IL MINISTERO SEMPLIFICA
L’ASSUNZIONE DEI LAVORATORI STRANIERI

1.        La nota del Ministero dell’Interno, prot. n. 2768, del 25/10/05

Con la nota diffusa il 25/10/2005, prot. n. 2768/2.2, il Ministero dell’Interno risponde ad alcuni quesiti di notevole rilevanza, apportando una decisiva semplificazione, specialmente in alcuni casi, agli adempimenti richiesti per procedere all’assunzione dei lavoratori stranieri.

In particolare vengono affrontate alcune questioni relative al nuovo istituto del contratto di soggiorno ed agli obblighi che ne derivano in capo al datore di lavoro, obblighi che vengono circoscritti solamente al caso di assunzione dei lavoratori stranieri in possesso del permesso di soggiorno per lavoro subordinato e non di quelli regolarmente soggiornanti per altri motivi.

Difatti, rileva il Ministero, il contratto di soggiorno introdotto a seguito della riforma “Bossi-Fini”, costituisce un presupposto essenziale soltanto per il rilascio e per il rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato ([1]).

Dunque tale adempimento Ź necessario, innanzitutto, ai fini dell’assunzione di un lavoratore straniero sprovvisto del permesso di soggiorno, quindi ancora residente all’estero, nel qual caso viene stipulato personalmente presso lo Sportello unico per l’immigra­zione si inserisce nella procedura di rilascio del primo permesso di soggiorno per lavoro subordinato, nei limiti delle quote d’ingresso annualmente stabilite dal Governo ([2]).

In seguito, il contratto di soggiorno dev’essere nuovamente stipulato ad ogni successiva assunzione di uno straniero annualmente regolarmente soggiornante in virtĚ di un permesso per motivi di lavoro subordinato, in quanto necessario ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno ([3]).

Non occorre invece stipulare il contratto di soggiorno, chiarisce il Ministero, per procedere all’assunzione di un lavoratore straniero in possesso della carta di soggiorno o di un permesso di soggiorno per motivi diversi dal lavoro subordinato,

come ad esempio quello per motivi familiari, umanitari o di studio, il cui rilascio o rinnovo non presuppone tale adempimento ([4]).

Naturalmente, perė, qualora in seguito lo straniero intenda chiedere la conversione del titolo in suo possesso in un permesso di soggiorno per motivi lavoro subordinato, a tal fine avrą l’onere di stipulare un regolare contratto di soggiorno, sempre che ne ricorrano i presupposti anche per l’azienda, utilizzando il ‘modello R’ disponibile sul sito del Ministero dell’Interno (www.mininterno.it).

2.        I documenti di soggiorno che consentono di lavorare

Ma quali i titoli di soggiorno che consentono l’assunzione di un lavoratore straniero, oltre ai permessi di soggiorno per lavoro subordinato o stagionale o per attesa occupazione, ma a differenza di questi, senza l’obbligo di stipulare il contratto di soggiorno?

Innanzitutto la carta di soggiorno, a tempo indeterminato, rilasciata allo straniero regolarmente soggiornante da almeno sei anni, che sia titolare di un permesso di soggiorno sempre rinnovabile, per un numero di volte indeterminato, e che dimostri un reddito sufficiente per il sostentamento proprio e dei suoi familiari e, qualora richieda la carta di soggiorno anche per il coniuge ed i figli minori conviventi, la disponibilitą di un alloggio idoneo.

La carta di soggiorno, inoltre, puė essere rilasciata al coniuge o figlio minore o genitore straniero convivente di un cittadino italiano o di uno Stato appartenente alla U.E., che abbia stabilito la propria residenza in Italia.

Essa consente di fare ingresso in Italia in esenzione dal visto e di svolgere qualunque attivitą lavorativa, sen e piĚ in generale ogni attivitą lecita non espressamente vietata o riservata dalla legge ai soli cittadini e consente inoltre di partecipare alla vita pubblica locale ([5]) e non presuppone la stipula del contratto di soggiorno ([6]).

