ASSEMBLEA GENERALE

 

 

 

 

RELAZIONE

Rino Giuliani

Vicepresidente

 

 

 

 

 

CGIL – Sala Simone Weil

Roma, Corso d’Italia, 25

30 giugno 2005

 

 

 

 

 

bozza corretta

L’assemblea odierna, a ragione, chiude una fase che Ź stata impegnativa per tutti.

Sono alle nostre spalle i silenzi, l’indifferenza, le ostilitą preconcette, il vuoto di iniziative che sempre accompagna cadute rovinose.

Di caduta rovinosa dobbiamo parlare perché la cessazione della presenza organizzata dei socialisti nella societą non ci aveva risparmiati.

A dire il vero non aveva risparmiato neanche coloro fra di noi che avevano sperato di continuare a tener fede nei valori del socialismo ricercando la strada secondaria che li ha portati a case poco ospitali anche se, talora, con  soluzioni personalmente vantaggiose.

La nostra precedente assemblea generale svoltasi nella Sala “F. Santi” in CGIL,  era terminata con un voto unanime  sulla relazione introduttiva e sulle conclusioni del dibattito.

Gli impegni che in quella sede avevamo insieme assunti erano mirati:

-    al mantenimento della cultura politica socialista come nostro quadro di riferimento per le iniziative sui temi di rilievo che avrebbero impegnato l’Istituto, quali la globalizzazione, le migrazioni verso l’Europa, la costituzione italiana ed europea, i diritti e le libertą, i rapporti fra stato e fedi religiose, i grandi temi della solidarietą, la laicitą dello stato, il ruolo delle donne, lo sviluppo equo e solidale, il grande tema degli anziani ecc.

-       all’attuazione dei valori dei quali era stato portatore Fernando Santi, uomo politico e dirigente del movimento dei lavoratori, in quanto ritenuti ancora attuali, nel contesto della societą italiana d’oggi.

-       alla collocazione dell’Istituto F. Santi all’interno di una relazione-confronto con il mondo del lavoro e con la CGIL, il sindacato dei lavoratori dei quali F. Santi era stato uno dei massimi dirigenti.

 

L’Istituto F. Santi alla data di quella assemblea generale non era piĚ da tempo un’organica articolazione di partito, come in parte la Filef, le strutture regionali attive si contavano sulle dita di metą di una mano ed all’estero la situazione non era certo migliore.

In quel periodo, di pari passo con la costituzione del Coordinamento fra Filef e F.Santi, l’idea di una successiva rapida fusione fra le due associazioni che avevano promosso il coordinamento, sembrava ad alcuni fra di noi come la soluzione che, ponendo il sigillo su una vicenda, tutta svolta a sostegno dei migranti, feconda ma conclusa, consentisse di salvare il salvabile organizzativo.

Quell’idea  fu respinta nell’assemblea di allora che indicė invece un percorso piĚ difficile nel quale la ricostruzione dell’Istituto F. Santi, in controtendenza con soluzioni di fatto liquidatorie, si saldava con  i tentativi, difficili e controversi, che pur ci hanno visto attivi ed in prima fila, di avviare poi a piĚ impegnativo ruolo la  FIEI, da noi promossa insieme alla Filef.

Non possiamo nascondere le difficoltą che questo processo ha determinato.

Da un lato l’ostruzionismo nelle regioni ed all’estero di chi avrebbe trovato vantaggio da una semplificazione del quadro delle associazioni, conseguente all’avvenuta messa in stand-bay di nostre strutture o meglio con la loro scomparsa, dall’altra il tentativo interessato di dipingerci come l’associazione inesistente “perché assorbita dai comunisti della Filef”.

A ciė va aggiunta la discriminazione del centro destra, a livello centrale e locale, il quale aveva identificato ed identifica, a ragione , nel nostro Istituto un avversario delle politiche migratorie da loro attuate, un avversario che non si era accomodato alle convenienze del presente pur sapendo di non avere, per scelta né partiti di riferimento né potentati che ne sostenessero l’iniziativa.

L’Istituto con orgoglio puė affermare di essere cresciuto contando sulle sue proprie forze.

Abbiamo pedalato e la strada era tutta in salita, il lavoro Ź stato tanto, molti compagni hanno risposto positivamente all’appello di quell’assemblea a rimboccarsi le maniche.

Alcuni non hanno colto l’appello o  non sono stati in grado di  rispondere.

