09 febbraio 2012

Ue: sull’immigrazione “Roma è tornata ad essere di nuovo un vero partner”. La commissaria Malmström elogia su twitter il lavoro del nuovo governo dopo l’incontro con Riccardi.
Il ministro all’Integrazione conferma: “nella Ue c’è concreta volontà di mettere a disposizione risorse e aiuti per concreti progetti pilota su immigrazione e integrazione”.
Immigrazione Oggi, 09-02-2012
“Roma è tornata ad essere di nuovo un vero partner”. Così la Commissaria europea per gli affari interni, Cecilia Malmström, ha commentato con un messaggio Twitter l’incontro avuto con il ministro per l’integrazione e la cooperazione internazionale, Andrea Riccardi.
Sui temi dell’immigrazione i rapporti tra Bruxelles e Roma sono stati spesso tesi quando a rappresentare Roma era l’ex ministro Maroni. La Malmstrom ha inoltre scritto “ottimi i colloqui con Riccardi, in materia di migrazione, asilo e primavera araba”.
Dello stesso parere è stato il ministro Riccardi che, al termine dell’incontro avvenuto martedì scorso, ha affermato che “nella Ue c’è concreta volontà di mettere a disposizione risorse e aiuti per concreti progetti pilota su immigrazione e integrazione”. Per il ministro, inoltre, l’Italia condivide con Bruxelles l’idea di “lavorare con i paesi della sponda sud del Mediterraneo”.
Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che a Bruxelles ha incontrato anche Viviane Reding, commissaria alla Giustizia, ha assicurato ai partner europei che “l’Italia si assume le sue responsabilità sui temi dell’asilo, dell’immigrazione e dell’integrazione. È in questa visione di responsabilità che l’Italia inquadra il discorso della solidarietà europea”.
Riccardi ha poi confermato a Malmström e Reding che “entro febbraio” sarà consegnato il piano Rom, per il quale “è già stato aperto un tavolo”. “Sto lavorando con le amministrazioni delle maggiori città: Torino, Milano e Rom. Abbiamo già fatto una seduta. In settimana ce ne sarà una prossima con i comuni, gli enti locali ma anche tutti i vari ministeri coinvolti”.
Proprio sulle politiche verso i Rom la Commissione europea negli anni scorsi non ha risparmiato critiche all’Italia. “Noi – ha detto Riccardi – abbiamo fatto tesoro delle esperienze del precedente governo e delle critiche. E cerchiamo di elaborare una fase politica”.



"No alla banlieue degli immigrati" sindaco leghista rifiuta 18 milioni
Il primo cittadino di Monza rifiuta il finanziamento della Regione per riqualificare la zona
ad altissima densità di stranieri: "Servirebbe soltanto a portare qui altri extracomunitari"
la Repubblica, 09-02-2012
GABRIELE CEREDA
Non bastassero il Patto di stabilità e la crisi, il sindaco leghista di Monza rinuncia a 18 milioni di euro in arrivo dalla Regione per riqualificare la banlieue cittadina. Ad alto tasso di immigrazione, il quartiere Cantalupo, alla periferia est del capoluogo brianzolo, ospita il 13 per cento della popolazione straniera: romeni, peruviani e senegalesi. Il sindaco Marco Mariani più volte ha ribadito la propria contrarietà al progetto «perché finirà per portare in città solo più extracomunitari».
La sistemazione dell’area rientra nel programma “Contratti di quartiere” varato dal Pirellone per rilanciare, sia dal punto di vista edilizio sia sociale, zone degradate. Siglato nel 2009, il progetto monzese prevedeva 309 alloggi a canone sociale e un edificio polifunzionale. Ma anche, e soprattutto, la formazione di assistenti familiari e custodi sociali, oltre a corsi di mediazione culturale e linguistica. Un’idea che in altre città della Lombardia ha dato buoni risultati, ma a cui Monza ha rinunciato la scorsa settimana. Il sindaco e il direttore generale del Comune, Mauro Ronzoni, si sono presentati nell’ufficio di Domenico Zambetti, assessore regionale alla Casa, per annunciare il passo indietro.
La decisione ha provocato le dimissioni di Osvaldo Magone (Pdl), assessore alle Opere pubbliche di Monza, che si era speso per il progetto. «Il sindaco e la Lega hanno sempre osteggiato il progetto perché secondo loro favoriva gli immigrati», ha confidato
il pidiellino ad alcuni colleghi. «È una vergogna — dice Roberto Scanagatti, capogruppo del Pd e candidato sindaco alle prossime amministrative — La Lega affronta i problemi dal punto di vista ideologico e anziché risolverli finisce per esasperarli». Ma giudizi taglienti arrivano anche da un altro uomo del Pdl: Stefano Carugo. Oggi consigliere regionale, già assessore ai Servizi sociali di Monza, è stato il primo a credere nel contratto di quartiere. «Sono furioso. Non si trattava di costruire casette per i poveri, ma di rilanciare e integrare una fetta di città», dice Carugo.
A oggi solo una parte del programma ha visto la luce: quella affidata a una cooperativa, che ha realizzato una palazzina di mini appartamenti per persone in difficoltà. Il resto è sulla carta, ma con il rifiuto dei fondi regionali i cittadini dovranno pagare di tasca propria le consulenze già realizzate.



