03 febbraio 2012

A Milano un Immigration Center porta d’ingresso per gli stranieri
Il progetto di Majorino: un grande ufficio comunale per le informazioni e i documenti
Presto sarà online un sito dedicato agli immigrati soprattutto di seconda generazione
la Repubblica, 03-02-2012
ZITA DAZZI
Un 'Immigration center' come quello di New York. Un luogo fisico in una sede comunale, grande e attrezzata, con personale qualificato che parla le lingue della Milano multietnica. Un punto di riferimento per cittadini stranieri e associazioni, per le comunità e per i singoli immigrati, che qui potranno chiedere semplici informazioni ma — un giorno — anche fare tutti i documenti necessari nella vita quotidiana, a partire dal rinnovo del permesso di soggiorno, appena la legge consentirà, come previsto, di trasferire questa competenza dalla questura all’amministrazione locale.
È il nuovo progetto dell’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, che sul «piano di governo cittadino dell’immigrazione» sta investendo tempo ed energie, facendone uno degli obiettivi dei prossimi mesi. Sul portale del Comune di Milano a breve ci sarà un’apposita finestra per accedere a un sito interamente dedicato agli immigrati e, in particolare, a quelli di 'seconda generazione', cioè nati qua. In loro onore, a maggio, Milano ospiterà il primo festival interculturale costruito in collaborazione con la Rete G2.
Dopo la campagna per invitare tutti i diciottenni figli di immigrati, ma nati in Italia, a prendere la cittadinanza, il Comune lancia dunque una nuova sfida. Non c’è ancora l’indirizzo dell’Immigration center, che sarà molto di più del vecchio Ufficio stranieri, riaperto e rimesso in moto da Majorino, dopo gli anni di silenzio e
depotenziamento delle giunte Formentini, Albertini e Moratti. «Pensiamo a un luogo bello, accogliente — spiega Majorino — da costruire ascoltando i migranti e le comunità straniere. Sarà la nostra porta verso di loro, che intendiamo accogliere alla luce del sole e che speriamo continuino a vivere a Milano in modo positivo e nella consapevolezza dei diritti e delle regole vigenti».
Di esperienze simili nel mondo ce ne sono tantissime. L’assessore è andato a visitare quelli di Portland, Chicago, New York e sta studiando quei modelli per realizzare la struttura milanese. Da tempo il ministero degli Interni promette di alleggerire il lavoro delle questure lasciando agli enti locali tutte le procedure relative ai permessi e alle carte di soggiorno. «Ci stiamo attrezzando, in previsione di questo — aggiunge Majorino — ma nel frattempo vogliamo mettere in piedi una struttura con spazi e personale adeguato per fare in modo che anche l’immigrato appena arrivato in città sappia quali sono i suoi diritti e dove andare a prendere tutte le informazioni necessarie per vivere a Milano, per mettersi in regola, senza temere di correre dei rischi per questo».
L’Immigration center sarà il terminale dove confluiranno notizie, proposte e servizi di associazioni del terzo settore, sindacati, comunità, luoghi dell’accoglienza, reti di avvocati, di assistenza sanitaria e sociale, ma anche di imprese e università. Qui si potranno per esempio rivolgere le persone che cercano notizie sul sistema sanitario nazionale e su quello privato, sui servizi pubblici cittadini a partire dalle scuole e dalle case popolari, sul welfare milanese e sui modi per accedere alle prestazioni e agli aiuti. Ovviamente, l’idea è di mettere nel grande 'contenitore' anche contenuti culturali e quindi di fare di questa struttura il punto di coordinamento di tutte le iniziative messe in campo dal Comune, dalle decine di Ong, scuole per stranieri, reti interculturali e associazioni antirazziste.