Il permesso di soggiorno per lavoro autonomo, per espressa disposizione di legge consente anche lo svolgimento di un rapporto di lavoro subordinato ([7]) ed Ź, fra l’altro, il titolo di soggiorno che pare previsto, senza distinzioni, per tutti i soci lavoratori di cooperativa ([8]). Per quanto la circolare ministeriale non lo menzioni espressamente, anche in questo caso valgono appieno le medesime considerazioni espresse con riferimento a tutti i permesso di soggiorno che non presuppongono la presentazione del contratto di soggiorno, fra la documentazione richiesta per il loro rilascio, dei quali la stessa circolare dichiaratamente fornisce un elenco solo esemplificativo e non esaustivo ([9]).

Anche il permesso di soggiorno rilasciato per motivi familiari consente di svolgere qualsiasi attivitą lecita ed in particolare di instaurare un rapporto di lavoro subordinato ([10]) ed Ź espressamente citato dalla circolare ministeriale fra quelli che non presuppongono la stipula del contratto di soggiorno, la quale fra l’altro riconosce anche ai lavoratori stranieri in possesso di questa tipologia di permesso la possibilitą, originariamente non contemplata dalla norma, di ottenere a loro volta il ricongiungimento di altri familiari, purché naturalmente ne abbiano tutti i requisiti di reddito e di alloggio ([11]).

Allo stesso modo, i permessi per adozione o affidamento di minori devono ritenersi equivalenti a quello per motivi familiari, diversamente dal permesso di soggiorno per minore etą, che invece consente esclusivamente di seguire gli specifici programmi di inserimento sociale destinati ai minori stranieri abbandonati nel nostro Paese, grazie ai quali, a determinate condizioni, al compimento della maggiore etą Ź anche possibile ottenere la conversione del permesso di soggiorno, in permesso di soggiorno per studio o per lavoro autonomo o subordinato, in detrazione dalle successive quote d’ingresso ([12]).

E’ Consentita inoltre l’assunzione, sempre senza contratto di soggiorno ([13]), dei lavoratori stranieri in possesso del permesso di soggiorno per motivi umanitari o di protezione sociale o asilo politico ([14]) e secondo la prassi generalmente seguita dalle Questure, anche degli stranieri che abbiano fatto richiesta di riconoscimento della cittadinanza italiana e nel frattempo siano in possesso di un permesso di soggiorno per “attesa di cittadinanza”.

Diversamente, il permesso di soggiorno per “richiesta di asilo”, di regola non consente l’assunzione in attesa dell’effettivo riconoscimento di tale status, ma qualora la decisione sulla domanda di asilo tardi oltre sei mesi, il permesso di soggiorno viene rinnovato per la durata di ulteriori sei mesi ed in tal caso consente di svolgere un’attivitą lavorativa fino alla conclusione della procedura e non presuppone la stipula del contratto di soggiorno ([15]). Presupporrebbe, perė, per consentire ai datori di lavoro di distinguere le due ipotesi, che tale facoltą di assunzione fosse espressamente segnalata sul secondo permesso di soggiorno.

Consente di lavorare anche il permesso di soggiorno rilasciato per la collaborazione offerta all’autoritą giudiziaria o agli organi di polizia a fini investigativi ([16]) ed a rigore anch’esso non presuppone la stipula del contratto di soggiorno per il suo rilascio, anche se Ź facilmente prevedibile la necessitą di procurarselo comunque entro la scadenza del permesso di soggiorno, allorché se ne vorrą chiedere la conversione.

Anche il permesso di soggiorno per motivi di studio, cosď come quello per formazione professionale, consente una sia pur limitata prestazione di attivitą lavorativa subordinata, fino al limite di 20 ore settimanali, anche cumulabili, entro il massimo di 1040 ore annue. Esso non presuppone la stipula del contratto di soggiorno, se non in seguito, qualora se ne voglia chiedere la conversione nell’ambito delle quote disponibili per lavoro subordinato ([17]).

