Date: 4:01 PM 3/13/00 +0100

From: Sergio Briguglio

Subject: sulla tratta di esseri umani

 

Cari amici,

sempre a mo' di stimolo per la riflessione, vi mando alcune considerazioni

(un po' tagliate con l'accetta, nel tentativo di riordinare le idee) sulla

questione "tratta di esseri umani". Fanno riferimento principalmente alle

situazioni relative alla prostituzione delle ragazze nigeriane in Italia.

 

Non ho avuto modo di partecipare al recente convegno di Brescia

sull'argomento. E' ovviamente possibile che chi vi ha preso parte o ha

comunque una piu' solida esperienza in materia trovi queste riflessioni

assai primitive. Poco male. Le cestini.

 

Cordiali saluti

sergio briguglio

 

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ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA TRATTA

 

1) In un contesto di immigrazione sostanzialmente respinta dalla societa' e

dallo Stato e' controproducente introdurre meccanismi che equivalgano ad

aggiramenti impropri di tale chiusura. Soprattutto se sono basati sul

criterio di appartenenza ad una categoria che invece si vorrebbe vedere

depopolata - quella delle prostitute. In altre parole, se per uscire dalla

clandestinita' forzata da una scarsa apertura dei flussi regolari posso

chiedere asilo, poco male: avro' tanti richiedenti asilo abusivi, ma non si

prendono l'AIDS. Se invece il messaggio e': "per uscire, basta essere

prostituta", induco la gente a prostituirsi o, quanto meno, non la dissuado.

 

2) L'articolo 18, tuttavia, e' utilissimo, perche' consente di proteggere

chi e' vittima della tratta. Pero', se, con uno slogan, definisco ogni

prostituta "vittima della tratta", faccio un pessimo servizio, e rendo

inutile o dannoso l'articolo 18 stesso. E' come, in un reparto di malattie

infettive, stabilire che chiunque varchi la soglia e' un malato di colera.

Perdero' risorse a curare amici e parenti di veri malati di colera, e

curero' malissimo i malati effettivi.

 

3) Si tratta quindi di individuare dei meccanismi che consentano di

selezionare i destinatari "appropriati" delle misure di protezione,

riservando alle altre persone diverse forme di sostegno (coerenti,

comunque, con il trattamento che destino ad altri stranieri - forme non

"premiali", cioe').

 

4) Perche' una ragazza sulla strada non chiede aiuto alla prima occasione a

polizia o unita' di strada? Possono esistere varie ragioni: la ragazza

 

a) punta comunque al guadagno (attuale o differito); in questo caso, ferma

restando l'opportunita' di interventi di carattere pedagogico, pastorale,

psicologico, etc., la risposta dello Stato dovrebbe essere l'espulsione, in

condizioni non migliori di quelle riservate al generico immigrato

clandestino;

 

b) non si fida della polizia; in questo caso si potrebbe proporre che nelle

pattuglie notturne ci sia sempre un elemento femminile; le unita' di

strada, poi, possono fare molto per stabilire un rapporto di fiducia con le

ragazze;

 

c) teme ritorsioni; tre casi possibili:

 

c1) se le teme in Italia, e' necessario dare l'informazione relativa alla

possibilita' di sparire, cambiando citta', identita', etc.;

 

c2) se le teme per i familiari in Patria, e' necessario introdurre dei

correttivi all'articolo 18 che consentano di dare protezione ai familiari

(ricongiungimento immediato), o sviluppare rapporti di collaborazione

perche' sia la polizia del paese di origine ad assicurare protezione alle

famiglie;

 

c3) se le teme, in Patria, ma per se stessa (non essendo disposta a restare

in Italia), e' necessario chiedersi: che tipo di ritorsioni vengono

esercitate all'atto del rimpatrio? i trafficanti pretendono comunque il

pagamento del "debito" (mi riferisco alla situazione nigeriana, non a

quella albanese)? o lo pretendono solo in caso di rimpatrio volontario? In

quest'ultima ipotesi, sarebbe utile camuffare i rimpatri volontari da

espulsioni, e tornerebbe utile - piuttosto che dannoso - un palese

trattamento sanzionatorio, da parte delle autorita' del paese di

provenienza nei confronti delle espulse (penso agli arresti in Nigeria). La

ragazza, cioe', otterrebbe la "patente di espulsa", e potrebbe sottrarsi a

pretese di pagamento.

