Date: 4:16 AM 11/14/01 +0100

From: azad

Subject: romigrantsocialforum- NEWROZ 2001 - SPECIALE: NELLO STE

 

NEWROZ 2001 - NUOVO GIORNO  n. 8/01 del 14.11.2001

 

News  from Kurdistan

 

Notiziario mail a cura dell'associazione Azad - Redazione c/o Villaggio globale, Ex-mattatoio, Lungotev. Testaccio snc, 00154 Roma - Tel 06.5730.2933 - 339.6504639 - 333.3510598, fax/segr. 06.5730.5132, E-mail <mailto:ass.azad@libero.it>ass.azad@libero.it 

 

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Traduzioni e redazione di questo numero a cura della redazione - Segnalare l'eventuale non gradimento di questi messaggi

 

 

SOMMARIO

 

UN GIORNO DI DOLORE E DI RABBIA:

 

SECONDO ASSALTO AGLI SCIOPERANTI DELLA FAME A ISTANBUL...

 

... MA ANCHE UN GIORNO DI FESTA:

 

LA DIGA DI ILISU PER ORA NON SI FA, HASANKEYF E' SALVA!

 

 

NUOVO ASSALTO AD ARMUTLU: LA STRAGE CONTINUA

 

All'alba del 13 novembre, a una settimana dal primo raid che uccise quattro persone nel quartiere di Kucuk Armutlu a Istanbul, la polizia ha attaccato la seconda "Casa della resistenza" in cui continuava, dopo la distruzione e l'incendio della prima, il lunghissimo sciopero della fame di solidarietą con i detenuti politici in lotta contro l'isolamento carcerario.

 

Alle sei del mattino, secondo l'agenzia Anadolu, un gran numero di agenti scortati da blindati, bulldozer, ambulanze e autopompe hanno invaso il quartiere. Secondo il capo della polizia di Istanbul, il famigerato torturatore Hasan Ozdemir, "l'operazione era diretta contro coloro che erigendo barricate disturbano l'ordine pubblico con il pretesto dello sciopero della fame". Diretti dall'alto da un elicottero, alle 8.30 del mattino i mezzi della polizia avevano rimosso le barricate, mentre secondo "Anadolu" ai gas lacrimogeni si contrapponevano i sassi della popolazione.

 

La sera precedente era morto nell'ospedale di Ankara il trentenne Muharrem Cetinkaya, uno dei due detenuti che, gią debilitati da un anno di digiuno, si erano dati fuoco la sera del 5 novembre nel carcere di Sincan, per protesta contro il precedente raid omicida nel quartiere di Armutlu.

 

La sua morte porta a 76 vite umane il tragico bilancio dell'ostinato rifiuto dello Stato turco di trattare con i detenuti e le loro famiglie: trenta persone morirono nell'attacco militare del 19 dicembre 2000 a ventuno prigioni, altri 41 detenuti e parenti si sono lasciati morire di fame in tredici mesi di digiuno dentro e fuori le carceri, quattro persone sono arse vive (suicidio secondo le autoritą, omicidio secondo tutti i testimoni) nell'incendio appiccato alla "Casa della resistenza" il 5 novembre di quest'anno. Quel giorno le unitą speciali della polizia avevano fatto irruzione in mille ad Armutlu, mascherati con passamontagna, facendo largo uso di armi da fuoco, gas e bastoni.

 

Secondo il presidente dell'Associazione diritti umani (IHD), Husnu Ondul, "La Turchia ritiene di avere mano libera e di essere al riparo da ogni critica rispetto alle sue violazioni dei diritti umani, dopo aver annunciato l'invio di novanta unitą speciali nel teatro di guerra afghano".

 

Il capo della polizia ha annunciato l'arresto di nove persone, fra cui quattro scioperanti della fame. L'associazione Tayad ha diffuso i nomi di alcuni degli arrestati. Si tratta di Gamze Turan, Ferhat Erturk, Ozkan Guzel, Huseyin Akpinar e Madimak Ozen, scioperanti della fame (cinque dunque, non quattro come affermato dalla polizia) e di altri due militanti solidali con loro, Selma Kubat e Vedat Celik.

 

Messaggi di protesta in inglese vanno indirizzati via fax con urgenza a: President Ecevit 0090.312.4170476, President Sezer 0090.312.4271330. Il numero di fax dell'ambasciata turca a Roma Ź 06.4469933.