Figli degli irregolari negli asili "Avveniva già con la Moratti"
Lega e Pdl sparano contro una regola che avevano votato loro stessi quando erano
in maggioranza, dopo che il tribunale aveva multato il Comune per discriminazione
la Repubblica, 03-02-2012
ORIANA LISO
Una «ulteriore conferma della grande diversità con la Lega: noi aiutiamo tutti quelli che sono in stato di necessità, che si tratti di senzatetto o di asili». Replica così il sindaco Giuliano Pisapia all’ulteriore (appunto) crociata leghista contro la giunta di centrosinistra. Il tema, questa volta, sono le iscrizioni agli asili comunali aperte anche ai figli di immigrati senza permesso di soggiorno. O meglio, come da delibera, «sono presenti abitualmente nel Comune di Milano e privi di una residenza anagrafica»: una specifica che è stata messa in cima all’elenco dei nuovi criteri per l’iscrizione dell’anno prossimo agli asili dalla nuova amministrazione. Ma che, in realtà, era già stata obtorto collo compresa nell’elenco dei criteri di ammissione stilati dalla vecchia giunta, dopo che il tribunale aveva stabilito la necessità di accogliere anche i figli di clandestini e condannato il Comune a una multa quasi simbolica per aver discriminato un bambino.
Di quella giunta faceva parte anche la Lega, che però deve averlo dimenticato. Tanto da tuonare, mercoledì, contro l’annuncio di Palazzo Marino, parlando di «istigazione all’illegalità». Non retrocede il capogruppo del Carroccio Matteo Salvini: «Eravamo polemici allora, quando la
giunta Moratti cambiò i criteri 'alla democristiana', e continuiamo ad esserlo ora, soprattutto perché la vicesindaco Maria Grazia Guida, con una furbata politica, l’ha venduta come una novità».
Salvini ha trasferito la sua critica sulla sua pagina Facebook, raccogliendo molti messaggi di milanesi d’accordo con lui. Ma non è il solo, il consigliere leghista, a “scaricare” la responsabilità della decisione presa dalla giunta Moratti. Anche il capogruppo Pdl Carlo Masseroli, che di quella giunta era assessore, attacca: «Condivido la posizione di Salvini, se le leggi esistono vanno rispettate, e quindi non si può consentire l’accesso alle graduatorie di chi, per scelta deliberata, non rispetta le regole». Si spinge, Masseroli, anche a precisare che «la mia posizione politica non cambia, anche se all’epoca l’assessore alle Politiche sociali Mariolina Moioli ha dovuto accettare la modifica stabilita da un giudice».
Quella modifica, comunque, ora diventa scelta precisa — «nel rispetto della Costituzione e dei diritti dei minori», ricorda la vicesindaco Guida — nel solco delle prime decisioni che la giunta arancione sta tracciando, dall’ammissione delle coppie di fatto (gay e etero) alle liste per gli aiuti sulla casa, alla non richiesta del permesso di soggiorno ai clochard ospitati nei centri in questi giorni di pericoloso gelo. Come conclude lo stesso sindaco Pisapia nel botta e risposta con la Lega: «Noi abbiamo valori che non sono solo ideali, ma si concretizzano nell’aiuto a tutte le necessità». Sulla possibile “guerra tra poveri” (genitori contro genitori per un posto al nido) che si potrebbe scatenare, spiega la consigliera di Sel Patrizia Quartieri: «Il numero di bambini di cui si parla è molto basso: non si può imputare a loro, che sono bambini, il problema della mancanza dei posti negli asili, che va comunque risolto».



I "vescovi rossi" per lo Ius Soli "E' solo una questione di civiltà"
Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, presidente emerito del Consiglio per gli Affari giuridici della Cei. "Riconoscere la cittadinanza ai figli degli immigrati è una scelta di civiltà. Rinunciarci vorrebbe dire abdicare al ruolo di avanguardia nel Mediterraneo del nostro Paese"
la Repubblica, 02-02-2012
ORAZIO LA ROCCA
CITTA' DEL VATICANO - "Garantire la cittadinanza italiana a chiunque nasce nel nostro Paese sulla base dello ius soli è un diritto di civiltà. Un sacrosanto diritto che va riconosciuto a tutti, a partire dai figli degli immigrati che vengono al mondo in Italia, ma nello stesso momento è un diritto che riguarda soprattutto noi italiani".  Parla monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, giurista, presidente emerito del Consiglio per gli Affari giuridici della Cei (Conferenza episcopale italiana), presule tra i più impegnati sul fronte dell'antimafia e dell'accoglienza ai migranti che arrivano nel nostro Paese per sfuggire a fame, guerre e persecuzioni. Uno dei pochi vescovi che, comunque, ha sempre condannato senza esitazioni la politica dei respingimenti adottata dal precedente governo Berlusconi definendola "immorale e che non va assolutamente assecondata". Condanna ribadita proprio oggi, a Pantelleria, alla presentazione del suo nuovo libro ''La Chiesa che non tace''.
