Newsletter periodica d’informazione
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Rassegna ad uso
esclusivamente interno e gratuito, riservata agli
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Anno XI n.5 del 30 gennaio 2013 |
Consultate www.uil.it/immigrazione
Aggiornamento quotidiano sui temi di interesse di cittadini e lavoratori stranieri
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Cittadinanza negata agli stranieri affetti da sindrome di Down
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SOMMARIO
Appuntamenti
pag.
Cittadinanza italiana negata a disabili Down pag. 2
Lavoro domestico: licenziare costa caro pag. 3
Stranieri e sanità: comunicato di Cgil,Cisl,Uil Lombardia pag. 4
Scuola: esclusi i figli degli irregolari dall’iscrizione online pag. 5
Servizio Civile: ancora un bando per soli italiani pag. 6
Inchiesta: CIE, prima schiave, poi detenute pag. 7
Razzismo: caso Boateng in Ciociaria pag. 8
Foreign Press: Obama’s Immigration reform plan pag. 9
Notizie in breve: pag.10
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A cura del Servizio Politiche Territoriali della Uil
Dipartimento Politiche Migratorie
Tel. 064753292- 4744753- Fax: 064744751

Dipartimento Politiche
Migratorie: appuntamenti

Roma 02 febbraio 2013, ore 11.30, presso Regione Lazio
Unione Forense: presentazione del rapporto “conflittualità locali e cittadini stranieri nel Lazio”
(Giuseppe Casucci)
Bruxelles, 5 febbraio 2013, sede ETUC
Incontro con ETUI per corso di formazione in Italia: “EU migration polizie and their impact on working conditions and integration of migrant workers”
(Giuseppe Casucci)
Roma 07 febbraio 2013, ore 10.00, sede ILO – Rome
Incontro: “promuovere l’integrazione dei lavoratori domestici in Europa”.
(Ivana Veronese, Giuseppe Casucci)
Roma 14 febbraio 2013, ore 11, Via del Velabro 5
Comitato direttivo del CIR
(Giuseppe Casucci)
In primo piano
Cittadinanza italiana negata ai ragazzi stranieri con sindrome Down
Sono nati e cresciuti in Italia, ma i comuni in cui risiedono hanno respinto la domanda di cittadinanza. Il nodo del problema sta nel giuramento: sarebbero incapaci di intendere e volere e dunque e, dunque, di chiedere in modo consapevole di diventare cittadini.
(http://www.superabile.it/web/it/Home/index.html)
MILANO, 28 gennaio 2013 - Quando ha spento le 18 candeline sulla sua torta di
compleanno sperava, insieme ai genitori, che fosse finalmente giunto il momento
di chiedere la cittadinanza italiana, come hanno diritto di fare le seconde
generazioni tra il diciottesimo e il diciannovesimo anno di età. Di origine
albanese, figlio di immigrati regolari residenti in Italia da molti anni,
questo ragazzo è, però, affetto dalla sindrome di Down e la legge n. 91 del
1992 non lo considera idoneo a presentare la richiesta. ''Il nodo del problema
sta nel giuramento, passaggio imprescindibile quando si vuole ottenere la
cittadinanza - spiega Mascia Salvatore, responsabile dell'ufficio legale del
portale online stranieriinitalia.it, che ha sollevato la questione in un
articolo del 4 gennaio 2013-: chi ha una qualunque disabilità mentale viene
considerato incapace di intendere e di volere e, dunque, di chiedere in modo
consapevole di diventare cittadino italiano". Nemmeno è possibile che sia
il tutore della persona interdetta a prestare giuramento al suo posto. "Lo
scoglio sta proprio nel fatto che il giuramento è un atto personalissimo, un
po' come il matrimonio, e dunque, nessuno può pronunciarlo per conto di
qualcuno d'altro", sottolinea Gaetano De Luca dell'ufficio legale di
Ledha. Anche lui si è scontrato con questo problema: dall'autunno del 2011
segue un caso simile, ancora in attesa di una sentenza definitiva da parte del
Tar di Roma. Anche Andrea Sinno, responsabile del servizio di consulenza
"Telefono D" dell'Aipd (Associazione Italiana Persone Down), non sa
come aiutare il figlio di una donna sudamericana che, nato e cresciuto in Italia,
si è presentato alla questura di Roma per richiedere la cittadinanza, ma è
stato rimandato indietro con le stesse motivazioni. "La prima soluzione
che ci è venuta in mente per risolvere il problema -spiega Sinno- è stata
quella di richiedere una procedura d'adozione di urgenza da parte del compagno
italiano della signora. Il problema è che il ragazzo aveva già raggiunto la
