politica
11/05/2010 - intervista

E Fassino rincara: "Immigrati,
meno ingressi più diritti"

Piero Franco Rodolfo Fassino è nato ad Avigliana nel 1949

«Io candidato a Torino? I dirigenti decideranno quello che può vincere»

federico monga
torino

Il problema del Pd non solo è stare sul territorio ma dargli risposte, da Nord a Sud. A Sassuolo abbiamo 10 circoli ma ha vinto la Lega. Al Sud abbiamo governato 10 anni ma il quadro non è cambiato e dobbiamo interrogarci su cosa hanno ottenuto i nostri dirigenti».

Piero Fassino al convegno di «Areademocratica» di Cortona ha detto che a volte il leghismo irrompe nel suo cuore. Si sta scoprendo bossiano?

«Era una battuta provocatoria. Io non inseguo il Carroccio. Ma il voto delle regionali ci ha detto che il Nord è un problema centrale per il Pd e per il paese. E noi stiamo lasciando in mano alla Lega praterie sconfinate. Il rapporto tra Pd e società è in crisi. Dobbiamo dare risposte ai bisogni e alle paure del Nord che rappresenta il 70% dei lavoratori dipendenti, il 70% degli autonomi, il 70% della base fiscale, il 75% dell’export e dove l’immigrazione arriva al 20%».

La Lega risponde mentre il Pd è ancora all’analisi.

«La Lega non dà risposte concrete. Semmai cavalca temi molto vicini ai cittadini. Le soluzioni proposte spesso sono propagandistiche e illusorie. Faccio l’esempio dei rapporti commerciali con Cina e India. Con i dazi, come dice il Carroccio, a rimetterci sarà l’Italia perché la risposta di Cina e India sarà di chiusura e le nostre esportazioni che sono il doppio delle importazioni verrebbero penalizzate».

La Lega cavalca soprattutto l’immigrazione. Il Pd cambia registro?
«Fino ad oggi tutte le politiche hanno consentito porte facilmente aperte e pochi diritti. Ribaltiamo il punto: porte meno facilmente aperte ma tutti i diritti garantiti a chi è regolare e non infrange le leggi».

La sinistra è stata troppo permissiva?
«Questo è un luogo comune. Un conto è affrontare il tema quando l’immigrazione era al 5%. Ora siamo tra il 10 e il 15%».

La Lega dice: l’asilo ai nostri. E il Pd?
«No si può fare la guerra dei bambini. Serve un grande piano per potenziare asili e materne. In Germania il 35% ha il posto garantito. Noi siamo al 10%. Arriviamo al 35% e il conflitto non ci sarà più. Se si tutelano solo gli italiani si producono segregazione e insicurezza. Ma se tuteli l’immigrato in base al principio che è più povero avrai l’italiano contro. Serve una doppia risposta».

E la richiesta di case popolari?
«Anche in questo caso urge un grande piano di social housing. Nel Paese c’è un 25% di italiani che non è proprietario, per lo più anziani e giovani che non hanno risorse sufficienti. Ora l’ingresso degli immigrati aumenta la domanda».

Senza risorse è un sogno.
«Non è detto che debbano essere tutte pubbliche. In Lombardia la Fondazione Cariplo sta investendo molto dei suo dividendi in un vasto programma di social housing».

Il Sud è un problema?
«Gigantesco e anche legato al Nord. Un Sud che continua ad apparire come una terra solo di crisi non fa che alimentare nel Nord un sentimento di estraneità verso l’Italia».

Dal 2000 avete governato voi al Sud.

«E questo è un elemento aggiuntivo: la classe dirigente non ha risolto il problema del mezzogiorno semmai in alcuni casi è parte di questo problema».

Lei potrebbe essere il candidato del Pd al Comune di Torino. Il capoluogo Sabaudo può essere il laboratorio per la soluzione di questi problemi?
«A Torino ci sono tutte le condizioni per vincere. Veniamo da un lungo periodo di buona amministrazione da Castellani a Chiamparino. La cosa che mi interessa è che si scelga il miglior candidato per vincere. E questa è una scelta che spetta ai dirigenti del Pd torinese».

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