Date: 7:32 PM 2/7/01 +0100

From: Dino Frisullo

Subject: I: manifestazione degli immigrati a roma - per una ver

 

 

 

 

LA MANIFESTAZIONE DI SABATO 3 FEBBRAIO...

 

... Ć stata entusiasmante.

Lo stesso giorno in cui il fascista Storace lanciava il progetto della giunta regionale di riqualificazione del quartiere Esquilino "per soli italiani", dal cuore del quartiere piŁ multiculturale di Roma, piazza Vittorio, si sono mossi due-tremila immigrati, per ingrossarsi fino ad oltre cinquemila passando nei pressi della stazione Termini e poi fino al centro di Roma.

Non era affatto scontato che ad otto mesi dall'avvio parallelo, a Roma e Brescia, della vertenza "per il diritto di esistere", ed a tre mesi dalle contrapposizioni che segnarono il corteo conclusivo della "Carovana dei diritti", fosse ancora cosô forte e diffusa la fiducia nella lotta e il senso di solidarietł.

Almeno un immigrato su tre, fra i manifestanti, aveva in tasca il permesso di soggiorno (a Roma infatti, piŁ che in altre cittł, la lotta "ha pagato": sono gił stati conquistati circa settemila degli oltrediecimila permessi di soggiorno "sospesi" e negati nella scorsa estate). Questo Ć un dato di grande rilievo: non era in piazza soltanto chi ha bisogno (e diritto) di legalitł, ma anche chi l'ha gił acquisita.

L'altro dato importante era l'apertura del corteo, affidata agli immigrati indiani che vivono il dramma del terremoto. Lo striscione di apertura era dedicato alle vittime del disastro, e fra le rivendicazioni la prima era l'emissione di permessi di soggiorno straordinari "per motivi umanitari", di visti di reingresso e di biglietti a prezzi scontati, per consentire il rimpatrio di chi non ha piŁ notizie dei parenti sepolti fra le rovine. A sostegno di questa richiesta, una petizione sottoscritta da centinaia di immigrati, compresi i pakistani, che hanno archiviato rivalitł storiche e recenti ed hanno anche rinunciato al presidio dell'Ambasciata indiana che tengono ogni anno, il 5 febbraio, per l'autodeterminazione della provincia contesa del Kashmir.

Tutta la manifestazione Ć stata combattiva e unitaria, fino alla delegazione di dieci persone (uno per nazionalitł, piŁ Senzaconfine e i rappresentanti dei sindacati) che ha incontrato a lungo il nuovo prefetto Romano. Un incontro giudicato positivamente dalla delegazione.

Al prefetto Ć stata consegnata una lista di oltre 150 immigrati indiani, parenti delle vittime del terremoto (al quale si Ć poi aggiunta il giorno dopo una lista di trenta pakistani, residenti nelle province di confine anch'esse terremotate), che il prefetto si Ć impegnato a trasmettere ai ministri dell'Interno e degli Esteri.

Inoltre il prefetto ha convenuto che gli immigrati che hanno richiesto da oltre due anni il permesso di soggiorno hanno ormai maturato "un'aspettativa legittima", quali che siano le carte che hanno potuto poi produrre, ed Ć interesse non solo loro, ma della cittł intera la soluzione positiva di questa assurda e interminabile trafila burocratica. Ovviamente da questo punto di vista la decisione non spettava a lui, ma al questore (con il quale si sarebbe comunque sentito) e al ministero dell'Interno.

 

L'INCONTRO CON IL QUESTORE FINAZZO

 

La stessa delegazione ha quindi incontrato questa mattina (martedô 6) il nuovo questore di Roma.

La discussione Ć stata abbastanza ampia, su diverse questioni.

1. Le 2500-3000 richieste di soggiorno ancora sospese per precedente documentazione inidonea o falsa (per oltre metł delle quali la questura ha accettato di "integrare" nuove certificazioni retroattive di presenza in Italia, fornite soprattutto da Senzaconfine e dall'Associazione del Bangladesh).