 

Un possibile testo Ź: "Aren't 76 deaths more than enough? How many people more must die? I (We) urge you to release immediately the hunger strikers and their friends and relatives who were arrested during the assault in Armutlu last Tuesday, to stop forced medical treatments and all suppression measures both inside and outside the prisons, to suspend the project of F-Type jails and to open a dialogue with the representatives of prisoners, their families and human rights' defenders - if you want your country to be considered not only an European, but even a civilian one".

 

 

DIGA DI ILISU:

 

BALFOUR E IMPREGILO RINUNCIANO, HASANKEYF E' SALVA!

 

A NATALE ANDIAMO A FESTEGGIARE SUL TIGRI...

 

 

 

La campagna contro la gigantesca diga di Ilisu sul Tigri, chiave di volta dell'immenso progetto GAP di dighe e bacini sull'alto corso del Tigri e dell'Eufrate, ha vinto! Ieri il colosso inglese Balfour Betty, capofila del consorzio internazionale che doveva realizzare l'impresa e socia dell'italiana Impregilo (Fiat), ha annunciato il ritiro dall'opera, togliendo le castagne dal fuoco al suo imbarazzatissimo sponsor Tony Blair, dopo il responso negativo della valutazione d'impatto ambientale.

 

Il rapporto aveva evidenziato che il governo turco non aveva e non ha alcuna idea sulla ricollocazione della popolazione di 70mila persone da sgomberare, sul risarcimento del danno socioeconomico, sul riequilibrio ambientale. E' ciė che da anni denunciavano le popolazioni kurde e la loro diaspora in Europa, Ź ciė che spiegammo in Italia al ministero del Commercio estero dopo averlo simbolicamente occupato nella primavera del '99. Da allora i vari governi italiani hanno "sospeso" la decisione sulla copertura da parte della Sace del rischio d'impresa per la partecipazione dell'Impregilo. una posizione pilatesca, in attesa della decisione del principale paese interessato, la Gran Bretagna. Dove si Ź sviluppata un'incisiva campagna che Ź giunta a spaccare lo stesso governo laburista, e infine ha vinto.

 

La Turchia aveva gią dovuto accantonare un'altra grande e pericolosissima opera, la centrale nucleare di Akkuyu, che si voleva collocare presso Adana, in piena zona sismica, e dal cui reattore Candu di produzione canadese si sospettava che la Turchia volesse estrarre plutonio per uso militare. Dopo le cariche alla popolazione di Akkuyu ed ai militanti di Greenpeace turca, la crisie conomica seguita al terremoto aveva costretto il governo a rinunciare.

 

ORA E' NECESSARIO RILANCIARE LE CAMPAGNE CONTRO LE ALTRE DEVASTANTI DIGHE PROGRAMMATE O IN VIA DI REALIZZAZIONE SULL'EUFRATE, NELLA VALLE DEL MUNSUR (IL "PARADISO TERRESTRE" DELLA CITTA' MARTIRE, DERSIM), E SUL FIUME ZAP PRESSO LA CITTA' DI HAKKARI.

 

L'ASSOCIAZIONE AZAD PROPONE CHE DURANTE LE FERIE NATALIZIE UNA DELEGAZIONE VADA A VISITARE QUESTI SITI, DI IMMENSO INTERESSE STORICO-ARCHEOLOGICO, NATURALISTICO ED UMANO, E FESTEGGI CON LA POPOLAZIONE DI HASANKEYF LO SCAMPATO PERICOLO FRA LE ROVINE DELLA CITTA' PLURIMILLENARIA.

 

Questo Ź il comunicato stampa che, emesso ieri, ha entusiasmato la comunitą kurda e le associazioni ambientaliste e per i diritti umani in Inghilterra e in Italia, e di riflesso in tutto il mondo:

 

Il gruppo internazionale di progettazione, costruzioni e servizi Balfour Betty ha annunciato oggi l'intenzione di rinunciare al suo impegno nel progetto della diga di Ilisu in Turchia. La decisione fa seguito a una valutazione ampia e complessiva delle ripercussioni commerciali, ambientali e sociali del progetto. In assenza di soluzioni definite a queste questioni, e di prospettive di soluzione nel prossimo futuro, la Balfour Betty ha deciso che non Ź nell'interesse dei suoi azionisti portare avanti il progetto.