Bambini stranieri cittadini onorari
L'atto simbolico del Comune di Montescudaio riguarda 11 bambini nati in Italia da genitori immigrati. Un gesto a sostesgno della campagna nazionale per lo ius soli
Il Tirreno, 08-02-2012
MONTESCUDAIO. «Tra pochi giorni l’Italia saremo anche noi». Riprendendo lo slogan della campagna nazionale lanciata da una ventina di associazioni e organizzazioni, questa sarà la frase che undici bambini nati in Italia da genitori immigrati e residenti nel comune di Montescudaio potranno dire tra pochi giorni. Chi ci riuscirà, visto che tra coloro che riceveranno il prossimo 16 marzo la cittadinanza onoraria dalle mani del sindaco Aurelio Pellegrini, molti sono nati tra il 2009 e il 2011.
«La decisione è stata adottata all’unanimità dal consiglio comunale di Montescudaio – spiega Pellegrini – per la nostra comunità ha un valore simbolico forte e che va a sostegno della campagna nazionale “l’Italia sono anch’io” che punta ad una riforma del diritto di cittadinanza che preveda che anche i bambini nati in Italia da genitori stranieri regolari possano essere cittadini italiani e una nuova norma che permetta il diritto elettorale amministrativo ai lavoratori regolarmente presenti in Italia da cinque anni».
Per raggiungere questi obiettivi le due proposte di legge di iniziativa popolare debbono raccogliere 50mila firme entro la fine di febbraio 2012. Per cercare di raggiungere questo risultato ci saranno anche le firme di Montescudaio che, insieme al conferimento della cittadinanza onoraria, ha voluto far seguire anche un sostegno concreto a questa campagna nazionale. «La cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria si terrà alle 10.30 presso l’istituto comprensivo Griselli di Montescudaio - aggiunge Pellegrini - abbiamo invitato anche la vicepresidente della Regione Toscana Stella Targetti, anche se, insieme a me e all’assessore comunale alla pubblica istruzione Simona Fedeli, saranno i bambini italiani a conferire a quelli stranieri, ma perfettamente inseriti nella nostra comunità, il certificato di cittadinanza onoraria».
Un gesto di integrazione importante che parte da un comune di 2050 abitanti e nel quale sono residenti 159 cittadini stranieri. Di questi 25 sono minorenni e gli 11 scelti dal sindaco Aurelio Pellegrini sono coloro che sono nati in Italia, nella quasi totalità all’ospedale di Cecina. Varie le nazionalità rappresentate: Hajar, Aila e Mohamed sono nati tra il 2007 e il 2011 da genitori marocchini, Anvar nel 2008 da genitori moldavi, ma è la comunità albanese quella che da più tempo risiede a Montescudaio. Non a caso Daniel e Mariglen (nati nel 2010 e 2007) e Bledi, Bleona, Ellison, Migena e Mirko (tutti uniti da vincolo di parentela e nati tra il 2001 e il 2009) sono tutti albanesi e tutti nati a Cecina. Anche per loro il 16 marzo cittadinanza onoraria.