maggiore età e questo non è stato possibile. Si potrebbe richiedere
l'affidamento ad un amministratore di sostegno, una figura sostitutiva a quella
del tutore, che agisce per conto della persona con disabilità solo in alcune
specifiche situazioni e quindi verrebbe a cadere la presunzione che sia
totalmente incapace di intendere e volere: ma è solo un'ipotesi. La soluzione
del problema potrebbe sicuramente arrivare solamente da un cambiamento della
legislazione in materia di cittadinanza. Nel frattempo, abbiamo comunque dato
mandato ad alcuni giuristi di esaminare la situazione". Una questione da
Azzeccagarbugli, quindi, che forse potrebbe essere risolta se l'Italia
rispettasse la Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità,
ratificata dal nostro Paese con la legge n. 18 del 2009: "Obbliga gli
Stati firmatari a riconoscere alle persone disabili la libertà di movimento, il
diritto di scegliere la propria residenza e anche quello di cambiare
cittadinanza", afferma De Luca di Ledha. Sarà dunque questo che sosterrà
l'avvocato in tribunale per vedere finalmente riconosciuto un diritto
fondamentale a chi si ritrova a vivere in un Paese dove origine straniera e
disabilità sono ostacoli in apparenza insormontabili.
Società

(AGI) - Roma, 28 gen. - Licenziare la colf può costare fino a 1.500 euro. In seguito alla riforma Fornero, infatti, anche il datore di lavoro domestico e' sottoposto al finanziamento della nuova indennità di disoccupazione ASpI e mini-ASpI. L'obbligo scatta in tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, successivi al 1° gennaio 2013, indipendenti dalla volontà del lavoratore, ovvero in tutti i casi di licenziamento, compresi quelli per giusta causa o giustificato motivo. Sono escluse solo le interruzioni del rapporto di lavoro per dimissioni o risoluzione consensuale. Il contributo di licenziamento e' dovuto all'Inps ed e' pari a 483,80 euro per ogni 12 mesi di anzianità presso lo stesso datore di lavoro e per un massimo di tre anni. E' obbligatorio, a prescindere dalla richiesta, da parte del lavoratore, della prestazione di disoccupazione e non e' previsto una proporzionalità in base alle ore lavorate e alla retribuzione mensile. Per esempio - come spiega Assindatcolf - se si interrompe un rapporto di lavoro intrattenuto da più di tre anni, il contributo sarà pari ad 1.451,40 euro (483,80x3 anni). Se ad essere licenziato e' un lavoratore assunto da 9 mesi, in base alle informazioni avute ad oggi, sarà pari ad 362,85 (483,80/12x9 mesi).
"Consideriamo la normativa una limitazione alla libertà del datore di lavoro domestico di risolvere il rapporto in qualsiasi momento ed un onere economico eccessivo", afferma Assindatcolf. "Pertanto, ci attiveremo presso le competenti sedi al fine di richiedere per il lavoro domestico l'eliminazione del contributo di licenziamento, o quanto meno la sua correzione".
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Tribunale di Milano: sì all’iscrizione al S.S.N. ai genitori ultra 65enni di stranieri extra UE
“Discriminatorio negare ai genitori ultra 65enni di immigrati extracomunitari, entrati in Italia per ricongiungimento familiare, l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale”
Il Tribunale di Milano, sezione lavoro, con ordinanza del 5 dicembre 2012, ha accolto l’azione giudiziaria antidiscriminazione contro il Ministero della Salute e la Regione Lombardia per non aver adottato le disposizioni necessarie a consentire l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, dei cittadini di Paesi terzi non membri dell’UE ultra sessantacinquenni ricongiuntisi in Italia con i loro familiari. La vicenda trae origine dalla disposizione contenuta nel D.lgs n. 160/2008, recante modifiche ad alcune norme contenute nel D.lgs. n. 5/2007 sui ricongiungimenti familiari. In particolare, l’articolo 1, comma 1 lett. d) di tale decreto subordina il ricongiungimento familiare degli stranieri ultra sessantacinquenni con i loro familiari già soggiornanti in Italia, al possesso di una polizza assicurativa, o all’iscrizione al SSN previo pagamento di un contributo forfettario fissato da un apposito decreto del Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. In mancanza di tale decreto (ad oggi non ancora adottato) solo due