Date: 1:02 AM 1/5/02 +0100

From: dino frisullo

Subject: romigrantsocialforum- NEWROZ 2002 n.1 - Speciale - Dati

 

NEWROZ 2002 - NUOVO GIORNO  n. 1 del 4 gennaio 2002

 

News  from Kurdistan

 

Notiziario mail a cura dell'associazione Azad - Redazione c/o Villaggio globale, Ex-mattatoio, Lungotev. Testaccio snc, 00154 Roma

 

Tel 06.5730.2933 - 339.6504639 - 333.3510598, fax/segr. 06.5730.5132, E-mail <mailto:ass.azad@libero.it>ass.azad@libero.it 

 

Testo in formato HTML. No copyright - Stampare, riprodurre, inoltrare, diffondere!

 

Traduzioni e redazione di questo numero a cura di D.F. - Segnalare l'eventuale non gradimento di questi messaggi

 

 

Nota redazionale

 

Con questo numero speciale si riavvia il bollettino mail "Newroz - Nuovo giorno", che dopo il rodaggio del 2001 nel nuovo anno acquisterł, gił da questa settimana, una rigida cadenza bisettimanale (la domenica per le iniziative e le campagne, il lunedô mattina per le notizie). Chiediamo quindi a tutte le associazioni ed i coordinamenti locali di inviarci entro il sabato mattina notizie, appuntamenti, documenti utili ed interventi. Ovviamente, chiediamo anche di ritrasmettere, riprodurre, affiggere e far circolare i materiali che con fatica via via traduciamo, raccogliamo e rielaboriamo.

 

Per quanto riguarda la rete di Azad, informiamo che sono pronte le tessere del 2002 (molto belle, e molto utili sia per sapere chi e quanti siamo, sia per l'autofinanziamento locale e nazionale), e proponiamo alle/ai compagne/i di Azad e dei coordinamenti locali collegati con noi un appuntamento nazionale per sabato 11 o domenica 12 gennaio, a Firenze o a Bologna. Attendiamo risposte.

 

Intanto, buon anno a tutte/i! - che sia un anno di pace e di giustizia...

 

 

SOMMARIO

 

LE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI IN TURCHIA NEL 2001 (Relazione e dati della conferenza stampa annuale dell'IHD di Istanbul, 31.12.2001): l'amaro giudizio sull'evoluzione del regime turco, da parte della principale rete d'iniziativa per i diritti umani in Turchia, con il crudo linguaggio delle cifre.

 

COMERT KAHRAMAN: CANTARE L'ESILIO, IL DOLORE, LA SPERANZA KURDA (intervista al piŁ noto fra i cantautori militanti kurdi in Europa, raccolta a Roma e pubblicata da "Liberazione" il 2.1.2002): la riproponiamo in rete perchĆ non Ć solo la travagliata vicenda politica, culturale ed umana di un artista, Ć anche uno spaccato di storia kurda, in patria e nella diaspora.

 

 

Conferenza stampa di fine d'anno sui diritti umani - Istanbul, 31.12.2001

 

Relazione dell'avvocata Eren Keskin, presidente della sezione di Istanbul dell'Associazione diritti umani (IHD), e dati complessivi sulle violazioni dei diritti umani nel corso del 2001 in Turchia.

 

"ALLE SOGLIE DEL 2002, DOBBIAMO ANCORA RIVENDICARE IL DIRITTO ALLA VITA"

 

Nella nostra ultima conferenza stampa del 2001, purtroppo non possiamo registrare progressi riguardo alla garanzia dei diritti umani.

 

Le piaghe amare lasciate, alla fine del 2000, dal massacro del 19 dicembre di quell'anno nelle carceri, nel corso del 2001 si sono ulteriormente aggravate. Nelle prigioni di tipo F (a celle d'isolamento, Ndt) tuttora passa la tragica ronda della morte. Le forze dominanti rifiutano qualunque passo in direzione del dialogo.

 

D'altra parte gli emendamenti della Costituzione prodotta dal colpo di stato del 1980 restano sulla carta. Da un lato il periodo di fermo di polizia viene ridotto a quattro giorni, dall'altra perś, grazie al decreto n. 430, i detenuti vengono prelevati "in via straordinaria" dalle carceri e sottoposti a nuovi interrogatori di polizia. Si continua ad applicare il metodo della differenziazione e della discriminazione.

 

Gli studenti di madrelingua kurda che rivendicano l'insegnamento nella loro lingua soffrono tortura e carcere e vengono espulsi dalle scuole.

 

Proseguono anche le aggressioni ai difensori dei diritti umani, attraverso la tecnica delle azioni "a lupo solitario" (singole aggressioni armate, Ndt).

 

I Tribunali per la sicurezza dello Stato (DGM) si confermano nelle loro funzioni ed emettono sentenze spietate. Le pene capitali sono in aumento.

