Newsletter periodica d’informazione

(aggiornata alla data del 21 maggio 2010)

 

  Unar: “gli immigrati non debbono essere discriminati”  

Siglata intesa tra Unar, sindacati ed imprenditori: per campagne di sensibilizzazione e assistenza ai lavoratori stranieri

 

 

Sommario

o       Dipartimento Politiche Migratorie – Appuntamenti                                                                             pag. 2

o       Prima pagina: gli immigrati non devono essere discriminati , news a nota UIL                                                  pag. 2

o       Prima pagina – IL CdM approva il permesso di soggiorno a punti                                                           pag. 3

o       Società – I lavoratori immigrati sono 3,4 milioni                                                                                pag. 4

o       Sindacato: oltre un milione di immigrati iscritti al sindacato                                                                         pag. 5

o       Territori – Scontri e feriti in campoRom a Milano                                                                               pag. 7

o       Territori – pacchetto sicurezza, la farsa dei “clandestini”                                                                   pag. 8

o       Prensa internacional                                                                                                                                   pag. 9

 

A cura del Servizio Politiche Territoriali della Uil

Dipartimento Politiche Migratorie

Rassegna ad uso esclusivamente interno e gratuito, riservata agli iscritti UIL

Tel. 064753292- 4744753- Fax: 064744751

E-Mail polterritoriali2@uil.it    

                                                                                             n. 279



Dipartimento Politiche Migratorie: appuntamenti


Roma, 27/05/ 2010, ore 12.00, sede UIL nazionale

Riunione unitaria con Opera Nomadi

(Giuseppe Casucci)

Roma, 27/05/ 2010, ore 17.00, sede del CIR

Consiglio Direttivo del Cir: situazione in Libia dei rifugiati e nuove strategie

Roma, 07 giugno 2010, ore 10.00 - Ministero Pari Opportunità

Tavolo sulla valutazione sensibile alle diverse forme di discriminazione

(Angela Scalzo)

Ginevra, 1 – 11 giugno 2010, sede OIL

Riunione gruppo di lavoro OIL in preparazione della Conferenza Internazionale del Lavoro

(Giuseppe Casucci)


 

   Prima Pagina


Gli immigrati non devono essere  discriminati 

Siglata intesa tra Unar e parti sociali: campagne di sensibilizzazione e assistenza ai lavoratori stranieri


Roma, 19 maggio 2010  - E’ stato firmato oggi un protocollo d’intesa contro le discriminazioni sul luogo di lavoro tra Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni del Dipartimento per le Pari Opportunità, e le parti sociali. Scopo della collaborazione è quello di sconfiggere le discriminazioni, razziali in tutti gli ambiti di lavoro. “La collaborazione con le forze sociali svolge un’azione di tutela essenziale per i soggetti a rischio di discriminazioni nel posto di lavoro, che possono essere connesse all’etnia di provenienza, così come al credo religioso”, spiega Massimiliano Monnanni, direttore dell’Unar. Per questa ragione si è avviato un percorso comune con Cgil, Cisl, Uil, Ugl da una parte, Confindustria, Confartigianato, Confapi, Cna, Confcooperative, Legacoop, Coldiretti, Confagricoltura, Confcommercio, Confesercenti dall’altra. “Soprattutto in vista dei sempre maggiori flussi migratori nel nostro Paese, abbiamo ritenuto necessario istituire, grazie alla collaborazione di chi da sempre rappresenta e tutela i lavoratori, una cabina di regia che, anche attraverso campagne di sensibilizzazione e prevenzione, metta in campo tutti gli strumenti utili affinchè il dipendente straniero possa trovare ascolto e venga tutelato nel caso di discriminazione”, ha commentato il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna. Allo studio ci sono strategie mirate all’affermazione dei diritti degli stranieri che lavorano e, tra queste, anche la formazione di personale esperto nell’affrontare le criticità dell’approccio tra immigrato e aziende.  “La collaborazione operativa con le forze sociali rappresenta uno snodo centrale del nuovo modello organizzativo dell'UNAR, sia nel contesto di una rinnovata azione di tutela dei soggetti a rischio di discriminazione, che nell'ambito della costruzione di un sistema strutturato di centri territoriali antidiscriminazione che l’UNAR sta promuovendo e che sono già operativi nel Lazio, Piemonte, Emilia Romagna, Liguria e Sicilia”, conclude Monnanni.