Forse qualcuno pensava che fosse venuto quel momento in  cui sembra  piĚ convincente il “cupio dissolvi” o se volete, lo “sciogliete le righe”.

L’Istituto, invece, oggi puė presentare un bilancio, che riteniamo positivo, sostanziato di attivitą che lasciamo alla valutazione dei compagni e delle compagne.

Attivitą da noi promosse in attuazione dei fini dell’associazione ed in coerenza con gli obiettivi concreti posti nella relazione sopracitata.

Vorrei distinguere le attivitą organizzative dalle iniziative vere e proprie.

Sono state costituite associazioni regionali:

Istituto Fernando Santi-Laziali nel mondo.

Istituto Fernando Santi Napoli

Sono stati riorganizzati:

Istituto F. Santi Piemonte

Istituto F. Santi  Emilia Romagna

Sono in via di riorganizzazione:

Istituto F. Santi Abruzzo

Istituto F. Santi Puglia

Istituto F. Santi Calabria

É in via di costituzione:

Istituto F. Santi Umbria

Ci  pervengono richieste di costituzione dell’associazione da numerose cittą della Lombardia e dalla Liguria.

Possiamo dire che un processo di rinnovamento delle strutture regionali e locali Ź gią avvenuto e che contiamo, realisticamente, a metą del 2006 di aver provveduto, d’intesa e con la collaborazione dei compagni, a migliorare il livello delle strutture che sono operative, a rendere operative quelle che hanno ancora qualche problema ed ad avviare ex novo strutture nei territori nei quali siamo letteralmente assenti e dai quali viene avanti, invece, una richiesta di presenza attiva del nostro Istituto.

La realtą dalla quale siamo partiti era, per lo piĚ costituita da riferimenti individuali, da singoli rappresentanti con difficoltą nelle relazioni con le istituzioni che si occupano localmente dei migranti, con vistose assenze nelle consulte regionali, con scarsa o nulla attivitą associativa, con inesistenti relazioni con il restante tessuto associativo a sua volta in non ottimo stato di salute e, pur tuttavia, maggiormente presente.

Non saremmo andati da nessuna parte con cosď leggera attrezzatura e certo, se non si fosse cambiato registro, piĚ lusinghiere, piĚ convincenti sarebbero state le sirene, quelle sirene che ci invitavano a lasciare il campo.

Cosď non Ź stato ed oggi possiamo dire che si Ź aperta una seconda fase di crescita della nostra presenza nelle regioni con un apporto che certamente rafforzerą la nostra intenzione di essere protagonisti di una stagione di rilancio dell’associazionismo  a tutto campo.

A partire dalla FIEI che alla fine di un lunghissimo periodo di luci e di ombre, di una fase nella quale non abbiamo  celato le nostre ripetute critiche ed autocritiche, si avvia con la conferenza di Pescara a divenire una federazione di associazioni che potranno aderirvi sulla base della condivisione delle finalitą e della linea di politica associativa che tutti insieme  portiamo oggi alla discussione del giorno due luglio p.v. perché contribuisca, con gli altri contributi che verranno, alla linea di azione che, all’interno della FIEI uscita dal suo secondo congresso,  ci impegnerą  nei prossimi anni.

L’Istituto F. Santi, come vedete, si Ź di nuovo mosso ripartendo dalle realtą locali oggi potenzialmente valorizzate dall’attuazione delle forme di autonomia indicate dall’art.117 della Costituzione.

Siamo ripartiti dalle regioni e dai comuni e con l’attenzione a quell’associazionismo all’estero espressione delle “piccole patrie” regionali e comunali, che rappresenta un prezioso tessuto  tradizionale che tuttavia ha bisogno dell’innesto, non facile, delle generazioni nuove oggi estranee e lontane dalle associazioni spesso emanazione di partiti o utilizzate a fini strettamente di partito mentre i giovani si sentono di nuovo con la voglia di mostrare la propria doppia cultura, la propria doppia appartenenza, con una senso di identitą italiana, regionale e locale che integra il loro essere anche cittadini di questo o quel paese d’accoglienza dell’emigrazione italiana..

La vigente legislazione regionale sull’emigrazione Ź spesso inadeguata e va passata all’esame dei tempi attuali per riscoprire i lati positivi ma anche per cogliere gli elementi da cambiare in quanto insufficienti o perchŹ hanno fatto il loro tempo.