 

Le autoritł statali puntano a recludere dietro le sbarre non solo i prigionieri nelle carceri di tipo F, ma la vita di noi tutti.

 

Mentre cresce l'impoverimento della popolazione, le violazioni della libertł di espressione e di organizzazione proseguono oltre ogni limite.

 

I responsabili delle sezioni di Bingol e Batman dell'Associazione diritti umani sono stati rimossi dai loro uffici.

 

Le forze dominanti, invece di puntare a una pacificazione interna, si lanciano in nuove guerre al servizio delle potenze mondiali.

 

Ecco, Ć in questa situazione che affrontiamo il nuovo anno.

 

Le cifre che seguono documentano a sufficienza l'asprezza del nostro lavoro.

 

Eppure siamo decisi a cambiare. Noi, difensori dei diritti umani, continueremo tenacemente a batterci per il diritto alla vita, contro la repressione e le guerre, contro la morte e la violenza. Chiamiamo tutta la societł civile a far valere i propri diritti.

 

IHD - Associazione diritti umani, Sezione di Istanbul

 

 

DATI SULLE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI IN TURCHIA NEL 2001

 

REPRESSIONE

 

Omicidi per mano ignota : 124

 

Bilancio di esplosione di mine: 16 morti, 21 feriti

 

Omicidi extragiudiziali e uccisioni per mancato rispetto dell'ordine di fermarsi: 37

 

Morti in combattimento: 86

 

Operazioni rivolte contro la popolazione civile: 42 morti, 68 feriti

 

Arrestati di cui non si hanno notizie, da presumere "desaparecidos": 4

 

Casi di tortura o trattamenti inumani conosciuti e/o denunciati: 832

 

Persone tratte in arresto (per motivi politici, Ndt): 55.389

 

Persone incarcerate (per motivi politici, Ndt): 3.224

 

Feriti in seguito a interventi contro manifestazioni: 269

 

Morti e feriti in seguito ad attacchi delle forze di sicurezza: 17 morti e 21 feriti

 

Persone obbligate con minacce a prestarsi a collaborare: 44

 

Casi di lesioni fisiche in seguito ad assalti (delle forze di sicurezza, Ndt): 129

 

Esiti di bombardamenti o incendi di centri abitati: 64 localitł, 11 morti, 21 feriti

 

Villaggi e centri abitati forzosamente evacuati: 2

 

SISTEMA PENITENZIARIO

 

Persone ferite o violentate nel corso di attacchi (delle forze di sicurezza, Ndt): 55

 

Detenuti ai quali Ć stata negato o impedito un trattamento terapeutico: 275

 

Persone morte in seguito a sciopero della fame: 40

 

Detenuti morti per suicidio con il fuoco: 6

 

Detenuti morti in seguito a mancato trattamento terapeutico: 2

 

Altri detenuti morti in seguito a presunto suicidio: 7

 

VIOLAZIONI DEI DIRITTI DEL LAVORO

 

Licenziamenti illegittimi per motivi politici o economici: 58.669

 

Lavoratori colpiti da trasferimenti, sospensioni, allontanamenti, sanzioni amministrative: 1.944

 

Ricorsi giudiziari contro provvedimenti illegittimi: 9.757

 

Incidenti sul lavoro: 45 morti, 41 feriti

 

VIOLAZIONI DELLA LIBERTA' DI PENSIERO, ESPRESSIONE, ORGANIZZAZIONE ED OPINIONE

 

Chiusure di sedi associative e politiche, centri culturali e organi di stampa: 114

 

Incursioni in sedi associative e politiche, centri culturali e organi di stampa: 196

 

Organi di stampa sequestrati e/o vietati: 245

 

Iniziative o attivitł vietate: 38

 

Funzionari pubblici rimossi o sottoposti a divieti per motivi di opinione: 162

 

Pene richieste per reati di opinione: 1.921 casi, 3.758 anni e 2 mesi di prigione

 

Pene irrogate per reati di opinione: 66 casi, 132 anni e 6 mesi di prigione, pene pecuniarie per 42.500.000.000 lire turche

 

"Prigionieri di coscienza" detenuti per reati di opinione: 93

 

Sospensione di trasmissioni radiotelevisive (da 1 giorno a 180 giorni): complessivamente 94 mesi (2.836 giorni)

 

Spettacoli teatrali e film vietati: 6

 

Partiti politici messi al bando: 1 (Partito della VirtŁ)

 

Presidenti provinciali e distrettuali del partito Hadep arrestati: 30

 

Presidenti provinciali e distrettuali del partito Hadep incarcerati: 9

 

Dirigenti provinciali, distrettuali e cittadini dell'Hadep arrestati: 182

 

