarico sia il segnale di un'Italia che riprende la cooperazione e la linea della solidarietà» sono state le sue prime parole da ministro. «Questo è un momento difficile e di grande conflittualità; siamo alla prima riga della prima pagina», come a dire che il lavoro da fare è parecchio e la strada si presenta in salita. Ma chi conosce il neo ministro per la Cooperazione e l'integrazione sa che il dialogo è la sua cifra e il dialogo - non a caso - costituisce il tratto distintivo della Comunità di Sant'Egidio, la sua creatura, una realtà nata a ridosso del Sessantotto da un gruppo di universitari impegnati a mettere in pratica il Vangelo e portare aiuto ai baraccati di Roma. Giovanni Paolo II l'ha riconosciuta giuridicamente nel 1986 e oggi opera in una settantina di Paesi soprattutto africani e latinoamericani. Immigrati, rom, malati di Aids, handicappati, poveri. L'approccio alle questioni sociali dei sant'egidini col tempo hanno valicato i confini guadagnandosi persino il soprannome di «piccola Onu di Trastevere».
Riccardi ama raccontare un buffo aneddoto: quarant'anni fa quando lui e i primi volontari approdarono a Trastevere la prima opera di mediazione che dovettero fare fu coi ladruncoli della zona che avevano rubato i motorini. Con un po' di pazienza riuscirono a riaverli.
Il lavoro dei volontari, la loro testimonianza e la capacità di fare rete hanno portato a realizzare anche piccoli miracoli come la firma degli accordi di pace in Mozambico, in Guatemala, seguiti dalla riunificazione della Costa d'Avorio, e poi la pace preventiva in Niger e nella Guinea Conakry. Tasselli rilevanti anche se, nel cursus honorum della Comunità non sono mancati incidenti di percorso come accadde in Algeria stando alle memorie dell'ambasciatore italiano che operava ad Algeri verso la metà degli anni Novanta. A volte non tutto fila via liscio.
Riccardi, classe 1950, celibe, docente universitario di storia contemporanea a soli 31 anni è autore di diversi libri. L'ultimo è una monumentale biografìa su Giovanni Paolo II. Considerato uno dei maggiori esperti della Chiesa e del dialogo tra religioni, nel 2003 è stato inserito dalla rivista Time nell'elenco dei «trentasei eroi moderni» per «il coraggio professionale e l'impegno umanitario».
Al neo ministro che si occuperà a tempo pieno di immigrazione è arrivata una montagna di auguri dal mondo della Chiesa. Uno in particolare, quello del vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, in questi giorni in Tunisia a parlare proprio dell'argomento immigrazione. «Chiedo al nuovo governo che il fenomeno immigrazione venga affrontato non come problema politico, ma come attenzione a fasce debolissime della popolazione mediterranea che chiedono al cuore dell'Europa diritti umani e una risposta in termini solidali».
 
 
 