Lotta alle discriminazioni razziali: un piccolo, ma importante, passo in avanti

Comunicato Stampa di Guglielmo Loy, Segr. Confederale UIL


Roma 19 Maggio 2010 - La sigla del protocollo d’intesa tra l’UNAR (Ufficio anti discriminazioni razziali- Ministero Pari opportunità) e tutte le parti sociali è un segnale importante in un momento in cui il Paese vive momenti difficili dal  punto di vista della convivenza civile. Se una struttura pubblica si pone, correttamente  il tema di coinvolgere lavoratori ed imprese per rafforzare la “cultura delle regole” anche sul terreno delle non- discriminazioni, anche razziali, vuol dire che è giunto il momento del fare. La UIL è impegnata a promuovere una equilibrata politica di integrazione e ciò deve passare, anche, dell’eliminare insopportabili discriminazioni, grandi e piccole, che anche nel mondo del lavoro sono presenti.


 


IMMIGRAZIONE
Il Cdm approva il permesso a punti. Il Pd: "Sarà una corsa a ostacoli"
Condizioni più favorevoli stabilite per i giovani che hanno già completato la scuola dell'obbligo
Esentati gli stranieri vittime della tratta di esseri umani. Turco: "Norme che penalizzano tutti"


 


 Il Cdm approva il permesso a punti Il Pd: "Sarà una corsa a ostacoli"  Roma, 20 maggio 2010 -  Via libera del consiglio dei Ministri al regolamento relativo ai crediti del permesso a punti per gli immigrati. Una decisione attesa, ma che solleva polemiche: ''Con il permesso di soggiorno a punti l'integrazione diventerà una corsa ad ostacoli che penalizzerà tutti: immigrati e italiani'', osserva il presidente del Forum Immigrazione del Pd, Livia Turco. Tuttavia il provvedimento è stato modificato rispetto alla stesura originaria in direzione più favorevole nei confronti degli immigrati. "Il consiglio dei ministri - si legge nel comunicato diffuso al termine del Consiglio dei Ministri - ha approvato uno schema di regolamento, su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri e del ministro dell'Interno, inteso a stabilire i criteri e le modalità per la sottoscrizione, contestualmente alla presentazione della richiesta del permesso di soggiorno da parte dei cittadini stranieri, di un accordo di integrazione, articolato per crediti, da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno. Sul provvedimento verranno acquisiti i prescritti pareri". L'ok del governo è arrivato con una serie di modifiche che hanno determinato un 'ammorbidimento' del testo, una linea sollecitata - riferiscono fonti di governo - da Gianni Letta. Se infatti in origine il meccanismo a punti prevedeva che all'ingresso l'immigrato partisse dalla soglia di zero punti e dovesse conquistarne una quantità sufficiente a superare la verifica con cadenza biennale, ora chi entra può godere già di sedici punti. Una modifica elaborata nel pre- consiglio di stamattina, riferiscono le stesse fonti.  Altre modifiche sono state sollecitate dai ministri Giorgia Meloni e Mara Carfagna. In particolare, nel regolamento è prevista l'obbligatorietà dell'accordo di integrazione nella fascia di età che va dai 16 ai 65 anni. Da questo impegno però, come richiesto dal ministro della Gioventù, saranno esentati quei giovani che hanno completato il ciclo della scuola dell'obbligo, che già di per sé rappresenta un chiaro segnale di integrazione. Quanto alla responsabile delle Pari Opportunità, ha ottenuto l'esenzione del permesso a punti per i disabili e per chi è vittima della tratta di esseri umani. Unico punto ancora da definire, le sedi nelle quali tenere i test di conoscenza della lingua italiana. Il regolamento, sul punto, è stato approvato 'salvo intese'. Le modifiche approvate oggi non hanno comunque risparmiato al provvedimento e al governo le critiche dell'opposizione: "In Canada - sottolinea Livia Turco - dove vige il permesso a punti, ci sono reali politiche di ingresso regolare e di integrazione, mentre qui in Italia le amministrazioni locali sono state abbandonate di fronte alle emergenze. Insomma se proprio si deve copiare, che almeno si copi bene". Ormai, è invece il commento della coordinatrice delle commissione istituzionali del Pd alla Camera, Sesa Amici, "è la Lega a determinare l'agenda del governo e lo dimostra il 'verdissimo' Consiglio dei Ministri di oggi in cui il Carroccio, in un solo colpo, ha portato a casa il primo regolamento d'attuazione del federalismo e il regolamento relativo ai crediti del permesso a punti per gli immigrati. Il Pdl è ormai sempre più marginale".



