IX Legislatura                                                                                                   Atti 4071/2011

IV COMMISSIONE

 

 

 

 

 

PDL N. 85

 

di iniziativa dei Consiglieri regionali:

 

Galli, Orsatti, Bianchi, Romeo, Toscani, Pedretti, Cecchetti, Bossi, Longoni,

Ruffinelli, Parolo, Frosio, Bossetti, Colla, Marelli, Bottari, Ciocca

 

 

 

 

 

“DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ARTIGIANATO E COMMERCIO E ATTUAZIONI DELLA DIRETTIVA 2006/123/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO DEL 12 DICEMBRE 2006 RELATIVA AI SERVIZI NEL MERCATO INTERNO.”.

 

 

 

 

 

testo approvato nella seduta del 6 febbraio 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Relatore: Consigliere Massimiliano ORSATTI

Trasmesso alle Commissioni consiliari il: 14/03/2011

Restituito alla Presidenza del Consiglio il: 09/02/2012

 

Pagine n. 15, articoli n. 30

 

 

 

 

 

 

TITOLO I

AMBITO DI APPLICAZIONE E PRINCIPI GENERALI

 

Art. 1

(Oggetto e finalitą)

 

1.     La presente legge, in conformitą agli articoli 117 e 118, secondo comma, della Costituzione, adegua la normativa regionale in materia di attivitą di artigianato, commercio, estetista ed acconciatore alla direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi del mercato interno, al fine di perseguire, garantendo la libera prestazione dei servizi nel territorio regionale, l’obiettivo di uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attivitą economiche nell'ambito delle competenze della Regione e dei comuni.

 

2.     La Regione assicura, nel rispetto dei principi fissati dalla direttiva 2006/123/CE e dell’obiettivo di cui al comma 1, ai prestatori di servizi degli Stati membri dell’Unione europea, la libertą di stabilimento, nonché il diritto alla libera prestazione di servizi nel territorio regionale, al fine di assicurare la trasparenza del mercato, la concorrenza, la libertą di impresa e la libera circolazione delle merci.

 

3.     La Regione fornisce la propria collaborazione alle autoritą degli Stati membri dell’Unione europea, mediante gli strumenti della cooperazione amministrativa disciplinati dalla direttiva 2006/123/CE.

 

 

TITOLO II

DISPOSIZIONI RELATIVE ALLA VENDITA DA PARTE DELLE IMPRESE ARTIGIANE DI PRODOTTI ALIMENTARI DI PRODUZIONE PROPRIA

 

Art. 2

(Disciplina della vendita da parte delle imprese artigiane di prodotti alimentari di propria produzione per il consumo immediato nei locali dell’azienda - Modifiche alla l.r. 30 aprile 2009, n. 8)

 

1.     L’avvio dell’attivitą di vendita da parte delle imprese artigiane di prodotti alimentari di propria produzione per il consumo immediato di cui alla legge regionale 30 aprile 2009 n. 8 (Disciplina della vendita da parte delle imprese artigiane di prodotti alimentari di propria produzione per il consumo immediato nei locali dell'azienda) Ź soggetto, nelle aree da sottoporre a tutela per ragioni non altrimenti risolvibili di sostenibilitą ambientale, sociale e di viabilitą che rendano impossibile consentire ulteriori flussi di pubblico nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi di controllo in particolare per il contrasto al degrado urbano, e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilitą del territorio e alla normale mobilitą, alla programmazione comunale di cui all’articolo 4 bis della legge regionale 2 febbraio 2010, n. 6 (Testo unico delle leggi regionali in materia di commercio e fiere).

 

2.     I comuni nell’adottare la programmazione di cui al comma 1 sentono, per gli aspetti di competenza, le organizzazioni imprenditoriali dell’artigianato maggiormente rappresentative a livello provinciale.

 

 

 

3.     Dopo il comma 4 dell’articolo 2 della l.r. 8/2009 Ź inserito il seguente:

 

“4 bis) Nella comunicazione di cui al comma 4 in caso di avvio della attivitą in zone sottoposte a tutela, deve essere anche attestato il rispetto dei criteri qualitativi eventualmente previsti, a fronte di motivi imperativi di interesse generale, in particolare la tutela dei consumatori e della sanitą pubblica, nella programmazione di cui all’articolo 4 bis della l.r. 6/2010. Nel caso di cittadini dei Paesi non europei e dell’Unione Europea, nella comunicazione di avvio dell’attivitą deve essere altresď attestato il possesso da parte del soggetto che esercita effettivamente l’attivitą, a fronte di motivi imperativi di interesse generale, in particolare tutela dei consumatori e sanitą pubblica, di uno dei documenti di cui all’articolo 67, comma 2 bis, della l.r. 6/2010. Qualora il soggetto richiedente che esercita effettivamente l’attivitą non attesti il possesso di nessuno dei documenti di cui all’articolo 67, comma 2 bis, della l.r. 6/2010, Ź tenuto a frequentare e superare positivamente un corso per valutare il grado di conoscenza di base della lingua italiana presso la Camera di Commercio territorialmente competente del comune dove intende svolgere l’attivitą di somministrazione non assistita. Con provvedimenti di Giunta verranno stabiliti i criteri, la durata e la modalitą del corso.”.

 

4.     Dopo il comma 5 dell’articolo 2 della l.r. 8/2009 Ź aggiunto il seguente:

 

“5 bis) Nell’ambito della programmazione comunale di cui all’articolo 4 bis della l.r. 6/2010 i comuni possono prevedere limiti di distanza per le attivitą di vendita di cui al comma 1 solo a fronte di motivata esigenza volta ad assicurare la sicurezza stradale ed evitare addensamenti di traffico, di disturbo alla quiete pubblica o alla sicurezza pubblica, nonché per tutelare l’ordine pubblico e l’ambiente urbano e, comunque, non allo scopo di limitare la concorrenza.”.

 

5.     Dopo il comma 2 dell’articolo 3 della l.r. 8/2009 Ź aggiunto il seguente:

 

“2 bis) Tutte le informazioni commerciali, compresi i prezzi degli alimenti di propria produzione, esposte agli utenti devono essere rese anche in lingua italiana. Qualora le indicazioni siano apposte in piĚ lingue, devono avere tutte i medesimi caratteri di visibilitą e leggibilitą. Sono consentiti termini stranieri o derivanti da lingue straniere che sono ormai di uso corrente nella lingua italiana ed il cui significato Ź comunemente noto.”.