Dirigenti provinciali, distrettuali e cittadini dell'Hadep incarcerati: 93

 

Membri del partito Hadep arrestati: 1.303

 

Membri del partito Hadep incarcerati: 28

 

Dirigenti provinciali del partito Hadep scomparsi: 2

 

Dirigenti provinciali del partito Hadep aggrediti: 1

 

Dirigenti provinciali del partito Hadep minacciati: 3

 

Sindaci eletti nelle liste dell'Hadep rimossi dall'incarico: 2

 

Membri del partito Sip arrestati a causa delle loro attivitł: 50 circa

 

Membri e dirigenti del partito Emep arrestati a causa delle loro attivitł: 40

 

Inoltre:

 

aperto un procedimento penale in base all'art.8 della Legge antiterrorismo contro il presidente del partito Odp (Partito della Democrazia e della Pace), perquisita la sua sede provinciale di Diyarbakir e impedito un convegno sulla Costituzione turca

un altro partito Ć in procinto di essere chiuso solo a causa della presenza nel suo nome del termine "comunista"

 

ESULI E PROFUGHI

 

Secondo statistiche ufficiali solo nell'anno 2001 sono stati 12.800 i cittadini turchi costretti a riparare all'estero

 

 

 

(Trad. dal turco di Dino Frisullo)

 

 

COMERT KAHRAMAN

 

CANTARE L'ESILIO, IL DOLORE E LA SPERANZA KURDA

 

Il sas, la leggiadra mandola a otto corde appaiate dal lunghissimo manico, era strumento sacro per i kurdi di culto alawita. Fra i ricordi piŁ vividi dell'infanzia di Comert Kahraman ci sono le "sema", le danze rituali di uomini e donne avvinti al suono di volta in volta struggente o travolgente del sas suonato dai pir o dai rehber ("anziani" e "guide", i sacerdoti della religione vietata) nel segreto delle montagne, al riparo dalla polizia turca.

 

Per due ore cento profughi kurdi hanno dimenticato le traversie dell'esodo e dell'asilo atteso o negato, i soprusi delle ronde di polizia e il gelo notturno nelle brande allineate nel centro Ararat di Roma. Quando tre settimane fa nella sala del Villaggio globale Comert ha preso in mano il sas e l'ha fatto parlare, ridere e piangere e volare, cento corpi si sono allacciati nelle stesse danze che da ottant'anni mimano la resistenza e la solidarietł.

 

Danzava anche il suo corpo massiccio da montanaro, la grande barba nera, e danzava all'unisono con lo strumento la sua voce profonda. Poi s'Ć fatto umile accompagnatore ed ha messo la sordina al suo sas, quando sul palco Ć salito il decano di Ararat, il vecchio Abdurrahman quasi cieco dietro le lenti spesse, ed ha intonato le lunghe nenie nate come lamenti funebri e divenute denuncia accorata ("daye magri", non piangere madre) della repressione nei villaggi distrutti dall'esercito. L'ha ringraziato, alla fine, chiamandolo come chiamavano lui tutti gli altri: mamostÄ, maestro.

 

La grande tradizione della cultura orale kurda rivive oggi nei menestrelli erranti della diaspora come Comert Kahraman, forse il piŁ popolare fra i cantautori kurdi in Europa. "Ma io ho scritto solo cinque o sei canzoni" si schermisce, "perchÄ una canzone Ć una cosa seria, cresce con te come se allevassi un figlio. Per il resto, ho rielaborato i canti popolari e di lotta in tutte le tre lingue kurde, il kirmanji, il sorani e la mia lingua madre, lo zazaki. Sono tanti, non basterł la mia vita per raccoglierli. Le canzoni che ho scritto io parlano del Kurdistan ma anche di Spartaco, di GesŁ, di Guevara╔ PerchÄ la nostra lotta Ć la lotta di tutta l'umanitł".

 

Merita di essere raccontata la vita di Comert, kurdo di Dersim: una cittł che non si trova sulla carta geografica. PerchÄ quando nel '37 arrivś l'esercito turco in quel paradiso di montagne, che aveva resistito per secoli agli arabi e ai turchi e che da quindici anni si ostinava a non riconoscere la repubblica di Mustafa Kemal, oltre a fare centomila morti (quattrocento solo nel villaggio natale di Comert, compresi i suoi nonni e zii) ed altrettanti profughi, il feroce ministro dell'Interno Celal Buyar cambiś anche il nome del capoluogo. Da allora si chiama Tunceli, in turco "Pugno di ferro".