 

 

 

 

 

 

Società


Lavoratori immigrati: in Italia sono 3,4 milioni

http://www.inail.it/

Il dato diffuso dall'INAIL nel corso di un convegno presso il Forum P.a


Roma, 18 maggio 2010 - In Italia sono 3.400.000 gli stranieri assicurati all'INAIL. Il dato è stato reso noto oggi al Forum Pa, nel corso del convegno "Il lavoro, gli infortuni e le malattie professionali degli stranieri". "Il numero degli assicurati nel corso degli anni è aumentato", ha affermato Adelina Brusco, della Consulenza statistico attuariale INAIL , precisando, però, come nella rilevazione siano inclusi anche coloro che hanno prestato la propria attività professionale per un giorno, oppure a tempo determinato o stagionale. "I settori più a rischio per gli uomini sono le  costruzioni, i trasporti, tutta la metallurgia e l'industria pesante. Per le donne, invece, i maggiori pericoli provengono dal terziario, anche se si contano indici di incidenza elevata anche nell'industria pesante", ha sottolineato Brusco. "Ovviamente le donne sono prevalentemente occupate in settori poco pesanti. Tuttavia ciò non diminuisce il rischio di infortunio per quell'esiguo numero che presta la propria opera nei settori industriali". "Per la nostra indagine abbiamo suddiviso i lavoratori stranieri in due categorie diverse: i primi che provengono da Paesi a forte pressione migratoria, come Romania, Albania, Marocco, Algeria e Paesi africani ed asiatici. I secondi, invece, che provengono da Paesi a sviluppo avanzato, come Svizzera, Germania e Francia", ha spiegato Daniela Gallieri demografa ed esperta informatica presso la direzione centrale Servizi informatici e telecomunicazioni INAIL. "Nel secondo caso abbiamo osservato un comportamento molto più simile a quello dei lavoratori italiani, a differenza dei primi". Queste dinamiche, pertanto, evidenzia l'Istituto, fanno facilmente comprendere come l'indice di incidenza infortunistica di coloro che provengono da Paesi a forte pressione migratoria sia più alto rispetto agli altri. "Cio' dovrà portare, per le politiche sociali a un focus maggiore, in quanto sono lavoratori ad alto grado di rischiosità", conclude Gallieri. "Si tratta, infatti, di persone impiegati in lavorazioni prevalentemente manuali e con una formazione professionale abbastanza insoddisfacente alle spalle".


 


E’ una donna l’Imprenditore Immigrato dell’Anno


Roma, 20 mag (Il Velino) - È una donna l’Imprenditore Immigrato dell’Anno, vincitrice del MoneyGram Award 2010. Ad aggiudicarsi il premio Edith Jaomazava, malgascia e fondatrice della SA.VA, che commercializza spezie dal Madagascar. Adriana Poveda (Colombia), Hermes Villalobos (Perù), Hannae Gemal Ali (Eritrea), Cristina Toma (Romania) e Hector Villanueva Infante (Perù) hanno vinto i Premi di Categoria. MoneyGram, società leader nei trasferimenti internazionali di denaro con 198 mila agenti in 191 paesi nel mondo, ha premiato oggi a Roma i sei imprenditori vincitori della seconda edizione del MoneyGram Award, Premio all’Imprenditoria Immigrata in Italia. Il premio, che ha cadenza annuale, è stato ideato da MoneyGram per promuovere l’eccellenza delle aziende gestite da imprenditori stranieri in Italia e premiare chi ha dimostrato capacità di leadership e di adattare con successo il proprio modo di lavorare al nostro paese. L’imprenditoria femminile immigrata, che con 30.000 aziende a livello nazionale è un fenomeno in crescita in Italia, si è aggiudicata 4 premi su 6. Il più prestigioso dei riconoscimenti, il premio assoluto all’Imprenditore Immigrato dell’Anno è stato assegnato ad una donna, la malgascia Edith Elise Jaomazava, rappresentante di eccellenza di tutte e 5 le categorie del premio. A lei è stato conferito anche il premio di categoria MoneyGram Award per l’Innovazione. Edith Elise Jaomazava è nata in Madagascar nel 1970, vive in Italia dal 1997 e risiede a Moncalieri (Torino). Sposata con 4 figli, nel 2004 ha fondato la SA.VA, azienda di import e commercializzazione di spezie dal Madagascar, con cui ha, tra l’altro, contribuito a dare occupazione alla sua terra. Ad oggi la SA.VA da lavoro a circa 300 persone, impiegate nelle aziende agricole dei coltivatori diretti di spezie in Madagascar. Scopo della SA.VA è di creare un mercato estero per spezie di alta qualità di provenienza diretta, coltivate da diverse generazioni nella provincia di Sambava, nel nord-est del Madagascar, che vadano a soddisfare una domanda crescente di prodotti naturali, come è il caso della vaniglia bourbon, soppiantata dagli anni 80/90 dalla vaniglia sintetica a causa del forte incremento dei prezzi subito da questa spezia. Nel 2009 le vendite della SA.VA sono cresciute del 62,8%. Nel 2011 è prevista l’apertura di una nuova sede in Madagascar per facilitare la logistica all’esportazione.