Sono nati nel nostro Paese, hanno già conquistato la maglia azzurra con risultati di rilievo. Eppure per lo Stato sono ancora italiani di serie B
Balotelli d'Italia
la Repubblica, 17-11-2011 
ALESSANDRA RETICO
Eusebio corre veloce, è il più forte quattrocentista juniores d'Italia. Ci farebbe sognare alle Olimpiadi. Se ci potesse andare. Invece Eusebio, di cognome Haliti, è troppo veloce, la burocrazia non gli sta dietro. Eusebio è un G2, italiano di seconda generazione. I figli degli immigrati che spesso sono nati, studiano, mangiano, costruiscono e amano il nostro paese. Ma per la legge mai abbastanza. Eusebio vive e si allena a Bisceglie vicino Bari, ha quell'accento là, ci vive dal 2000, prima stava in Albania, dov'è nato 19 anni fa, a Scutari. Questo è il suo problema. E il nostro, che i Balotelli li lasciamo in panchina. La legge sulla cittadinanza (numero 91 del 1992) è chiara: per chiederla, i ragazzi stranieri cresciuti in Italia devono dimostrare di risiedere legalmente nel nostro Paese da dieci anni. Per il velocista, che può documentare la sua baresità solo dal 2002, la fatidica data scatterà solo nel settembre 2012, più di un mese dopo l'inaugurazione dei Giochi.
Il suo miglior tempo lo ha ottenuto al meeting internazionale di Ginevra lo scorso giugno: 47 secondi netti. Dice: «Chi vince i campionati italiani è il primo candidato per la nazionale. Ma io non posso gareg¬giare vestendo la maglia azzurra: questa è la cosa più frustrante. Ho frequentato le scuole in Italia, conosco la storia di questo Paese, i miei amici e la mia ragazza sono qui. Quando dico casa, penso a Bisceglie». Invece Eusebio deve aspettare, lui che coi tempi che fa si lascerebbe tutti dietro.
Nati in Italia o arrivati da piccoli, si sentono italiani, vanno nelle nostre scuole ma anche nelle nostre palestre, stadi e piste, si nutrono di sport italiano come del resto. Dovrebbe essere il loro passaporto. Ma per lo stato sono di serie B, fratelli col permesso di soggiorno. Il presidente Giorgio Napolitano l'ha detto l'altro giorno al Quirinale che è tempo di cambiare, aveva in visita i nuovi cittadini coi colori e le storie più diverse, c'era la nazionale di Prandelli con i suoi Osvaldo, Ogbonna e un Balotelli che ha pianto, lui che italiano lo è diventato a 18 anni, nonostante una nascita siciliana e una vita a Brescia a difendersi dal razzismo di certe curve. Rimangono stranieri i G2 dello sport, soggetti al sistema delle quote imposte dalla legge Bossi-Fini, presenza da limitare e regolare. Gli sportivi figli di stranieri, nati qui o arrivati da ragazzini, non sono censiti dal Comitato olimpico nazionale (Coni), alle singole federazioni il compito di affrontare la babele di carte. Nell'atletica i casi più frequenti, oltre 800 dagli 11 ai 18 anni, nel pugilato il 12 per cento dei 6.800 atleti tesserati, nel calcio circa30mila gli under 16 di origine straniera. Cinquemila i nati in Italia. Ma per essere cittadino serve il diritto di sangue. Oppure ti sposi.
Come l'inglese Fiona May che nel '94 è convolata a nozze con l'astista Iapichino, Josefa Idem la tedesca più azzurra che c'è, dal '92 italiana per via di suo marito-allenatore Guglielmo Guerrini; la moldava Natalia Valeeva, campionessa mondiale di tiro con l'arco, 4 olimpiadi, sposata con Roberto Cocchi e la cinese Wenling Tan Monfardini, numero uno del tennistavolo nostrano a Pechino. Glorie nazionali, dopo aver messo la fede al dito. Alle Olimpiadi 2008 gli atleti stranieri della squadra olìmpica erano 25: nati all'estero ma cittadini italiani oppure nati in Italia da genitori immigrati oppure diventati italiani appunto dopo le nozze. Molti nell'atletica, che è il vivaio di presunti italiani, presunti per la legge. Un mondo dove la cittadinanza è solo una parte della questione: per poter gareggiare per l'Italia, infatti, il passaporto non basta. La IAAF (la federazione mondiale) deve anche dare il proprio nulla osta ai fini della eleggibilità a vestire una nuova maglia, che di norma si acquisisce due anni dopo il passaggio di nazionalità. Ma l'iter può essere accorciato, per meriti e volontà. Altrove è molto più semplice, quando c'è l'interesse a che ciò avvenga: si diventa cittadini a pieno titolo in pochi giorni o settimane. In Francia, in Australia, in Germania. I tedeschi ai mondiali di calcio in Sudafrica hanno portato in campo una nazionale con origini turche, ghanesi, nigeriane, polacche, brasiliane e bosniache. Multietnica, che neanche più se ne accorge.
Carlton Myers iniziò. L'ex cestista italiano, madre riminese, padre inglese ma nato nei Caraibi, fu portabandiera a Sydney. La faccia di un'Italia che fa canestro, con tutti i suoi figli. Quelli che crescono anche sportivamente in Italia, come Andrew Howe, e nei muscoli hanno l'azzurro. Jose Reynaldo Bencosme, medaglia di bronzo mondiale ed europea junior nei 400 metri ostacoli. Domenicano, vive a Cuneo, è arrivato in Italia nel 2004, è cittadino da minorenne grazie al matrimonio da parte della mamma, qui dal '93. «Spero che il mio futuro sia sereno. Mi sento fortunato, non ho mai avuto problemi, ho le mie origini altrove, ma se devo proprio dirlo è così: mi sento italiano in tutto e per tutto, spero di fare onore all'atletica azzurra». Mohad Abdikadar è somalo, cittadino italiano da 5 anni perché sua madre è una rifugiata politica. Vive vicino a Sezze, Latina, giocava a calcio nei condomini popolari quando il suo attuale allenatore, Andrea Orlandi, lo ha visto: «Poco educato al gesto atletico, ma grande attitudine alla fatica». È un promettentissimo mezzofondista (1500 metri), ai campionati assoluti è arrivato quarto.
Darya Derkach invece spera. Ucraina che parla salernitano, vive a Pagani, è la promessa del lungo e del triplo, è in Italia dal 2002. È tra le più forti al mondo nelle sue specialità, ma alla legge non interessa. L'iter per la cittadinanza inizierà a gennaio 2012, Londra è lontana. «Dell'Ucraina mi ricordo, ma poco. Ho sempre vissuto qui, studiato qui, dalla terza elementare sono salernitana, maper gli altri devo dimostrarlo». Judy Ekeh è nigeriana di nascita, è a Reggio Emilia da quasi 13 armi, è la promessa dello sprint. «Ho 18 anni e adesso spero sia arrivato il mio momento. Ancora non ho il via libera alla cittadinanza, e così tutte le gare internazionali ho dovuto guardarle in tv. Invece io guardo lontano, dove mi porteranno queste gambe». In Giappone la nazionale di volley femminile ha conquistato Londra, anche grazie alle schiacciate di un'argentina, Carolina Costagrande. In quella maschile di pallavolo che sta per iniziare la sua strada per i Giochi, leggi molti cognomi con zeta e ipsilon, e senti accenti romaneschi e trevigiani. Ivan Zaytsev, 22enne biondissimo nato a Spoleto da genitori russi, suo papà Vyacheslav pallavolista dell'Urss degli anni'70,   la   mamma   Irina Pozdnyakova argento nei 200 rana agli Europei di nuoto '66. Ha girato l'Europa coi suoi, poi a 10 anni dopo esserci nato si è stabilito in Italia. Ha fatto la trafila, e dopo dieci anni di residenza, molte stagioni a Roma da cui l'accento molto trasteverino, ha preso il passaporto italiano. Un altro dei mille Balotelli, dell'Italia che già c'è.
 