 

 

TITOLO III

DISCIPLINA DELLE ATTIVITň DI ESTETISTA ED ACCONCIATORE

 

Art. 3

(Attivitą di estetista)

 

1.     L’esercizio dell’attivitą professionale di estetista Ź esercitato nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge 4 gennaio 1990, n.1 (Disciplina dell’attivitą di estetista), dal regolamento regionale adottato ai sensi dell’articolo 21 bis della legge regionale 16 dicembre 1989, n.73 (Disciplina istituzionale dell’artigianato lombardo), dalla legge regionale 15 settembre 1989, n.48, (Disciplina dell’attivitą di estetista) in quanto compatibile, dal decreto del direttore generale regionale alla sanitą 13 marzo 2003, n.4259 (Linee guida per l’aggiornamento e la regolamentazione delle attivitą delle estetiste) nonché dal regolamento adottato dai comuni.

 

2.     L’attivitą di estetista Ź soggetta a segnalazione certificata di inizio attivitą (SCIA), di cui all’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi), da presentare allo sportello unico del comune in cui si intende svolgere l’attivitą, laddove istituito, o al medesimo comune territorialmente competente.

 

3.     Le disposizioni richiamate al comma 1, si applicano per disciplinare, regolamentare e controllare l’esercizio dell’attivitą di estetista in Regione Lombardia.

 

4.     Ogni attivitą che comporti prestazioni, trattamenti e manipolazioni sulla superficie del corpo umano, ivi compresi i massaggi estetici e rilassanti, finalizzate al benessere fisico, al miglioramento estetico della persona o alla cura del corpo priva di effetti terapeutici, Ź da intendersi attivitą ai sensi della l. 1/1990 sia che si realizzi con tecniche manuali e corporee sia che si realizzi con l’utilizzo di specifici apparecchi.

 

5.     Le imprese che esercitano l'attivitą professionale di estetista ai sensi del presente articolo possono temporaneamente continuare ad operare e devono adeguarsi ai requisiti di cui alla l. 1/1990, in quanto compatibili, alla l.r. 48/1989, alle linee guida regionali e ai regolamenti comunali entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

 

 

Art. 4

(Attivitą di acconciatore)

 

1.     L’esercizio dell’attivitą professionale di acconciatore Ź subordinato al possesso dei requisiti previsti dalla legge 17 agosto 2005, n.174 (Disciplina dell’attivitą di acconciatore), dal regolamento regionale adottato ai sensi della l.r. 73/1989, nonché dal regolamento adottato dai comuni.

 

2.     L’attivitą di acconciatore Ź soggetta alla SCIA di cui all’articolo 19 della l. 241/1990, da presentare allo sportello unico del comune in cui si intende svolgere l’attivitą, laddove istituito, o al medesimo comune territorialmente competente.

 

3.     Le disposizioni della l. 174/2005 e quelle, in quanto compatibili, previste dalla legge 14 febbraio 1963, n. 161 (Disciplina dell’attivitą di barbiere, parrucchiere ed affini), si applicano per disciplinare, regolamentare e controllare l’esercizio dell’attivitą di acconciatore in Regione Lombardia.

 

 

TITOLO IV

DISPOSIZIONI RELATIVE AL COMMERCIO AL DETTAGLIO E ALL’ATTIVITA’ DI SOMMINISTRAZIONI DI ALIMENTI E BEVANDE

 

Art. 5

(Modifiche all’art. 2 della l.r. 6/2010)

 

1.       Al comma 1, dell’articolo 2 della l.r. 6/2010 sono apportate le seguenti modifiche:

 

a)      alla lettera a) le parole “sia la migliore produttivitą del sistema, sia la qualitą e l’economicitą dei servizi da rendere al consumatore” sono sostitute dalle seguenti “la qualitą dei servizi da rendere ai consumatori e la qualitą della vita della popolazione, nonché la migliore produttivitą del sistema”;

 

b)      alla fine della lettera b) sono aggiunte le parole: “con particolare attenzione alla tutela e alla valorizzazione delle piccole e medie imprese commerciali”.

 

 

Art. 6

(Modifiche all’art. 3 della l.r. 6/2010)

 

1.       Al comma 2, dell’articolo 3 della l.r. 6/2010 le parole “sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo” sono sostituite con le seguenti:“dal punto di vista qualitativo”.

 

 

Art. 7

(Modifiche all’art. 4 della l.r. 6/2010)

 

1.       All’articolo 4 della l.r. 6/2010 sono apportate le seguenti modifiche:

 

a)      Il primo alinea del comma 1, Ź sostituito dalle seguenti parole: “Il Consiglio regionale al fine di perseguire le finalitą di cui all’articolo 2, su proposta della Giunta regionale, approva, garantendo il giusto bilanciamento dei motivi imperativi di interesse generale quali l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica, la sicurezza stradale, la sanitą pubblica, la tutela dei consumatori, dei destinatari di servizi e dei lavoratori, la lotta alla frode, la tutela dell’ambiente e dell’ambiente urbano incluso l’assetto territoriale in ambito urbano e rurale, la sostenibilitą ambientale, sociale e di vivibilitą, la conservazione del patrimonio storico ed artistico, la politica sociale e la politica culturale, i seguenti atti:”;

 

b)      alla lettera c) del comma 2, dopo la parola “grandi” sono aggiunte le parole: “e medie”;

 

c)      dopo il comma 4, sono aggiunti i seguenti:

“4bis) I criteri urbanistici per l’attivitą di pianificazione e gestione degli enti locali prevedono in particolare:

a)      gli indirizzi al fine dell’individuazione delle aree da destinare agli insediamenti commerciali, promuovendo il contenimento dell’uso del territorio verificando, tra l’altro, la dotazione a destinazione commerciale esistente;

b)      le condizioni e i criteri che i comuni devono valutare per l’individuazione, attraverso il piano di governo del territorio, delle aree idonee per la localizzazione delle medie e grandi strutture di vendita;

c)      i requisiti urbanistici, in termini di accessibilitą veicolare e pedonale anche per portatori di handicap, di dotazione di standard ambientali e parcheggi pertinenziali delle diverse tipologie di strutture di vendita;

d)      i criteri per incentivare il recupero, l’ammodernamento e la qualificazione delle aree di insediamenti commerciali che tengono conto della qualitą del contesto paesaggistico ed ambientale.