 

Sindacato


Oltre un milione di immigrati iscritti al sindacato

Ha la tessera un lavoratore su due. Cgil e Cisl si contendono la leadership,  contestandosi reciprocamente i dati

Di Atonia Ilinova, Stranieri in Italia


immigrati1Sono oltre un milione i lavoratori stranieri iscritti ai sindacati italiani, un esercito che potrebbe valere fino a 100 milioni di euro in ritenute non sempre proporzionalmente rappresentato nelle gerarchie e nella contrattazione. Una sfida per il sindacato, chiamato a rispondere a nuove esigenze e rivendicazioni. Questi i temi dell’inchiesta che pubblichiamo da oggi a puntate su www.stranieriinitalia.it. Iniziamo dai numeri.
Roma – 7 maggio 2010 - Gli immigrati iscritti ai sindacati oggi superano il milione. E visto che - secondo il Dossier Caritas - nel 2008 sul territorio si contavano circa due milioni di cittadini non italiani con un lavoro regolare, allora circa un lavoratore immigrato su due ha una tessera sindacale in tasca. Sono operai, impiegati e professionisti stranieri e, dunque, bisognosi di tutele extra, in un’Italia che “fa la furba” attraverso leggi, normative e datori di lavoro senza coscienza. La loro sindacalizzazione è proporzionalmente molto più alta rispetto a quella degli autoctoni visto che dei 23 milioni di dipendenti italiani (basandosi sui dati Istat del quarto trimestre 2009) i tesserati attivi sono un po’ meno di 7 milioni, quindi circa il 30%.
Perché una differenza così notevole? Il lavoratore straniero ha più difficoltà nel difendere i propri diritti e conquistarne di nuovi oppure si sente perso nel groviglio delle norme? Come si legge in una recente ricerca dell’Ires (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali che fa capo alla Cgil), “il sistema normativo ha di fatto voluto creare una categoria di persone più insicura, più ricattabile, con diritti e tutele a termine, estremamente soggetta alle variazioni del sistema economico”. Insomma, è in questo contesto che si inseriscono i 380mila immigrati iscritti alla Cgil nel 2009, i 379.139 della Cisl, i 206.125 tesserati stranieri della Uil e i 122.689 di Sei Ugl. Per la triplice sindacale si tratta rispettivamente del  8,4%, del 6,6% e del 9,5% del totale degli iscritti.

ITALIA. Iscritti alle tre principali Confederazioni e all’Ugl: valori assoluti e percentuale (2009)

 

Sindacati

Iscritti totali 2009

Immigrati iscritti 2009

% immigrati su totale 2009

Cgil

5.746.167

380.000

6,6

Cisl

4.531.085

379.139

8,4

Uil

2.174.151

206.125

9,5

Tot. Confederali

12.451.403

965.264

7,8

Sei - Ugl

    -

122.689

-

Totale

    -

1.087.953

-

Guerra di cifre

I dati sul tesseramento 2009 sono stati diffusi da poco e non sono stati tutti ancora elaborati. Tra Cgil e Cisl c’è stato un testa a testa fino all’ultima tessera: infine si è verificato un sorpasso inatteso, che ha trascinato dietro di sè discussioni e polemiche. ''E' davvero sorprendente che la Cgil dichiari oggi di avere 380mila iscritti tra i lavoratori immigrati, quando appena otto mesi fa, aveva comunicato ufficialmente di averne 297mila. Senza offesa per una grande organizzazione come la Cgil, questo significa davvero dare i numeri al lotto. Non è possibile che in soli otto mesi abbia fatto 80 mila iscritti in più tra gli immigrati''. Questo il commento di Liliana Ocmin, segretario confederale Cisl, responsabile del dipartimento immigrati, giovani e donne. ''O tutto il tesseramento della Cgil non è verosimile – ha ipotizzato Ocmin - , oppure sugli immigrati ci troviamo di fronte ad un bluff solo per giustificare un sorpasso per niente credibile ai danni della Cisl''. Il segretario confederale della Cgil, Enrico Panini ha definito quello della Ocmin “un commento sgarbato e presuntuoso”. “Contestando la veridicità dei dati del tesseramento in relazione agli immigrati nel confronto fra il 2008 ed il 2009 – ha detto - , la Cisl vuole esclusivamente affermare, come era già accaduto a commento dei dati del 2008, un suo primato a prescindere da una nostra precisazione. Ovvero che il dato del 2008 era sottostimato e che la progressiva informatizzazione degli archivi consente e consentirà una maggiore precisione analitica. Un fatto - conclude Panini - che si evince dagli approfondimenti forniti oggi circa i paesi di origine, le classi di età, il sesso su un campione significativo di iscritti”.  “Il motivo di un balzo così importante tra i tesserati stranieri – spiega Kurosh Danesh del comitato nazionale immigrati Cgil – è dovuto al fatto che nel 2008 non erano stati conteggiati tra gli stranieri i cittadini dell’Ue. Ora invece sono compresi. Inoltre, stiamo introducendo un nuovo sistema informatico per la gestione dei dati che permette un maggiore rigore servendosi anche del codice fiscale di ogni iscritto”.
Chi conta gli iscritti?