"Occorre fare subito e bene". Con altrettanta determinazione, Mogavero si schiera a favore della campagna di sensibilizzazione che sta portando avanti Repubblica.it per la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia, facendo notare che "su questo tema, come ha anche sollecitato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, occorre fare subito e bene perché l'Italia è in grave ritardo rispetto ad altri paesi occidentali, come la Francia
dove lo ius soli è in vigore da tanto tempo".  "Senza questo diritto di civiltà - specifica il vescovo di Mazara del Vallo - il nostro Paese rinuncerebbe a svolgere quel ruolo di avanguardia mediterranea che lo contraddistinguerebbe nel favorire il dialogo e la conoscenza con i paesi delle altre sponde".
"Abberrane negare il diritto di cittadinanza". Chi viene in Italia, assicura ancora Mogavero, "lo fa perché vuole vivere, vuole lavorare con dignità e abnegazione. Nessuno ci vuole aggredire e tantomeno imporci religioni e culture diverse dalle nostre. Ma i figli degli immigrati che nascono sul suolo italiano hanno tutto il diritto di avere la cittadinanza italiana, se lo vogliono. E' aberrante, non andare in questa direzione se gli immigrati che lavorano in Italia pagano le tasse, mandano i loro figli a scuola, hanno diritto all'assistenza medica".  Purtroppo, ammette il vescovo, "tra i politici non tutti la pensano così, come pure nelle gerarchie ecclesiastiche, mentre tra la base cattolica, tra le migliaia di parroci che vivono accanto alla gente comune, l'attenzione a questi diritti è pressocché unanime".
"E se questo significa essere comunisti....". "Non è la prima volta che mi esprimo in questi termini e per questo - ricorda Mogavero - mi accusano di essermi schierato. Certo che mi sono schierato. Dove c'è l'uomo c'è Dio. Specialmente dove c'è l'uomo sofferente ed indifeso. Chi me lo fa fare? La mia dignità di vescovo. Ci chiamano i vescovi rossi - aggiunge - perché ci mettiamo dalla parte della giustizia, della verità, della condanna dell'oppressione, se questo è essere comunista io sono il primo, la spiritualità non deve far perdere di vista la dolorosa vita di chi è oppresso''. Il Mediterraneo ''sopravviverà a tutti i potenti - continua il vescovo - la politica, invece, non dura, dobbiamo mettere da parte l'angoscia distruttiva e il pensiero di una ripresa della guerra santa. Chi arriva nel nostro Paese non mette a richio la nostra identità; è sbagliato, ad esempio, pensare che l'Islam voglia togliere le nostre radici cristiane, ci ricordiamo del nostro cristianesimo solo quando sentiamo il pericolo di invasione. Dobbiamo guardare alla ricchezza culturale del Mediterraneo e farci terminale privilegiato di  dialogo e di convivenza''.