4ter) Al fine di rendere omogenei ed uniformare gli interventi di programmazione comunale la Giunta regionale, con proprio atto di indirizzo, indica i criteri qualitativi per l’insediamento delle attivitą commerciali, comprese quelle che somministrano alimenti e bevande, nonché quelle che vendono direttamente, in locali adiacenti a quelli di produzione, gli alimenti di propria produzione per il consumo immediato.”.

 

 

Art. 8

(Integrazioni alla l.r. 2 febbraio 2010, n.6)

 

1.       Dopo l’articolo 4 della l.r. 6/2010 Ź inserito il seguente:

 

“Art. 4 bis

(Programmazione comunale)

 

1.   Al fine di migliorare la funzionalitą e la produttivitą del sistema dei servizi concernenti le attivitą commerciali, nonché consentire uno sviluppo sostenibile, i comuni, valutate le caratteristiche della distribuzione commerciale ed in coerenza con gli indirizzi regionali di cui all’articolo 4, adottano, sentite le associazioni dei consumatori e le organizzazioni imprenditoriali del commercio maggiormente rappresentative a livello provinciale e le organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti, un atto di programmazione, avente durata quadriennale, che disciplina le modalitą di applicazione, con riguardo alle zone da sottoporre a tutela, dei criteri qualitativi individuati dalla programmazione regionale in riferimento all’insediamento delle nuove attivitą commerciali, ivi comprese quelle che somministrano alimenti e bevande, nonché quelle che vendono direttamente, in locali adiacenti a quelli di produzione, gli alimenti di propria produzione per il consumo immediato di cui alla l.r. 8/2009, tenendo conto delle diverse caratteristiche del proprio territorio e della differente incidenza degli esercizi secondo il settore e la tipologia di appartenenza. Tali criteri comunali si basano sui motivi imperativi di interesse generale di cui all’articolo 4, comma 1 connessi a ragioni non altrimenti risolvibili di sostenibilitą ambientale, sociale e di viabilitą che rendano impossibile consentire ulteriori flussi di pubblico nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi di controllo in particolare per il consumo di alcolici e per il contrasto al degrado urbano, e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilitą del territorio e alla normale mobilitą e tenendo conto delle caratteristiche urbanistiche e di destinazione d’uso dei locali, dei fattori di mobilitą, traffico, inquinamento acustico e ambientale, aree verdi, parcheggi, delle caratteristiche qualitative degli insediamenti, dell’armonica integrazione con le altre attivitą economiche e con le aree residenziali interessate e del corretto utilizzo degli spazi pubblici o di uso pubblico.

2.   I comuni, in coerenza con i criteri adottati dalla Giunta regionale e in relazione alla previsione di nuovi insediamenti commerciali, individuano nel piano di governo del territorio:

a)    le aree da ritenersi sature rispetto alla possibilitą di localizzarvi nuovi insediamenti in considerazione delle condizioni di sostenibilitą ambientale, infrastrutturale, logistica e di mobilitą relative a specifici ambiti territoriali;

b)    le aree di localizzazione delle medie e grandi strutture di vendita, ivi compresi i centri commerciali;

c)    le prescrizioni cui devono uniformarsi gli insediamenti commerciali in relazione alla tutela dei beni artistici, culturali ed ambientali, nonché all’arredo urbano, nei centri storici e nelle localitą di particolare interesse artistico e naturale;

d)    le misure per una corretta integrazione tra strutture commerciali e servizi ed attrezzature pubbliche;

e)    le prescrizioni e gli indirizzi di natura urbanistica ed in particolare quelle inerenti alla disponibilitą di spazi pubblici o di uso pubblico e le quantitą minime di spazi per parcheggi, relativi alle diverse strutture di vendita.

3.   Le determinazioni dei comuni di cui ai commi 1 e 2 possono essere differenziate in relazione a singole parti del territorio comunale o zone ed alla tipologia degli esercizi commerciali. In particolare la strumentazione urbanistica puė disporre limitazioni all’insediamento di attivitą commerciali in base a specifiche classificazioni, anche dimensionali, che i comuni individuano in relazione alle medie e grandi strutture di vendita.

4.   In coerenza con l’atto di programmazione di cui al comma 1, i comuni, previa valutazione delle problematiche della distribuzione commerciale nei centri storici e delle interrelazioni esistenti con le altre componenti territoriali, economiche e sociali, con apposito atto, promuovono:

a)      la crescita, il ricambio e la diversificazione delle attivitą, in raccordo con gli strumenti urbanistici comunali;

b)      la permanenza degli esercizi storici e tradizionali, ivi compresi quelli artigianali, con particolare attenzione alle merceologie scarsamente presenti, anche mediante incentivi ed apposite misure di tutela;

c)       l’individuazione di porzioni di territorio ubicate in aree limitrofe funzionalmente collegate con il centro storico;

d)      la valorizzazione e la salvaguardia delle aree o degli edifici aventi valore storico, archeologico, artistico e ambientale attraverso anche l’individuazione in base all’articolo 145 di particolari condizioni per l’esercizio del commercio.

5.   I comuni, per le finalitą di cui al comma 4, possono:

a)      differenziare le attivitą commerciali con riferimento a specifiche classificazioni di carattere dimensionale, merceologico e qualitativo per contribuire ad un ampliamento di opportunitą di insediamento nel centro storico;

b)      disporre il divieto di vendita di determinate merceologie, qualora questa costituisca un contrasto con la tutela di valori artistici, storici o ambientali;

c)       limitare nei centri storici e zone limitrofe l’insediamento di attivitą che non siano tradizionali o qualitativamente rapportabili ai caratteri storici, architettonici e urbanistici dei centri medesimi;

d)      adottare, nell’ambito della programmazione comunale, un piano di tutela delle attivitą tradizionali per il centro storico, eventualmente suddiviso a sua volta in tessuti territoriali e zone omogenee, che consente, in caso di cessazione delle attivitą tutelate nelle zone localizzate, la sola attivazione, per un arco temporale fino a cinque anni, di una o piĚ delle medesime attivitą appartenenti allo stesso settore alimentare o non alimentare.