Dal canto suo il responsabile immigrazione della Cgil Piero Soldini ha dei dubbi sui conteggi del tesseramento immigrati della Cisl. “Probabilmente la Cisl - ipotizza - somma gli iscritti all’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere, composta di immigrati e promossa dalla Cisl), alcuni dei quali sono anche tesserati Cisl e così succede che una persona può essere contata due volte. Il problema – spiega Soldini – sta nel fatto che nei calcoli i sindacati si basano su criteri non omogenei e non esiste un organismo esterno di rappresentanza che possa assumere il ruolo di super partes. Il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) è l’ente costituzionale che potrebbe farlo, ma che ad oggi si basa sulle nostre autocertificazioni”. Questi insomma i numeri dichiarati dai sindacati, che sono – appunto - legittimati ad autocertificarli. E spesso a metterli in dubbio sono loro stessi. Infatti non è la prima volta che Cgil e Cisl si sono contese il primato in fatto di tesserati stranieri pretendendo ognuna di averne la leadership. E la mancanza di una norma che stabilisca criteri omogenei si fa sentire se in fatto di immigrazione si volessero fare dei paragoni tra i sindacati. Questo perché alle questioni della diatriba sorta tra i primi due organismi di tutela, si aggiunge la distinzione della Uil tra iscrizioni standard e seconde affiliazioni, (ovvero quei tesseramenti - di lavoratori spesso precari - fatti attraverso associazioni e per i quali non è prevista la trattenuta dell’1% in busta paga ma una quota forfetaria che oscilla tra 0 e 30 euro l’anno a seconda dei casi). A confondere ancora di più chi volesse tirare le somme con criterio ci si mette la Ugl che non fa distinzioni tra tesserati italiani e stranieri, e nel 2000 ha creato per quest’ultimi una struttura a parte – il Sei Ugl – dedicata all’assistenza  dei lavoratori stranieri in Italia e degli italiani emigrati all’estero. “Un sindacato di pronto soccorso”, secondo il suo presidente Luciano Lagamba, al quale si  iscrivono lavoratori precari, spesso privi di una busta paga, che versano 30 euro all’anno. “Quando regolarizzano la propria posizione attraverso un contratto di lavoro – spiega Lagamba -, se decidono di tesserarsi con l’Ugl sono considerati lavoratori come tutti gli altri, quindi non distinti-discriminati in base alla loro provenienza”. Sta di fatto che in tutti i sindacati le “tessere straniere” sono in costante aumento. Solo cinque anni fa erano poco più della metà, mentre nel 2000 si aggiravano intorno ai 220mila. E nell’ultimo anno l’incremento è stato del 17%. Le nazionalità degli iscritti sono le più varie. In genere sono in testa i romeni seguiti da marocchini, albanesi e ucraini: insomma le comunità straniere più numerose in Italia. E la distribuzione geografica? Secondo il Dossier Caritas/Migrantes 2009 il numero più alto di tesserati immigrati si registra in Lombardia (133.500). Seguono l’Emilia Romagna (116.700) e il Veneto (quasi 80mila). Mentre l’incidenza di stranieri sul totale degli iscritti è maggiore in Trentino Alto Adige dove rappresentano il 12%. Poco più bassa la percentuale in Friuli Venezia Giulia (11.3%) e in Liguria (10%). Umbria, Lazio e Campania  hanno rispettivamente l’8,5%, 7,7% e 6%. Il Nord è in testa ovviamente perché lì troviamo un maggior numero di lavoratori immigrati: vi risiede infatti il 53% degli iscritti.
I settori