 
 
L’Unar attiva il Punto di contatto nazionale per le strategie di inclusione dei Rom. 
Monnanni: “presto strumenti e modalità di partecipazione costante e strutturata delle Comunità rom stesse ai processi decisionali”.
ImmigrazioneOggi, 17-11-2011
È già operativo il “Punto di contatto nazionale per le strategie di inclusione dei Rom” istituito in attuazione delle decisioni della Commissione europea assunte nell’aprile scorso. Ne dà notizia l’Unar - Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza e sull’origine etnica, individuato quale struttura di riferimento per la costituzione del Punto di contatto nazionale dal Comitato strategico tecnico integrato del Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri.
“Il tema dell’inclusione sociale dei Rom – ha dichiarato Massimiliano Monnanni, direttore dell’Unar – è da tempo al centro delle iniziative dell’Ufficio che ha già realizzato nel 2010 la Campagna “Dosta” promossa dal Consiglio d’Europa, trasformandola in un’attività permanente sul territorio e condivisa con enti locali e società civile”.
Secondo Monnanni “è intenzione dell’Unar definire, d’intesa con le rappresentanze delle comunità Rom e con le realtà associative che operano quotidianamente per la loro integrazione, strumenti e modalità di partecipazione costante e strutturata delle Comunità stesse ai processi decisionali, così come stabilito dalle linee guida europee e da tempo auspicato dal nostro Ufficio”.
 