6. Le disposizioni di cui al comma 5 possono essere applicate dai comuni, per le finalitą di cui al comma 4, anche in relazione a zone del territorio differenti dal centro storico a fronte di motivate ragioni di utilitą sociale derivanti dall’esigenza di garantire la riqualificazione e valorizzazione del tessuto urbano attraverso uno sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle attivitą economiche, nonché la permanenza di una offerta variegata di beni e servizi.”.

 

 

Art. 9

(Modifiche all’art. 8 della l.r. 6/2010)

 

1. Al comma 1, dell’articolo 8 della l.r. 6/2010 sono apportate le seguenti modifiche:

a)   le parole: “dall’articolo 5, commi 2, 3 e 4 del d.lgs. n. 114/1998” sono sostituite con le seguenti: “dall’articolo 20, commi 1, 3 e 4”;

b)   le parole: “all’articolo 5, comma 5, del d.lgs. 114/1998” sono sostituite con le seguenti: “all’articolo 20, comma 6”.

 

2. Al comma 2, dell’articolo 8 della l.r. 6/2010, le parole: “all’articolo 5 del d.lgs. 114/1998” sono sostituite con le seguenti: “all’articolo 20”.

 

 

 

 

Art. 10

(Modifiche all’art. 11 della l.r. 6/2010)

 

1.   Al comma 1, dell’articolo 11 della l.r. 6/2010 le parole: “all’articolo 5, comma 5, lettera a), del d.lgs. n. 114/1998” sono sostituite con le seguenti: “all’articolo 20, comma 6, lettera a),”.

 

 

Art. 11

(Modifiche all’art. 15 della l.r. 6/2010)

 

1.   Il comma 1, dell’articolo 15 della l.r. 6/2010 Ź sostituito dal seguente:

 

“1. Per l’avvio della attivitą di vendita di prodotti al dettaglio di qualsiasi genere per mezzo di apparecchi automatici deve essere presentata la SCIA di cui all’articolo 19 della l. 241/1990; le successive attivazioni e cessazioni di apparecchi automatici che distribuiscono prodotti alimentari sono comunicate con cadenza semestrale alla azienda sanitaria locale (ASL) territorialmente competente per il comune nel quale hanno luogo le attivazioni e cessazioni stesse, mediante invio di elenchi cumulativi contenenti gli estremi della SCIA relativa all’avvio dell’attivitą o di autorizzazioni o dichiarazioni di inizio attivitą produttiva (DIAP), di cui all’articolo 5 della legge regionale 2 febbraio 2007, n. 1,(Strumenti di competitivitą per le imprese e per il territorio della Lombardia) precedentemente ottenute o presentate.”.

 

 

Art. 12

(Integrazioni all’art. 17 della l.r. 6/2010)

 

1.   Alla fine del comma 1, dell’articolo 17, della l.r. 6/2010, dopo la parola “consumatore” sono aggiunte le parole: “nonché valutando le ragioni di sostenibilitą ambientale e sociale, di viabilitą che rendano impossibile consentire ulteriori flussi di acquisto nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi di controllo, in particolare, per il consumo di alcolici e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilitą del territorio e alla normale mobilitą. In ogni caso resta ferma la finalitą di tutela e salvaguardia delle zone di pregio artistico, storico, architettonico e ambientale”.

 

 

Art. 13

(Modifiche all’art. 20 della l.r. 6/2010)

 

1.   Alla fine della lettera b) del comma 6 dell’articolo 20 della l.r. 6/2010 sono aggiunte le parole: “secondo le modalitą di cui all’articolo 18 del pdl 85;”.

 

 

Art. 14

(Criteri per il rilascio e rinnovo delle concessioni dei posteggi per l’esercizio del commercio su aree pubbliche)

 

1.       Con intesa in sede di Conferenza unificata, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131 (Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla L. Cost. 18 ottobre 2001, n. 3), anche in deroga al disposto di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 26 marzo 2010 n. 59 (Attuazione della direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno), vengono individuati, senza discriminazioni basate sulla forma giuridica dell’impresa, i criteri per il rilascio e il rinnovo della concessione dei posteggi per l’esercizio su aree pubbliche e le disposizioni transitorie da applicare, con le decorrenze previste, anche alle concessioni in essere alla data di entrata in vigore del d.lgs. n. 59/2010 ed a quelle prorogate durante il periodo intercorrente fino all’applicazione di tali disposizioni transitorie.

 

2.   Fino all’approvazione dei criteri di cui al comma 1:

 

a)  le concessioni in essere alla data dell’8 maggio 2010 sono valide fino alla scadenza del termine decennale gią previsto. Alla scadenza, i comuni rinnovano le concessioni tenendo conto dei criteri determinati nell’atto elaborato con intesa in sede di Conferenza Unificata;

 

b)  le concessioni in scadenza nel periodo intercorrente tra l’8 maggio 2010 e l’approvazione dei criteri di cui al comma 1 sono prorogate secondo le disposizioni regionali vigenti, fino all’approvazione delle disposizioni transitorie di cui all’articolo 70, comma 5, del d.lgs. 59/2010;

 

c) le concessioni nuove e relative autorizzazioni, in attesa dei criteri dettati dalla Conferenza Unificata, vengono rilasciate applicando la vigente normativa regionale e secondo i criteri comunali vigenti;

 

d) il rinnovo o il rilascio di autorizzazioni Ź subordinato all’aver assolto il pagamento delle sanzioni amministrative pecuniarie, iscritte a titolo definitivo, inflitte nei confronti del titolare delle autorizzazioni  per violazione degli illeciti amministrativi, nei confronti del comune concedente.

 

 

Art. 15

(Modifiche all’art. 24 della l.r. 6/2010)

 

1.      All’articolo 24 della l.r. 6/2010 sono apportate le seguenti modifiche:

 

a)   il comma 2 Ź sostituito dal seguente:

“2. Nel caso di cambiamento di domicilio, inteso come luogo in cui Ź stabilita la sede principale degli affari, da parte del titolare di autorizzazione, l’interessato ne dą comunicazione al comune dove intende esercitare l’attivitą che provvede al rilascio della nuova autorizzazione, previo ritiro del titolo originario, dandone contestuale comunicazione al comune di provenienza per gli adempimenti conseguenti. Nella nuova autorizzazione sono annotati gli estremi della precedente, ai fini della conservazione delle prioritą.”;

b)   dopo il comma 2 Ź inserito il seguente:

“2bis) La Regione predispone un apposito sistema informativo regionale relativo al commercio ambulante. In attesa del sistema informativo, i comuni ai quali viene presentata una nuova domanda di autorizzazione itinerante, comunicano preventivamente alla Direzione Generale competente in materia di commercio i dati del richiedente al fine di verificare se lo stesso sia, o meno, in possesso di un'altra autorizzazione itinerante rilasciata da un altro comune lombardo”.

