Il caso. Il Pd: “Fare chiarezza su barcone non soccorso”

Lo scorso marzo 63 profughi dalla Libia morirono alla deriva in uno specchio di mare pieno di navi della Nato, che ora avrebbe ammesso di aver ricevuto l’allarme. Interrogazione di Ferrante e Della Seta



Roma – 9 febbraio 2012 - Le navi della Nato che incrociavano al largo della Libia lasciarono morire in mare sessantatre persone?

Lo chiedono i senatori del Pd Francesco Ferrante e Roberto Della Seta, riaccendendo i riflettori sul naufragio di un barcone di profughi partiti alla fine dello scorso marzo da Tripoli, durante la guerra, alla volta dell’Italia. Faceva rotta su Lampedusa, ma finì il carburante e non fu soccorso.

“Ci si può chiedere come sia possibile, visto che in quel momento il Mediterraneo pullula di navi e velivoli militari della Nato, ma non solo. Un elicottero militare getta ai profughi bottiglie d'acqua e un po' di biscotti. Poi se va e non torna a soccorrerli” scrivono Ferrante e Della Seta. “È oscuro il motivo per cui ciò è accaduto. Il gommone resta incredibilmente alla deriva per 15 giorni nel canale di Sicilia, incrociando almeno un paio di grandi imbarcazioni militari e pescherecci. Dei 72 a bordo, moriranno in 63”.

 

I due senatori avevano già denunciato la vicenda ad aprile, con un’interrogazione rimasta senza risposta. Qualche giorno fa, però, l’emittente televisiva svizzera RSI ha trasmesso un documentario che “tra l'altro contiene le interviste a tutti i 9 sopravvissuti, alla Guardia costiera italiana, alla Nato, che per mesi ha negato ogni coinvolgimento, mentre avrebbe ora ammesso di aver ricevuto l'avviso d'allarme. Sempre il documentario della RSI rende noto che su questa vicenda sta indagando anche il Consiglio d'Europa e che entro i primi di aprile pubblicherà una relazione”.

Ferrante e Della Seta chiamano quindi in causa i ministri degli Esteri e della Difesa per verificare se davvero c’è stata un’omissione di soccorso da parte della Nato, “tanto più grave in quanto le navi militari della Nato erano in quel braccio di mare per implementare una risoluzione dell'Onu che dispone la protezione di civili con ogni mezzo necessario”.

Ecco il documentario della televisione svizzera