regioni italiane, l’Emilia-Romagna ed il Veneto, hanno provveduto , stante il vuoto normativo, ad emanare provvedimenti amministrativi ad hoc prevedendo un contributo forfetario annuale e non frazionabile parti a 387 euro per l’iscrizione al SSN degli anziani stranieri ricongiuntisi (si veda in proposito circolare Regione Emilia Romagna 23/7/2010). Il giudice del lavoro di Milano ha innanzitutto evidenziato il trattamento di svantaggio e di disfavore prodotto dalla mancata decretazione ministeriale, che obbliga gli anziani stranieri ricongiuntisi ad affidarsi unicamente alle copertura sanitaria offerta dalle compagnie assicurative private, con una tutela sanitaria inidonea, inferiore e nettamente parziale rispetto a quella garantita non solo ai cittadini italiani, ma anche agli altri stranieri legittimamente soggiornanti. Il giudice del lavoro di Milano ha affermato come rientri entro l’ambito di discrezionalità politica la scelta del legislatore di rendere onerosa e non gratuita l’iscrizione al SSN degli stranieri ‘ricongiunti’, alla luce dei principi del buon funzionamento della PA e della ricerca dei necessari “equilibri” nella gestione della finanza pubblica. Ciò nonostante, nel momento in cui la legge conferisce al cittadino straniero interessato dalla procedura di ricongiungimento familiare il diritto ad iscriversi al SSN, a titolo oneroso, godendo quindi di una copertura sanitaria completa alla pari dei cittadini e degli altri stranieri regolarmente soggiornanti, tale diritto non può essere ‘sterilizzato’ in via amministrativa per l’omissione della P.A. medesima senza con questo determinare i presupposti della ‘discriminazione’. Il giudice ha dunque ordinato alla Regione Lombardia di rendere possibile l’iscrizione al SSN dei soggetti ricorrenti a fronte del versamento di un contributo forfetario annuale e non frazionabile, in analogia a quanto già disposto dalle Regioni Veneto e Emilia- Romagna, pari a 387 euro.
Scarica
- Ordinanza del Tribunale di Milano
Comunicato Cgil, Cisl e UIL della Lombardia
Gli stranieri ultra 65enni ricongiungi ai propri figli possono iscriversi al S.S.N.
Milano, 28/01/2013 - Giovedì scorso, dopo che le
Confederazioni regionali di Cgil, Cisl e Uil da mesi avevano chiesto un
intervento alla Regione Lombardia, la Direzione Generale della Sanità Regionale
ha inviato una circolare alle ASL della Lombardia in merito all’assistenza
sanitaria ai genitori ultra 65enni, ricongiunti con i propri figli, cittadini
extra UE. La circolare giunge a seguito dell’incontro che si è svolto presso
l’assessorato alla sanità lunedì 21 gennaio scorso. L’esigenza di un intervento
era motivata dal fatto che il decreto legislativo n. 160 del 2008 ha introdotto
l’obbligatorietà della stipula di una assicurazione sanitaria contro il rischio
della malattia, ma ha rinviato ad un successivo decreto ministeriale la
quantificazione dell’importo per l’iscrizione al SSN, che ad oggi non è stato
emanato. Con la conseguenza che l’unica possibilità fino ad oggi esistente
restava quella di stipulare una polizza con un istituto assicurativo privato. La
difficoltà e spesso l’impossibilità di ottenere una polizza assicurativa contro
il rischio di malattia con un Istituto assicurativo, sono state da noi poste
nei mesi scorsi alla Regione Lombardia, sollecitando un provvedimento, come
avvenuto in altre regioni, per consentire l’iscrizione volontaria al Servizio
Sanitario Regionale. Ora, finalmente, nell’ambito del complessivo recepimento
dell’Accordo Stato – regioni del 20 dicembre 2012, in attesa di
pubblicazione in G.U.. ed a seguito anche della sentenza del Tribunale di
Milano del 5 dicembre 2012, si è resa possibile l’iscrizione al Servizio Sanitario
Regionale della Lombardia, a fronte di un versamento annuale di un importo pari
a € 387,34, salvo eventuale conguaglio qualora siano definite tariffe
differenti dai Ministeri competenti. Nell’esprimere soddisfazione per questo
intervento di riconoscimento del diritto alla tutela della salute contro una
condizione di discriminazione, auspichiamo a breve un provvedimento che
recepisca totalmente i contenuti dell’accordo Stato-Regioni, in particolare
faciliti l’accesso alle cure sanitarie per gli stranieri irregolari e
l’iscrizione obbligatoria al SSN dei minori privi di permesso.