 
 
La condanna dell’Unar nei confronti del programma radiofonico “Lo zoo di 105”.
Dopo le proteste del Governo romeno, l’Ufficio antidiscriminazioni razziali apre un’istruttoria e segnala il caso anche al Garante delle comunicazioni.
ImmigrazioneOggi, 17--11-2011
“Il diritto di satira non può trasformarsi in esercizio esclusivo quotidiano e arbitrario di criminalizzazione di intere etnie o comunità nazionali, né tantomeno di precisi gruppi, quali le persone LGBT, come accaduto in passato proprio su Radio 105”.
Con queste parole Massimiliano Monnanni, direttore dell’Unar - Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha confermato l’avvenuta apertura di un’istruttoria nei confronti della trasmissione Lo Zoo di 105 della Radio 105.
Durante la trasmissione infatti, il conduttore interpretava un personaggio di nome “Zlatan” che svolgeva attività delinquenziali, proveniente dalla “Zingaria, Romania o Albania” e nel quale venivano condensati tutti gli stereotipi e i peggiori pregiudizi attribuiti alle comunità rom e romena.
“Provvederemo – ha dichiarato Monnanni – a segnalare anche all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il grave fatto, al fine di evitare il diffondersi attraverso i media di questi stereotipi negativi e garantire il principio della parità di trattamento e di non discriminazione, indipendentemente dalla razza o dall’origine”.
Sullo spiacevole episodio si era espresso in modo molto contrariato anche il ministro degli Esteri romeno, Teodor Baconschi. “Pur trattandosi di una parodia – ha dichiarato il rappresentante di Bucarest – questi cliché negativi nei confronti dei cittadini romeni rappresentano una generalizzazione ingiustificata e sono da condannare, perché la promozione sui media di questi stereotipi può incitare al razzismo contro l’intera comunità romena”.
 
 
 
Immigrati, salvati algerini alla deriva da nove giorni. Uno di loro è morto
Cagliari, 17 nov. - (Adnkronos) - C'è anche un cadavere a bordo di un barchino ritrovato dalla Guardia costiera di Cagliari a 65 miglia dalle coste sarde. Sull'imbarcazione sono stati soccorsi 28 migranti.
E' stato un aereo Atr 42 della Guardia costiera ad avvistare ieri sera alle 20 al largo dell'isola di San Pietro, nel sudovest della Sardegna, l'imbarcazione alla deriva da giorni. Il velivolo si era alzato in volo dopo una telefonata arrivata al 112 presumibilmente dallo stesso natante. Le ricerche, sotto il coordinamento della Guardia costiera di Cagliari, erano iniziate domenica ed erano proseguite incessantemente con le unità di Cagliari, Sant'Antioco e Carloforte e l'ausilio di mezzi navali e aerei della Guardia di finanza.
Dopo l'avvistamento da parte dell'unità aerea della Guardia Costiera, la sala operativa di Cagliari, visto il traffico navale nella zona di mare, ha dirottato una motonave maltese, la 'Corelli' che incrociava ad un miglio dall'imbaracazione alla deriva. L'equipaggio maltese ha prestato quindi i primi soccorsi ai 28 naufraghi, in attesa dell'arrivo della motovedetta Cp 303 della capitaneria di Cagliari che ha preso a bordo i profughi e si è diretta verso Sant'Antioco, dov'è arrivata alle 5,05 di stamani
Dalle precarie condizioni di salute di 4 migranti, presumibilmente algerini, che manifestavano sintomi di assideramento e dai primi racconti dei migranti, si presume che la navigazione si sarebbe protrata per ben nove giorni. Ad attendere i profughi al porto di Sant'Antioco il personale del 118 che ha predisposto l'accoglienza e prestato le prime cure del caso.
I naufraghi sono stati trasferiti negli ospedali di Iglesias e Carbonia, 12 sono ricoverati per fratture varie, causate dal mare mosso, e per ipotermia. Il cadavere invece è stato trasferito all'obitorio di Carbonia. I restanti stanno per essere trasferiti al Cpa di Elmas-Cagliari.
 
