Date: 10:58 AM 8/20/98 +0200
From: Sergio Briguglio
Subject: legge immigrazione
Cari amici,
riprendo (blandamente) i contatti. Vi segnalo
una pagina web utile (La
Buvette):
http://www.axnet.it/buvette/indimm.html
Vi mando anche il testo di due miei articoli
apparsi sul Manifesto in
questi giorni. Inutile dirvi che questi
articoli rappresentano la mia
posizione personale. Se cosi' non fosse, non
potrei permettermi l'uso di
espressioni dettate da frequentazioni
siciliane.
Vi ricordo che, tra pochi giorni, riceveremo,
dopo le altre di Agosto, la
mazzata del decreto flussi sulla
regolarizzazione, e, poco dopo, quella del
regolamento. Alle associazioni nazionali e ai
sindacati il compito di farsi
sentire preventivamente dal Governo e dal
Parlamento a sostegno dei
documenti ufficiali gia' mandati (vedi pagina
web sopra), con il linguaggio
e nella forma che essi preferiscono.
Cordiali saluti
sergio briguglio
--------------------------
I articolo:
Sulla questione dei rimpatri degli immigrati
trattenuti nei centri in
Sicilia mi sembra debbano essere riportati
all'attenzione di tutti alcuni
punti. In primo luogo, l'espressione
"immigrati clandestini" dovrebbe
essere usata solo in contrapposizione a quella
di "immigrati regolari". Non
sono ancora date pero', in Italia,
possibilita' di immigrazione regolare
per lavoro. E' come se, in vista della finale
dei mondiali di calcio, si
omettesse di vendere i biglietti, e si
dedicassero tutte le energie a
contrastare coloro che tentano di assistere
all'incontro scavalcando i
cancelli. Il giorno in cui il Governo creera'
vie legali ragionevolmente
percorribili, con liste di prenotazione nei
consolati italiani e quote
ammesse in Italia a cercare sul posto
occupazione (come impone, all'art.
23, la nuova legge sull'immigrazione), vedremo
crollare il numero di
ingressi clandestini, e sara' anche
tollerabile che si parli di polso fermo
nei confronti dell'immigrazione illegale
(anche per non danneggiare chi
attende di migrare legalmente).
In secondo luogo, il provvedimento di
respingimento (e' di questo che si
tratta in questi giorni, non di espulsioni) e'
pericolosamente sottratto a
qualunque forma di tutela giurisdizionale; lo
straniero non puo' cioe'
chiedere che il proprio caso sia esaminato da
un giudice. Governo e
Parlamento sono stati colpevolmente d'accordo
nel varare una legge che non
contempla tale esame. Il risultato e' che
l'amministrazione puo' commettere
- anche in perfetta buona fede - abusi gravi.
Il piu' evidente e' che non
siano nemmeno esaminate le domande di asilo
che, in base alla legge, lo
straniero puo' presentare in qualunque
momento. L'altro e' quello di
fidarsi, nell'identificazione dell'immigrato,
del responso di un
funzionario di ambasciata tunisino che crede
di ravvisare compatrioti in
uomini delle piu' svariate origini. Questo
forse fa onore al funzionario e
al suo sentirsi cittadino del mondo, ma puo'
causare danni irreparabili -
poniamo - al curdo spedito a cercare nel
Magreb quella protezione che da
noi gli viene negata. Per evitare che si
registrino abusi di questo genere
e' sufficiente che agli stranieri trattenuti
nei centri sia consentito di
prendere contatti con avvocati e
rappresentanti di organismi di tutela dei
diritti dell'uomo. A quanto risulta, questo e'
stato, in molti casi,
impedito, a dispetto di un ordine del giorno
del Senato che impegnava il
Governo in tal senso.
Infine, Livia Turco propone - e fa bene - di
dare ai respinti l'incentivo
di un diritto di precedenza, ai fini
dell'ingresso in Italia, per il
prossimo anno. Perche' questa proposta abbia
senso e' pero' necessario che
sia garantita la tutela dello straniero nel
paese di destinazione. La legge
sull'immigrazione (all'art. 19) e le
convenzioni internazionali impongono
il principio di non refoulement: nessuno
straniero puo' essere respinto
verso un paese in cui possa essere oggetto di
persecuzione o rischiare di
essere rinviato verso un altro Stato nel
quale non sia protetto dalla
persecuzione. Non basta che Tunisia o Marocco
siano disposti - per il
vantaggio che deriva loro dagli accordi appena
stipulati - a riprendersi
coloro che sbarcano in Italia. E' necessario
esigere e verificare che la
dignita' e la liberta' degli stranieri sia
pienamente tutelata a
respingimento avvenuto. A questo il Governo e
l'Italia non possono derogare.