Manuel, tunisino futuro comandante di navi Un "quasi italiano" senza libretto di navigazione
Ha 18 anni, frequenta l'Istituto Nautico Caio Duilio e vive a Messina da quando aveva 15 giorni. Gira ancora con il permesso di soggiorno e questo gli sta costando caro, perché pur frequentando con successo la scuola per comandanti, non può avere il libretto di navigazione, indispensabile per lavorare in mare
la Repubblica, 02-02-2012
CARLO CIAVONI
MESSINA - Manuel Jelassi ha compiuto 18 anni un mese fa. E' nato a Tunisi da genitori immigrati ormai da una ventina d'anni, i quali  hanno quattro figli, due dei quali già italiani a tutti gli effetti, e gli altri due che invece girano ancora con il permesso di soggiorno. Manuel, che è sbarcato in Sicilia quando aveva solo 15 giorni di vita, è uno di questi, ed è quello che sta subendo le conseguenze più odiose e incredibili di questa sua condizione di "italiano a metà". Per lui le cose stanno così: potrà essere naturalizzato secondo le stesse procedure degli stranieri residenti in Italia da 10 anni; si dà il caso però che purtroppo non ha ancora il reddito di 9.000 euro all'anno percepito per tre anni consecutivi, previsto dalla legislazione vigente.
Tra i migliori allievi del Nautico. Frequenta il quarto anno dell'Istituto Nautico Caio Duilio di Messina, che prepara i futuri comandanti di coperta o di macchina della Marina Mercantile, ed è annoverato fra i gli allievi migliori. "Mi piace la scuola che faccio - dice - e vorrei che il mare fosse il mio mestiere. Adesso però è venuto al pettine il nodo della mia condizione di immigrato. Oltre al diploma, che conseguirò l'anno prossimo, infatti, attraverso l'Istituto Nautico dovrei poter ottenere anche il libretto di navigazione, documento essenziale per cominciare a lavorare sulle navi. Ecco, quel documento non lo si ottiene se non si ha la cittadinanza italiana".
"Sto studiando inutilmente". Manuel sta seguendo comunque i corsi necessari per conseguire il libretto di navigazione, "Ma è chiaro che sto studiano inutilmente, perché che io superi brillantemente quei corsi, o no, il libretto non l'avrò fino a quando non mi verrà riconosciuta la cittadinanza". Il suo caso è ora nelle mani di un team di avvocati dell'ARCI 1 di Messina.



Camera di commercio Si punta alla formazione per creare nuove professionalità
Un progetto per dar lavoro agli immigrati
Collaborare per favorire l'integrazione sociale e lavorativa dei cittadini extracomunitari.
Il Tempo.it, 03-02-0212
A grandi linee può essere inquadrato in questa maniera il progetto «PaesSI Insieme - Parlare e sviluppare impresa insieme», presentato ieri presso la sala giunta della Camera di Commercio di Isernia. L'iniziativa è finanziata dal Fondo Europeo per l'Integrazione di cittadini di Paesi terzi (Fei) 2007-2013 e, in questo caso, è rivolto volto agli immigrati residenti nella provincia di Isernia. Alla realizzazione del progetto, oltre all'ente camerale, hanno inoltre contribuito il Comune, la Provincia e la cooperativa sociale Onlus NuovAssistenza. Rispondendo al bando dunque, gli enti in questione mirano all'inserimento dei cittadini stranieri all'interno della realtà territoriale attraverso azioni di formazione e di orientamento al lavoro. «La decisione di attivare iniziative a beneficio degli immigrati extracomunitari – spiegano i vertici della Camera di Commercio – è stata motivata anche dalla consapevolezza che essi costituiscono un interessante serbatoio di forza lavoro rispondente a quelli che sono i fabbisogni professionali rilevati dal sistema camerale. È stato dimostrato che sempre più spesso i profili di difficile reperimento, quali quelli collegati ai cosiddetti "antichi mestieri", vengono ricoperti, con successo e ottimi risvolti per la ripresa economica, dai cittadini extracomunitari». Le iniziative che saranno attuate nel corso dei prossimi mesi, saranno il frutto della collaborazione con altri organi territoriali, quali Istituti scolastici, Provincia, il Centro Territoriale Permanente o lo stesso sportello immigrati del Comune di Isernia. Intanto, lunedì prossimo, sempre presso la Camera di Commercio, si terrà il corso di aggiornamento professionale rivolto a operatori sociali, mediatori culturali e linguistici, assistenti sociali, consulenti familiari, tutor scolastici e aziendali. Una seconda riunione ci sarà anche il 13 febbraio. Gli incontri hanno lo scopo di fornire maggiori competenze in termini di ascolto, comprensione ed accoglienza delle fasce di popolazione maggiormente a rischio.



