07 febbraio 2012

Musso e Fli hanno una priorità per Genova: far votare i romeni
il Giornale, 07-02-2012
«Futuro e libertà per l'Italia», e soprattutto per i romeni in Italia. Il Fli di Enrico Nan - quest'ultimo appena confermato per acclamazione segretario regionale ligure del partito - ricomincia dagli immigrati, confermando la vocazione terzomondista e progressista che ne fa sempre più il naturale interlocutore politico della sinistra, se non addirittura, in prospettiva, l'ideale alleato di governo nelle città e nel Paese.
Chiosano subito i maligni (ma non soltanto loro): «Potenza dell'antiberlusconismo viscerale, per giunta esercitato da chi ha ricevuto per anni da Berlusconi incarichi, poltrone, e prebende varie!».
In realtà, se è vero che la coerenza non è la migliore qualità dei politici, fa specie apprendere che, nel corso del dibattito al congresso del Fli di domenica scorsa all'Hotel Sheraton, è stata avanzata e fatta propria dal partito dei finiani la proposta di legge avanzata da Marian Mocanu, (...)
(...) rappresentante della comunità della Romania in Italia. Proposta che solo fino a pochi anni fa - secoli fa, ai tempi di Fini delfino di Almirante, o anche solo di Fini co-fondatore del Pdl - sarebbe stata bollata, a dir poco, come provocazione antipatriottica, insulto al Tricolore, disprezzo delle tradizioni.
Invece, i delegati alla recente assemblea regionale, tutti inquadrati e coperti, hanno preso atto con favore delle parole di Marian Mocanu. La quale ha ricordato che i cittadini romeni, così come tutti quelli comunitari che risiedono in Italia, hanno il diritto di voto, ma per esercitarlo devono essere essi stessi attori di una richiesta ai Comuni di residenza.
«Per questa ragione - ha spiegato la rappresentante della comunità della Romania in Italia - molti rinunciano, e neppure sanno di avere questo diritto. Io chiedo pertanto una norma che equipari i cittadini comunitari a quelli italiani che ricevono a casa loro la tessera elettorale». In conclusione, arriva la sviolinata di rigore: «Fli è il partito che ha fatto propria questa iniziativa di legge e la porterà in parlamento. È molto importante che sia la Liguria il primo banco di prova». A quel punto è scattato anche l'applauso, generale e convinto. Ma non è finita lì. C'è stato tempo e modo di dare la parola al presidente della comunità dell'Ecuador a Genova, Ivan Lopez, anche in omaggio alla quantità di aderenti che ne fanno la più numerosa colonia di immigrati fra quelle presenti nel capoluogo ligure.
Certamente, è doveroso riconoscerlo, il primo congresso regionale del partito di Fini si è occupato anche di altri argomenti importanti, come l'emergenza politica, la crisi economica, l'occupazione, i problemi dell'autotrasporto. Lo stesso Nan, avvocato, ex coordinatore ligure di Forza Italia e deputato azzurro per quattro legislature prima di abbracciare l'approfondita ideologia finiana, ha promosso «un partito forte e compatto, pronto alle sfide elettorali di Genova e La Spezia».
Sulle alleanze, inoltre, ha precisato che «occorre essere molto chiari e ribadire che siamo nel Terzo Polo. Credo che questa proposta chiara sia la migliore risposta che si può dare alla richiesta che arriva dai nostri elettori, e ringrazio Udc, Api e Liberali per aver accolto la nostra iniziativa». In sala lo ascoltavano, particolarmente interessati, fra gli altri, Gianbattista Pittaluga, coordinatore dell'Api, Rosario Monteleone, coordinatore dell'Udc, il liberale Alfredo Biondi e il candidato sindaco Enrico Musso. A proposito, Nan gli ha garantito l'appoggio entusiasta: «Siamo convinti che Musso possa essere il sindaco giusto per Genova». Campagna elettorale ufficialmente aperta, dunque, anche per il Fli. Ed è solo un caso che i favori dei futuristi vadano a un candidato che si è sempre dichiarato a favore della moschea. Che se poi, oltre agli islamici, arrivassero anche i voti dei romeni e degli ecuadoriani... Ma che cosa andiamo a pensare? Al congresso del Fli, di sicuro, non ci ha pensato nessuno!