Cgil Cisl Uil
Fulvia Colombini Paola Gilardoni Pier luigi Paolini
Discriminazioni
Bologna, 23 gennaio 2013 - Continuano le
iscrizioni online alle scuole dell’obbligo e continuano i problemi. Il server è
spesso bloccato, la confusione è molta. Il servizio di assistenza di Rete
Studenti, il Pronto Soccorso Studentesco, è sempre attivo e a disposizione, ma
questo non basta. Tra i campi obbligatori da compilare per i genitori c’è anche
il codice fiscale, il che escluderebbe tutti i figli degli immigrati privi di
permesso di soggiorno. Il testo unico sull’immigrazione è molto chiaro e spiega
che i minori stranieri sono soggetti all’obbligo
scolastico. Dice Daniele
Lanni, portavoce nazionale della Rete degli Studenti Medi: “E’ inammissibile.
L’iscrizione deve essere possibile anche per i figli di immigrati privi di
permesso di soggiorno, come ci spiega l’articolo 38 del testo unico
immigrazione, e il Ministero deve provvedere a modificare i campi di iscrizione
immediatamente”. Continua Lanni: “E’ incredibile che le famiglie e gli studenti
quest’anno debbano affrontare mille difficoltà per iscrivere i propri figli a
scuola. Il server è sempre bloccato, ci sono mille problemi. L’esperimento
delle iscrizioni online sembra proprio un bel fallimento. Il servizio di
assistenza che abbiamo messo a disposizione è intasato dalle richieste di
aiuto, noi continuiamo ad essere a disposizione, contattandoci alla mail
soccorso studentesco@gmail.com, sul nostro sito internet www.retedeglistudenti.it
o al numero 3457181789.” Conclude Lanni: “Chiediamo che venga risolta
immediatamente questa situazione riguardante gli studenti figli di immigrati
privi di permesso di soggiorno e chiediamo che il termine delle iscrizioni
venga prorogato vista l’infinità di problemi che si stanno verificando.”
Sull’impossibilità per i figli di immigrati senza il permesso di soggiorno di
essere iscritti a scuola, attraverso la procedura on line, la Flc-Cgil
dell’Emilia Romagna ha scritto al ministro Francesco Profumo. “E’ necessario un
suo immediato intervento, altrimenti si nega il diritto all’istruzione per
questi bambini”. Nella scuola dell’obbligo nessun bambino può essere
rifiutato, anzi la scuola nemmeno è tenuta a sapere e a comunicare la
regolarità o meno dei figli di migranti. Da quest’anno l’iscrizione alle classi
prime però può essere fatta solo in Internet ed è obbligatorio il codice
fiscale. “Questo determina l’impossibilità ad iscrivere i figli di immigrati
irregolari, oltre a suscitare nei genitori il timore di entrare in relazione
con la scuola che invece è la principale agenzia di inclusione e integrazione”,
si legge nella lettera del sindacato. E' attesa per venerdì una circolare
ministeriale che dovrebbe risolvere il problema. Almeno così spera la Cgil che
a questo punto chiede, a fronte dei molti problemi che sta creando alle
famiglie la procedura on line, di permettere l'iscrizione anche nel modo
tradizionale, ovvero su carta.
Diritti sociali degli stranieri. Corte Costituzionale boccia legge Calabria che li riconosce solo a possessori di carta di soggiorno
Articolo di Claudia Moretti, Aduc Immigrazione
Con sentenza n. 4 del 14 gennaio 2013, la Corte
Costituzionaletorna ad affermare l'uguaglianza
di diritti sociali per i cittadini extracomunitari regolari sul nostro
territorio, a prescindere dalla durata del loro soggiorno. Di certi diritti,
almeno. Il caso portato di fronte alla Consulta, riguarda la questione di
costituzionalità posta dallo Stato verso la
legge della regione Calabria sul
“Fondo per la non autosufficienza”. Tale
normativa, laL.R. 44 del 20 dicembre 2011, introdotto per
disciplinare l'accesso ai benefici sociali relativi alla non autosufficienza,
contiene una disposizione che seleziona gli stranieri ai quali detti benefici
possono esser concessi e li individua nei possessori di carta di soggiorno.