 

 

 

Art. 16

(Modifiche all’art. 25 della l.r. 6/2010)

 

1.      All’articolo 25 della l.r. 6/2010 sono apportate le seguenti modifiche:

 

a)   al comma 3 le parole “dal comune di residenza del subentrante” sono sostituite con le seguenti: “Nella comunicazione di subingresso Ź contenuta l’autocertificazione del possesso dei requisiti soggettivi, nonché deve essere allegata l’autorizzazione originaria e copia dell’atto di cessione o di trasferimento in gestione.”;

 

b)   dopo il comma 3 Ź inserito il seguente:

“3 bis) Qualora il comune indicato dal subentrante nella comunicazione di cui al comma 3 Ź diverso da quello del cedente, il titolo originario Ź trasmesso dal primo comune al secondo per gli adempimenti conseguenti, nonché alla struttura regionale competente in materia di commercio.”.

 

 

Art. 17

(Modifiche all’art. 66 della l.r. 6/2010)

 

1.      All’articolo 66 della l.r. 6/2010 sono apportate le seguenti modifiche:

 

a)   l’alinea del comma 1 Ź sostituito dalle seguenti parole: “1. L’esercizio dell’attivitą di somministrazione di alimenti e bevande Ź subordinato al possesso, in capo al titolare dell’impresa individuale o suo delegato o, in caso di societą, associazione od organismi collettivi al legale rappresentante, o ad altra persona preposta all’attivitą commerciale, di uno dei seguenti requisiti professionali:”;

 

b)   alla fine della lettera b) del comma 1 sono aggiunte le seguenti parole: “secondo le modalitą di cui all’articolo 18 del pdl 85; ”.

 

 

Art. 18

(Disposizione in materia di attestazione degli adempimenti contributivi ai fini del riconoscimento del requisito professionale)

 

1.      L’avere prestato la propria opera, ai fini del riconoscimento del requisito di cui agli articoli 20, comma 6, lett. b), e 66, comma 1, lett. b), della l.r. 6/2010, per i motivi imperativi d’interesse generale di cui all’articolo 8 lettera h) del d.lgs. 59/2010 e in particolare per i motivi attinenti la tutela dei lavoratori, la protezione sociale dei lavoratori, deve essere comprovato, oltre che dalla iscrizione all’Istituto nazionale previdenza sociale, dalla attestazione degli adempimenti contributivi minimi previsti da parte della previdenza sociale nazionale.

 

 

Art. 19

(Modifiche all’art. 67 della l.r. 6/2010)

 

1.      Dopo il comma 2, dell’articolo 67 della l.r. 6/2010 per i motivi imperativi d’interesse generale di cui al comma 1 dell’articolo 4 della l.r. n. 6/2010 e in particolare per i motivi attinenti la sanitą pubblica, la tutela dei lavoratori, la tutela dei consumatori, dei destinatari dei servizi, sono aggiunti i seguenti:

 

“2bis) Per il rilascio dell’autorizzazione per l’esercizio delle attivitą di somministrazione di alimenti e bevande Ź necessario che il soggetto, titolare o delegato, che esercita effettivamente l’attivitą presenti uno dei seguenti documenti:

a)      un certificato di conoscenza della lingua italiana, Certificazione Italiano Generale (CELI), a tal fine Ź sufficiente un CELI di livello A2 Common European Framework: livello di contatto definibile in termini di competenza relativa a routine memorizzate;

b)      un attestato che dimostri di aver conseguito un titolo di studio presso una scuola italiana legalmente riconosciuta, o in alternativa un attestato che dimostri di avere frequentato, con esito positivo, un corso professionale per il commercio relativo al settore merceologico alimentare o per la somministrazione di alimenti e bevande istituito o riconosciuto dalla Regione Lombardia, dalle altre regioni o dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.

2 ter) Nei casi in cui l’avvio o il subingresso Ź soggetto a SCIA nella stessa deve essere attestato il possesso di uno dei documenti di cui al comma 2bis.

2 quater) Qualora il richiedente, titolare o per mezzo del delegato, non presenti o attesti il possesso, in caso di SCIA, di nessuno dei documenti richiesti dal comma 2bis, Ź tenuto a frequentare e superare positivamente il corso di formazione presso la Camera di Commercio.

2 quinquies) Tutte le informazioni commerciali, compresi i prezzi delle merci, esposte agli utenti devono essere rese anche in lingua italiana. Qualora le indicazioni siano apposte in piĚ lingue, devono avere tutte i medesimi caratteri di visibilitą e leggibilitą. Sono consentiti termini stranieri o derivanti da lingue straniere che sono ormai di uso corrente nella lingua italiana ed il cui significato Ź comunemente noto.”.

 

 

Art. 20

(Modifiche all’art. 68 della l.r. 6/2010)

 

1.      Al comma 2, dell’articolo 68 della l.r. 6/2010 sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a)       dopo le parole “comma 1” sono inserite le seguenti “,avuto riguardo dei motivi imperativi d’interesse generale di cui all’articolo 4, ”;

 

b)      dopo la lettera d) sono aggiunte le seguenti:

d bis) ai criteri qualitativi di cui all’articolo 4, comma 4 ter;

d ter) ai requisiti urbanistici, in termini di accessibilitą veicolare e pedonale anche per portatori di handicap, di dotazione di standard ambientali e parcheggi pertinenziali;

d quater) ai criteri per incentivare il recupero, l’ammodernamento e la qualificazione delle aree di insediamenti commerciale che tengono conto della qualitą del contesto paesaggistico ed ambientale.”.