Tolentino: cittadinanza onoraria ai figli degli immigrati
Vicere Macerata, 08-02-2012
Con votazione favorevole unanime, la Giunta municipale del Comune di Tolentino ha deliberato di conferire la cittadinanza simbolica della Città di Tolentino ai nati in Italia da genitori stranieri, regolarmente residenti nel Comune.
Prossimamente, con una cerimonia pubblica, saranno consegnati a questi ragazzi un diploma di conferimento della cittadinanza simbolica e copia della costituzione italiana.
La cittadinanza italiana si può ottenere (oltre che attraverso la naturalizzazione di chi possiede una cittadinanza diversa) in conseguenza della nascita da un genitore in possesso della cittadinanza italiana: il cosiddetto ius sanguinis.
Lo ius sanguinis è detto anche “modello tedesco” e presuppone una concezione "oggettiva" della cittadinanza che in epoca ottocentesca era stata individuata come basata sul sangue, sull'etnia, sulla lingua e sulla comune civiltà.
Lo ius soli, invece, che implica l’acquisto della cittadinanza per tutti coloro che nascono in una nazione, è detto anche “modello francese” e presuppone una concezione "soggettiva" della cittadinanza intesa, sempre nell’Ottocento, come "plebiscito quotidiano", ovvero come scelta continuamente rinnovata di far parte di una nazione.
Storicamente lo ius soli fu adottato da paesi che avevano un elevato flusso di immigrati (come ad esempio la Francia, il Regno Unito ed in generale i paesi delle Americhe: Stati Uniti, Brasile, Argentina, Canada, ecc.).
Al contrario lo ius sanguinis tendeva a tutelare i diritti dei discendenti di coloro che emigravano e quindi fu adottato dai paesi che storicamente avevano un forte flusso di emigrati (Italia, Irlanda, Israele, Spagna, ecc.) o avevano avuto ri-delimitazioni dei confini (sempre l’Italia, con i profughi istriani; Germania; Grecia; Polonia; ecc.).
Nel giro degli ultimi venti anni, le categorie che avevano funzionato almeno per i due secoli precedenti sono state letteralmente rovesciate e paesi che solo pochi decenni prima avevano avuto saldi migratori altamente negativi sono divenuti invece oggetto di immigrazione (ad esempio, in Italia nel decennio 1950/60 il saldo migratorio era in negativo per circa centomila persone; in quello 60/70 per circa 83 mila; in quello 70/80 per circa 3mila; tra il 1980 e 90 era in negativo per circa 14 mila persone ed infine nel decennio 1990/200 il saldo diventa positivo per 118mila persone circa).
Gli immigrati che per scelta, più o meno dettata dalla necessità, hanno abbandonato il paese di nascita per cercare in altri paesi una vita migliore per sé e per i propri figli non hanno agito diversamente da quel nostro connazionale che, negli ultimi anni dell’Ottocento, così rispose ad un rappresentante del governo che li esortava a non abbandonare la nostra nazione: "Cosa intende per Nazione, signor Ministro? Una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria. Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro?" (Costantino Ianni - Homens sem paz, Civilização Brasileira, 1972).
Questi immigrati, ovviamente con tutte le difficoltà che un processo del genere ha comportato e comporta, hanno stabilito la propria residenza nel nostro paese e, nella maggioranza dei casi, ne hanno fatto la propria “casa”.
Ancor di più i loro figli, nati nel nostro paese (i cosiddetti immigrati di seconda generazione), hanno acquisito naturalmente tutte le caratteristiche che vengono storicamente individuate come fondamentali per definire un appartenente ad una nazione, quali la lingua, il riferimento al luogo geografico, la storia, il governo, i ricordi, la scuola, le attività sociali, ecc.. Questi però, attualmente, non hanno la possibilità di essere considerati cittadini a pieno titolo, anzi, possono diventarlo solo a determinate condizioni e affrontando un lungo iter.
Nel Comune di Tolentino risultano residenti, al 19 gennaio 2012, 405 persone nate in Italia da genitori stranieri (di 27 nazionalità diverse), delle quali 203 sono donne e 202 uomini, il più anziano dei quali è nato nel 1992 ed ha perciò solo vent’anni. Nella società attuale il criterio dell’acquisto della cittadinanza solo per diritto di sangue non risponde più alle ragioni per cui fu a suo tempo scelto e deve considerarsi cittadino chi invece trova e costruisce la propria esistenza e le proprie radici in un paese dove effettivamente esplica tutte le attività che di norma sono individuate come fondamentali dell’essere cittadino.
Queste persone invece si trovano impedite dall’esercitare quelle attività che consentirebbero loro di essere compiuti cittadini, come quelle di cercare liberamente un lavoro o di contribuire a determinare, con la propria libera preferenza, le scelte politiche e amministrative del paese in cui vive da sempre. Inoltre l'Assessorato alla Partecipazione ha intenzione di prevedere, all’interno del regolamento per il decentramento, la partecipazione degli immigrati regolarmente residenti all’elettorato attivo e passivo per gli organi dei comitati dei quartieri.
Già alcuni enti hanno previsto la concessione di una cittadinanza di tipo onorario ai cosiddetti immigrati di seconda generazione e in merito a ciò il Presidente della Repubblica ha espresso il proprio favorevole apprezzamento ritenendola di “alto valore simbolico”, auspicando che ciò contribuisca a far in modo che si giunga per essi in Italia all’effettiva concessione della cittadinanza ordinaria.
La Giunta ha deliberato su proposta del Vicesindaco e Assessore alla Partecipazione ed all’integrazione Alessandro Bruni.