Non consentono invece l’assunzione altre tipologie di permesso di soggiorno, in quanto la normativa non ne prevede espressamente l’idoneitą a questi fini, come ad esempio i permessi di soggiorno per motivi di turismo, affari, culto, salute o cure mediche, residenza elettiva, attivitą sportiva o transito verso altri Paesi, oltre a quelli gią menzionati per minore etą o per richiesta d’asilo, perlomeno nei primi sei mesi di permanenza in Italia ([18]).

Come pure i permessi di soggiorno rilasciati nei casi particolari d’ingresso “fuori quota” previsti dall’articolo 27 del Testo Unico, di regola non consentono l’instaurazione di nuovi rapporti di lavoro, diversi da quello che originariamente era stato autorizzato, proprio per la sua particolaritą. Le sole eccezioni riguardano i lavoratori stranieri entrati “fuori quota” come infermieri professionali, traduttori ed interpreti o domestici al seguito dei cittadini italiani rimpatriati, la cui assunzione da parte di altri datori di lavoro presuppone comunque la stipula di un nuovo contratto di soggiorno, come del resto si desume anche dalla modulistica predisposta per il rilascio di tali particolari permesso di soggiorno ([19]).

Vi sono poi alcuni particolari motivi di soggiorno, che pur non essendo espressamente menzionati fra quelli idonei, nella prassi, talvolta vengono ritenuti compatibili con lo svolgimento di un rapporto di lavoro subordinato, per le speciali circostanza del caso concreto, per cui prima di escludere in radice tale possibilitą, puė essere consigliabile provare a contattare di volta in volta la locale Questura, come ad esempio, nel caso dei permessi di soggiorno per motivi straordinari o per salute e cure mediche o per motivi di giustizia ([20]).

Da ultimo, si segnala che i detenuti extracomunitari assegnati al lavoro esterno, in forza di un provvedimento dell’Autoritą giudiziaria, possono essere avviati al lavoro anche in mancanza del permesso di soggiorno ([21]).

3.        La garanzia dell’alloggio

Come si Ź visto, dunque, soltanto in caso di assunzione di un lavoratore in possesso del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, il datore di lavoro Ź tenuto a sottoscrivere il contratto di soggiorno.

A differenza di quanto avviene nel caso di assunzione di uno straniero privo del permesso di soggiorno, ogni successivo contratto di soggiorno non viene stipulato presso lo Sportello unico per l’immigra­zione ed inoltre non deve necessariamente assicurare un orario di lavoro minino, né una retribuzione minima garantita rispetto al costo dell’alloggio ([22]), perché lo straniero potrebbe comunque dimostrare l’adeguatezza dei propri mezzi di sostentamento sommando i redditi derivanti da diversi impieghi a tempo parziale.

Pertanto, i contratti di soggiorno da stipulare ad ogni successiva assunzione di un lavoratore straniero gią regolarmente soggiornante in Italia, in virtĚ di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato, possono essere sottoscritti direttamente fra le parti, utilizzando il ‘modello Q’ disponibile sul sito internet del Ministero dell’Interno (www.mininterno.it), e poi semplicemente trasmessi entro cinque giorni allo Sportello unico per l’immigrazione, con raccomandata A.R. ([23]).

La modulistica ministeriale prevede poi anche l’eventualitą che si renda necessario stipulare un contratto di soggiorno “integrativo” in un momento successivo alla data dell’assunzione, come ad esempio nel caso di variazioni o proroghe dell’originario contratto o nel caso di rapporti di lavoro instaurati prima dell’entrata in vigore del nuovo obbligo (25 febbraio 2005) oppure nel caso di conversone dell’originario permesso di soggiorno ad altro titolo, in permesso per lavoro subordinato. In tutti questi casi, Ź possibile utilizzare il contratto di soggiorno ‘modello R’.

Il contratto di soggiorno stipulato fra le parti, assieme alla ricevuta postale comprovante la trasmissione allo Sportello unico per l’immigrazione, dovrą poi essere esibito dal lavoratore con la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno in suo possesso ([24]).