 
 
Trecento immigrati occupano l’ex pista aerea di Borgo Mezzanone
Sono giunti in Capitanata per lavorare come braccianti agricoli nelle campagne. Da un mese sostano sulla vecchia pista di decollo ed atterraggio. L'assessore regionale Fratoianni: "Stiamo lavorando"
Foggia Today, 17-11-211
Giovanna Greco
Hanno occupato l'ex pista aerea di Borgo Mezzanone, accampandosi con mezzi di fortuna. E non intendono muoversi da lì fin quando non sarà data loro una sistemazione dignitosa. Sono in 300, tutti cittadini stranieri di varie nazionalità, immigrati giunti in Capitanata nei mesi scorsi per lavorare come braccianti agricoli nelle campagne e sparsi fino a ieri nei casolari abbandonati della Capitanata.
Si sarebbero introdotti illegalmente nel Centro Richiedenti Asilo di Borgo Mezzanone attraverso i buchi della recinzione. E da lì, non avendo titolo per restarvi, hanno mosso sulla vecchia pista di decollo ed atterraggio. Sarebbero lì da un mese. Ma la vicenda è emersa solo ieri, nel corso di un vertice in Prefettura con l'assessore regionale all'immigrazione, Nicola Fratoianni, convocato dal Prefetto per tentare di individuare, di concerto, la soluzione migliore per far fronte alla vicenda.
Da diverso tempo il rappresentante del Governo avrebbe lanciato un sos a tutte le istituzioni, tra cui la Regione Puglia. La situazione, infatti, è complessa e delicata, in particolare da un punto di vista umanitario. E richiede uno sforzo congiunto di enti ed istituzioni. "E' impensabile agire con un atto di forza" ha spiegato Fratoianni, che ha sottolineato la necessità di istituire un tavolo tecnico con tutte le associazioni di volontariato del territorio per individuare strutture dignitose dove ospitare i trecento disperati.
Probabilmente una settantina verranno trasferiti a Bari. Qualcuno potrebbe restare a Borgo Mezzanone, anche se nel centro risiedono già 586 stranieri di varia nazionalità, tutti in attesa del riconoscimento di rifugiato politico. Mentre altri venti stanno arrivando in queste ore direttamente da Vieste, dove nella mattinata di ieri sono sbarcati una sessantina di cittadini stranieri.Insomma, non è facile capire la destinazione dei trecento. "Stiamo lavorando" fa sapere Fratoianni, che promette nei prossimi giorni risposte concrete ed adeguate.“
 
 
 
Sassuolo (Mo): i rifugiati diventano volontari per la città.
Iniziativa del Comune: 13 titolari di protezione si occuperanno di lavori di manutenzione e lavori socialmente utili.
ImmigrazioneOggi, 17-11-2011
Tredici profughi provenienti dal Nord Africa diventano volontari per occuparsi di manutenzione e lavori socialmente utili.
È l’iniziativa promossa dal Comune di Sassuolo (Modena) e che vede coinvolti dodici uomini e una donna, ospiti della struttura comunale nell’ambito dell’accoglienza ai titolari di protezione internazionale.
“Si tratta di bravissime persone”, spiega l’assessore comunale alle Politiche sociali Giorgio Barbieri, “che meritano il rispetto da parte di tutti e il ringraziamento da parte di tutta la collettività per quanto già hanno fatto e si accingono a fare”. Già da una decina di giorni infatti il gruppo collabora volontariamente con la Caritas e la Croce rossa di Sassuolo.
“Abbiamo proposto loro”, continua l’assessore, “di rendersi utili anche nei lavori di ordinaria manutenzione, come ad esempio la raccolta delle foglie cadute sui viali ed i marciapiedi. Hanno dato adesione subito, senza nemmeno un dubbio e di questo, a nome dell’intera amministrazione comunale ma anche della città tutta, li ringrazio di cuore”.
 
