Date: 4:32 AM 11/5/01 +0100
From: dino frisullo
Subject: romigrantsocialforum- MILLE NAUFRAGHI
NELL'EGEO
Sono le tre del mattino.
In questo momento ad alcune migliaia di
chilometri da me e da voi, in nome nostro, forse esplodono bombe a grappolo e
fanno strage. Lo sappiamo, e ci indigna.
Nel tempo che impiegherete a leggere questa
frase saranno morti diversi bambini, di fame. Lo sappiamo, ma non ci
scandalizza pi�. Per primordiale autoconservazione, rimuoviamo un pensiero che
altrimenti ci toglierebbe ogni residua gioia di vivere.
Ci˜ che non sapete, e che non sapevo neppure
io fino a tre ore fa, � che mentre scrivo pi� di mille persone stanno tremando
di fame, di freddo e di terrore, strette su un guscio di nave in balia del mare
forza sette.
Quando leggerete questa mail, forse saranno
ancora vivi, forse no.
Tre ore fa una telefonata concitata ha
raggiunto in Belgio la sede di Kon-Kurd, la confederazione della diaspora kurda
in Europa, e poi � rimbalzata alla sede romana dell'Ufficio d'informazione del
Kurdistan.
"Siamo pi� di mille, partiti dal porto
turco di Smirne cinque giorni fa. Da tre giorni non mangiamo, e ci sono donne e
bambini. Il motore � andato a fuoco, la nave � alla deriva e fa acqua.
L'equipaggio ci ha abbandonati nel mare in tempesta. Potremmo morire tutti da
un momento all'altro. Vi prego, fate qualcosa..."
I compagni kurdi informano subito le agenzie
di stampa (il loro comunicato � qui sotto). Io mi attacco al telefono. Dal
Viminale mi rinviano alla questura di Lecce, la quale s“, aveva giˆ saputo oggi
della segnalazione di una nave in avaria nel canale d'Otranto, sono uscite un
paio di motovedette ma il mare era grosso, gli aerei e i radar non dipendono da
noi, richiami il ministero... Dal
ministero mi dicono allora di verbalizzare un esposto in un ufficio di polizia,
altrimenti non possono raccoglierlo. Ma laggi� stanno morendo... Niente da
fare: la burocrazia ha le sue prassi. A mezzanotte passata, sentendomi
ridicolo, mi presento alla questura di Roma per verbalizzare un naufragio in
corso.
Per fortuna gli agenti in servizio in
questura sono pi� ragionevoli. Non verbalizzano, s'informano, in tandem con i
loro colleghi di Milano allertati dalla locale agenzia Ansa. La Capitaneria di
porto di Bari finalmente conferma: la nave esiste, il nome coincide, ma � al
sicuro nel proto dell'isola greca di Zante.
Sospiro di sollievo. Ma il naufrago con
telefonino, prima che la linea cada definivamente, fa a tempo a confermare:
siamo in mare aperto, sopra di noi sono appena passati degli elicotteri. Ma non
si sono fermati.
Strano?
No, non per chi conosce i comportamenti delle autoritˆ greche in fatto
di migranti "clandestini". Come l'Australia o l'Indonesia, cercano di
impedire ad ogni costo che i carichi di clandestini sbarchino, sia pure in
emergenza, sulle loro coste. Dunque l'ipotesi pi� probabile � anche la pi�
assurda e cinica: la nave esiste, sta presso Zante (il che coincide con la
testimonianza telefonica: l'equipaggio prima di lasciare la nave li aveva
avvertiti che mancavano sei-sette ore di navigazione per l'Italia), ma le
autoritˆ greche, che l'hanno individuata, la lasciano a dibattersi fra le onde
al largo dell'isola, mentre alle auroritˆ italiane giurano che la nave sta
ormeggiata in porto.
E se il mare � grosso e la nave � in avaria,
non saranno certo gli elicotteri a mettere in salvo pi� di mille disperati...
Il telefonino di partenza non risponde pi�
sulla nave.
Tremo al pensiero del senso possibile di
questo silenzio.
Se domani sapremo di un enorme naufragio,
sapremo anche chi ne � responsabile. Domani, o anche dopo: perch� quella nave,
respinta dalla Grecia, se riuscirˆ a navigare ancora punterˆ sull'Italia. E in
quelle condizioni, non � detto che ci arrivi.
Sono le tre del mattino, e la stanchezza mi
impedisce di ragionare sulle responsabilitˆ di questa, che potrebbe essere la
peggiore tragedia del mare Mediterraneo.
Solo una domanda: perch� fuggono cos“, a
rischio della vita?
Una risposta: tre giorni fa nella cittˆ di
Dogubeyazit, sulle falde dell'Ararat, i famigerati Jandarma hanno sparato a
bruciapelo su un uomo, un dirigente locale del partito (sinora legale) Hadep,
dopo aver bussato alla sua porta.
I tamburi di guerra coprono questa e molte
altre cose. Coprono anche il grido di terrore di quei mille esseri umani in
fuga nel mare Egeo.
UIKI-Onlus
Ufficio dÕinformazione del Kurdistan in Italia
Roma, via Q. Sella 41 Ð 06.42013576 Ð fax
06.42013799 Ð mail <mailto:uiki.onlus@tin.it>uiki.onlus@tin.it
COMUNICATO STAMPA URGENTE
MILLE NAUFRAGHI NEL CANALE DÕOTRANTO
APPELLO DISPERATO RACCOLTO DALLA DIASPORA
KURDA IN EUROPA
Oltre mille naufraghi, in grande maggioranza
kurdi, sono in balia delle onde nel canale dÕOtranto, a poche ore dalle coste
italiane. Da tre giorni a digiuno, compresi i numerosi bambini, i profughi sono
stati abbandonati dallÕequipaggio della nave Erenler Istanbul, partita cinque
giorni fa dal porto di Cesme presso Izmir, in Turchia. I motori sono bruciati e
in avaria, la nave imbarca acqua alla deriva.
LÕappello disperato, giunto dal telefonino di
uno dei naufraghi alla confederazione kurda in Europa Kon-Kurd, � stato
confermato telefonicamente dalla stessa persona allÕufficio kurdo di Roma, che
ne ha informato immediatamente il ministero dellÕInterno e la questura di
Lecce. Sembra che a Lecce fosse giˆ giunta una segnalazione in mattinata, ma
sarebbero stati attivati solo i mezzi navali della Capitaneria di porto di
Otranto, senza alcun risultato nel mare in tempesta. LÕufficio kurdo ha chiesto
unÕimmediata ricognizione aerea.
ÒQuesta notizia drammaticaÓ commenta lÕufficio
kurdo Òsegnala che lÕesodo continua e sÕintensifica allÕombra della guerra.
Solo una violazione assolutamente drammatica dei diritti umani, di cui
purtroppo non parla pi� nessuno, puoÕ indurre mille persone a rischiare la vita
e forse in queste ore a perderla in mareÓ.
Roma, 5.11.01 ore 0:30
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