La trappola dei Cpt e le paure degli italiani
Paolo Beni* Filippo Miraglia**


Domani a Bari presidenti regionali e rappresentanti di associazioni si riuniranno nel Forum nazionale contro i CPT, promosso dal presidente della Puglia Nichi Vendola, per mettere a punto una proposta di modifica della legge sull'immigrazione che porti alla chiusura dei centri di permanenza temporanea e a un ripensamento delle politiche sull'immigrazione. Ú un'iniziativa importante, che vede finalmente anche le istituzioni locali impegnate per la cancellazione di questi luoghi di negazione della dignitł umana e di sospensione dei diritti costituzionali.
A dire il vero, quelli che la legge definisce ăCentri di permanenza temporanea e assistenza╚, sembrano essere piŁ che altro strumenti utili ad esorcizzare le paure degli italiani di fronte al disagio generato dalle modificazioni sociali di questi anni: se crescono violenza ed insicurezza la colpa Ć della presenza degli immigrati, e per risolvere il problema servono una legislazione d'emergenza e carceri speciali. Una vera trappola mistificatoria, che scatta ogni volta che un fatto di cronaca nera vede come reali o presunti protagonisti cittadini stranieri. Cittadini ai quali non Ć concesso alcun appello, con buona pace dei garantisti e della nostra Costituzione. A questa trappola non si sottraggono neppure molti politici e giornalisti democratici. Ú la conseguenza di un approccio difensivo, che rinuncia a governare il fenomeno migratorio in un quadro di garanzia dei diritti e tende ad affrontarlo solo come questione di ordine pubblico, prestando cosô il fianco alla strumentalizzazione di chi cerca di far leva sul senso di insicurezza e di precarietł sempre piŁ diffuso nella societł per giustificare misure tanto repressive quanto inefficaci.
Sempre piŁ spesso assistiamo ad una vera e propria caccia allo straniero amplificata dai media sulla base di sospetti destinati a risultare infondati. Basta ricordare il caso di Novi Ligure, quando per due giorni - prima che emergesse la drammatica veritł - politici ed opinionisti fecero a gara nel chiedere misure esemplari contro i clandestini responsabili di un cosô efferato delitto. Basta pensare ancora a centinaia di arresti di stranieri sospettati di terrorismo e poi rilasciati per assoluta mancanza di indizi, di cui nessuno parla ed ai quali nessuno chiede scusa.
Di fronte alle immagini televisive degli sbarchi sulle nostre coste si sprecano commenti del tipo ăsiamo troppi, non possiamo accogliere tutti╚ oppure ăloro sono di altre culture, incompatibili con la nostra╚. E intanto chiudiamo le porte a tutti, non si sa bene in nome di quale cultura. In questo clima prolifera l'uso di eufemismi, per cui strutture in cui puoi essere recluso senza alcun diritto pur non avendo commesso alcun reato divengono semplicemente centri di accoglienza.
Il Ministro Pisanu sostiene che in Italia ci sono troppi clandestini. Ú vero, per questo c'Ć bisogno di un'altra sanatoria. Nel marzo scorso, a seguito dei due decreti flussi emanati dal governo, sono state piŁ di duecentomila le domande di chiamata nominativa per lavoratori che avrebbero dovuto trovarsi nel loro paese d'origine. Ora, tutti sanno che il collocamento planetario non esiste e che queste persone erano gił presenti clandestinamente in Italia: una sorta di sanatoria sotto mentite spoglie. Di fatto, dall'autunno del 2002 non Ć piŁ possibile entrare legalmente in Italia, nonostante la crescente richiesta di manodopera straniera. â evidente che bisogna cambiare strategia, e la chiusura dei CPT, oltre a sanare una ferita della nostra democrazia, Ć un passaggio indispensabile in questo senso. Anche perchÄ sono strutture inutilmente crudeli ed inefficaci.
I CPT furono infatti istituiti per dare il tempo alla polizia di identificare i migranti in attesa di espulsione e trattenerli in attesa del loro rimpatrio forzato. Un immigrato da espellere viene sottoposto ai rilievi dattiloscopici ed i suoi dati vengono controllati attraverso gli archivi a disposizione della polizia. Se l'identificazione non puś essere immediata Ć improbabile che possa avvenire in 30 o 60 giorni, tanto puś essere il tempo di permanenza nei centri. Certo, resta il problema del mezzo col quale eseguire le espulsioni. Ma l'assenza di un vettore non puś essere addebitata certo all'immigrato e non Ć motivo valido per giustificare il suo stato di segregazione.
I CPT sono inutili perchÄ le espulsioni sarebbero possibili anche ricorrendo ai normali strumenti di legge, ad esempio inserendo, come gił avviene, le impronte digitali della persona fermata e non immediatamente riconoscibile nella banca dati della polizia e proseguendo le ricerche per scoprirne l'identitł anche dopo il suo rilascio. Si potrebbe cosô procedere all'eventuale espulsione, dopo la sua identificazione, anche successivamente, qualora lo si trovi ancora nel territorio dello stato.
Per quanto concerne poi gli arrivi in massa sulle nostre coste, che rappresentano comunque una quota minima nel totale degli ingressi, servono risposte differenziate per i diversi casi, facendo prevalere in primo luogo i doveri di accoglienza che derivano dall'essere uno dei Paesi piŁ ricchi del pianeta e dalla nostra Costituzione.
Resta in ultima analisi il fatto che per diminuire il numero dei clandestini sono indispensabili nuovi canali di ingresso legale, come il permesso di soggiorno per ricerca di lavoro. Riportare nell'ambito della normalitł la gestione degli ingressi consentirebbe di superare il fenomeno degli irregolari, che Ć oggi l'ossessione di chi si occupa di questa materia e pesa in modo negativo sull'immaginario collettivo, aprendo finalmente la prospettiva a nuove politiche in tema di immigrazione.


*Presidente nazionale Arci
* *Responsabile immigrazione Arci