Per una nuova politica di integrazione degli immigrati nel Lazio

 

 

Questo documento riflette le idee di un gruppo di politici, intellettuali ed operatori sul campo – anche espressione di organizzazioni laiche e cattoliche, pubbliche e private - che da un anno si incontrano per discutere sui temi dell'immigrazione e dell'asilo, per analizzare i limiti delle attuali normative e per cercare di definire possibili proposte alternative o migliorative.

 

Le considerazioni che seguono intendono segnalare alcuni nodi problematici ed alcuni punti su cui l'azione di governo dell'immigrazione dovrebbe svilupparsi - nei limiti delle attuali competenze regionali - per rendere la Regione Lazio un laboratorio in cui le esigenze dei territori che ospitano gli immigrati; le loro esigenze di integrazione; le esigenze delle imprese o delle famiglie che fanno ricorso ai lavoratori migranti e, infine, le esigenze delle aree da cui gli immigrati stessi provengono, trovino contestualmente e contemporaneamente risposte, al fine di definire un modello di integrazione originale ed efficace.

E’ possibile creare nel Lazio un tale modello di integrazione che sia efficace e nel contempo sia accettato dall’opinione pubblica? Sď, Ź possibile se si tengono in conto le seguenti considerazioni.

 

  1. Stabilire un corretto rapporto tra la gestione politica del fenomeno migratorio e la cooperazione allo sviluppo verso le aree d'origine dei migranti. Sono questi i due pilastri a sostegno di una politica di azione e non di semplice reazione alla realtą della globalizzazione. E’ importante, infatti, sviluppare politiche concrete per fare sď che il fenomeno delle migrazioni internazionali, diventi una opportunitą di sviluppo tanto delle aree di approdo quanto delle aree di origine, soprattutto nel bacino mediterraneo. Ma per cogliere appieno l’occasione, occorre un programma di lungo periodo, non dettato dalla “camicia di forza” dell’emergenza. A questo scopo Ź essenziale,

 

  1. Il secondo punto Ź costituito dal quadro normativo che una tale concezione della politica di integrazione richiede.

 

  1. Incoraggiare la Regione a contribuire in modo effettivo alle politiche nazionali, nell’interlocuzione coordinata con l’Unione Europea. Senza voler sottrarre allo Stato le prerogative di fissare gli ingressi annuali, alla Regione spetta il compito, da una parte, di porre con forza le proprie esigenze all’amministrazione centrale e al Ministero del Lavoro (che dovrebbe e recuperare il proprio ruolo); dall’altra parte, in risposta alle richieste delle imprese e delle famiglie, alla regione spetta anche l’onere di adottare le misure complementari (formazione, alloggio, servizi socio-sanitari e di orientamento) indispensabili ad una corretta integrazione: in modo da salvaguardare le esigenze delle imprese impegnate a programmare il proprio sviluppo e delle famiglie bisognose dell’assistenza sociosanitaria, oltre che le esigenze dei lavoratori che a questi bisogni rispondono. Un tale obiettivo Ź raggiungibile solo se la Regione riesce, da una parte, a porre gli immigrati come soggetti centrali dell’intervento dei servizi per l’impiego, e dall’altra, a definire degli standard regionali di accoglienza ed integrazione, che possano servire anche come benchmarks di riferimento degli standard nazionali. Per quanto riguarda in particolare, i servizi per l’impiego, le politiche attive del lavoro devono esercitare un ruolo essenziale, in particolare nel momento dell’avviamento al lavoro e del cambiamento di lavoro, con particolare attenzione alla questione di genere. Ciė potrą contribuire peraltro in maniera sensibile anche all’emersione del lavoro nero.

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  1. Valorizzare il fenomeno migratorio come incubatore di impresa. Una delle chiavi di volta di tale paradigma che lega strettamente migrazioni e sviluppo puė essere ricercato nella creazione d’impresa, che puė determinare insperate occasioni di sviluppo, sfruttando la presenza a Roma dell’Osservatorio sulla Cooperazione Decentrata e la stessa Finanziaria regionale

 

  1. Incoraggiare i lavoratori migranti, visti come agenti per lo sviluppo delle aree di origine e di approdo, a partecipare alla vita della comunitą locale in cui vivono. La Regione potrą ideare, secondo propri modelli originali, le forme di partecipazione dei migranti alla vita della comunitą locale, con particolare riferimento al voto amministrativo: dunque, in forme diverse ma col medesimo spirito che induce molti cittadini emigrati dal Lazio a votare, nei limiti del possibile, alle prossime elezioni. Una equa politica di integrazione e una effettiva partecipazione ai doveri di cittadinanza, anche sul piano della contribuzione fiscale, non puė prescindere dall’esercizio del voto amministrativo.

 

  1. Il ruolo della regione Lazio rispetto al diritto d’asilo e d’accoglienza. Riteniamo fondamentale che la regione Lazio svolga un ruolo decisivo di coordinamento, indirizzo e sperimentazione sul diritto d’asilo e d’accoglienza a cominciare dalla apertura di una consultazione con tutti i soggetti coinvolti nell’esperienza in campo, evidenziandone gli aspetti positivi e sostenendone la riproducibilitą.

 

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[1] LEGGE REGIONALE N. 8 DEL 15-02-1992

Strutture di prima accoglienza per immigrati extracomunitari.

 

 

LEGGE REGIONALE N. 17 DEL 16-02-1990

Provvidenze a favore degli immigrati da paesi extracomunitari.

 

 

LEGGE REGIONALE N. 48 DEL 24-11-1986

Interventi regionali nel settore dell' emigrazione e dell'immigrazione.

 

 

LEGGE REGIONALE N. 38 DEL 9-08-1976

Rifinanziamento e modifiche alla legge 12 giugno 1975, n. 68, concernente l' istituzione della consulta regionale della emigrazione e dell' immigrazione e contributi regionali a favore dei lavoratori emigrati all' estero, immigrati interni e delle loro famiglie.