A parte il fatto che tale titolo non esiste più,
se non nei casi relativi ai cittadini comunitari, che è stato sostituito dal Permesso Ce per soggiornanti
di lungo periodo, si
profila in detta disposizione una discriminazione bella e buona. Coloro che
hanno bisogno di cura ed assistenza a condizioni di reddito insufficiente, non
ne hanno meno bisogno per il solo fatto di soggiornare da minor tempo in
Italia, e risulta evidente l'irragionevolezza e l'arbitrarietà della
limitazione. La Corte accoglie il ricorso del Ministero, dichiara illegittima
la norma per contrasto all'art. 3 della Costituzione (diritto di uguaglianza):
“...La discriminazione introdotta dalla
disposizione censurata risulterebbe lesiva anche dei principi di ragionevolezza
e di eguaglianza (art. 3 Cost.), essendo basata su un elemento di distinzione arbitrario. Come rilevato dalla Corte costituzionale in rapporto
ad analoghe norme regionali (sentenza n. 40 del 2011), non vi sarebbe, infatti,
alcuna ragionevole correlazione tra il requisito di accesso ai benefici
(possesso, da parte dello straniero, del «permesso di soggiorno CE per
soggiornanti di lungo periodo») e le situazioni di bisogno e di disagio,
riferibili direttamente alla persona in quanto tale, che costituiscono il
presupposto di fruibilità delle prestazioni sociali.”
Non solo, ma la norma appare violare anche la
legge dello Stato in materia di cittadini extracomunitari, che all'art. 41 del d.lgs. 25
luglio 1998, n. 286 (Testo
unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme
sulla condizione dello straniero), ai fini della fruizione delle provvidenze e
delle prestazioni, anche economiche, di assistenza sociale, equipara gli stranieri titolari di
permesso di soggiorno di durata annuale ai cittadini italiani. La Regione
Calabria si è difesa dicendo che le parole “carta di soggiorno” sono da
interpretarsi in modo a - tecnico, e ben possono riferirsi in modo generico al
permesso di soggiorno annuale.
E' uno scherzo? Chi conosce le amministrazioni locali (e non solo) sa
benissimo che lasciare alle istituzioni il potere di allargare la portata di
una norma, interpretandola pro-cittadino (extracomunitario peraltro) a
svantaggio delle finanze pubbliche, significa di fatto negare il diritto. Vi
immaginate lo straniero che chiede il beneficio argomentando: “carta di soggiorno, in fondo è un
termine a- tecnico, vuol dire permesso di soggiorno... è uguale”. Mah! Ben
ha fatto il Ministero ad impugnare la norma e la Corte Costituzionale ad
abrogarla.
Aperto il reclutamento di volontari per accompagnare invalidi e ciechi e per progetti in sardegna e Valle D’Aosta. Ma il governo inserisce di nuovo la clausola della cittadinanza bocciata dal tribunale di Milano: “È la legge…”
(http://www.stranieriinitalia.it/) Roma – 29 gennaio 2013 – Ormai la posizione del governo italiano è chiarissima: il servizio civile è riservato ai giovani italiani. Il tribunale di Milano dice di aprirlo anche agli stranieri, altrimenti è una discriminazione? Quella sentenza non conta nulla, valgono solo la legge 77/2002, che inserisce la cittadinanza italiana tra i requisiti, e un parere dato lo scorso luglio dall’Avvocatura Generale dello Stato secondo la quale quella norma è “in vigore ed efficace”, “non in contrasto con i principi comunitari” e “non manifestamente contrastante con i parametri costituzionali”. Ha già fatto scalpore, a metà gennaio, il bando per i 350 volontari da impiegare nelle zone dell’Emilia colpite dal terremoto dello scorso maggio. E ora farà discutere il nuovo “Bando straordinario per la selezione di 457 volontari da impiegare in progetti di servizio civile in Italia” pubblicato ieri dal Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, guidato dal ministro Andrea Riccardi. Ottantaquattro volontari sono destinati a progetti finanziati dalla Regione Sardegna, altri cinque a un progetto della Valle d’Aosta, gli altri trecentosessantotto accompagneranno in tutta Italia grandi invalidi e ciechi. Sono ragazzi tra i diciotto e i ventotto anni che si daranno da fare per dodici mesi, e ai quali il bando chiede di essere sani, incensurati e, ancora una volta, “cittadini italiani”. Nelle premesse, l’ormai usuale riferimento al parere