Sottoscrivendo obbligatoriamente il contratto di soggiorno, il datore di lavoro Ź tenuto ad assicurare:

a)         un’offerta di lavoro, per il cittadino straniero, conforme alla normativa vigente ed ai contratti collettivi di categoria ([25]);

b)         la garanzia della disponibilitą di un alloggio per il lavoratore, di cui sia stata richiesta la certificazione d’idoneitą da parte del Comune o dell’Azienda sanitaria locale, che rientri nei parametri minimi previsti per l’edilizia residenziale pubblica ovvero sia fornito dei requisiti di abitabilitą ed idoneitą igienico-sanitaria ([26]);

c)         l’impegno, nei confronti dello Stato, al pagamento delle spese di viaggio per il ritorno del lavoratore nel suo Paese ([27]);

d)         l’impegno a comunicare ogni variazione del rapporto di lavoro ([28]).

Naturalmente, perė, ci si puė aspettare che uno straniero ormai regolarmente soggiornante, magari da molto tempo, disponga gią di un alloggio idoneo, senza bisogno che sia il datore di lavoro a procurarglielo.

Cosď come ci si puė aspettare che, in moti casi, il datore di lavoro possa offrire allo straniero un’occupazione, ma non anche un alloggio.

E’ ancora possibile assumere lo straniero in questi casi? Oppure i nuovi obblighi precludono tale possibilitą? E se Ź possibile, quali sono le responsabilitą cui potrebbe andare incontro il datore di lavoro sotto il profilo penale, amministrativo e civile? Premesso che le circolari ministeriali non si pronunciano su questi aspetti, in attesa di piĚ autorevoli indicazioni, ad avviso di chi scrive possono venire in aiuto alcune considerazioni.

Innanzitutto, la prassi consolidata gią conosce la possibilitą che l’alloggio non sia fornito dal datore di lavoro che lo “garantisce”, ma possa anche essere di proprietą dello stesso lavoratore straniero o da lui preso in locazione ovvero anche fornito da un terzo, che acconsenta ad ospitarlo gratuitamente o dietro compenso, come prevedeva ad esempio la modulistica predisposta per l’ultima sanatoria ([29]).

Del resto precludere l’assunzione di uno straniero, solo perché gią proprietario della sua abitazione, sarebbe davvero una discriminazione nell’accesso al lavoro, in evidente contrasto con il principio di paritą di trattamento fra lavoratori italiani e lavoratori stranieri regolar­mente soggiornanti, tanto solenne­mente enunciato dall’articolo 2 del Testo Unico.

Ammessa dunque la possibilitą che l’alloggio venga fornito da altri, ciė comporta inevitabilmente alcune questioni problematiche ed alcuni limiti alla responsabilitą del datore di lavoro, che sottoscrivendo il contratto di soggiorno, deve assicurare la disponibilitą e l’idoneitą di un alloggio non suo e sul quale, quindi, non puė avere un controllo pieno e diretto.

Esaminiamo allora quali sono i diversi profili della responsabilitą che assume il datore di lavoro sottoscrivendo il contratto di soggiorno.

Sotto il profilo penale, naturalmente, la responsabilitą presuppone il dolo e pertanto non potrą essere punito il datore di lavoro che, in buona fede sia caduto in errore a causa delle false dichiarazioni rese dal lavoratore straniero o della documentazione da lui presentata o delle variazione successivamente intervenute della sua situazione alloggiativa oppure anche a causa della mancata risposta alla richiesta di certificazione d’idoneitą dell’alloggio da parte del Comune ([30]). Ciė, beninteso, non deve essere letto come un invito alla leggerezza, in quanto restano pur sempre punibili le falsitą commesse con la consapevolezza che l’alloggio non era idoneo o che il lavoratore non poteva dimorarvi.

Sotto il profilo civilistico, nei confronti del lavoratore, la responsabilitą deriva dal fatto che per legge, al di lą delle varie formule linguistiche succedutesi nella modulistica ministeriale, il contratto di soggiorno comporta “la garanzia da parte del datore di lavoro della disponibilitą di un alloggio per il lavoratore…” ([31]).