Siamo milanesi di prima generazione, niente paura
Corriere della sera, 06-02-2012
Seble Woldeghiorghis
Domenica 5 febbraio la legge sulla cittadinanza italiana ha compiuto 20 anni. Le faccio tanti auguri, nella speranza che si possa fare al più presto da parte: troppe le ingiustizie perpetrate in suo nome. Nelle ultime due decadi, questa normativa ha privato della piena cittadinanza i figli degli immigrati, che nella maggior parte dei casi in Italia sono nati, cresciuti e che per questo la sentono come propria casa. Venire al mondo in Italia non é però sufficiente per essere considerato parte integrante della società. E’ quella che io chiamo la “prova del vetrino” a decidere se sei degno o meno della cittadinanza. Bisogna infatti avere il sangue giusto, per l’appunto italiano. Sarei proprio curiosa di mettermi davanti ad un microscopio per vedere la differenza tra il sangue francese, cinese, peruviano e ugandese. Forse mi sarebbe più chiara quella che ora considero una completa assurdità.
Scegliere come criterio di ammissibilità a una società un elemento come il sangue che in realtà é quanto di più unificante ci possa essere tra gli uomini. Bisogna farsi coraggio per parlare di questo tema senza sentirsi rispondere: “ Ma i problemi veri sono altri!”, come se la coesione sociale fosse un elemento marginale per lo sviluppo di un Paese.
Milano sta percorrendo con decisione il cammino per una nuova completa cittadinanza partendo dal coinvolgimento di chi, fin dalla nascita, ha ben chiaro cosa voglia dire vivere tra tante culture. Parlo delle cosiddette Seconde Generazioni (di stranieri) che bisognerebbe finalmente cominciare a chiamare Prime Generazioni (di italiani).
Ma la paura del cambiamento é tanta e si sente. Ho la sensazione che l’Italia non abbia ancora il coraggio di ammettere di essere cambiata, di avere un altro aspetto. Basterebbe che si mettesse davanti a uno specchio e guardasse la sua immagine a distanza di 151 anni dalla sua nascita.
Me la immagino studiarsi, osservarsi il taglio degli occhi, il colore della pelle, i capelli. Sono sicura che ad una prima occhiata si ritroverebbe spaesata, confusa, abbasserebbe lo sguardo. Finora l’Italia si é infatti comportata come un’adolescente nel pieno della pubertà, in cui ogni minimo cambiamento viene percepito come un’intrusione e viene negato.
Non c’è più tempo per i timori o i tentennamenti. E’ ora che l’Italia esca dalla fase dell’adolescenza per entrare in quella della maturità per guardarsi e finalmente orgogliosamente dirsi: “ Eccomi. L’Italia sono io!”. Ne avrà il coraggio? E noi Milanesi, ne abbiamo il coraggio?