I vari settori vedono – come è facile immaginare - una diversissima adesione di immigrati al rispettivo sindacato di categoria. “In assoluto – dice  Soldini - il numero più alto si trova in edilizia: sono il 20-30% dei tesserati Fillea, e in alcune province del Centro e del Nordest, la percentuale sale al 40-45%, dove, quindi, quasi 1 iscritto su 2 è straniero". “Se contassimo anche gli irregolari, sono stranieri oltre il 60% degli edili”dice Moulay el-Akkioui segretario nazionale della Fillea. “I lavoratori italiani che ogni anno escono dal settore – spiega – vengono sostituiti da stranieri perché più ricattabili e perché sempre meno italiani sono disposti a fare lavori pesanti. E una cosa che non viene mai detta – tiene a sottolineare Moulay – è che dei 2.500 lavoratori impegnati alla ricostruzione de L' Aquila sono stranieri l'80 per cento e lavorano lì 7 giorni su 7”. Lo stesso discorso vale per la Filca, la federazione rispettiva della Cisl, in cui figurano oltre 76mila iscritti stranieri (il 25% del totale). Gli edili sono seguiti dai tesserati del settore agricolo (la Fai-Cisl conta 66mila iscritti che rappresentano il 33%, mentre secondo Soldini nella Flai-Cgil sono il 15-20%). La categoria Colf e badanti della Cisl conta 64mila immigrati. Nella Uil le cose non cambiano: c’è una prevalenza estera tra gli iscritti nel settore industriale (23%, con 86.603 iscritti), di cui fanno parte gli edili, seguito a distanza dall’agroalimentare (15% con 32.677 iscritti). Infine al Sei Ugl, sono in testa i Servizi – sanità e assistenza sociale e familiare, commercio al dettaglio. Altrettanto differenziate sono le problematiche che gli immigrati incontrano nei vari settori. Quello edile per esempio è uno dei più difficili perché legato a un alto numero di incidenti sul lavoro anche mortali. “Ma i lavoratori stranieri – spiega Franco Gullo, segretario nazionale Feneal-Uil – difficilmente sono trattati diversamente dagli italiani. Le imprese che li assumono hanno interesse a qualificarli. La difficoltà – continua Gullo - sta nell’ampia fetta di lavoro irregolare: fatichiamo a contrastare il fenomeno senza intervento del Governo. A volte anche in caso di incidenti il caporale non viene denunciato”.Altro settore altamente problematico è quello delle badanti. Dall’ultimo rapporto (2009) dell’Ires sul lavoro domestico e di cura emerge che quasi metà delle 500 lavoratrici intervistate non ha un contratto regolare, lavorano in media 70 ore a settimana e mensilmente percepiscono circa 730 euro. Il 16% dichiara di non avere neanche un giorno di riposo nell’arco della settimana e il 39,2% non usufruisce di ferie retribuite. Insomma, gran parte dei datori di lavoro non tiene conto delle indicazioni normative e contrattuali. Di fronte a tali e altre problematiche la richiesta di aiuto al sindacato risulta abbastanza rara (delle 500 intervistate è tesserato il 17,4%). D’altra parte, fa notare Giovanni Mottura, “le badanti sono un po’ la croce dei sindacati”: spesso la Filcams (di cui fanno parte le badanti iscritti alla Cgil) fa vertenze a datori di lavoro iscritti all’Spi (il sindacato pensionati italiani della Cgil). “Ci sono stati casi – dice Mottura – in cui qualcuno ha restituito la tessera”. La paura di denunciare è confermata anche nel settore agricolo, caratterizzato da un altissimo tasso di sfruttamento. “Gli stranieri spesso hanno un lavoro solo apparentemente regolare – spiega Maria Laurenza della segreteria nazionale della Uila (Unione italiana lavoratori agroalimentari della Uil) -, nonostante il contratto firmato, si trovano a sottostare a orari di lavoro più pesanti, mansioni più faticose. Sono ricattati ad accettare un sottoinquadramento”.