Rc auto più cara per gli immigrati, 'polizze etniche' dal 25% delle compagnie
Roma, 2 feb. (Adnkronos) - Assicurazione auto più cara per gli immigrati. Gli stranieri che vivono in Italia, extracomunitari ma anche comunitari, in particolare romeni o polacchi, pagano un premio assicurativo più alto. Un fenomeno, quello delle 'polizze etniche' che riguarda il 25% delle compagnie. La denuncia arriva da un'analisi dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) della Presidenza del Consiglio, che dopo aver ricevuto diverse segnalazioni in proposito al suo Contact Center, e attivato un tavolo con Ania e Isvap per approfondire il fenomeno, ha elaborato una 'raccomandazione' sui rischi di comportamenti discriminatori e lesivi del principio di uguaglianza fra cittadini. In particolare, l'Unar nella Raccomandazione numero 16 del 31 gennaio, pubblicata nei giorni scorsi sul suo sito,riferisce che "la problematica", relativa ad un "ambito particolarmente complesso come quello delle assicurazioni auto", "e' nata da segnalazioni ricevute dal Contact Center dell'Unar da parte di cittadini stranieri che hanno lamentato premi assicurativi differenziali in relazione alla cittadinanza".
L'ufficio antidiscriminazioni ha dunque aperto un tavolo tecnico con l'Associazione nazionale imprese assicuratrici (Ania) e l'Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private (Isvap) per lo studio del fenomeno e una serie di analisi comparative. Dall'analisi conclusiva dell'Isvap "e' emerso che il 25% del campione applica premi assicurativi maggiorati in relazione alla nazionalita' - si legge nel testo del documento Unar - e per quanto attiene al fattore 'residenza' alcune compagnie che applicano maggiorazioni sulla nazionalita' non tengono conto della 'residenza', mentre altre penalizzano i cittadini stranieri oltre che sulla base del fattore 'nazionalita'' anche sul fattore 'residenza'".
L'Ania però "ha precisato - scrive l'Unar nella sua raccomandazione - che le imprese che hanno adottato" il parametro del rischio legato alla nazionalità "ai fini delle rispettive tariffazioni, si sono avvalse di dati interni aziendali" poiché "non esiste un'analisi associativa" in merito. "L'Ania - rileva ancora l'Unar - ha sempre ribadito che la differenziazione tariffaria in base alla nazionalità non ha mai avuto un obiettivo discriminatorio". L'Unar inoltre fa presente che fra le Compagnie interpellate, una ha giustificato le tariffe differenziate motivando che "sono in parte imputabili alla diversità, tra Italia e altri Stati, di segnaletica stradale, di abitudini di guida, densità di traffico e viabilità". Un'altra compagnia ha invece precisato che "ai fini della formazione della tariffa vengono presi in considerazione una serie di fattori tra i quali la cittadinanza, ma non la nazionalità". Da qui la raccomandazione indirizzata "alle parti potenzialmente interessate", e da diffondere "oltre che sul sito Unar, anche mediante le Prefetture, la Conferenza dei presidenti delle regioni, l'Unione delle province Italiane (Upi) e l'Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci)".
L'Unar raccomanda dunque di "mantenere ferma l'attenzione sulle situazioni segnalate, evitando un comportamento discriminatorio" e auspica che "tutte le Compagnie assicurative offrano la stipula dei contratti Rc auto applicando ai contraenti con cittadinanza non italiana le medesime tariffe previste, a parita' di ogni altra condizione, per i cittadini italiani, e comunque tariffe indipendenti dalla cittadinanza dei richiedenti". Ciò in quanto "un trattamento di sfavore per il non cittadino" potrebbe apparire come "una deroga a un principio di parita' posto a tutela di un valore fondamentale della persona umana".