------------------------------------
II articolo:
Il senatore Di Pietro dimostra,
nell'intervista apparsa sul Corriere della
Sera, di avere poche idee e confuse in fatto
di immigrazione. Si candida
cosi' a ricoprire importanti cariche di
governo. Il suo argomentare puo'
essere riassunto nel modo che segue (i
congiuntivi sono quasi tutti miei).
Punto primo: lo straniero che rifiuti di
fornire le proprie generalita' sia
tratto in carcere; gli altri siano scaricati
davanti alle coste dei paesi
di pertinenza; si verifichi sperimentalmente
se detti paesi se la sentono
di prendere a cannonate i propri cittadini.
Punto secondo: si debelli la
piaga del lavoro nero chiedendo
preventivamente agli imprenditori quanti
immigrati vogliano assumere in regola; si
ammettano sul nostro sacro suolo,
per motivi di lavoro, solo quanti abbiano gia'
un lavoro garantito.
Conclusione: la Tunisia restituisca Craxi
all'affetto di chi lo attende in
patria. Provo a replicare telegraficamente a
tanta originalita' di pensiero.
Punto primo: lo smarrimento del passaporto non
e' penalmente perseguibile
(l'ha stabilito la Corte costituzionale, ma
anche un pistolero, con un po'
di sforzo, dovrebbe farsene una ragione). In
mancanza di passaporto, lo
straniero che sbarchi sulle nostre coste
potrebbe declinare senza problema
generalita' e nazionalita': Olaf Nordhal,
norvegese. A quel punto, come
dovremmo comportarci? Credergli e scaricarlo
tra i fiordi, sperando che i
norvegesi si inteneriscano di fronte a un
paisa', o condannarlo a tre anni
di carcere duro per scarsa credibilita'? Nella seconda ipotesi, pero', se
c'e' giustizia, un collegio senatoriale
sicuro, al nostro Olaf, non
dovrebbe negarlo nessuno.
Punto secondo: se continuiamo a chiedere agli
imprenditori quanti
lavoratori giovani e inesperti vogliano
assumere a vita, con stipendi da
dirigente d'azienda e assegni familiari da
regina madre, la risposta sara'
sempre la stessa: nessuno. Il bisogno di manodopera
straniera e' una cosa,
la lotta contro il lavoro nero un'altra. Da
anni, chi ragiona seriamente
sull'immigrazione ripete lo stesso delenda
Carthago: per sapere quanta
manodopera straniera serve, si ammettano quote
di immigrazione a cercare,
sul posto, lavoro; quando fermarsi? non prima
che si cominci a osservare
saturazione nell'assorbimento da parte del
mercato. Da questo orecchio -
per inciso - le destre di tutti gli
schieramenti ci sentono pochissimo. E
il lavoro nero? se una porzione rilevante del
prodotto interno lordo e'
dovuta a lavoro nero, smettiamola di chiamarlo
nero, e concentriamo leggi e
sforzi a proteggere vita e salute di chi
lavora, piuttosto che salario e
contributi. Da questo orecchio ci sentono
pochissimo le sinistre di tutti
gli schieramenti.
Conclusione: non ho mai simpatizzato per Craxi
quando era al potere;
rimpiango pero' l'umilta' con cui si muovevano
alcuni esponenti della sua
parte politica (Martelli, Contri) quando si
trattava di immigrazione.
Nessuno di noi, dovendo subire un intervento
chirurgico al cuore,
preferirebbe le prestazioni di un trapezista o
di una ballerina a quelle di
un cardiochirurgo. In Italia esiste una
produzione di pensiero
sull'immigrazione vasta, seria e convergente
nelle proposte. Cito, a mo' di
esempio, il Dossier statistico della Caritas,
i documenti del Gruppo di
Riflessione dell'Area Religiosa e quelli della
Consulta del CNEL, le
analisi dell'Associazione Studi Giuridici
sull'Immigrazione. E' troppo
chiedere a politici e professionisti
dell'informazione di prestare
attenzione a quelle proposte piuttosto che
farsi agitare dai proclami di
chi non capisce, in materia, quella che
Camilleri - non io, per carita'! -
definirebbe "un'amatissima minchia"?