dell’Avvocatura. C’è un mese di tempo per le domande, e chissà che fino ad allora non nasca una battaglia legale simile a quella vinta a Milano da un giovane di origine pachistana insieme ad ASGI e Avvocati Per Niente. Intanto Daniele Lugli, difensore civico della Regione Emilia-Romagna, è intervenuto contro il bando per i volontari del terremoto, il cui “carattere discriminatorio”, sottolinea in una nota, “è particolarmente evidente se inserito nella nostra realtà che, invece, da anni conosce un Servizio civile regionale aperto a ragazzi e ragazze di ogni nazionalità”. “L’apertura ai giovani non, o non ancora, di nazionalità italiana si mostra uno strumento di grande efficacia nell’integrazione tra pari in un compito condiviso” scrive Lugli. “Il Servizio civile – aggiunge - è un momento importante nella costruzione personale, nella formazione civica, nel passaggio alla piena responsabilità dei giovani. Come tale dovrebbe essere aperto a tutti, riconosciuto nella sua natura di investimento ineludibile e non di spesa improduttiva da tagliare”. Considerazioni che, a quanto pare, non trovano ancora ascolto nei palazzi del governo. EP
CIE
di Giovanni Tizian
Tra le immigrate rinchiuse al Cie di Ponte Galeria (Roma) quattro su cinque sono vittime di tratta. E dopo essere fuggite da criminali che le hanno costrette a prostituirsi, diventano prigioniere della legge Bossi-Fini
Roma,
23 gennaio 2013 - Rita è salita sull'aereo in
partenza da Roma Fiumicino con gli occhi gonfi di lacrime. Destinazione Lagos,
Nigeria. Trecento chilometri a nord est da Benin City. La città da cui tre anni
prima era partita inseguendo il sogno europeo, cadendo nel tranello di false
promesse dei trafficanti di essere umani. L'undici gennaio scorso è stata
rimpatriata contro la sua volontà. Mettendola in serio pericolo. Rita è una
schiava, vittima della tratta. Il suo corpo è una merce a buon mercato.
Arrivata con grandi sogni da realizzare e abbandonata al proprio destino sui
marciapiedi della fortezza Europa. Insieme
ad altre donne e uomini ha affrontato un viaggio lungo due mesi. Sessanta
giorni di pane e acqua. Senza potersi lavare né rinfrescare dopo ore di
traversata nel deserto. Ogni giorno un autobus differente. Così fino in Iran.
Qui è stata rinchiusa in una casa di transito affollata da altri fantasmi come
lei. Poi ancora un pullman l'ha portata al confine tra Iran e Turchia: la
frontiera doveva attraversarla a piedi. Infine un ennesimo autobus per
raggiungere Smirne, la terza città turca . C'è rimasta otto mesi, trincerata in
un'altra baracca di transito, piena di persone che, come lei, erano in attesa
di arrivare in Europa. Lei, diretta in Grecia, ci prova in tutti i modi a
conquistare le coste dell'isola di Lesbo. Tenta la prima, la seconda, la terza,
la quarta e la quinta volta. Respinta. Ancora prima di aggrapparsi all'ultima
speranza: il barcone delle forze dell'ordine. Poi
arriva il giorno fortunato e la Grecia diventa realtà per Rita. Appena il tempo
di poggiare il piede sulla terra promessa e viene arrestata come clandestina.
Comincia la trafila di carte e richieste. Ottiene la protezione internazionale
e riceve il cedolino del permesso di soggiorno da richiedente asilo. Era salva,
pensava. Non le rimaneva che contattare Queen, la sua futura sfruttatrice, che
le ha pagato il biglietto fino ad Atene, portandola a casa sua. A quel punto
del suo lungo viaggio scopre di aver contratto un debito di 45 mila euro: l'ha
costretta con le botte e le minacce a prostituirsi, forzandola a andare in
strada tutte le notti, dalle dieci di sera alle cinque di mattina. A Rita non
restava che subire. Non poteva rifiutarsi, neanche quando era malata. Una vita
impossibile, da cui riesce a divincolarsi. Nonostante la paura della
maledizione del rito voodo a cui la madame l'aveva sottoposta, e che tutte le
ragazze nigeriane temono più di ogni altra cosa. Convinte che spezzare il patto
siglato possa comportare la morte o la follia. Dopo due mesi di vita negli inferi
della prostituzione alla mercè di violenti e malattie, Rita ha avuto il
coraggio di fuggire dalla sua aguzzina. E fugge fino in Italia. Arriva a Padova
dove le si aprono le porte del Centro di identificazione ed espulsione.