Rom, il ricovero antifreddo a due passi dal Triboniano
Una task force di Palazzo Marino girerà per gli insediamenti, soprattutto quelli abusivi offrendo ospitalità. Secondo la giunta vanno aiutati. De Corato: no alle famiglie intere
la Repubblica, 07-02-2012
ZITA DAZZI

Un piano di accoglienza per i rom, gli unici di cui non si è parlato in questa emergenza gelo. Oltre 1.500 nomadi vivono in baracche riscaldate con pericolose stufe a legna. Da questa mattina una task force del Comune andrà nei campi offrendo ospitalità alle famiglie in difficoltà.Pensando ai rom, l’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino ha fatto allestire altri dieci container per 40 posti complessivi in via Barzaghi, alla Protezione civile. «Andremo campo per campo offrendo la nostra disponibilità ad accogliere donne, bambini, uomini, pronti a valutare le singole situazioni caso per caso, con un occhio di riguardo in particolare per i nuclei familiari più in difficoltà, per i disabili, per chi ha neonati».
In fondo a via Barzaghi, solo sei mesi fa, aveva sede il più grande dei campi rom comunali, smantellato dalla giunta Moratti prima delle elezioni. Ora, all’inizio di via Barzaghi, tornano i container e potrebbero tornare anche i rom. «Si tratterà di una soluzione temporanea — precisa Majorino —. Abbiamo fatto installare strutture riscaldate per ospitare un numero limitato di persone, non certo per riaprire il campo chiuso nella scorsa primavera. Fermo restando che le famiglie rom possono rivolgersi a tutte le nostre strutture, che in questi giorni ospitano fino a 1700 persone e nel giro di qualche giorno arriveranno ad ospitarne 1800». L’assessore farà portare e distribuire nei campi indumenti caldi per i bambini.
L’iniziativa raccoglie il plauso del volontariato che in questi ultimi giorni ha intensificato i sopralluoghi nei campi abusivi di via Bonfadini — una disgraziata favela abitata da oltre un centinaio di persone — di via Rubattino, sotto al ponte Bacula e lungo i binari ferroviari della Bovisa. «La situazione è molto pesante nei campi non autorizzati dove finora non si è visto nessuno del Comune — denuncia Paolo Agnoletto, avvocato del gruppo sostegno dei nomadi al quartiere Forlanini —. Mi sembra un’ottima cosa che l’amministrazione ci pensi. In quei campi c’è un numero di bambini impressionante, alcuni vanno a scuola, altri non possono per la precarietà della famiglia. L’unico guaio è che i nuclei chiederanno di restare uniti, i mariti non accetteranno mai di essere separati da mogli e figli. I rom hanno paura che gli assistenti sociali portino via i bambini, quindi sono molto diffidenti».
Lo stesso problema viene segnalato da Valerio Pedroni, responsabile dei volontari dei Padri Somaschi: «Anche noi continuiamo a vedere situazioni molto a rischio. I nomadi sono molto intraprendenti, sono abituati a riscaldare le baracche con stufe a legna. Ma per i bambini, con queste temperature, è comunque molto dura. Se il Comune vuole avere successo faccia proposte articolate sui nuclei al completo».
Famiglie rom sono andate a chiedere aiuto alla Casa della carità, come spiega il direttore operativo, don Massimo Mapelli: «I rom sono abituati a vivere in strada, ma è chiaro che la tragedia è sempre dietro l’angolo. Basta una distrazione per far scoppiare un incendio. Ne abbiamo già visti tanti di drammi negli anni passati, bisogna stare attenti. Bene se il Comune fa una proposta a chi è in emergenza, anche se temo che accetteranno solo le famiglie al completo».
Un sì condizionato arriva anche dall’ex vicesindaco Riccardo De Corato: «Con questo gelo l’accoglienza va offerta a tutti, ai clochard come agli zingari. Anche con la giunta Moratti le porte erano aperte a tutti quelli che chiedevano aiuto. Ma sia chiaro, non si può offrire riparo alle famiglie intere. Nei centri del Comune i maschi vanno separati dalle donne con bambini, non si può creare promiscuità». Majorino replica: «In un momento difficile come questo il nostro obiettivo primario è prenderci cura di chi ne ha più bisogno. Oltre alle nostre forze e a quelle degli enti che ci stanno aiutando abbiamo il sostegno concreto dei cittadini, che con le segnalazioni stanno salvando la vita a tante persone. I rom non possono essere esclusi».