Restiamo convinti che la Conferenza Stato regioni Enti Locali debba produrre al piĚ presto una iniziativa non sporadica in tale direzione . Per quel che ci riguarda, nel merito, intendiamo aprire al nostro interno una sede di approfondimento per il superamento dei localismi esasperati e per una giusta strada verso la partecipazione delle rappresentanze dei migranti, in direzione del sostegno allo sviluppo locale dei nostri giovani, per un uso delle risorse finanziarie qualificato, non a pioggia e con la verifica dei risultati.

L’esperienza da noi vissuta in questi ultimi anni, del rapporto con i campani nel mondo e con gli irpini in Canada, nel 2003, nel 2004 e nel 2005 a Vancouver, in specie, ci conforta e ci conferma della volontą di rinnovamento di molte istituzioni locali nella relazione con gli italiani all’estero.

La promozione della conferenza mondiale degli irpini nel mondo, prevista per il 2006, nata per iniziativa del presidente dell’Istituto in Canadą, Rocco Di Troilo e fatta propria dalla presidente della provincia di Avellino compagna De Simone, rende testimonianza di un lavoro silenzioso e tenace che come Istituto portiamo avanti per rafforzare i legami con le comunitą di origine.

Con il rinnovarsi delle istituzioni locali regionali stiamo recuperando una presenza in alcune consulte regionali dove la discriminazione era stata piĚ forte oppure laddove eravamo stati esclusi per totale  nostra inattivitą.

Anche all’estero l’azione di ricostruzione o di costruzione ex novo di associazioni vere, rappresentative e con radici nelle nostre comunitą non Ź stato facile per i costi che una comunicazione permanente con l’Italia comporta, ma anche per quel clima di abbandono che si era ingenerato  dopo la rottura dei molti fili che legavano le realtą anche locali italiane con le nostre associazioni regionali e con la struttura centrale dell’Istituto.

Il quadro estero Ź stato quello di una consapevolezza estesa nelle nostre comunitą del ruolo positivo “storico” dell’Istituto e del legame antico nell’emigrazione con la cultura politica socialista italiana e dei paesi d’accoglienza.

A fronte di questi sentimenti diffusi fra i lavoratori e le lavoratrici non vi era tuttavia una attivitą organizzativa degna di rilievo.

Purtuttavia, quando ci siamo misurati con scadenze importanti, abbiamo avuto la conferma delle nostre potenzialitą.

Le elezioni dei comites ci hanno visto partecipi quasi ovunque, numerosi nostri aderenti sono stati eletti o ne hanno assunto la presidenza, dal Cile al Belgio alla Svizzera.

In Belgio ed in Canada il candidato che per la elezione del CGIE ha raccolto il massimo dei voti Ź stato un nostro iscritto.

Siamo stati determinanti in molte situazioni ma non siamo stati rispettati, come ci spettava, nella composizione degli organismi del CGIE.

Il comitato dei partiti dell’Ulivo all’esteron ha fatto le sue scelte, anche quelle che noi sconsigliavamo, fino al punto di proporre ed imporre per le piĚ alte cariche del CGIE un rappresentante della categoria degli industriali del quale, all’interno dell’Ulivo, si criticavano i comportamenti e che dopo aver incassato il risultato voluto dalla sinistra dell’Ulivo, ha oggi costituito l’associazione  non neutrale  degli  “Azzurri nel mondo” in Argentina.

All’estero, come Santi, ci siamo mossi senza alcuna “rete di protezione”o di appoggio.

Non quella di un partito politico, medio-grande o piccolo che sia, con i suoi parlamentari attenti e laboriosi, con le sue strutture per gli italiani all’estero, non con il sostegno di patronati informale o formalizzato con accordi.

Non abbiamo usufruito di  sedi in comodato d’uso gratuito o di  piccoli o grandi benefits.

Ciė non toglie certamente che vi sono stati e vi sono non pochi compagni e compagne dei patronati che guardano con interesse alla nostra azione, ne intuiscono le finalitą sociali e ne condividono le premesse di valore

Ad essi, compagni di una sinistra piĚ larga, va il nostro ringraziamento per la disponibilitą e l’attenzione che ci hanno rivolto ogni volta che ci siamo trovati a chiederne l’aiuto.

Ci siamo sentiti in quelle circostanze a casa nostra riconoscendoci  reciprocamente in quella cultura unitaria che ha rappresentato uno dei punti piĚ alti dell’esperienza della CGIL .