 

5) Con riferimento a questi ultimi punti, cosa sappiamo della effettiva

pericolosita' delle organizzazioni di trafficanti? Su quelle albanesi,

forse sappiamo gia' molto. Ma su quelle nigeriane? Si tratta di

un'organizzazione vasta e ramificata, o di una miriade di

micro-organizzazioni? Sono effettivamente in grado di esercitare

ritorsioni, o si tratta di millanteria?

 

6) Il ricorso a riti Voodoo farebbe pensare a una debolezza riguardo alla

possibilita' di esercitare ritorsioni (la mafia non ricorre al

malocchio...). Per saperne di piu' e' necessario monitorare le espulsioni e

i rimpatri volontari. Nel 1999 sono state rimpatriate piu' di trecento

prostitute nigeriane. Prima di decidere qual'e' la forma migliore di

rimpatrio o di assistenza, vediamo come e' andata a queste ragazze.

 

7) Nell'ipotesi che si registrino ritorsioni, possiamo valutare se si

tratti di un'organizzazione vasta o di molte micro-organizzazioni. Se

scopriamo che e' sufficiente far cambiare villaggio o quartiere a una

ragazza rimpatriata, per sottrarla a ritorsioni, e' segno che si tratta di

micro-organizzazioni. In caso contrario, e' evidente che una forma di

collegamento fra i trafficanti c'e'.

 

8) Per reprimere la tratta, si possono utilizzare vari strumenti:

 

a) Non seppellire troppo facilmente il requisito di collaborazione con la

giustizia da parte della ragazza. Mentre e' sacrosanto che, in fase di

uscita dalla strada, non si pretenda tale collaborazione, puo' essere presa

in considerazione la possibilita' di "esigere" un contributo ai fini del

rinnovo (o conversione) del permesso. La questione e' delicata, ma merita

riflessione.

 

b) Utilizzare, in indagini in Italia, un'informazione che e' facilmente

ottenibile: quella relativa al domicilio delle ragazze. Spesso le ragazze

chiedono all'ultimo cliente di accompagnarle a casa. Altre volte si fanno

accompagnare da volontari delle unita' di strada. Possono, infine, essere

pedinate. Tipicamente (sia  le nigeriane sia le albanesi) vivono con chi le

sfrutta. E, in piena notte, chi le sfrutta dorme. La polizia potrebbe

organizzare retate di sfruttatori. Non e' necessario che ci sia alcuna

denuncia da parte della ragazza, dato che non si tratta necessariamente di

evidenziare un reato di riduzione in schiavitu', ma il piu' semplice reato

di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina finalizzato allo

sfruttamento della prostituzione (art. 12, commi 1 e 3 del Testo Unico -

vedi sotto). La pena prevista e' la reclusione da cinque a quindici anni.

 

 

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Art. 12

(Disposizioni contro le immigrazioni clandestine)

 

1. Salvo che il fatto costituisca piŁ grave  reato,  chiunque compie

attivitł dirette a favorire  l'ingresso  degli  stranieri nel territorio

dello Stato  in violazione delle disposizioni del presente testo unico Ć

punito con la reclusione fino a tre anni  e con la multa fino a lire trenta

milioni.

 

(...)

 

3. Se il fatto di cui al comma 1 Ć commesso  a fine di lucro o da tre o piŁ

persone in concorso tra loro, ovvero riguarda l'ingresso di cinque o piŁ

persone, e nei casi in cui il fatto Ć commesso mediante l'utilizzazione di

servizi di trasporto internazionale o di documenti contraffatti,  la pena Ć

della reclusione da quattro a dodici anni e  della  multa di lire trenta

milioni per ogni straniero di cui Ć stato favorito l'ingresso in violazione

del presente testo unico. Se il fatto Ć commesso al fine di reclutamento di

persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della

prostituzione, ovvero riguarda l'ingresso di minori da impiegare in

attivitł illecite al fine di favorirne lo sfruttamento, la pena Ć della

reclusione da cinque a quindici anni e della multa di lire cinquanta

milioni per ogni straniero di cui Ć stato favorito l'ingresso in violazione

del presente testo unico.