"L'Unar ha colto nel segno sottolineando un problema che riguarda la democrazia nel nostro paese - commenta all'Adnkronos Filippo Miraglia, responsabile Immigrazione Arci - e tocca un terreno senza regole come quello delle assicurazioni, dove è scarso il controllo da parte opinione pubblica e di chi è chiamato a farlo. Modificare i prezzi in nome di rischi inesistenti - aggiunge - dimostra ancora una volta che il senso comune negativo diffuso in Italia sugli immigrati consente non solo di usarli come capro espiatorio ogni volta che c'è un problema, ma anche di sfruttarli chiedendo sovrapprezzi. Sovraprezzi richiesti in qualsiasi ambito - aggiunge - ultimo caso la tassa sui permessi di soggiorno. Un balzello pubblico da una parte e uno privato dall'altro, quello chiesto dalle assicurazioni che guadagnano sull'immagine negativa degli immigrati, costruita in questi anni e di cui sono responsabili la politica e la cattiva stampa. Dunque - conclude - bene ha fatto l'Unar a mettere in evidenza questo fenomeno. Speriamo ora che qualcuno intervenga". "Anche a noi risulta questo fenomeno - commenta il responsabile nazionale Immigrazione Usb, Aboubakar Soumahoro - non solo nel campo delle assicurazioni ma anche nella richiesta di finanziamenti da parte di stranieri. Salutiamo con soddisfazione il lavoro dell'Unar e speriamo che sia valutato in sede politica. La politica ne faccia tesoro e prenda provvedimenti, perche' siamo di fronte a un'ingiustizia, basata solo sull'essere stranieri, analoga alla tassa sui permessi di soggiorno, contro la quale - ricorda Soumahoro - protesteremo domani davanti alle prefetture di diverse città italiane".



Studenti stranieri: si all’esame di Stato anche senza il diploma di scuola media di I grado.
Il Ministero dell’istruzione precisa che gli stranieri, che abbiano iniziato il percorso scolastico in Italia dalle classi intermedie della scuola secondaria di II grado, per essere ammessi all’esame di Stato non devono sostenere l’esame per la licenza media.
ImmigrazioneOggi, 03-02-02012
Per essere ammesso a sostenere gli esami di Stato, uno studente straniero che ad es. frequenta il V anno di Liceo e che abbia cominciato il suo percorso scolastico in Italia dalle classi intermedie della scuola secondaria di secondo grado, ad es. dal II anno di Liceo, deve prima sostenere gli esami per la licenza media? Negli ultimi anni molte istituzioni scolastiche si sono poste questa domanda e, talune, basandosi sull’art. 1 comma 12 del d.lgs. 226/2005, ai sensi del quale “al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione si accede a seguito del superamento dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione” e sull’art. 1 comma 9 del d.P.R. 122/2009 secondo cui “i minori con cittadinanza non italiana presenti sul territorio nazionale, in quanto soggetti all’obbligo di istruzione ai sensi dell’art. 45 del d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394, sono valutati nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani” facevano sostenere agli studenti stranieri che si trovavano nella situazione descritta sopra l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione presso un Centro territoriale permanente o un Centro provinciale per gli adulti, ritenendo ciò condizione necessaria per l’ammissione all’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo.
Ora, finalmente, una nota del Ministero dell’istruzione del 27 gennaio scorso cerca di fare chiarezza su questo argomento. In particolare, la nota afferma che “né l’art. 1, comma 12 del d.lgs. 226/2005 né l’art. 1 comma 9 del d.P.R. 122/2009 possono essere invocati per sostenere che gli studenti in oggetto debbano superare l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo per potere essere ammessi a quello conclusivo del secondo ciclo di istruzione, in quanto tali norme si riferiscono a diverse fattispecie” ma bisogna considerare che gli stranieri in età di obbligo di istruzione (sotto i 16 anni), secondo l’art. 45 comma 2 del d.P.R. 394/99 “vengono iscritti alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa tenendo conto: a) dell’ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell’alunno, che può determinare l’iscrizione ad una classe immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all’età anagrafica; b) dell’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno; c) del corso di studi eventualmente seguito dall’alunno nel paese di provenienza; d) del titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno” mentre per quelli almeno sedicenni, non più in obbligo di istruzione, il consiglio di classe può consentire l’iscrizione ai percorsi di studio e alle classi richieste qualora tali studenti provino di “possedere adeguata preparazione sull’intero programma prescritto per l’idoneità alla classe cui aspirano” (art. 192, comma 3, del d.lgs. 297/1994).