 

Il direttore esecutivo della societą Mike Welton ha cosď commentato la decisione: "Fin da quando ci fu proposto di impegnarci nel progetto eravamo determinati a valutarlo in modo esaustivo e professionale. Abbiamo fatto ricorso a tutti gli strumenti appropriati di valutazione della sua fattibilitą, restando sul terreno piĚ appropriato e scientifico. Resta ferma la necessitą della Turchia di accrescere la sua produzione di energia per far fronte al bisogno di sviluppo economico e sociale della regione. Tuttavia al punto in cui siamo giunti, nessuna ulteriore attivitą o investimento da parte della Balfour Betty puė garantire in tempi ragionevoli la soluzione dei problemi che si pongono. Le complesse questioni ambientali e sociali legate al progetto sono state fatte oggetto di intensi studi. All'inizio di quest'anno era stato diffuso un ampio rapporto sull'impatto ambientale, al termine di diversi mesi di lavoro intenso avviato dagli investitori stranieri e svolto da un team internazionale di esperti del miglior livello disponibile, come richiesto dagli standard della Ex-Im Bank statunitense e dall'OSCE: La relazione finale individua i principali problemi sociali e ambientali connessi con la messa in opera della diga, e fissa la richiesta di precise garanzie di provvedimenti imprescindibili da parte del committente della diga, la Direzione generale statale turca per le opere idrauliche (DSI), e di altre istituzioni governative ed agenzie pubbliche turche. In proposito si Ź sviluppata una lunga trattativa fra la DSI e il consorzio di cui fa parte la Balfour Betty, al termine della quale le parti hanno constatato l'impossibilitą di convenire su diversi punti e di risolvere numerose questioni d'ordine finanziario. Dati i sostanziali problemi rimasti aperti, fra i quali l'impossibilitą di soddisfare le quattro condizioni poste dalle Agenzie di credito all'esportazione, la Balfour Betty ha ritenuto che il progetto possa essere portato avanti solo attraverso sostanziosi lavori e investimenti aggiuntivi e scontando un ulteriore considerevole ritardo. Di conseguenza ha deciso, di concerto con l'italiana Impregilo, sua partner internazionale nell'ingegneria civile, di revocare la sua partecipazione al progetto".

 

 

 

DAL NOTIZIARIO DELLA BBC:

 

LA BALFOUR ABBANDONA IL PROGETTO DI DIGA IN TURCHIA

 

La ditta inglese di costruzioni Balfour Betty ha deciso di ritirarsi dal controverso progetto della diga di Ilisuin Turchia, che secondo un rapporto andrebbe a coinvolgere una popolazione di 60mila persone.

 

La Balfour era il contraente principale dell'appalto da 1,5 miliardi di dollari per la costruzione di un bacino artificiale sull'alto corso del Tigri, all'interno della regione sudorientale della Turchia densamente popolata dai kurdi.

 

La rinuncia della Balfour, insieme all'italiana Impregilo, sua partner nell'ingegneria civile, pregiudica il futuro stesso del progetto.

 

L'annuncio da parte della Balfour previene la decisione governativa sulla copertura dei rischi d'impresa, che era assai in forse dopo la verifica negativa, in luglio, dell'impatto ambientale del progetto.

Questa Ź solo l'ultima di una serie di cattive notizie per i progettisti che fin dall'approvazione del piano della diga, nel 1982, si battono per garantirsi i supporti necessari.

 

Un anno fa si era gią ritirata dal progetto la ditta svedese Skanska, a causa della complessitą dei negoziati con le diverse parti coinvolte. Con la rinuncia della Balfour, l'unico partner internazionale del consorzio rimane l'austriaca VA Tech, specializzata in tecnologia ideoelettrica.

Il Dipartimento per la garanzia dei crediti all'esportazione del governo britannico ha confermato che con la rinuncia da parte della Balfour viene a cessare ogni suo coinvolgimento nel progetto.

 

Il contratto della Balfour Betty ammontava a circa 200 milioni di sterline.