Fermo restando che ora si considerano valide le attestazioni di ambasciate (ma solo Bangladesh, Senegal e Albania hanno accettato di emetterle) ed altri elementi (lettere ricevute, passaporti con data anteriore al '98 etc.) prima rifiutati, non Ć ancora chiaro se la questura emetterł i permessi di soggiorno su semplice attestazione della presenza "pregressa" da parte di associazioni e sindacati. Il questore ha proposto che si aggiungano offerte di lavoro, nelle quali il datore di lavoro dichiari di conoscere il lavoratore gił dal '98. Puś funzionare per una minoranza di lavoratori immigrati: per gli altri, si rischia di riattivare un devastante mercato di false attestazioni.

2. Il rapporto con le associazioni.

Dopo una fase di chiusura, la questura riapre ora un rapporto positivo con le associazioni, specialmente per segnalare e risolvere i casi di spessore umano (lutti familiari e simili) che si vanno moltiplicando dopo anni di attesa.

3. Il problema del rinnovo dei permessi di soggiorno.

E' una questione bruciante: i requisiti di lavoro richiesti per il rinnovo rischiano di precipitare nella clandestinitł decine di migliaia di immigrati, anche residenti in Italia da anni o da decenni. Dato che la procedura di rinnovo dura diversi mesi, il questore ha accettato il principio che in questo periodo l'immigrato possa conservare il soggiorno valido, con la stampigliatura "in corso di rinnovo", invece che la semplice ricevuta, e che possa chiedere il rinnovo fino a sei mesi prima della data di scadenza. Quanto ai requisiti perś, la questura si limiterł ad avanzare "quesiti" al ministero dell'Interno, dato che la legge Turco-Napolitano su questo punto Ć molto rigida e lega strettamente il soggiorno al lavoro in corso (violando, fra l'altro, una precisa mormativa internazionale dell'OIL). Le associazioni e i sindacati hanno proposto il criterio dell'autocertificazione, sia per il lavoro dipendente (cosô da contribuire a far emergere il lavoro sommerso), sia per il lavoro autonomo.

4. La "carta di soggiorno".

A parte i requisiti assurdamente vincolanti per ottenere, dopo cinque anni di soggiorno regolare, questo "soggiorno a validitł illimitata" (tipo: la cubatura dell'abitazione...!), esiste un particolare problema per i coniugi ricongiunti da qualche anno a parenti residenti da oltre cinque anni: spetta anche a loro la carta di soggiorno? Il problema Ć acuito dalla disposizione dell'ultima Finanziaria (recepita da una direttiva del Comune di Roma) che limita ai possessori di carta di soggiorno la protezione sociale: Ć cosô che oltre cento donne immigrate si sono viste negare gli assegni di maternitł. Anche su questo, la questura di Roma porrł un quesito al ministero dell'Interno.

 

IL SENSO POLITICO DELLA VERTENZA...

 

... Ć quello della lotta alla clandestinitł, sia quella imposta a chi Ć arrivato da poco (relativamente!), sia quella che minaccia continuamente chi Ć anche da anni in Italia. E' evidente che la conquista dei soggiorni gił richiesti e "sospesi" Ć la via per rimettere in discussione un intero sistema, che tende: 1) ad affidare totalmente la vita degli immigrati all'arbitrio di polizia, eliminando ogni fiducia nell'impegno e nella lotta collettiva, ma anche nei meccanismi dello stato di diritto (apartheid giuridica); 2) ad eternizzare un doppio mercato del lavoro, uno esplicito (le decine di migliaia di nuovi ingressi richiesti dall'economia italiana), l'altro in nero senza via d'uscita, con la relativa condanna all'emarginazione sociale (apartheid sociale), utile a montare razziste campagne d'ordine.

Non si tratta dunque di una questione settoriale. Non a caso fra gli obbiettivi della manifestazione di sabato c'era la "legalizzazione di tutti coloro che vivono e lavorano in Italia", cioĆ la richiesta di canali di emersione "a regime", non emergenziali come le "sanatorie", per tutti coloro che il proibizionismo degli ingressi e le convenienze delle diplomazie condannano ad entrare in Italia e in Europa dalla finestra e non dalla porta.