 

2.      Al comma 3 dell’articolo 68 della l.r. 6/2010 sono soppresse le parole:“dei consumi extra-domestici,”.

 

 

 

 

 

Art. 21

(Modifiche all’art. 69 della l.r. 6/2010)

 

1.      All’articolo 69 della l.r. 6/2010 sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a)       il comma 2 Ź sostituito dal seguente:

“2. In coerenza con l’atto di programmazione di cui all’articolo 4 bis e gli indirizzi di cui all’articolo 68 i comuni stabiliscono, sentito il parere della commissione di cui all’articolo 78, i criteri relativi al rilascio delle nuove autorizzazioni.”;

b)      dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:

“2.bis) Fermo restando l’esigenza di garantire sia l’interesse della collettivitą inteso come fruizione di un servizio adeguato sia quello dell’imprenditore al libero esercizio dell’attivitą, nei criteri di cui al comma 2 i comuni, al fine di assicurare un corretto sviluppo del settore, adottano, limitatamente alle zone del territorio da sottoporre a tutela, provvedimenti di regolamentazione delle aperture degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico. Tale regolamentazione puė prevedere, sulla base di parametri oggettivi ed indici di qualitą del servizio, divieti o limitazioni all’apertura di nuovi esercizi di somministrazioni limitatamente ai casi in cui ragioni non altrimenti risolvibili di sostenibilitą ambientale, sociale e di viabilitą rendano impossibile consentire ulteriori flussi di pubblico nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi di controllo in particolare per il consumo di alcolici e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilitą del territorio e alla normale mobilitą. In ogni caso, resta ferma la finalitą di tutela e salvaguardia delle zone di pregio artistico, storico, architettonico e ambientale e sono vietati criteri legati alla verifica di natura economica o fondati sulla prova dell’esistenza di un bisogno economico o sulla prova di una domanda di mercato, quali entitą delle vendite di alimenti e bevande e presenza di altri esercizi di somministrazione.

2 ter) I divieti e le limitazioni di cui al comma 2bis si applicano anche in caso di trasferimento di sede, per le zone soggette alla programmazione di cui all’articolo 68, delle attivitą di somministrazione da una zona non sottoposta a tutela ad una soggetta a specifica tutela.”;

 

c)       il comma 3 Ź sostituito dal seguente:

“3. L’apertura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, nelle zone del territorio comunale sottoposte a programmazione Ź soggetta ad autorizzazione rilasciata dal comune competente per territorio. ť soggetto ad autorizzazione anche il trasferimento di una attivitą di somministrazione da una sede non sottoposta a programmazione ad una sede collocata in una zona tutelata, nonché quello all’interno della stessa zona tutelata. L’avvio delle attivitą non soggette a programmazione, il trasferimento della gestione o della titolaritą dell’esercizio di somministrazione ed il trasferimento di sede, per le zone soggette alla programmazione di cui all’articolo 68, in zona non sottoposta a tutela, sono soggetti a SCIA di cui all’articolo 19 della l. 241/1990.”;

 

d)      al comma 4 dopo la parola “autorizzazione” sono inserite le seguenti: “o, nei casi previsti, la SCIA”;

 

e)       al comma 11 dopo le parole “dei criteri di cui al comma 2” sono inserite le seguenti: “e degli indirizzi e criteri di cui all’articolo 150”.

 

Art. 22

(Modifiche all’art. 73 della l.r. 6/2010)

 

1.      Al comma 1, dell’articolo 73 della l.r. 6/2010 le parole “l’autorizzazione degli” sono sostituite dalla seguente:“gli”.

 

 

Art. 23

(Modifiche all’art. 74 della l.r. 6/2010)

 

1.      Al comma 1 dell’articolo 74 della l.r. 6/2010 la parola “abilita” Ź sostituita dalle seguenti: “e, nei casi previsti, la segnalazione certificata di inizio attivitą abilita”.

 

 

Art. 24

(Modifiche all’art. 76 della l.r. 6/2010)

 

1.      All’articolo 76 della l.r. 6/2010 sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a)   la rubrica Ź sostituita dalla seguente: “Decadenza dei titoli abilitativi”;

 

b)   il comma 1 Ź sostituito dal seguente:

“1. I titoli abilitativi decadono quando:

a) il titolare del titolo abilitativo, salvo proroga in caso di comprovata necessitą e su motivata istanza, non attivi l’esercizio entro due anni dalla data del suo rilascio o presentazione;

b) il titolare del titolo abilitativo sospenda l’attivitą per un periodo superiore a dodici mesi;

c) il titolare dell’attivitą non risulti piĚ in possesso dei requisiti di cui all’articolo 65;

d) venga meno la sorvegliabilitą dei locali o la loro conformitą alle norme urbanistiche, sanitarie, di prevenzione incendi e di sicurezza. In tali casi la decadenza Ź preceduta da un provvedimento di sospensione dell’attivitą per una durata non inferiore a tre giorni e non superiore a novanta giorni, termine entro il quale, salvo proroga in caso di comprovata necessitą e previa motivata istanza, il titolare puė ripristinare i requisiti mancanti;

e) venga meno l’effettiva disponibilitą dei locali nei quali si esercita l’attivitą e non venga, nei casi previsti, richiesta, da parte del proprietario dell’attivitą, l’autorizzazione al trasferimento in una nuova sede nel termine di sei mesi, salvo proroga in caso di comprovata necessitą e previa motivata istanza;

f) il titolare dell’attivitą non osservi i provvedimenti di sospensione del titolo abilitativo;

g) in caso di subingresso, non si avvii l’attivitą secondo le modalitą previste nell’articolo 75.”;

 

c)   al comma 2 le parole “c) e d)” sono sostituite dalle seguenti:“d) e e)”.

 

 

Art. 25

(Modifiche all’art. 80 della l.r. 6/2010)

 

1.      Il comma 1 dell’articolo 80 della l.r. 6/2010 Ź sostituito dal seguente:

1. Chiunque eserciti l’attivitą di somministrazione di alimenti e bevande senza la prescritta autorizzazione o altro titolo abilitativo o, quando sia stato emesso un provvedimento di inibizione o di divieto di prosecuzione dell’attivitą ed il titolare non vi abbia ottemperato, ovvero quando il titolo autorizzatorio o abilitativo sia sospeso o decaduto, ovvero senza i requisiti di cui agli articoli 65 e 66, Ź punito con la sanzione amministrativa prevista dall’articolo 17-bis, comma 1, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza).”.

 

 

Art. 26

(Modifiche all’art. 149 della l.r. 6/2010)

 

1.      All’articolo 149 della l.r. 6/2010 sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a)   al comma 1 dopo la parola “approva” sono inserite le seguenti: “avuto riguardo dei motivi imperativi d’interesse generale di cui al comma 1 dell’articolo 4”;

 

b)   il comma 2 Ź sostituito dal seguente:

“2. La Giunta regionale provvede agli ulteriori adempimenti di disciplina del settore commerciale e alla definizione di criteri urbanistici per l'attivitą di pianificazione e di gestione degli enti locali di cui all’articolo 4, comma 4 bis.”.