 
 
Immigrati: Lega Nord Toscana, no allo "ius soli" e al voto agli extracomunitari
Firenze, 16 nov. - (Adnkronos) - Il capogruppo della Lega Nord Toscana in Regione, l'italobrasiliano Antonio Gambetta Vianna, afferma la propria ''ferma e convinta opposizione alla concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati attraverso lo 'ius soli' e al voto amministrativo agli extracomunitari regolarmente immigrati nel nostro Paese». Alla base di questa posizione «non vi e' assolutamente un ragionamento di stampo razzista, bensi' identitario. A molti figli degli immigrati non interessa diventare italiani tanto che non fanno nemmeno domanda per la cittadinanza al compimento del 18° anno di eta'. Bisogna tutelare anche queste persone che, nonostante siano nate nel nostro Paese, hanno deciso di abbracciare la sola identita' di sangue e sognano di tornare presto nel Paese dai quali provengono i propri genitori e i propri avi''.
Gambetta Vianna e' ''assolutamente contrario alla volonta' massificante di annullamento dell'identita' della sinistra italiana. Possiamo, comunque, giungere a un compromesso, permettendo gia' ai 14enni di poter scegliere se divenire o meno cittadini italiani. Ma la liberta' di scelta e' una cosa fondamentale. Ci sono alcuni Paesi in cui, prendendo un altro passaporto, si perde quello del Paese d'origine. Vogliamo macchiarci di questo delitto? Senza dimenticarci che qualsiasi donna extracomunitaria potra' venire a partorire nel nostro Paese per poter avere una corsia preferenziale sulla regolarizzazione dei propri documenti e di quelli dei propri familiari''. Il capogruppo della Lega in Palazzo Panciatichi, poi, si dice ''contrario» anche al «voto agli extracomunitari regolarmente immigrati perche' e' un'inutile strumentalizzazione della sinistra che, dopo aver fallito con gli italiani, si vuole creare l'elettorato futuro con gli stranieri''.
 
 
 
Spagna: il Governo adotta la strategia globale contro la discriminazione razziale e la xenofobia.
Strumento chiave del Piano strategico di cittadinanza e integrazione, la strategia articola e coordina le azioni dei poteri pubblici e della società civile per far fronte alle tendenze e alle manifestazioni razziste.
ImmigrazioneOggi, 17-11-2011
Fabiana Di Prospero
Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato il 4 novembre scorso, su proposta del ministro del Lavoro e dell’Immigrazione, Valeriano Gómez, la Estrategia Integral contra la discriminación racial y la xenofobia. In un comunicato pubblicato nel sito del Ministero del lavoro e dell’immigrazione, si riconosce la presenza di atteggiamenti xenofobi e razzisti all’interno della società spagnola e si segnala la volontà di evitare che la loro persistenza possa mettere a rischio il pieno godimento dei diritti fondamentali dei cittadini e la coesione sociale del Paese. Così, tra gli obiettivi del Piano strategico di cittadinanza e integrazione approvato recentemente, rientra anche quello di attivare una azione comune contro il razzismo e la xenofobia attraverso una strategia che fornisca risposte più ampie ed efficaci in linea con gli strumenti già esistenti negli altri Paesi europei. La “strategia globale” è diretta a tutta la società , nonostante contempli situazioni specifiche come quella del popolo gitano e dei cittadini che si trovano in situazioni di maggior vulnerabilità (immigrati, rifugiati, minori non accompagnati, ecc.) e persegue l’obiettivo di combattere il razzismo attraverso il miglioramento dei sistemi di raccolta delle più rilevanti statistiche istituzionali, il carattere trasversale di tutte le azioni stabilite, il controllo costante degli sforzi di coordinamento e cooperazione istituzionale e intergovernativo nell’ambito internazionale, nazionale, regionale e locale, il rafforzamento delle reti di cooperazione tra gli enti e le istituzioni che lottano contro il razzismo e la xenofobia. Un altro aspetto fondamentale è la prevenzione e la protezione fornite alle vittime di discriminazioni, attraverso la progettazione e la realizzazione di piani di prevenzione diretti a gruppi particolarmente vulnerabili. La strategia globale contro il razzismo, che pone anche l’accento sulla discriminazione razziale nell’ambito lavorativo, è stata sottoposta al parere del Foro per l’integrazione sociale degli immigrati, del Consiglio per la promozione dell’uguaglianza elettorale e della non discriminazione per motivi razziali o etnici, della Commissione interministeriale degli stranieri e del Consiglio statale del popolo gitano.
 
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