"Appena portata al Cie, siamo state allertata dalla dalla Caritas di
Padova, l'hanno incontrata, più e più volte, spiegandole che in Italia esiste
l'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione che poteva proteggerla",
osserva Francesca De Masi, responsabile dell'associazione Be Free che assiste
le donne vittime di tratta all'interno del centro di Ponte Galeria a Roma. E
attacca: "Una volta arrivata a Ponte Galeria, abbiamo steso insieme una
denuncia contro la sua sfruttatrice, l'abbiamo portata al Tribunale di Roma,
consapevoli, da un lato, che la tratta è un crimine transnazionale, e quindi
anche se una ragazza ha subito lo sfruttamento in un altro Paese è comunque
vittima di una gravissima violazione dei diritti umani, e deve
imprescindibilmente essere tutelata; dall'altro lato, eravamo però consci della
miopia delle nostre Istituzioni, per cui in Italia si contano sulle dita delle
mani i giudici, le forze dell'Ordine, le procure, i governi, che pongono
attenzione su tale problema, troppo impegnati come sono a perseguire i
"clandestini" e a sbatterli nelle gabbie, reali e simboliche, in cui
le persone straniere vengono rinchiuse, cancellandone la storia di vita, di
sfruttamento,e tutti i traumi subiti".
28/01/13 - "Lo hanno insultato, gli
hanno urlato di tutto, anche 'sporco negro'. E il nostro calciatore, insieme al
resto della squadra, ha abbandonato il campo a partita in corso: quasi
sicuramente saremo multati, ed è una beffa oltre al danno". Fabio Roccia,
presidente dello Sporting Pontecorvo, club di calcio dilettantistico della
provincia di Frosinone, si sfoga raccontando un piccolo "casa
Boateng" in Ciociara. Un calciatore, un 17enne di origini marocchine, è
stato insultato sabato scorso durante una partita di categoria Juniores
disputata in casa del Sant'Elia. Il giovane sarebbe stato bersaglio di insulti
razzisti tanto da spingerlo, a pochi minuti dalla fine e con il risultato sul
3-0 per il Sant'Elia, ad abbandonare il campo, seguito dai compagni di squadra,
e togliersi la propria maglia in segno di sdegno. Il gesto, l'abbandono durante
una partita, ha ricordato quello di Kevin Boateng, calciatore del Milan, e
della sua squadra in occasione dell'amichevole in casa del Pro Patria.
"Non ero sul posto - spiega all'agenzia Dire il presidente del Pontecorvo
- Ma sono stato aggiornato dai miei calciatori, dai dirigenti e da diversi
genitori: tutti hanno riportato la stessa versione. Mi hanno detto che una
quindicina di giovanissimi ha insultato il nostro giocatore ed un altro dei
nostri, che non giocava ma che era in tribuna, che fa parte di una casa
famiglia". Il ragazzo che era in campo, dice ancora il presidente,
"tra le altre cose, è più ciociaro di noi: è da 15 anni in Italia, parla
il dialetto meglio di noi,
frequenta il liceo locale". Ma il numero 1 della società di Pontecorvo non
se la prende più di tanto con i giovani che hanno insultato il 17enne
calciatore: "Ce l'ho più con istruttori, con gli allenatori: una cosa del
genere è inconcepibile e loro non hanno fatto nulla, non sono intervenuti, o
quasi. Se qualcosa hanno fatto è stato più o meno inutile. Personalmente non ho
sentito nessuno di quella società, nessuno mi ha contattato per scusarsi. Siamo
una piccola società, tra le nostre squadre ci sono giocatori marocchini,
romeni, albanesi. Ragazzi in difficoltà che aiutiamo come possiamo. E poi
succedono queste cose...".
Esteri
Washington,
29 gennaio 2013 - Un gruppo di otto senatori, quattro repubblicani e quattro
democratici, ieri ha presentato in una conferenza stampa il progetto di riforma
della legge sull’immigrazione negli Stati Uniti. Il progetto bipartisan, che i
senatori contano di approvare affinché la Camera possa valutarne i contenuti
entro la primavera o l’estate prossima, ha quattro punti fondamentali:
agevolare la regolarizzazione degli 11 milioni di clandestini spianando loro la
strada verso la cittadinanza, rendere più efficaci i controlli alle frontiere,
controllare che gli immigrati rispettino le durate dei visti e dei permessi di
soggiorno e controlli più stretti per chi assume gli immigrati irregolari. “C’è
ancora molto da fare ma questo accordo bipartisan è estremamente
significativo”, ha detto il senatore Democratico di New York Charles Schumer.
Anche il senatore Repubblicano dell’Arizona John McCain, sfidante di Obama alle
elezioni del 2008, sostiene il progetto: “Non fa bene al nostro Paese avere
queste persone qui [gli illegali], nascoste nell’ombra”, ha detto McCain.