La campagna "L'Italia sono anch'io" ancora un mese per raccogliere firme
Il 6 marzo prossimo saranno presentate le due proposte di legge di iniziativa popolare per la riforma delle norme sulla cittadinanza e per il diritto al voto agli immigrati residenti nel nostro Paese da almeno 5 anni. Gli obiettivi del Comitato presieduto dal sindaco di Reggio Emilia, Del rio. I tempi per la spedizione dei moduli contenenti le adesioni all'iniziativa. Tutto deve avvenire entro il 20 febbraio
la Repubblica, 06-02-2012
CARLO CIAVONI
ROMA - Il 6 marzo prossimo - esattamente fra un mese - la campagna L'Italia sono anch'io 1avrà il suo momento clou perché sarà l'ultimo giorno utile per la presentazione delle due proposte di legge di iniziativa popolare per la revisione delle norme sulla cittadinanza (la legge 91 del 1992) e per il diritto al voto alle elezioni amministrative per gli immigrati residenti in Italia da almeno 5 anni. Al Comitato promotore, presieduto dal sindaco di Reggio Emilia, Graziano Del Rio (che è anche presidente dell'Anci 2, Associazione Comuni d'Italia) si intensifica il lavoro di raccolta delle firme provenienti dalle centinaia di gruppi e associazioni sparsi in tutta la Penisola e animati da migliaia di volontari.
Le firme raccolte. Filippo Miraglia, che per l'Arci 3 segue gli sviluppi della campagna, parla con ottimismo dell'esito della raccolta delle firme. "Abbiamo già largamente superato le 50 mila necessarie. A dircelo sono le persone impegnate in questo lavoro dai quali abbiamo appreso che il numero complessivo ormai è vicino alle 70 mila unità. Resta solo da superare il problema tecnico-burocratico della spedizione delle stesse firme, che prima devono essere sottoposte al controllo nei comuni dove sono state raccolte, per verificarfe l'iscrizione alle liste elettorali delle persone che hanno aderito alla Campagna". Una iniziativa nata solo qualche mese
fa, nel corso del meeting internazionale di Cecina dedicato all'antirazzismo, al culmine di un dibattito fra le numerose associazioni che da anni si occupano dei diritti degli immigrati.
Un obiettivo chiaro e di civiltà. "L'intenzione - aggiunge Filippo Miraglia - è stata quella di far uscire il tema dell'immigrazione dalla sua dall'angustia dell'ordine pubblico e dalla disputa ideologica, per spostare invece l'attenzione sui problemi di vita quotidiana di un numero ben maggiore di persone, è cioè dei quasi 5 milioni di immigrati che vivono e lavorano in questo Paese. La scelta dell'Arci e delle altre 19 associazione che compongono il Comitato de L'Italia sono anch'io  e stata quindi quella di rivolgersi direttamente alla gente, attraverso la mobilitazione territoriale, su un obiettivo di civiltà chiaro e limpido: far sì che i figli degli immigrati nati in Italia siano cittadini italiani a tutti gli effetti da subito e che lgli stranieri residenti da 5 anni possano quanto meno votare alle elezioni amministrative".
Le raccomandazioni. Ad operazione conclusa, il Comitato presieduto dal sindaco Del Rio porterà all'Ufficio Elettorale della Camera i plichi con le firme raccolte. Nel frattempo, il coordinamento nazionale ricorda ai comitati territoriali e alle segreterie comunali che i moduli compilati devono essere spediti al più presto alla sede nazionale della CGIL, Ufficio Immigrazione - Campagna L'Italia Sono Anch'io, Corso Italia 25, 00198, Roma - e devono essere già corredati della certificazione elettorale, proprio per facilitare il lavoro di verifica delle firme ricevute. Si ricorda, inotre, che per quanto riguarda i firmatari non residenti, i comitati territoriali devono provvedere direttamente alla richiesta dei certificati elettorali ai Comuni di appartenenza e al loro inserimento nei moduli con le firme, prima di spedire il tutto alla CGIL nazionale. La scadenza ultima è fissata per lunedì 20 febbraio.



Le tante testimonianze degli immigrati di oggi sono diventate un libro
L'Arena.it, 07-02-2012
C'è Cristina Lucaci, infermiera rumena che ha imparato l'italiano leggendo i foglietti delle indicazioni e delle posologie dei farmaci; c'è Isabella Bright, operaia ghanese, che ricorda ancora i morsi di una compagna di scuola delle medie che voleva accertarsi se la sua pelle fosse di cioccolata; c'è Edmondo Owusu al quale appena arrivato in stazione a Verona gli è stata rubata la borsa con i documenti e i soldi e i primi italiani a cui ha dovuto rivolgersi sono stati proprio i poliziotti.