 

 

 

 

 

Territori


Scontri e feriti in campo rom a Milano: venticinque agenti contusi, un arresto

La protesta in via Barzaghi scatenata dall'annuncio dello sgombero. "Colpiti anche due bambini"


Un furgone e un'auto incendiati, masserizie sistemate sulla strada a mo' di trincea, lancio di sassi contro polizia e carabinieri in assetto antisommossa, con le forze dell'ordine che con cariche di alleggerimento ricacciano nel campo i manifestanti sinti e nomadi che avevano intenzione di sfilare nel salotto della città, in  piazza della Scala, sotto le finestre del sindaco Letizia Moratti. Scene da guerriglia urbana a Milano in via Barzaghi, a poca distanza dal campo di via Triboniano, luogo di uno degli insediamenti più cospicui e storici dei rom in città. Il bilancio degli scontri, continuati anche all'interno del campo - poi circondato da un cordone di poliziotti che ha impedito a chiunque di uscire o entrare - è di 25 agenti contusi (quattro sono stati trasportati in ospedale in codice giallo) e di contusi anche tra i manifestanti, a cui si sono aggregati esponenti dei centri sociali. Tra i feriti ci sarebbero anche due bambini. Uno di questi si vede nel video girato da alcune persone presenti mentre viene portato via in braccio. I nomadi riferiscono che il bambino aveva il volto irritato dal gas lacrimogeno. Un'altra è una bambina di sette anni che ha una fasciatura al braccio destro e che sempre i nomadi riferiscono sia stata raggiunta da una manganellata. Gli scontri fanno seguito al lancio di pietre della scorsa settimana sulla A8, l'autostrada dei Laghi, dove dal vicino campo rom di via Monte Bisbino furono lanciati per due giorni sassi in direzione delle auto in transito.
Gli scontri sono avvenuti quando oltre 150 persone dal campo hanno manifestato l'intenzione di cominciare una manifestazione che si sarebbe dovuta concludere con un presidio davanti a Palazzo Marino. Sulle prime la polizia ha cercato di spiegare che la manifestazione non era autorizzata, spiegando che comunque una delegazione si sarebbe potuta recare davanti Palazzo Marino. A quel punto circa 150 persone sono uscite dal campo di via Triboniano e sono state contenute in via Barzaghi. Qui è cominciato il lancio di sassi e altri oggetti, mentre alcuni manifestanti mettevano in strada masserizie: sono state poi appiccate le fiamme a un furgone e a un'auto portate dagli stessi manifestati sul posto.

Le forze dell'ordine, dopo gli scontri, hanno circondato l'insediamento. Anche agli operatori della Casa della carità, che garantiscono un quotidiano servizio di assistenza in via Triboniano, dopo i disordini è stato impedito di entrare nel campo. Il leghista Davide Boni, presidente del consiglio regionale della Lombardia, ha chiesto l'immediato e definitivo sgombero del campo.



 

 


Pacchetto sicurezza, la farsa clandestini: 3mila denunciati e neanche un espulsione

Di Alberto Giannoni


Tremila denunce, una sessantina di azioni penali esercitate dai pm, due sentenze di espulsione pronunciate, zero le espulsioni effettivamente eseguite. In pochi numeri, è questa la fotografica di un anno di applicazione del reato di clandestinità a Milano. Dal 16 settembre sono state diverse decine i procedimenti incardinati davanti al giudice di pace per il reato di clandestinità. Nella gran parte dei casi hanno condotto a una sentenza di condanna, ma solo due volte sono sfociate in un provvedimento di espulsione. Due sentenze pronunciate nei primissimi giorni di applicazione del pacchetto sicurezza. Neanche una però è stata davvero eseguita. Questo è il dato di fatto, un dato statistico, a circa 10 mesi anno dall’entrata in vigore del cosiddetto «pacchetto sicurezza», quello che ha introdotto il reato di clandestinità che punisce con l’espulsione o la pena pecuniaria chi si introduce irregolarmente nel territorio nazionale. Eppure non sarebbe corretto dire che gli immigrati clandestini sono «regolarizzati» nel procedimento giudiziario. O che la norma è disapplicata dai giudici. Intanto perché non è dai giudici di pace che si ferma l’iter. È vero infatti che sono 3mila le denunce. Ma quelle che sfociano davvero nell’azione penale - si tratta di un procedimento penale a tutti gli effetti - sono circa il 5 per cento: appena 63 finora. «Noi non abbiamo arretrato da smaltire» precisa il coordinatore dell’ufficio dei giudici di pace Vito Dattolico. Dunque lo scoglio sono i pm, che hanno invece un arretrato enorme, e che - pur vigendo in Italia l’obbligatorietà dell’azione penale - proprio per la mole delle notizie di reato esercitano di fatto un’azione facoltativa. Anche i casi che arrivano dal giudice di pace, è vero, sono risolti nella quasi totalità dei casi con l’applicazione della pena pecuniaria, da 5 a 10mila euro (che comunque non viene pagata praticamente in nessun caso) e non con l’espulsione. Perché? «Noi - spiega Dattolico - dobbiamo verificare l’esistenza di tre condizioni. La prima è che il soggetto sia stato identificato. La seconda che non sia un rifugiato politico, e che l’Italia abbia con il suo Paese di provenienza dei rapporto di reciprocità, che non esistono per esempio con il Brasile. La terza condizione è che la questura abbia materialmente la disponibilità di procedere alla effettiva espulsione. E questa noi non la verifichiamo. I biglietti dell’aereo per lo straniero e gli agenti, il personale a disposizione. Il tutto per un’espulsione che sia immediata, anche se non istantanea». Eppure la sentenza che viene pronunciata, ha comunque degli effetti. Lo precisa ancora Dattolico: «Le norme introdotte da Maroni io le considero positive ed efficaci. La sentenza che pronunciamo produce comunque degli effetti importanti. Per esempio il clandestino condannato, anche se non materialmente espulso, non potrà più ottenere il permesso di soggiorno, non potrà più entrare regolarmente nel paese». «Inoltre - spiega ancora il giudice - nel caso in cui viene nuovamente fermato, allora viene giudicato non più dal giudice di pace, ma dal tribunale, e quindi può effettivamente finire in carcere». Ed è per questo che il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha deciso di introdurre la nuova fattispecie. «Perché chi viene nuovamente fermato viene processato, ma stavolta per non aver ottemperato all’ordine di lasciare il Paese». C’è poi tutta la mole delle espulsioni che viaggiano su un binario parallelo. Quello amministrativo. Quello della Bossi-Fini. Che non richiede l’instaurazione di un procedimento penale. In questo caso il giudice interviene solo per convalidare il provvedimento di prefetto e questore. E le espulsioni di questo tipo - come confermano all’ufficio dei giudici di pace, 18 giudici coloro che se ne occupano - si sono intensificate, e a volte arrivano anche a decine al giorno.