Secondo il senatore, gli americani per troppo tempo si sono accontentati di
ricevere servizi base dagli immigrati clandestini “senza fornire loro nessuno dei
diritti che rendono il nostro Paese così straordinario”. McCain ha anche
lanciato un messaggio chiaro ai membri del suo partito: “Il partito
Repubblicano sta perdendo supporto da parte dei cittadini di origine
sudamericana”. Dal canto suo Marco Rubio, repubblicano della Flordida, ha
invece dichiarato che “siamo obbligati e dobbiamo affrontare la realtà con la
quale ci troviamo a che fare” La legge sull’immigrazione è uno dei punti
fondamentale dell’agenda del presidente Barack Obama, che domani volerà a Las
Vegas, in Nevada, per presentarla. Anche se il percorso, una volta superato il
Senato, sarà più difficile alla Camera, guidata da una maggioranza
Repubblicana.
Foreign Press
The Obama administration has developed its own proposals for
immigration reform that are more liberal than a separate bipartisan effort in the
Senate, including a quicker path to citizenship for illegal immigrants, people
with knowledge of the proposals said. President Obama is expected to provide
some details of the White House plans during a Tuesday appearance in Las Vegas,
where he will call for broad changes to the nation’s immigration laws. The
speech will kick off a public push by the administration in support of the
broadest overhaul of immigration law in nearly three decades. Obama plans to
praise the proposals laid out Monday by an eight-member Senate working group,
saying they reflect the core tenets of the administration’s immigration blueprint developed in
2011, a senior administration official said. But the president’s remarks also
are likely to emphasize differences that could foreshadow roadblocks to passage
in Congress at a time when both parties say there is momentum for a
comprehensive deal. For example, the Senate proposal would let illegal
immigrants obtain legal residency quickly. But it would not allow them to seek
full citizenship until border security had been improved and a new system was
in place for employers to verify the employment status of workers. Obama will
not endorse such a proposal, the administration official said. The president
intends to make clear the need for a more straightforward route for undocumented
workers and students to obtain citizenship, reflecting fears among advocates
that a cumbersome process would create a decades-long wait for some migrants.
“We see the Senate principles as a centrist set of principles, but we expect
the administration to be more detailed to the left,” said Frank Sharry,
executive director of America’s Voice, a leading immigration advocacy group. “I
don’t think it’ll be an immigration advocate’s dream, but it will be a solid
left-of-center proposal.” White House press secretary Jay Carney sought to
close the gap between the White House and the Senate group during his daily
briefing with reporters Monday, calling the Capitol Hill announcement “a big
deal” because it includes a path to citizenship supported by four senators from
each party. Similar provisions — opposed by many Republicans who think
they would reward lawbreakers over those who come to the country legally
— helped doom previous attempts to overhaul immigration in 2007 and 2010.
“This is in keeping with the principles the president has been espousing for a
long time, in keeping with bipartisan efforts in the past and with the effort
this president believes has to end in a law that he can sign,” Carney said. He
declined to say whether the White House objects to the proposal from the Senate
group that would tie citizenship to border security and employment-verification
measures. But he noted the administration’s focus on border-security issues,
which included deporting nearly 410,000 immigrants in 2012, an all-time high.
The borders “have never been better enforced than they are now,” Carney said.
Notizie in breve
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Regolarizzazione: ultimi giorni per chi ha pagato il
contributo senza inviare la domanda.
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Stati Uniti: in Senato raggiunto l’accordo per la
nuova legge sull’immigrazione.
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Liguria: nasce il Centro regionale di prevenzione e
contrasto delle discriminazioni razziali.
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Un sito razzista per segnalare “Tutti i crimini degli
immigrati”.
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Turchia, conferenza internazionale sull’islamofobia:
nasce dall’odio, non dalla paura. ITALIA - Rimpatri immigrati in Grecia. Critiche da Human Rights Watch e Consiglio d'Europa Human Rights Watch ha criticato l'Italia per i respingimenti sommari di bambini migranti non accompagnati e di richiedenti asilo verso la Grecia. In un rapporto di 45 pagine dal titolo "Restituiti al mittente: Le riconsegne sommarie dall'Italia alla Grecia", si lamenta che migranti sorpresi dopo che hanno viaggiato [...] ITALIA - Aumentano i permessi di soggiorno per motivi familiari. Istat La presenza straniera in Italia e' sempre piu' consolidata e
integrata: lo dimostrano alcuni dati dell'Istat, contenuti nella
pubblicazione "Noi Italia 2013. 100 statistiche per capire il Paese in
cui viviamo".
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