Sono state costituite ex novo associazioni all’estero:

Istituto Fernando Santi Canada *

Istituto Fernando Santi Cuba

Istituto Fernando Santi  Tunisia

Istituto Fernando Santi Cile **

Sono stati riorganizzati:

Istituto Fernando Santi Francia ***

Istituto Fernando Santi Brasile ****

Sono in via di costituzione

Istituto Fernando Santi Lussemburgo

Istituto Fernando Santi Germania

Istituto Fernando Santi  Stati Uniti

Sono in riorganizzazone:

Istituto Fernando Santi Argentina *****

Sono pervenute richieste di costituzione dell’Istituto ad opera di connazionali siciliani e calabresi di Cordoba e di  Rosario.

Contiamo di rafforzare la rete delle associazioni aderenti all’Istituto con un lavoro che ci impegnerą

ancora per il prossimo anno e che verrą programmato d’intesa con le nostre strutture regionali le quali sono invitate ad aprire una comunicazione piĚ frequente con le associazioni regionali presenti all’estero.

Come abbiamo piĚ volte sottolineato insieme, noi riteniamo che il fine esclusivo o primario delle associazioni non Ź quello delle prossime elezioni dei parlamentari della cosiddetta circoscrizione estera, quanto piuttosto quello di porre su basi nuove la relazione con le nostre comunitą alla luce delle trasformazioni nelle relazioni internazionali, dell’Italia, in specie con l’Europa ed il resto del mondo, con l’emergere di un interesse nuovo tra le giovani generazioni, anche di oriundi verso l’Italia, la cultura italiana, la lingua dei loro padri.

Non sottovalutiamo il voto prossimo, le difficoltą che si presentano, l’interesse non marginale delle forze politiche, di quelle con le quali abbiamo oggi una relazione positiva e di quelle che oggi  portano avanti una politica verso i migranti insoddisfacente e nel caso degli immigrati improduttiva e pericolosa.

Come Istituto F. Santi e come Fiei, ne sono convinto, non ci lasceremo trascinare in un ruolo di supporto culturalmente subalterno e di delega organizzativa.

Sarebbe un errore se l’associazionismo che storicamente Ź stato da sempre determinante nelle nostre comunitą delegasse di nuovo ad un esiguo numero di esponenti di partito il suo diritto ad indicare soluzioni ed ad avanzare proposte, a partire ed in coerenza con i propri orientamenti ed i propri principi ispiratori.

Tuttavia la convinzione che ci siamo fatta come F. Santi ma anche come FIEI Ź che il difficile e l’impegnativo non finiscono con le elezioni ma che anzi tutta una strategia di attenzione e di sostegno allo sviluppo locale va ripensata insieme al modo in cui si pratica oggi la cooperazione internazionale da parte dei governi e di quello italiano in primo luogo.

Attrezzarsi adeguatamente anche dal punto di vista professionale diventa essenziale se si vuole essere credibili con proposte, progetti, iniziative.

Da questo punto di vista l’Istituto ha ricercato al suo interno competenze ed idee messe a disposizione volontaristicamente, rendendole disponibili anche per le strutture regionali ed all’estero interessate.

Sono stati elaborati quattro importanti progetti  per l’America Latina, con partners italiani e  locali qualificati. Siamo in attesa, nelle prossime settimane,  della valutazione di merito del ministero del lavoro.

Quei progetti,  cosa non usuale, hanno tutti avuto il massimo punteggio di eccellenza da parte dei consolati di S. Paolo, Cordoba , Rosario e Santiago del Cile.

Speriamo che alla considerazione delle autoritą consolari e dei comites che hanno valutato l’idoneitą dei progetti ai fini dello sviluppo locale, segua l’apprezzamento della commissione ministeriale.

 

A settembre, con il contributo della Regione Lombardia ed in collaborazione con l’associazione Mantovani nel mondo, dovrebbe avviarsi in Argentina ed a PaysandĚ (Uruguay) un nostro progetto di tutela degli anziani italiani non autosufficienti, attraverso l’azione di assistenti familiari.

Un progetto di sostegno ai bambini poveri dell’Argentina (mense) Ź in preparazione. Contiamo di trovare attenzione da parte della Fondazione Cariplo.

Come Santi dell’Argentina, con Engim internazionale e Caritas argentina si sono da tempo aperti canali di confronto ed ipotesi di lavoro solidale comune.

Contiamo sul rafforzamento delle nostre strutture regionali per un piĚ vasto comune lavoro a rete anche nella solidarietą all’estero verso i nostri connazionali e verso le popolazioni che ne hanno bisogno.

