Cultura, identità, integrazione. Bambini stranieri dopo un ciclo scolastico siano italiani
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Il discorso per la fiducia del neo-premier Renzi al Senato
 
 
Durante il discorso programmatico del nuovo Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi con il quale ha chiesto e ottenuto la fiducia al Senato della Repubblica si sono toccati i temi che riguardano la vita dei cittadini stranieri ed in particolare dei giovani di seconda generazione nati o cresciuti in Italia, ma si è fatto anche un accenno alla cultura come elemento di identità e alla identità come base per l’integrazione.
“Esistono numerosi provvedimenti, di cui abbiamo discusso in fase di consultazione, che non sono rientrati nell’ambito di questa relazione programmatica, per scelta – ha detto Matteo Renzi –  Mi piacerebbe raccontarvi quanto intendiamo investire sulla cultura come elemento identitario. So che c’è una parte tra voi, onorevoli senatori e gentili senatrici, che ritiene che la parola «identità» sia in qualche misura il baluardo contro la parola «integrazione». Non è così. Io credo che l’identità sia la base per l’integrazione. Il contrario di integrazione non è identità: è disintegrazione.Un Paese che non si integra non ha futuro. Ecco perché, a fronte di un dibattito culturale che ha visto i diritti divenire oggetto di scontro (al punto che ciascuno di noi ha portato la propria bandierina in tutte le campagne elettorali sul tema dei diritti, a destra come a sinistra, ma poi non si è mai fatto niente), noi immaginiamo, con questo Governo e con il vostro aiuto, di trovare dei punti di sintesi reali, che permettano a quella bambina che è nata nella stessa città in cui è nata la sua compagna di banco, di avere la possibilità, dopo un ciclo scolastico, di essere considerata italiana, esattamente com’è la sua compagna di banco”.
“ Ciascuno di noi ha una propria valutazione – ha concluso il neo-premier sull’argomento integrazione – se qualcuno di noi pensa che sarebbe giusto che quella bambina fosse considerata italiana al momento della nascita, ma altri tra di noi pensano che occorra almeno un ciclo scolastico, lo sforzo oggi non è affermare le proprie ragioni contro gli altri, ma trovare il punto di sintesi possibile”
 
 
(25 febbraio 2014)