VICENDE UMANE. Sono alcuni dei 24 immigrati le cui testimonianze sono diventate libro e documentario intitolati «Oltre il cielo del mio Paese», pubblicati a cura dell'amministrazione comunale di San Martino Buon Albergo attraverso la biblioteca «Don Lorenzo Milani». Le interviste sono state raccolte da Giuseppe Corrà, insegnante e collaboratore de L'Arena e il video curato dal regista Mauro Vittorio Quattrina: insieme alle foto di Giorgio Marchiori e Andrea Tiberto e a un racconto inedito del capo della squadra mobile di Verona Gianpaolo Trevisi sono in 140 pagine e 54 minuti video lo specchio delle storie di immigrazione più recente a San Martino.
LA VALIGIA IN MANO. «È il viaggio inverso di quello che tre anni fa confluì nel libro “Con la valigia in mano” raccontando storie di sanmartinesi che nel Novecento avevano abbandonato il paese per cercare fortuna all'estero. In occasione della presentazione nacque l'idea di proseguire con una nuova indagine che raccontasse chi sono, che lavoro fanno, come sono stati accolti quanti oggi arrivano nel nostro paese», ha esordito il sindaco Valerio Avesani, annunciando che questo, come il precedente volume, saranno inviati al governo e al presidente della Repubblica, «con una lettera in cui sarà spiegato il progetto e aggiunto l'impegno di un terzo momento di confronto fra l'emigrazione di ieri e l'immigrazione di oggi per capire diversità e contatti fra queste due grandi esperienze», ha concluso Avesani, «e che dimostrano che il nostro è un paese capace di accogliere».
I PROBLEMI. «Ci interessava far emergere storie dalle quali si capisse come sono stati risolti problemi che sembrano banali ma per uno straniero sono fondamentali per non essere presi in giro, a partire dalla comprensione del dialetto fino all'utilizzo della forchetta per mangiare gli spaghetti», ha raccontato Quattrina, rivelando che il video propone anche uno spezzone da cineteca girato negli anni Settanta da Giuseppe Zenti, oggi vescovo di Verona, che si dilettava di riprese: alla raccolta delle fragole commentava la presenza di immigrati abruzzesi e calabresi e sembrano passati secoli. «Ho imparato molto da queste storie», ha aggiunto Corrà, «perché mi sono trovato davanti persone con cultura che amano il dialogo: i nostri emigranti trovavano una cultura omogenea a quella da cui erano partiti; a noi oggi tocca il confronto con realtà molte diverse con le quali bisogna fare i conti nel rispetto reciproco». «Lavoriamo per questo scopo», ha aggiunto l'assessore alla cultura Vittorio Castagna, «e già ci sono cittadini stranieri nella banda del paese e nella squadra di calcio. Il libro viene distribuito su offerta libera nelle edicole e nelle parrocchie e il ricavato sarà destinato alla Caritas per il sostegno a sanmartinesi che hanno perso il lavoro».V.Z.



Così le baby sitter napoletane crescono i figli degli immigrati
Dal rione Sanità al Mercato ai Quartieri Spagnoli gli extracomunitari pagano, spesso in nero visto che lavorano in nero, dai  300 agli 800 euro al mese per avere una balia a tempo pieno
la Repubblica, 07-02-2012
ANNA LAURA DE ROSA
Inal in Italia è diventato un re. È un bimbo russo di un anno con i capelli neri e gli occhi castani, e ha un nome arabo che nella sua lingua significa, appunto, “re”. I genitori, arrivati nel 2001 da Nalchik, nel Caucaso, sono di religione musulmana. Inal è nato al Borgo Orefici e già da sei mesi sgambetta in casa di Antonella, casalinga trentaduenne con tre figli. Una delle tante napoletane che lavora come baby sitter per gli immigrati. Per la donna il lavoro comincia alle 10 del mattino e finisce alle 20, tutti i giorni (domenica esclusa) per 400 euro al mese.
«All'inizio avevo preso una ragazza ucraina — racconta Marianna, madre di Inal — ma mi sono accorta che trascurava il bambino. Con la famiglia di Antonella mio figlio sta bene. Inoltre, mentre con me parla russo, con loro impara napoletano e italiano».
Non si può dire lo stesso della balia, che sa dire solo “picenie” e “si-ta” in dialetto russo (“biscotto” e “cosa”). E mentre le due donne si contendono il racconto delle abitudini del bambino, Inal gioca con i figli di Antonella. La confidenza è fraterna, tanto che i ragazzi temono l’ipotesi che il piccolo possa tornare in Russia prima o poi. La crisi non risparmia i lavoratori dell’Est creando un circolo vizioso. «Marianna sta guadagnando di meno — confida la baby sitter — in questo periodo tengo Inal solo tre giorni a settimana e lo stipendio è dimezzato».