Occorre tenere presente, perė, che il datore di lavoro che non abbia alloggi da offrire ai propri dipendenti, non Ź obbligato ad assumere qualsiasi lavoratore e potrebbe legittimamente ed anzi doverosamente decidere, visti gli obblighi di legge, di assumere solamente stranieri che gią dispongano di un alloggio idoneo e possano comprovarlo con adeguata documentazione.

Presumibilmente allora, dovendo garantire per un alloggio altrui, chiederą allo straniero di rendergli perlomeno una dichiarazione sottoscritta riguardo alla sua situazione alloggiativa e l’attestazione d’idoneitą dell’alloggio da parte del Comune o all’Azienda sanitaria locale – o quantomeno la ricevuta della richiesta presentata per ottenere tale certificazione – che dovrą poi essere eventualmente esibita a richiesta dell’autoritą di pubblica sicurezza ([32]).

In ogni caso, non si vedono ostacoli alla formalizzazione nella lettera di assunzione, sottoscritta per accettazione dal lavoratore straniero, di una clausola che espliciti in maniera veritiera quanto concordato fra le parti, nel senso di escludere ogni eventuale futura pretesa del lavoratore riguardo all’alloggio, allegando anche la dichiarazione sottoscritta dal lavoratore in merito alla sua situazione alloggiativa. Ad esempio con una clausola del genere: “l’assunzione del lavoratore straniero Ź stata effettuata sul presupposto che egli dichiara di disporre gią di un alloggio idoneo e non avanza alcuna pretesa in tal senso, altrimenti non avrebbe potuto avere luogo, per legge, in quanto il datore di lavoro non dispone di alloggi da offrire ai propri dipendenti e non avrebbe potuto sottoscrivere il contratto di soggiorno reso obbligatorio a norma dell’art. 36-bis del D.P.R. n. 394/1999 ”.

Per quanto riguarda invece l’impegno assunto nei confronti dello Stato, di provvedere al pagamento delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore straniero nel suo Paese, presumibilmente si fa riferimento all’eventualitą di una successiva espulsione del lavoratore, ad esempio a seguito della revoca o del mancato rinnovo del permesso di soggiorno, mentre pare esclusa ogni possibile rivendicazione in tal senso da parte del lavoratore. Rimangono comunque serie perplessitą riguardo ad un obbligo di cui non sono ben definiti né ammontare, né la durata, che potrebbe protrarsi anche oltre il termine del rapporto di lavoro, forse fino all’eventuale subentro di un successivo datore di lavoro. Sul punto, quindi, pare quantomai urgente un chiarimento ministeriale.

4.        Ulteriori obblighi e comunicazioni

La nota ministeriale interviene anche per circoscrive meglio le responsabilitą che dal contratto di soggiorno derivano, in capo al datore di lavoro, sul piano delle possibili sanzioni amministrative ([33]).

Il Ministero chiarisce, infatti, che sottoscrivendo il contratto di soggiorno il datore di lavoro assume l’obbligo di comunicare entro cinque giorni, allo Sportello unico per l’immigrazione, non ogni minima variazione intervenuta nel rapporto di lavoro, come pure recita la legge, ma soltanto le variazioni relative alla data di inizio e di cessazione del rapporto di lavoro ed agli eventuali trasferimenti di sede, come specifica meglio il Regolamento ([34]).

Si tratta comunque solo delle variazioni attinenti al rapporto di lavoro e non anche di quelle relative alla situazione alloggiativa del lavoratore straniero, di cui il datore di lavoro potrebbe non essere a conoscenza. In caso di inottemperanza Ź prevista il pagamento di una pesante sanzione amministrativa, la cui irrogazione Ź di competenza del Prefetto, da 500 a 2500 euro ([35]).

Non Ź venuto meno, inoltre, l’obbligo per chiunque assume uno straniero alle proprie dipendenze, cosď come per chi gli dą alloggio, di darne comunicazione scritta all’autoritą locale di pubblica sicurezza, entro quaran­totto ore, pena l’applicazione della sanzione amministrativa da 160 a 1.100 euro ([36]).