 

 

Art. 27

(Modifiche all’art. 150 della l.r. 6/2010)

 

1.      All’articolo 150 della l.r. 6/2010 sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a)   il comma 1 Ź sostituito dal seguente:

“1. I comuni definiscono i contenuti attinenti agli insediamenti commerciali nei propri piani urbanistici e negli strumenti di programmazione commerciale tenuto conto delle finalitą di cui al titolo II, capo I, sezione I e capi II e III del presente testo unico, della l.r. 8/2009 e delle indicazioni stabilite nel programma pluriennale ed indirizzi di cui all’art. 4 e nei criteri di programmazione urbanistica del settore commerciale di cui all’art. 149. In particolare i comuni possono individuare:

a) i criteri qualitativi per l’insediamento delle nuove attivitą commerciali, comprese quelle che somministrano alimenti e bevande, e delle attivitą di vendita delle imprese artigiane di prodotti alimentari di propria produzione per il consumo immediato nei locali dell’azienda, tenendo conto delle diverse caratteristiche del proprio territorio e della differente incidenza degli esercizi secondo il settore merceologico di appartenenza;

b) le zone da sottoporre a tutela, tenendo conto delle caratteristiche urbanistiche e di destinazione d’uso dei locali, dei fattori di mobilitą, traffico, inquinamento acustico e ambientale, aree verdi, parcheggi, nonché delle caratteristiche qualitative degli insediamenti, dell’armonica integrazione con le altre attivitą economiche, con le aree residenziali interessate e del corretto utilizzo degli spazi pubblici o di uso pubblico.”;

 

b)    Il comma 4 Ź abrogato.

 

 

TITOLO V

DISPOSIZIONI FINALI E ATTUATIVE

 

 

Art. 28

(Disposizioni finali)

 

1.      La Regione Lombardia entro centoventi giorni dall’entrata in vigore della presente legge, adegua, ove necessario, gli atti di programmazione di cui all’articolo 4, della l.r. 6/2010 e relative modalitą applicative ed atti attuativi, gli indirizzi di cui all’articolo 68, della l.r. 6/2010, gli obiettivi di presenza e sviluppo di cui all’articolo 17, della l.r. 6/2010, nonché adotta gli atti di indirizzo di cui all’articolo 4, comma 4 ter, della l.r. 6/2010.

 

2.      Le disposizioni previste dagli atti di cui al comma 1, in quanto compatibili, continuano ad applicarsi, fino al relativo adeguamento.

 

3.      I comuni, entro centottanta giorni, adeguano, ove necessario, i propri strumenti urbanistici del territorio ai criteri regionali di cui agli articoli 4 e 149 della l.r. 6/2010.

 

4.      Gli enti locali, ove necessario, adeguano, dalla data di entrata in vigore della presente legge, la propria normativa alle disposizioni di cui alla presente legge.

 

 

Art. 29

(Provvedimenti attuativi)

 

1.      La struttura regionale competente provvede all’attuazione della presente legge.

 

 

Articolo 30

(Entrata in vigore)

 

1.      La presente legge regionale entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel bollettino ufficiale della Regione Lombardia.

 


 

 

IX Legislatura                                                                                                   Atti 4071/2011

IV COMMISSIONE

 

 

 

 

 

 

 

PDL N. 85

 

di iniziativa dei Consiglieri regionali:

 

Galli, Orsatti, Bianchi, Romeo, Toscani, Pedretti, Cecchetti, Bossi, Longoni,

Ruffinelli, Parolo, Frosio, Bossetti, Colla, Marelli, Bottari, Ciocca

 

 

 

 

 

“DISPOSIZIONI IN MATERIA, DI ARTIGIANATO E COMMERCIO E ATTUAZIONI DELLA DIRETTIVA 2006/123/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO DEL 12 DICEMBRE 2006 RELATIVA AI SERVIZI NEL MERCATO INTERNO.”.

 

 

 

 

 

 

testo approvato nella seduta del 6 febbraio 2012

 

 

 

RELAZIONE

 

 

 

 

 

 

Relatore: Consigliere Massimiliano ORSATTI

Trasmesso alle Commissioni consiliari il: 14/03/2011

Restituito alla Presidenza del Consiglio il: 09/02/2012

 

 

Pagine n. 3

 

 

 

RELAZIONE

 

Questo progetto di legge ha come finalitą quella di disciplinare attivitą produttive e commerciali non regolamentate, adeguandosi alla Direttiva 2006/123/CE, meglio conosciuta come Direttiva Bolkestein.

 

Tale Direttiva ha come principale obiettivo quello di facilitare la circolazione di servizi all’interno dell’Unione Europea eliminando gli ostacoli alla libertą di stabilimento e alla libertą di circolazione dei servizi. A bilanciamento di questa Direttiva e del D.Lgs. 59/2010, sono definiti una serie di motivi imperativi di interesse generale (pubblico interesse, ordine pubblico, sicurezza pubblica, sanitą pubblica, tutela dei consumatori…) che consentono al legislatore di limitare talune libertą laddove sussistano situazioni in contrasto con questi principi. Per quanto compete le materie di interesse regionale Ź compito del Consiglio Regionale andare a legiferare risolvendo le situazioni critiche che sono emerse negli ultimi anni a seguito dell’apertura di attivitą da parte di cittadini non italiani. Oltre ad andare a regolamentare settori fisiologicamente in evoluzione come ad esempio il commercio ambulante, piuttosto che gli estetisti ed i parrucchieri questa legge mira a disciplinare attivitą come i “centri massaggi orientali” che attualmente non sono regolamentati da leggi chiare. Va evidenziata inoltre, la facoltą per i singoli comuni di intervenire nelle specifiche situazioni in contrasto con i motivi imperativi di interesse generale.

 

La normativa, per ragioni di ordine pubblico e di sicurezza, prevede fra le altre cose la possibilitą per i comuni di evitare l’addensamento di negozi extracomunitari nella medesima zona; la finalitą Ź quella di impedire la creazione di “quartieri ghetto” che causano preoccupazione nella popolazione italiana e rendono oggettivamente difficile l’integrazione degli stranieri all’interno della societą civile.