Pertanto, secondo la nota ministeriale, poiché i collegi dei docenti, nel primo caso, e i consigli di classe, nel secondo, hanno già valutato, al momento dell’iscrizione ad una classe intermedia della scuola secondaria di secondo grado, i corsi di studio seguiti nel Paese di provenienza e gli eventuali titoli di studio posseduti dallo studente, senza nulla eccepire circa il mancato possesso del diploma di licenza media, questi non deve sostenere l’esame conclusivo del primo ciclo, ma deve essere ammesso, sulla base degli esiti dello scrutinio finale della quinta classe, direttamente all’esame di Stato.
(Maria Rita Porceddu)



Arci e Asgi denunciano i funzionari del Ministero dell’interno per “sequestro di persona” ai danni degli immigrati trattenuti a Lampedusa.
L’esposto presentato ieri alla Procura della Repubblica di Agrigento e firmato dai presidenti delle due organizzazioni.
ImmigrazioneOggi, 03-02-2012
Un esposto per “sequestro di persona” nei confronti degli immigrati trattenuti presso il Centro di accoglienza di Contrada Imbriacola di Lampedusa. È l’accusa che Arci e Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) rivolgono ai vertici politici ed ai funzionari amministrativi del Ministero dell’interno nell’esposto presentato ieri alla Procura della Repubblica di Agrigento.
Secondo la denuncia, firmata dal presidente dell’Asgi, avvocato Lorenzo Trucco, dal presidente dell’Arci, Paolo Beni, e dall’avvocato e docente universitario Luca Masera, il trattenimento dei migranti sarebbe stato illegittimo perché mancava la convalida giurisdizionale prevista dalla legge. “Di quel vulnus democratico – si legge in un comunicato delle organizzazioni – ci sono prove documentali e testimoni, come l’avvocato Luca Masera che per alcuni giorni assistette, dall’interno del centro, alle sistematiche violazioni e raccolse le testimonianze dei 'detenuti', mai raggiunti da un provvedimento del giudice di pace, come prevede la legge, che confermasse la legittimità della detenzione”.



Combattere il razzismo attraverso il teatro: una serie di eventi nelle province di Parma e Reggio Emilia.
A partire dal 5 febbraio e fino al 1 luglio laboratori, interviste attive e performance teatrali promosse dalla Cooperativa sociale Giolli nell’ambito del progetto europeo F.R.A.T.T.
ImmigrazioneOggi, 03-02-2012
Studiare e comparare diversi modi di affrontare il razzismo nelle società europee, riflettere collettivamente e avanzare proposte alle amministrazioni comunali sul tema delle insicurezze percepite. Il tutto attraverso lo strumento teatrale. È l’obiettivo del progetto europeo F.R.A.T.T., Fighting Racism Through Theatre, finanziato dal programma Justice della Commissione europea, Fundamental Rights and Citizenship, e in corso di realizzazione in Italia, Francia, Germania e Spagna. Capofila del progetto la Cooperativa sociale Giolli che, oltre a coordinare le attività in corso a Barcellona, Marsiglia e Berlino, ha programmato, da febbraio a luglio, nel territorio delle province di Parma e Reggio Emilia, una serie di iniziative per riflettere sui temi dell’insicurezza e della paura anche attraverso testimonianze autorevoli di impegno civile.