E’ consigliabile, anche, annotare la data di scadenza del permesso di soggiorno in possesso del lavoratore straniero, per evitare di incorrere nelle pene previste per “il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo” , reato “punito con l’arresto da tre mesi ad un anno e con l’ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato” ([37]).

Naturalmente, infine, il datore di lavoro non potrą trascurare di effettuare anche tutti gli ordinari adempimenti normalmente conseguenti all’assunzione di ogni lavoratore, italiano o straniero, in termini di lettera di assunzione, registrazioni e comunicazioni obbligatorie nei confronti del Centro per l’impiego, dell’INAIL, dell’INPS e del Fisco.

Appare quindi superfluo, alla cessazione del rapporto di lavoro, il richiamo da parte della normativa in materia di immigra­zione, all’obbligo gią previsto in via generale per tutti i rapporti di lavoro, di darne comunicazione al Centro per l’impiego entro cinque giorni ([38]).

Un obbligo ulteriore, invece, Ź posto a carico del lavoratore straniero, che entro quaranta giorni dalla data della cessazione del rapporto, per dimissioni o per licenziamento individuale, Ź tenuto a presentarsi al Centro per l’impiego e rendere la dichiarazione di immediata disponibilitą allo svolgimento di un’altra attivitą lavorativa necessaria ai fini dell’iscrizione negli elenchi dei disoccupati ([39]).

La perdita del posto di lavoro, infatti, di per sé non costituisce motivo di revoca del permesso di soggiorno al lavoratore extracomunitario ed ai suoi familiari. Al contrario, lo straniero regolarmente soggiornante che perde il posto di lavoro, anche per dimissioni, puė essere iscritto nelle liste di collocamento per il periodo di residua validitą del permesso di soggiorno e comunque, salvo che si tratti di permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per un periodo non inferiore a sei mesi ([40]).

Qualora la cessazione del rapporto di lavoro avvenga a seguito di un licenziamento collettivo, l’iscrizione nelle liste di mobilitą viene effettuata d’ufficio da parte del Centro per l’impiego, in presenza delle condizioni richieste, anche ai fini della corresponsione dell’indennitą di mobilitą, ove spettante, ma soltanto per un periodo corrispondente a quello di residua validitą del permesso di soggiorno o comunque non inferiore a sei mesi ([41]).

In ogni caso, il Centro per l’impiego notifica allo Sportello unico per l’immigrazione la data di presentazione del lavoratore straniero, dalla quale decorre il periodo minimo di sei mesi concesso allo straniero per trovare una nuova occupazione, anche oltre la scadenza del suo permesso di soggiorno, che in tal caso puė essere rinnovato, a documentata richiesta dell’avente diritto, fino al termine dei sei mesi di legge ([42]).

Allo scadere anche di quest’ultimo termine perė, salvo abbia titolo ad ottenere un nuovo permesso di soggiorno per altri motivi, lo straniero deve lasciare inevitabilmente il territorio nazionale e questa sicuramente costituisce una notevole differenza rispetto ai lavoratori italiani, che possono continuare a godere dell’indennitą di disoccupazione o di mobilitą per periodi ben piĚ lunghi.

      

       Modena, lď 30/11/05                                 (Alessandro Millo)



[1] Art. 5 del Testo Unico, D.Lgs. n. 286/1998.

[2] Art. 22 del Testo Unico, D.Lgs. n. 286/1998.

[3] Art. 36-bis del Regolamento D.P.R. n. 394/1999.

[4] Min. Interno, 25/10/2005, prot. n. 2768/2.2.

[5] Art. 9 del Testo Unico ed art. 16 del Regolamento.

[6] Min. Interno, 25/10/2005, prot. n. 2464/2.2.

[7] Art. 6 del Testo Unico ed art. 14 del Regolamento.

[8] Art. 39, 4° comma, del Regolamento D.P.R. n. 394/1999.

[9] Min. Interno, 25/10/2005, prot. n. 2464/2.2.

[10] Art. 6 del Testo Unico ed art. 14 del Regolamento.

[11] Min. Interno, 25/10/2005, prot. n. 2464/2.2.