 

Prensa Internacional

 


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Amnistía Internacional denuncia la falta de protección de los 'sin papeles' de paso


Arizona se está convirtiendo en una pesadilla para los trabajadores mexicanos que, sin papeles, intentan labrarse un futuro en Estados Unidos. Pero también México es, desde hace mucho tiempo, un infierno para los emigrantes centroamericanos que tienen que cruzar su territorio en su camino hacia el norte. Según un informe hecho público ayer por la organización Amnistía Internacional (AI), los migrantes son sistemáticamente atacados por bandas de delincuentes que los secuestran, violan o asesinan. ¿Qué hacen los funcionarios públicos mexicanos?: "Ignoran los hechos o incluso participan". El informe no encierra, desgraciadamente, ninguna novedad. No hay más que acudir a la ruta del tren de mercancías que parte desde Arriaga (Estado de Oaxaca, en el sur de México) para constatar que los ataques de las bandas y la ausencia de Estado no son anécdotas y sí la norma. Los migrantes que, subidos al techo de La Bestia -así se conoce al tren-, intentan alcanzar la frontera de Estados Unidos son sometidos a toda clase de vejaciones. Así lo atestigua de nuevo el informe de Amnistía Internacional. Hay decenas de casos. Uno de ellos es muy reciente. Sucedió el 23 de enero de 2010. Unos policías pararon un tren en el que viajaban más de 100 migrantes cuando atravesaba el Estado de Chiapas. "Verónica (nombre ficticio) afirmó que la Policía Federal la obligó a bajar del tren junto a los demás migrantes y tumbarse boca abajo en el suelo, y luego les robaron sus pertenencias y los amenazaron con matarlos si no continuaban su viaje a pie a lo largo de las vías. Después de caminar durante horas, el grupo fue atacado por hombres armados que violaron a Verónica y mataron al menos a uno de los migrantes. Días más tarde se detuvo a dos sospechosos después de que un activista local ayudase a los migrantes a presentar una denuncia, pero no se emprendió acción alguna contra la Policía Federal, a pesar de que los migrantes identificaron a dos agentes presuntamente implicados". Distintos colectivos defensores de los derechos humanos vienen reclamando desde hace años a las autoridades mexicanas que tomen cartas en el asunto. Pero la situación apenas ha mejorado. Especialmente difícil es el tránsito hacia el norte de las mujeres migrantes. Se calcula, dice el informe de AI, que seis de cada diez mujeres y niñas sufren violencia sexual: "Lo que hace que algunos traficantes de personas exijan a las mujeres administrarse una inyección anticonceptiva antes del viaje para evitar que se queden embarazadas tras una violación...".