Molti suggerimenti ci vengono da amici dei sindacati locali e da associazioni.

C’Ź inoltre una richiesta pressante che riguarda l’apprendimento della lingua italiana e della cultura italiana.

Si tratta di richieste, da noi non soddisfatte per limiti organizzativi, e che provengono da paesi molto sviluppati quali il Canada o la Francia e da paesi a sviluppo debole.

In ogni caso viene avanti una richiesta sia di preparazione adeguata di docenti che di insegnamento per discenti.

L’accordo convenzionale con l’Universitą per stranieri di Siena e gli ottimi rapporti con il suo Rettore prof Vedovelli,  ci hanno consentito di avviare con successo nel mese di maggio il primo corso di lingua italiana per assistenti familiari che verrą replicato piĚ volte a partire dall’autunno prossimo, di predisporre per questa specifica  formazione un manuale, il primo in Italia che verrą pubblicato a larga tiratura. Negli anni scorsi abbiamo avviato un’importante indagine sociolinguistica che ha visto coinvolte decine di scuole e grandi quartieri della capitale.

Come vedete l’Istituto si Ź molto impegnato in questi anni sul versante dell’immigrazione con convegni nazionali di grande rilievo, con l’apertura di due centri di servizio per immigrati, con corsi d’italiano per adulti nelle scuole, con campagne mirate al voto amministrativo ed a normative europee dignitose in tema di ricongiungimenti nazionali.

Siamo costantemente presenti accanto alle altre associazioni dei migranti  per  la promozione della inclusione sociale e per i diritti, attraverso la risoluzione di molte questioni legate alla applicazione della normativa specifica.

L’Istituto Ź protagonista in Roma da circa un anno di un inedito progetto di assistenza familiare attraverso assistenti familiari straniere apprezzato per il raccordo con i servizi pubblici, per la formazione legata anche alla socialitą delle persone ed ai diritti di cittadinanza.

Il progetto tutela gli anziani e aiuta gli immigrati a consolidarsi nel mondo del lavoro e nella societą italiana come cittadini fra cittadini..

Circa 250 persone lavorano oggi in regola, con una maggiore qualificazione, rafforzando la rete di protezione sociale costruita dal Comune di Roma con il suo PRG Sociale.

Siamo certi che le esperienze positive fatte dalla sede centrale e dalla sede del Lazio possano essere utilmente realizzate in altri contesti regionali dove spesso la risposta ai bisogni Ź quella di un bonus, di un piccolo assegno dato alle famiglie continuamente caricate di responsabilitą cui non sempre sono in grado di far fronte da sole.

Una  conoscenza piĚ dettagliata anche se certamente non esaustiva della mole di lavoro svolto la si puė trarre dal sito dell’Istituto.

Il sito ad oggi Ź stato visto da  oltre 20 mila persone. Per noi che eravamo partiti con una totale assenza di strumenti Ź questo un lusinghiero risultato.

Dopo il restyling di fine 2004 centinaia di persone accedono al sito, scrivono, s’informano, interloquiscono con noi. Moltissimi motori di ricerca riprendono i nostri materiali.

La comunicazione si Ź molto ampliata. Molti compagni e molte persone ci  hanno contattato.

Puntiamo entro la metą del prossimo anno di aver una vera rete, un network di siti di riferimento con il quale migliorare la comunicazione  fra tutti noi.

Sono intanto in costruzione i siti del Santi di Napoli, della Tunisia e del Santi Francia.

La nostra idea Ź di avviare di nuovo la pubblicazione in cartaceo e per via telematica di due edizioni   della testata storica del Santi  “Avanti nel mondo”, in italiano ed in altre lingue.

Si tratta di un obiettivo affrontato piĚ volte dalla presidenza e con diversi compagni, che, tuttavia necessita di un piano finanziario, di una redazione internazionale qualificata che va costruita con un confronto ampio di tutti quanti saranno, in varia misura impegnati, per il suo successo.

Per tenere la sfida di una presenza attiva nel confronto mai cessato nel mondo dell’associazionismo abbiamo bisogno di tutta l’intelligenza, di tutta la disponibilitą dei compagni.

Non possiamo piĚ avere nei regionali  meri punti di riferimento uninominali.

Non c’Ź costrutto in una organizzazione che vuole vivere nella societą globale, affrontare le tematiche dei migranti senza porsi il problema di darsi una struttura adeguata, di porre insieme risorse umane e materiali, di lottare, di agire sulla base dei principi che devono ispirare l’azione dell’Istituto F. Santi.