[12] Min. Interno, 13/11/2000, prot. n. 300/C/2000/785/P/12.229.28/1^DIV e, per quanto riguarda i requisiti di conversione, art. 32 del Testo Unico D.Lgs. n. 286/1998.

[13] Min. Interno, 25/10/2005, prot. n. 2464/2.2.

[14] Art. 18, 19, 20 del Testo Unico D.Lgs. n. 286/1998.

[15] Art. 11 del D.Lgs. n. 140/2005, in vigore dal 19/10/05.

[16] Art. 2 del D.L. n. 144/2005, convertito in L. n. 155/2005.

[17] Art. 14 , 4° comma, del Regolamento D.P.R. n. 394/1999.

[18] In questi casi, la possibilitą di svolgere un lavoro subordinato Ź esclusa dalla prassi amministrativa consolidata, che trova fondamento nel tenore letterale della norma, in quanto il citato articolo 22, 12° comma, del Testo Unico, punisce chi occupa uno straniero privo del permesso di soggiorno “previsto dal presente articolo”, vale a dire quello per lavoro subordinato, mentre altre disposizioni prevedono espressamente l’equivalenza dei permessi di soggiorno per lavoro autonomo, stagionale, motivi familiari, umanitari o di studio, ma a rigore nessuna norma esclude la punibilitą di chi assume uno straniero in possesso di un permesso di soggiorno per qualsiasi altro motivo.

[19] Art. 40, 23° comma, del Regolamento D.P.R. n. 394/1999.

[20] Riguardo alla valutazione delle diverse situazioni che possono essere sottese al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia e sul diverso regime di accesso al lavoro nelle varie ipotesi, cfr. Min. Interno, 23/09/1995, prot. n. 559/443/187368/5/11/3/2/1^).

[21] Min. Lavoro, circolare 15/03/1993, n. 27.

[22] Art. 22 del Testo Unico ed art. 30-bis del Regolamento.

[23] Min. Interno, circolare 30/05/2005, n. 3.

[24] Art. 13 del Regolamento D.P.R. n. 394/1999.

[25] Art. 22, 2° comma, del Testo Unico ed art. 30-bis, 3° comma, lett. c), del Regolamento.

[26] Art. 5-bis, lett. a) del Testo Unico; art. 8-bis ed art. 6, 2° comma, lett. c) del Regolamento.

[27] Art. 5-bis, lett. b) del Testo Unico ed art. 8-bis del Regolamento.

[28] Art. 22, 11° comma, del Testo Unico ed art. 36-bis del Regolamento D.P.R. n. 394/1999.

[29] La modulistica predisposta in occasione dell’ultima sanatoria, cosiddetta “Bossi-Fini”, che per la prima volta ha introdotto l’obbligo per il datore di lavoro di sottoscrivere il contratto di soggiorno, prevedeva la possibilitą di indicare un “recapito in Italia presso” una persona diversa.

[30] Articoli 42 e 47 del codice penale.

[31] Art. 5-bis, lett. a), del Testo Unico D.Lgs. n. 286/1998.

[32] Art. 35 del Regolamento D.P.R. n. 394/1999.

[33] Min. Interno, 25/10/2005, prot. n. 2464/2.2.

[34] Art. 36-bis del Regolamento D.P.R. n. 394/1999.

[35] Art. 22, 7° comma, del Testo Unico D.Lgs. n. 286/1998.

[36] Art. 7 del Testo Unico D.Lgs. n. 286/1998.

[37] Art. 22, 12° comma, del Testo Unico D.Lgs. n. 286/1998.

[38] Art. 37 del Regolamento D.P.R. n. 394/1999 ed art. 21 della Legge n. 264/1949.

[39] Art. 37, 2° comma, del Regolamento D.P.R. n. 394/1999.

[40] Art. 22, 11° comma, del Testo Unico D.Lgs. n. 286/1998.

[41] Art. 37, 1° comma, del Regolamento D.P.R. n. 394/1999.

[42] Art. 37, 4° comma, del Regolamento D.P.R. n. 394/1999.