 

"Mia madre era della famiglia del grande leader alawita Seit Riza, che nel '38 fu impiccato nella piazza di Elazig un minuto dopo l'esecuzione di suo figlio. Ma quando tornś dai monti dove a migliaia rimasero nascosti per anni, dovette dimenticare il passato e imparare il turco. A casa mia del massacro si parlava sottovoce, e a scuola maestri zelanti venuti da fuori ci facevano cantare a squarciagola le marce militari. L'unica alternativa erano i canti religiosi, e dicono che avessi una bella voce nella scuola coranica che ho frequentato per sette anni. Poi venne il '68 e fra noi giovani si diffuse la resistenza con la sinistra turca del Tip (Partito turco del lavoro) e di Dev Genc (GioventŁ rivoluzionaria). Dalle universitł si passava alla lotta clandestina, ma tutti i nostri leader furono torturati e massacrati. Fu allora che cominciai a suonare, fra una detenzione e l'altra, mettendo in musica la poesia del grande Nazim Hikmet".

 

Il suo sas accompagnś Comert anche nell'esilio in Europa, dopo il colpo di stato dell'80 e la selvaggia repressione che gli costś un anno di tortura ininterrotta nel carcere di Elazig. In Germania divenne la voce del gruppo rivoluzionario turco Dev Yol. "Ma c'era una scissione profonda fra la lingua e la storia della mia infanzia e la lingua e la cultura politica turca in cui mi esprimevo. Furono i miei tre figli e soprattutto mia moglie che, a costo di liti furibonde in famiglia, decisero prima di me di riscoprire la loro identitł kurda e di aderire al Pkk, allora come oggi clandestino in Germania. E insieme alla lingua turca mia moglie abbandonś anche il velo che si era imposta e che le avevo imposto per venticinque anni. Alla fine fui costretto anch'io a cambiare la mia cultura feudale╔"

 

Feudale: Ć l'insulto piŁ atroce che si possa fare oggi a un kurdo militante. Significa passatista, collaborazionista, reazionario, autoritario, maschilista╔ Dal feudalismo si esce con la politica, e da allora la famiglia di Comert, come migliaia di famiglie di esuli, diventa una cellula politica. Lui ormai cantante professionista, in giro con l'Accademia kurda dalla Grecia alla Russia alla Scandinavia, lei militante con le donne, il figlio maggiore giornalista nel quotidiano Ozgur Politika (Politica libera), poi guerrigliero sulle montagne kurde. E' nel '98 che Comert incontra Abdullah Ocalan nella grande casa-scuola di partito nella valle della Bekaa, ed Ć l'anno che ha scavato di rughe il suo volto.

 

"Il clima era sereno, anche se tutti sapevamo che la Turchia minacciava di muovere guerra alla Siria se non le fosse stato consegnato Ocalan. Se ne andś il giorno dopo, verso la Russia e poi l'Italia. Fu quando tornai in Germania, con Apo ormai sequestrato e consegnato ai turchi dopo tre mesi di passione, che seppi che il maggiore dei miei figli era morto mesi prima in montagna e che il secondo si era ucciso col fuoco per protesta il giorno prima in un bosco presso Duesseldorf. E che mia moglie era ricercata dalla polizia tedesca. L'hanno arrestata otto mesi fa in una casa di simpatizzanti del Pkk presso Bilefert, e da allora Ć detenuta in isolamento senza poter parlare con un giudice e senza conoscere il suo reato. Io e il suo avvocato la incontriamo per mezz'ora ogni due settimane in presenza delle guardie, non puś leggere libri, anche durante l'ora d'aria Ć isolata dalle detenute turche, e dopo l'attentato alle Twin Towers le Ć stata vietata anche, perchÄ islamica, la socialitł delle domeniche in chiesa".

 

Non solo in Turchia, anche in Germania Ć duro professarsi "kurdo del Pkk" e mettere in musica la lotta di un popolo. La vita di Comert Ć segnata da perquisizioni in piena notte, trenta teste di cuoio mascherate che sfondano la porta armi in pugno e ammanettano tutta la famiglia, incluso lui reduce da un intervento chirurgico, e poi estenuanti interrogatori, pressioni e minacce per costringere l'unico figlio rimasto a collaborare con la polizia contro i suoi genitori, lunghi sequestri del passaporto, concerti vietati╔ Ma Comert non s'arrende.

 

"Suono e canto da trent'anni, ma solo fra qualche mese, per il prossimo Newroz di marzo, inciderś la prima cassetta. Non ne ho avuto il tempo, o meglio non me l'ha dato il governo tedesco" sorride, come per scusarsi. "Sai cos'Ć che mi dł speranza? Un tempo ad ogni mio concerto c'era uno scontro con i Lupi grigi, invece ora, dopo la nostra proposta di pace, sono sempre di piŁ i lavoratori turchi che vengono a sentirmi e firmano le nostre petizioni. Quale guerra? non c'Ć guerra, Ć solo terrorismo, dicevano un tempo. Ora dicono: basta con la guerra fra di noi. Ed io canto per liberare anche loro".

 

 

 

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