Di questo c’Ź una consapevolezza estesa, crescente ma che deve ulteriormente estendersi.

Lo stesso, ma in misura minore si puė dire per la nostra presenza all’estero.

Quest’assemblea alla quale Ź rivolto il nostro consuntivo politico e di attivitą, coincide temporalmente con la scadenza  della seconda assemblea della FIEI.

Ad essa domani e dopodomani dedicheremo tutta la nostra attenzione  partecipando al dibattito che gią ha auto il suo sviluppo largamente condiviso nelle assemblee preparatorie della Conferenza d’organizzazione.

Voglio ricordare con soddisfazione che a quegli appuntamenti (Bologna, Perugia, Napoli, Palermo e Roma) abbiamo partecipato numerosi e con proposte precise che sono oggi acquisizione comune.

La Fiei o operava una svolta oppure esauriva la sua funzione.

Sarebbe stato un danno per tutto il movimento associazionistico se avessimo gettato la spugna per problemi organizzativi  irrisolti ancorchŹ seri.

La scelta convinta di conferire forza ad una federazione di associazioni, di attivare un soggetto politico “alto” con l’ambizione di un  protagonismo, non mediato da altri, sulle politiche migratorie, aperto al confronto con le forze politiche e sindacali, attrezzato culturalmente per le sfide dentro l’associazionismo e dell’associazionismo  Ź alla base di una fase nuova che si apre per la FIEI.

Non c’Ź nessuna fusione in vista né incorporazione delle due associazioni che hanno promosso la stessa FIEI.

La decisione Ź stata gią presa da tempo, l’Istituto F. Santi e la Filef in queste ore stanno rinnovando i propri organismi valutando il fatto e delineando il da farsi.

Esse continuando il loro percorso storico rafforzandosi organizzativamente e qualificandosi per attivitą importanti per i migranti all’estero ed in Italia salvaguardano culture politiche ed esperienze reali preziose anche per un soggetto dai connotati importanti quale Ź la FIEI che vogliamo.

Oggi nella prospettiva asfittica nella quale si trova lo schieramento partitico che dovrebbe costituire

l’alleanza larga, la larga unione di alternativa al centrodestra, non proponiamo l’acquisizione di quel modello per l’associazionismo; non crediamo che quel modello oggi sia in grado di garantire intese trasparenti per le elezioni della circoscrizione estera dove l’eventualitą della ricorsa concorrenziale ed in ordine sparso sembra piĚ probabile di una intesa affidabile.

La FIEI per noi puė e deve essere il nuovo protagonista di una cultura politica che ha radici profonde nell’emigrazione, negli italiani del vasto mondo del lavoro. Quella cultura che ha visto all’estero, anche in presenza di differenze che sono consegnate al passato, una fortissima unitą, una fedeltą ai valori repubblicani, della costituzione, a quelli della solidarietą civica, alle istituzioni sociali e di difesa realizzate insieme,  alla scelta del sindacato come veicolo unitario per gli obiettivi contrattuali e per cambiare le societą nelle quali siamo vissuti.

Tutto questo in un mondo nel quale ci consideriamo cittadini globali, nel quale identitą, diritti, opportunitą sono in movimento.

Noi di tutto ciė facciamo parte.

Siamo parte attiva e propositiva di un processo piĚ ampio che ci riconosce e nel quale ci riconosciamo.

Né reduci, né apolidi ma protagonisti attivi di cambiamento, visibili con i nostri valori, non surrogabili, per segnare ancora il futuro con i valori e le idee che ci sono state consegnate da Fernando Santi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



*       entro la fine dell’anno sarą aperta accanto alla sede di Vancouver anche quella di Toronto.

**      aderisce al F. Santi del Cile  l’associazione dei Laziali del Cile, eccellenti rapporti vi sono anche  con la Fundacion   Insieme.

***     entro la fine dell’anno l’associazione con sede a Parigi promuoverą la ricostruzione delle sedi in altre cittą francesi (anche in intesa con alcune associazioni di calabresi, di sardi ecc).

****    Ź in via di costituzione negli stati del sud del Brasile l’Istituto F. Santi aderente al Santi del Brasile ed a quello nazionale italiano con sedi previste a Porto Alegre e Florianopolis.

*****  da alcuni mesi l’Istituto Santi da tempo costituito ha intrapreso una azione di rinnovamento organizzativo d’intesa con la struttura centrale di coordinamento di Roma.