Studenti stranieri ai licei anche senza licenza media
La decisione in una circolare del Ministero. Il problema sorge spesso per ragazzi che arrivano in età da liceo ma non hanno titoli di studio equivalenti a quelli italiani. Ora verranno iscritti alla classe corrispondente alla loro età "salvo che i docenti decidano diversamente". E la Lega protesta di SALVO INTRAVAIA
la Repubblica, 07-02-2012
ROMA - Gli studenti stranieri potranno iscriversi al superiore e sostenere gli esami di Stato anche senza licenza di scuola media. Ma dovranno dimostrare di avere la preparazione adeguata alla classe per la quale chiedono l'iscrizione. La circolare che mette la parola fine ad una questione piuttosto controversa è arrivata lo scorso 27 gennaio e ha suscitato le proteste della Padania. "La presenza di alunni con cittadinanza non italiana ha assunto da tempo le caratteristiche di un fenomeno strutturale - esordisce la nota di viale Trastevere - che fa registrare il progressivo aumento degli iscritti anche nella scuola secondaria di secondo grado. In particolare, è frequente il caso di studenti provenienti da altri Paesi - continua - che chiedono l'iscrizione a classi, anche intermedie, di istituti di istruzione secondaria di secondo grado". Cosa fare se il ragazzo ha 16 anni ed è sprovvisto del titolo di studio equivalente al nostro diploma di licenza media?
Una prassi illegittima. Finora, la questione si è posta al momento dell'esame di maturità, quando la commissione esamina i fascicoli degli studenti per controllare se tutta la documentazione è a posto. E in mancanza del titolo della scuola secondaria di primo grado, requisito necessario oltre "all'età" - che non può essere inferiore a quella prevista per la frequenza della classe prestabilita - nasce il dubbio. Può sostenere il ragazzo straniero lo stesso gli esami. In genere, le scuole fanno
sostenere a questi soggetti gli esami di terza media presso un centro per adulti, sanando la loro posizione. Ma la prassi, secondo il ministero, è illegittima. E, per sgombrare definitivamente da equivoci la questione, ha messo nero su bianco.
Iscrizione secondo età anagrafica. "Qualora gli studenti con cittadinanza non italiana siano ancora, secondo l'ordinamento scolastico italiano, in età di obbligo di istruzione (...) vengono iscritti - spiega il ministero - alla classe corrispondente all'età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l'iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto, dell'ordinamento degli studi e del corso di studi eventualmente seguito nel paese di provenienza, dell'accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell'alunno e del titolo di studio eventualmente posseduto dall'alunno. Qualora, invece, gli studenti stranieri che richiedono l'iscrizione ad una classe intermedia non siano più soggetti all'obbligo, almeno sedicenni, il consiglio di classe può consentire l'iscrizione di giovani provenienti dall'estero".
I requisiti richiesti. Ma questi ultimi devono provare, "di possedere adeguata preparazione sull'intero programma prescritto per l'idoneità alla classe cui aspirano". E di conseguenza, alla fine del percorso, possono essere ammessi agli esami di maturità anche senza il prescritto diploma di licenza media, previsto invece per i ragazzi italiani. Il motivo è semplice. "Per questi studenti - precisa la nota m inisteriale - si deve ritenere, infatti, che i competenti collegi dei docenti, o i consigli di classe, abbiano già valutato, all'atto dell'iscrizione alle classi degli istituti di istruzione secondaria", il possesso dei requisiti richiesti.
Le obiezioni della Lega. In genere, nei paesi di origine i giovani stranieri hanno seguito i corsi di studio previsti dagli ordinamenti locali che, seppur diversi dal nostro, li hanno portati a conseguire un titolo di studio. E la italiana che li ha accolti non ha avuto "nulla eccepire circa il mancato possesso del diploma di licenza conclusivo del primo ciclo di istruzione previsto dal nostro ordinamento scolastico". Ma secondo il quotidiano leghista La Padania, riferisce la Tecnica della scuola, questa posizione assunta dal ministero "produce una evidente discriminazione, perché la concessione che viene fatta agli studenti stranieri non è prevista per i cittadini italiani".



Immigrazione: accolta in Basilicata prima famiglia rifugiati
A Sant'Arcangelo, nell'ambito del progetto 'Citta' della Pace'
(ANSA) - POTENZA, 8 FEB - Una ''prima famiglia che attende la nascita di un bambino e che proviene dall'Africa occidentale e' stata accolta a Sant'Arcangelo (Potenza)'', nell'ambito del progetto 'Citta' della Pace' - l'iniziativa concepita da Betty Williams, premio Nobel per la Pace nel 1976, e fatta propria dalla Regione - che prevede ''l'accoglimento dei rifugiati in abitazioni ristrutturate nei centri storici di Sant'Arcangelo e Scanzano Jonico (Matera)''. Lo ha annunciato l'ufficio stampa della Regione. (ANSA)



Immigrati: Palermo, sit-in contro tassa su rinnovo permessi soggiorno
Palermo, 8 feb. - (Adnkronos) - Si terra' venerdi' pomeriggio a Palermo, a partire dalle 16 davanti la Prefettura, il sit-in organizzato da Cgil Cisl e Uil per protestare contro la tassa sui rinnovi del permesso di soggiorno degli immigrati. ''E' un colpo insopportabile per le tasche delle famiglie degli immigrati", spiegano Zaher Darwish, responsabile del settore immigrazione della Cgil palermitana, Mimmo Di Matteo, segretario provinciale Cisl con delega all'immigrazione, e Karem Basile del Coordinamento immigrazione della Uil. "Intendiamo cosi' sollecitare il governo nazionale - aggiungono - ad aprire un confronto con le parti sociali sulla normativa relativa alla durata dei permessi di soggiorno, e in particolare sulla sovratassa gia' entrata in vigore''. Gli immigrati dovranno versare 100 euro in piu' per il permesso, 200 per la carta di soggiorno.

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