 

Per l’avviamento di una nuova attivitą nel settore merceologico alimentare e di somministrazione di alimenti e bevande sarą necessario, fra gli altri requisiti previsti attualmente dalla legge, non solo l’iscrizione all’INPS per almeno due anni, ma anche la certificazione del regolare versamento contributivo pari all’importo dei contributi minimi previsti da parte della previdenza sociale nazionale. L’attuale legge consente infatti di far collaborare all’interno della propria attivitą dei coadiutori familiari – pratica diffusa soprattutto tra gli extracomunitari – iscrivendoli semplicemente all’INPS senza pagarne i contributi. Accade quindi che questi, dopo due anni di attivitą, conseguano i requisiti per poter aprire la propria attivitą di somministrazione di alimenti e bevande; per mettere un freno a questo malcostume si rende necessario pertanto restringere le condizioni di ottenimento dei requisiti: se si Ź realmente lavorato, Ź corretto che si dichiari un importo di reddito minimo, anche nella prospettiva di far emergere il lavoro sommerso. A difesa dei consumatori italiani inoltre, gli stranieri che decideranno di avviare attivitą commerciali per la somministrazione di bevande e alimenti dovranno dimostrare di essere in grado di parlare e comprendere l’italiano e avranno l’obbligo di esporre le indicazioni sui prodotti in lingua italiana. A tale riguardo va specificato che saranno consentiti termini stranieri o derivanti da lingue straniere che sono ormai assimilati nella lingua italiana ed il cui significato Ź comunemente noto.

 

Tali accorgimento si rendono necessari per una corretta informazione del cliente che deve trovarsi nelle condizioni di conoscere il piĚ possibile in merito alla provenienza e alla natura del prodotto, il tutto da sommare ad un sistema di controllo sanitario piĚ severo, per evitare che si ripetano episodi concernenti la somministrazione di prodotti di provenienza incerta o conservati in cattive condizioni. Non sono nuovi infatti casi di gravi intossicazioni dovute alle scarse condizioni igieniche o alla vendita di prodotti avariati provenienti da Paesi dove le normative sanitarie in materia sono particolarmente permissive o peggio inesistenti. I fatti di cronaca mostrano come il problema sia reale e non sottovalutabile. Per citare qualche esempio, nel 2009 a Torino, sono state ricoverate 9 persone dopo aver acquistato e consumato cibo di origine sconosciuta in una gastronomia etnica. Nel maggio dello scorso anno invece, a Bologna, in un ristorante giapponese, gestito da cinesi, sono stati sequestrati 60 chili di pesce piĚ volte congelato e scongelato e che presentavano infestazione da larve del parassita “anisakis”. Nel corso della stessa indagine, facente parte di un’operazione su scala nazionale, i carabinieri hanno spiegato che degli oltre 800 obiettivi sensibili sottoposti a controllo su tutta la Penisola, 351 sono risultati non in regola con le normative igieniche comunitarie e nazionali, mentre 569 sono state le infrazioni penali, amministrative e sanitarie accertate. Si Ź giunti infine ai seguenti risultati: sequestrate 21 tonnellate di alimenti di varia natura, mal conservati o alterati dalla presenza di parassiti; 3000 confezioni di generi alimentari che riportavano etichette irregolari; dieci strutture, depositi e ristoranti chiusi dagli uomini dell’Arma per gravi violazioni in materia di igiene e provenienza della merce.

Questi, ed altri episodi, a testimonianza della necessitą di maggiore rigore nei controlli, nella professionalitą dei gestori, e nell’informazione riguardante la conservazione e la provenienza degli alimenti in vendita.

 

Per quanto riguarda invece i cosiddetti “centri massaggi orientali”, che negli ultimi anni hanno visto una proliferazione incontrollata, si Ź voluto intervenire per colmare il vuoto legislativo presente, assimilandoli alle attivitą dei tradizionali centri estetici e rendendo quindi la loro apertura subordinata al possesso di requisiti professionali. Tale misura si rende necessaria per garantire ai clienti un grado di professionalitą e igiene conforme con gli standard minimi e per contrastare la diffusione di attivitą di tipo illecito. Anche in questo caso la cronaca dimostra la gravitą del problema in particolare nell’ambito della cittą di Milano. Nel gennaio del 2011 gli agenti del commissariato Sempione di Milano hanno tratto in arresto 3 cinesi e sequestrato spazi adibiti a casa di tolleranza, con un giro d’affari di parecchie migliaia di euro. Nel corso del 2010 e del 2009 inoltre, sono state numerose le operazioni nella sola Lombardia che hanno portato alla chiusura di diversi centri massaggi utilizzati come copertura per prestazioni sessuali a pagamento. Si tratta di un problema verso cui le amministrazioni comunali dispongono oggi di scarsi strumenti, complice la mancanza di una normativa definita, e che crea disagi per i residenti, problematiche di ordine pubblico e di decoro e contribuisce al persistere di situazioni degradanti.

 

Anche per quanto riguarda il commercio ambulante si Ź voluto intervenire con nuovi strumenti normativi per facilitare il contrasto all’abusivismo e creare le condizioni necessarie ad un regolare svolgimento dell’attivitą commerciale. Fra questi va evidenziato l’obbligo di non avere sanzioni amministrative pecuniarie inevase, iscritte a titolo definitivo, nei confronti del comune concedente, per tutti coloro che chiederanno il rilascio o il rinnovo delle licenze. E’ inoltre prevista l’istituzione di un apposito registro regionale del commercio ambulante, a disposizione delle amministrazioni comunali, che consentirą una gestione piĚ attenta sui rinnovi e le concessioni delle licenze.

 

La presente legge Ź quindi da ritenersi un esaustivo e completo strumento che l’amministrazione regionale fornisce agli enti locali per far fronte a quelle situazioni che sempre piĚ creano problemi ed imbarazzo ai nostri sindaci ed alle Forze di Polizia.

 

Nel corso dell’istruttoria del progetto di legge la IV commissione ha svolto numerose audizioni con: gli enti locali, le associazioni del commercio e dell’artigianato, delle cooperative, le organizzazioni sindacali nonché le associazioni di tutela dei consumatori, in quanto soggetti interessati dalle disposizioni. Alcune delle osservazioni formulate nel corso delle audizioni sono state recepite nel testo ed hanno contributi ad un suo arricchimento.