La vertenza per il "diritto di esistere" si configura come l'embrione di una vertenza generale per i diritti di cittadinanza, a partire dal diritto piŁ elementare: l'esistenza legale.

Ovviamente, si tratta di una vertenza fatta da lavoratori in carne ed ossa. Che devono vincere, per sopravvivere: non hanno l'agio di limitarsi, come molti italiani, alla pur sacrosanta denuncia delle responsabilitł di un sistema intrinsecamente razzista. Devono vincere, per sĆ stessi e per tutti: per dimostrare che con la lotta si possono cambiare decisioni gił assunte. Sulla loro pelle, e sulla pelle di tutti.

Per vincere, questo movimento ha bisogno di costruire alleanze, consenso sociale e mediatico. E' stata questa la capacitł grande del movimento di Brescia, che perś non poteva da solo raggiungere una dimensione nazionale. E' stato questo finora (ma qualcosa comincia a cambiare) il limite del movimento romano, stretto in un isolamento di cui non sono certo gli unici responsabili.

 

L'ASSEMBLEA DI MERCOLEDI' 7 FEBBRAIO E LA DIMENSIONE NAZIONALE

 

Sui diversi incontri, e in particolare quello con il questore, il 7 febbraio alle 15.30 si terrł un'assemblea nella Sala Fredda della Cgil (via Buonarroti 12). Sarł quella la sede per valutare le risposte delle istituzioni, e decidere come portare avanti la mobilitazione. Certo non solo a Roma:  Ć vero che gił negli anni passati il movimento romano ha "trainato" quello nazionale, ma oggi i muri sono ben piŁ solidi (come dimostrano questi lunghissimi mesi di lotta) e Roma non puś vincere da sola per tutti.

Le cifre del resto parlano da sole. A metł dicembre, se a Roma c'erano ancora quasi tremila pratiche sospese su 45.000 presentate (e su oltre diecimila sospese in giugno), a Brescia le pratiche sospese erano ancora 2697 su 14.078, a Milano 2590 su 38.671, a Torino 2218 su 10.207, a Napoli 2881 su 10.644, a Genova 599 su 3964, a Foggia 1206 su 2507, a Firenze 459 su 7636, a Vicenza 1135 su 4138, a Verona 1197 su 4849, a Venezia 432 su 1695, a Trento 652 su 988... Dopo quasi due anni e mezzo!!

La proposta che sarł discussa in assemblea, per Roma ma anche come proposta nazionale, Ć quella della "visibilitł". Oggi, alla vigilia di una campagna elettorale di cui gli immigrati sono oggetto e strumento (mentre nelle promesse del governo avrebbero dovuto essere soggetti, anche nel voto!), una presenza visibile dei lavoratori immigrati in lotta contro la clandestinitł sarebbe dirompente, in tutte le piazze italiane. Non una presenza disperata, non lo sciopero della fame o altre forme di lotat estreme, nĆ la fiammata isolata di una manifestazione: una presenza civile e ferma di lavoratori che rivendicano il piŁ fondamentale dei diritti, davanti o presso i luoghi del potere sui loro corpi e sul loro futuro.

 

TUTTE LE REALTA' ROMANE SONO INVITATE ALL'ASSEMBLEA DI MERCOLEDI'.

QUESTA VERTENZA VA ASSUNTA COME UNA SFIDA FORTE DI DEMOCRAZIA E DIRITTI, DA TUTTI. NON SOLO DAGLI "ADDETTI AL LAVORI".

TREMILA LAVORATORI IN LOTTA PER IL DIRITTO AL FUTURO CHIEDONO A TUTTA LA SOCIETA' CIVILE DI STRINGERSI INTORNO A LORO. E' QUI CHE SI VEDE SE ESISTE ANCORA L'"ALTRA ROMA", O STORACE HA GIA' STRAVINTO.

E NON SOLO A ROMA!

 

Dino Frisullo

Roma, 6 febbraio 2001