Ecco dove sono i figli degli stranieri che lavorano dalle 12 alle 14 ore al giorno. Non nel paese d’origine o in scuole multietniche. Hanno trovato baby sitter napoletane. I neonati delle comunità russe, senegalesi e cinesi compiono un piccolo miracolo economico, risolvono in parte dal basso lo “scontro occupazionale” tra poveri: dal rione Sanità al Mercato ai Quartieri spagnoli, gli immigrati pagano — spesso in nero visto che lavorano in nero a loro volta — dai 300 agli 800 euro al mese per avere una balia napoletana a tempo pieno.
Spesso si denunciano “gli effetti indesiderati” dell’immigrazione: dall’imprenditoria campana messa in ginocchio dai prezzi competitivi di prodotti indiani e cinesi, alle donne partenopee sostituite da quelle dell’Est per il lavoro di colf e badanti. Ma che cosa prendono i napoletani dagli stranieri con cui dividono la città? Quali i vantaggi di una società multietnica? Ci sono 75.943 immigrati nella provincia di Napoli, 164.268 in Campania, senza contare la grossa fetta di irregolari (rapporto Migrantes 2011). È però nei quartieri popolari che si mostrano gli effetti inaspettati dell’integrazione, che si accenna un’inversione della curva economica. Nei bazar a basso costo che guardiamo attraversando la Stazione c’è di tutto. Tutto, tranne i bambini immigrati che affollano le case dei napoletani.
Una volta consolidato il rapporto di lavoro, in alcuni casi i genitori chiedono alla balia di abbassare la retta mensile senza diminuire i giorni lavorativi, rafforzati nella trattativa sul compenso dal legame affettivo creato dalla frequentazione. In altri, il rapporto di lavoro assume i tratti di un’adozione a termine.
«È stata una pazzia. Il bambino sta con me notte e giorno, gli voglio bene, ma se la madre lo porterà via come dice non ripeterò mai più quest’esperienza» racconta Maria, 47 anni. La donna di piazza Mercato sta tirando su un bimbo cinese da un anno e mezzo, si chiama Daniele: «Aveva sei mesi quando è arrivato — spiega — la madre ha un negozio di bigiotteria, me l’ha affidato per 550 euro mensili ma da qualche mese è scesa a 400. Anche le mie vicine fanno da baby sitter a bambini stranieri, si guadagnano fino a 800 euro con la famiglia giusta. I genitori sono presenti, però sono io ad accompagnare il piccolo dal medico, a comprare cibo e vestiti italiani».
Daniele intanto si arrampica sul divano, la guarda dalla tutina azzurra strappandole un sorriso con qualche parola napoletana. «Si fanno sacrifici — aggiunge la baby sitter — però ha riportato in casa le gioie della maternità». Arriva la madre di Daniele, Maria la istruisce sull’orario della pappa e sul cappotto da mettere. L’unico “scontro” è sulle abitudini, troppo rilassate quelle napoletane per una coppia di orientali: i genitori del piccolo vogliono che Daniele si svegli all’alba ed esca anche con la pioggia.
Rosaria si occupa alla Sanità di un bimbo senegalese di un anno, Fallov. Lei lo chiama Falù. «Non prendo soldi — dice — la madre non ha i soldi per mantenerlo. Mi chiama mamma, gli sono spuntati i dentini con me, è come un figlio. Il bambino è stato con me anche a luglio e agosto, quando i genitori sono partiti per lavoro. E quando a volte lo riprendono mi preoccupo, penso chissà se ha freddo nella casa in cui vivono. I genitori mi hanno detto che verso i 4 anni lo manderanno a Parigi e non so come sarà il non potere vederlo più».
Luisa invece può già raccontare gli effetti del fenomeno balia sulla lunga durata: per 10 anni si è presa cura di una bimba orientale, Daniela Ye. Seicento euro il compenso previsto. «La bambina è arrivata da noi all’età di 8 mesi — racconta Luisa — ora ha 15 anni e frequenta ancora casa nostra. L’abbiamo portata in vacanza, alle feste, va allo stadio con i miei figli».
Maria frequenta tuttora i genitori della ragazza che vivono in zona Garibaldi e hanno condiviso con la famiglia partenopea 45 giorni a Pechino. «Da qualche mese — aggiunge — stiamo accudendo un altro bambino straniero per 450 euro, Samuele. Ma il confine tra lavoro e affetto è più nitido adesso». Samuele intanto stacca le calamite dal frigo. Luisa cerca di stargli dietro, lo prende in braccio e gli tocca le manine fredde: «Gli devo comprare una canottiera di lana, la madre non mi sta mai a sentire». È come un figlio molto amato.

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