Si comincia domenica 5 febbraio alle ore 16,30 con i Modena City Ramblers che, presso il Centro polivalente P.P.Pasolini di Monticelli Terme (PR), prenderanno spunto dalle domande del pubblico per raccontare Onda Libera Tour - La carovana della legalità organizzata con Libera e che ha toccato i luoghi sottratti alle mafie e restituiti alla società civile; l’11 febbraio presso il Centro sociale Il Tulipano di Parma sarà la volta del laboratorio teatrale Oi Barbaroi - Ovvero l’incontro con l’altro tra paure, scontri, dialoghi. A marzo, oltre all’incontro con lo scrittore Lorenzo Guadagnucci che presenterà il suo libro Parole sporche. Clandestini, nomadi, vù cumprà: il razzismo nei media e dentro di noi, previsti una serie di incontri in cui il pubblico potrà partecipare attivamente attraverso la tecnica del Teatro-Forum. Infine domenica 1 luglio, nell’ambito del Festival Multiculturale di Collecchio, il Teatro-Forum Come correre sull’acqua e a seguire conversazione con don Andrea Gallo sui temi emersi durante la performance.
Tutti gli eventi sono gratuiti. Per maggiori informazioni www.giollicoop.it.
(Maria Rita Porceddu)



L'Italia, Paese poco «gay friendly»
Secondo l'associazione IlGa, nell'Unione Europea solo a Cipro ci sono più discriminazioni. «Poche tutele»
Corriere della sera, 02-02-2012
Francesco Tortora
MILANO - L'Italia è un paese poco "gay-friendly" e non tutela abbastanza i diritti degli omosessuali. A stabilirlo è l'ILGA-Europe, l'associazione regionale per l'Europa che difende i diritti degli omosessuali, che in un recente articolo apparso su EuObserver.com, la rivista online che si occupa esclusivamente di tematiche legate all’Unione Europea, boccia sonoramente il Belpaese. Tra i paesi che fanno parte dell’Unione peggio dell’Italia fa solo Cipro, mentre nell’intero continente – rivela l’associazione - ci sono alcuni nazioni come Armenia, Azerbaijan, Macedonia, Russia, Turchia e lo stesso Cipro che violano e discriminano apertamente i diritti degli omosessuali
TUTELE - Nella pagina dedicata all'Italia, l'associazione sostiene che nel Belpaese sebbene la discriminazione sessuale sia proibita dalla Costituzione, a differenza di ciò che accade in tanti paesi dell'Unione Europea non esiste ancora alcuna norma che disciplini le unioni tra persone dello stesso sesso o che permetta l'adozione a cittadini omosessuali. I paesi che maggiormente tutelano gay e lesbiche nell'unione continentale - continua l’associazione - sono l’Inghilterra, la Svezia e la Spagna che da anni ormai hanno approvato leggi che garantiscono i loro diritti. Ma se in Italia essere omosessuale per molti risulta ancora un problema, a Cipro - racconta la rivista online - va anche peggio. Nel territorio settentrionale dell'isola, controllato dalla Turchia, l'omosessualità è illegale e negli scorsi mesi sono stati eseguiti diversi arresti di persone gay, tra cui l'ex ministro delle finanze greco-cipriota Michael Sarris
CAMPAGNA - Tre anni fa ILGA-Europe lanciò la campagna «Be Bothered» che s'impegnava non solo a promuovere leggi e iniziative comunitarie a favore dei diritti delle persone lesbiche, gay e transgender, ma aveva come principale obiettivo il riconoscimento dell'omofobia e della transfobia come reato. La Commissione Europea propose nel 2008 una norma antidiscriminatoria che garantisse i diritti non solo della comunità gay e lesbica, ma di diverse minoranze tra cui i disabili,gli anziani, i gruppi religiosi e etnici. Tuttavia vari paesi, guidati dalla Germania, affermarono che i diritti delle minoranze erano disciplinati dalle leggi nazionali e la norma si bloccò: «L'Europa si considera un leader globale nei campi dei diritti umani e delll'eguaglianza - ha dichiarato qualche mese fa alla rivista online Linda Freimane, portavoce di ILGA-Europe - Ma gli indici ci dicono che siamo ancora molto lontani dal diventare un continente dove i diritti dei gay e delle lesbiche sono garantiti completamente e dal poterci dichiarare campioni d'uguaglianza»





 

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