 

Il coinvolgimento britannico nel progetto aveva dato luogo a una lunga contesa con i gruppi ambientalisti, secondo i quali la diga avrebbe comportato la deportazione di 60.000 persone residenti nel bacino del Tigri. A questo si aggiungevano le preoccupazioni delle agenzie internazionali per lo sviluppo, per il fatto che l'opera avrebbe perturbato gravemente l'approvvigionamento idrico nel Medio oriente: una questione rivelatasi di prima grandezza negli ultimi anni. Inoltre l'inondazione dell'area avrebbe potuto cancellare alcuni dei piĚ importanti siti archeologici della Turchia, fra cui specialmente l'antica cittą mesopotamica di Hasankeyf.

 

In precedenza il governo inglese aveva sostenuto il progetto con tutte le sue forze, in nome delle buone relazioni con la Turchia. Ora non Ź chiaro se il ritiro della Balfour comporterą il rinvio o addirittura la cancellazione del progetto, anche se in ogni caso gli esperti valutano improbabile che la VA Tech possa portarlo avanti da sola.

 

"Ora Ź tempo di mettere pesantemente in dubbio il progetto", ha dichiarato alle News On-line della BBC Kerim Yildiz, direttore del Kurdish Human Rights Project: "Per noi Ź una notizia fantastica".

 

Mentre gli ambientalisti e i promotori di analoghe campagne festeggeranno, questa decisione sarą vissuta come un oltraggio dalla Turchia, che si era battuta negli ultimi anni per attirare maggiori investimenti internazionali. L'ambasciata turca a Londra afferma di attendere una decisione dal suo governo circa il futuro del progetto.

 

 

 

LE ONG INTERNAZIONALI SALUTANO CON FAVORE IL RITIRO DI IMPREGILO E BALFOUR BEATTY DALLA COSTRUZIONE DELLA DIGA DI ILISU

 

Roma, 13 novembre 2001 - La rete di ong internazionali che per lungo tempo hanno fatto campagna contro la costruzione della diga di Ilisu, nel Kurdistan turco, accolgono con enorme soddisfazione la decisione delle due compagnie costruttrici della diga, l’italiana Impregilo e la britannica Balfour Beatty, di ritirarsi dal progetto.

 

Questa decisione segue di poche settimane quella dell’agenzia di credito all’esportazione svizzera, che aveva espresso forti preoccupazione sulla concessione di garanzie finanziarie a copertura delle operazioni delle compagnie svizzere nel progetto.

 

Le motivazioni, contenute in un comunicato ufficiale della Balfour Beatty in cui si cita anche il ritiro dell’Impregilo, riguardano l’impossibilitą di limitare gli impatti socio ambientali del progetto, cosď come era stato richiesto dalle agenzie di credito all’esportazione interessate alla copertura assicurativa del progetto, tra cui l’italiana Sace.

 

La diga di Ilisu, se costruita, avrebbe causato lo spostamento forzato di 78.000 persone di etnia kurda in una regione sotto lo stato di emergenza da piĚ di 15 anni, per cui non era stato previsto nessun piano adeguato di compensazione e di resinsediamento, la distruzione di numerosi villaggi e cittą, tra cui l’antichissima cittą di Hasankeyf, millenaria culla di civiltą e simbolo di pace tra Cristianitą e Islam, ridotto drasticamente i flussi del fiume Tigri verso gli stati confinati di Siria ed Iraq, causando forti conflitti per le risorse idriche nell’intera regione mediorientale.

 

"Questo Ź un giorno memorabile per tutte le ong che hanno lavorato duramente per anni per impedire la costruzione di una diga che avrebbe causato solo danni alle popolazioni locali kurde ed all’ambiente" ha dichiarato Antonio Tricarico della Campagna Occhio alla Sace, l’ong italiana parte della Campagna internazionale contro la diga di Ilisu.

 

I governi inglese e italiano, che intendevano comunque sostenere Ilisu, hanno evitato di prendere una chiara posizione contro il progetto lasciando aperta la possibilitą per altre compagnie di richiedere un sostegno al loro export senza far riferimento alle implicazioni etiche, ambientali e sociali del progetto. "La storia di Ilisu", ha aggiunto Tricarico, "ci mostra l’urgente bisogno di chiare regole vincolanti di carattere ambientale, sociale ed etico per le compagnie italiane che intendono beneficiare del sostegno statale al credito all’esportazione. Sace e la Simest devono finalmente smettere di premiare coloro che esportano distruzione sociale e ambientale e agiscono in un ambiente di violazioni sistematiche dei diritti umani. Chi si merita il sostegno pubblico dovrą dimostrarlo in maniera trasparente d’ora in poi."

 

 

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