N. 00321/2010 REG.SEN.

N. 00132/2010 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 21 e 26 della legge 1034/71 e successive modifiche e integrazioni,
Sul ricorso numero di registro generale 132 del 2010, proposto da:
Zukhraf Mohammad e Md Raju Kandoker, rappresentati e difesi dall'avv. Carla Panizzi, con domicilio eletto presso lĠavv. Ezio Novelli, in Trieste, via Coroneo 21;

contro

Ministero dell'Interno, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, domiciliata per legge in Trieste, piazza Dalmazia 3;

per l'annullamento

previa sospensione dell'efficacia,

del provvedimento della Prefettura di Pordenone dd. 22.1.2010 di rigetto della domanda di emersione dd. 12.9.2009.

 

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 14 aprile 2010 il dott. Rita De Piero e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Avvisate le stesse parti ai sensi dell'art. 21 decimo comma della legge n. 1034/71, introdotto dalla legge n. 205/2000;

 

1. - Il ricorrente, cittadino pachistano, espone di aver presentato, in data 12.9.09, istanza di emersione - ex art 1-ter della L. 102/09 - del rapporto di lavoro con il colf/badante, Kandoker MD Raju, cittadino del Bangladesh.

In data 10.11.09, la Questura di Pordenone comunicava il preavviso di provvedimento negativo, in esito al quale il deducente confermava le dichiarazioni rese nella domanda.

Ci˜ non ostante lĠistanza veniva rigettata sul presupposto che il rapporto di lavoro, stando alle informazioni acquisite, era di fatto insussistente

1.1. - Questi i motivi di ricorso:

1) violazione dellĠart. 10-bis della L. 241/90;

2) violazione dellĠart. 71 del D.P.R. 445/00, carenza e contraddittorietˆ fella motivazione;

3) violazione dellĠart. 1-ter della L.102/09; carenza di istruttoria ed erronea valutazione di fatto.

2. - LĠAmministrazione, costituita, puntualmente controdeduce nel merito del ricorso, concludendo per la sua reiezione.

3. - Il ricorso non  fondato.

3.1. - Col primo motivo si lamenta lĠomesso preavviso di rigetto anche al lavoratore interessato, nella specie Kandoker MD Raju.

La doglianza  infondata, infatti lĠobbligo di preavviso di provvedimento negativo ex art. 10-bis della L. 241/90 va necessariamente notificata solo a colui che ha presentato la domanda.

In ogni caso, anche ammesso che la comunicazione dovesse essere data al lavoratore della cui emersione si discute (il che non ), troverebbe applicazione, nei suoi confronti, lĠart. 21-octies, a tenore del quale: Òil provvedimento amministrativo non  comunque annullabile per mancata comunicazione dellĠavvio del procedimento (e, quindi, a tenore di maggioritaria giurisprudenza, anche per omesso preavviso di provvedimento negativo; si veda, da ultimo: Tar Lazio, n. 2085/10) qualora lĠAmministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottatoÓ, il che  quanto si verifica nel presente caso, come verrˆ infra precisato

.3.2. - Il secondo motivo lamenta che i controlli (sulla sussistenza dei presupposti per addivenire alla sanatoria) siano stati effettuati in violazione dellĠart. 71 del D.P.R. 445/00, in quanto non Òa campioneÓ, non idonei, nŽ successivi allĠinsorgere di Òdubbi fondatiÓ sulla veridicitˆ delle dichiarazioni; la Prefettura, inoltre, non ha esplicitato i criteri che hanno presieduto alla scelta del campione; non sono state verbalizzate le domande e le dichiarazioni sono state raccolte in modo informale.

Nessuna delle censure coglie nel segno.

Correttamente la P.A. rileva che, nella specie, non si verte (solo) in tema di controllo sullĠautocertificazione, bens“ di accertamento in concreto della sussistenza dei presupposti indicati dalla legge per addivenire al procedimento di emersione, cosicch le indagini svolte in materia non soggiacciono ai limiti di cui allĠart. 71; limiti che, in ogni caso, possono dirsi rispettati, dato che tale disposizione non inibisce affatto la possibilitˆ di controllare tutte le dichiarazioni, attribuendo solo la facoltˆ alle Amministrazioni di procedere, anche, a campione o quando sorgano fondati dubbi sulla veridicitˆ delle autocertificazioni.

Inoltre, le modalitˆ con cui gli accertamenti devono essere fatti non sono previste dalla L. 102/09, pertanto la P.A. potrˆ adottare di volta in volta quelle che ritiene pi adatte al caso. Nella specie,  stato effettuato un sopralluogo in situ (quanto mai opportuno, in specie per quei casi in cui si era dichiarato che il lavoratore era convivente) e sono state assunte dai datori di lavoro medesimi le necessarie informazioni, a conferma di quanto dichiarato nella domanda.

Nella maggior parte dei casi, le risposte date dagli stessi non hanno affatto confermato quanto contenuto nella domanda di emersione, inducendo il ragionevole convincimento (specie per la scarsa attendibilitˆ delle rettifiche postume) della non veridicitˆ della situazione prospettata.

Merita in proposito ricordare anche che, nella domanda di emersione, il richiedente  esonerato dal provare la sussistenza del rapporto di lavoro, essendo sufficiente lĠautocertificazione di cui al D.P.R. 445/00. Tuttavia, quando allĠesito dei controlli tali dichiarazioni non risultano confermate (e specialmente quando la mancata conferma provenga dalla parte stessa che ha presentato istanza di emersione e/o dal presunto lavoratore), va da sŽ che tali dichiarazioni ÒconfessorieÓ prevalgono sullĠautocertificazione.

In ogni caso, in presenza di contestazioni in ordine alla veridicitˆ delle dichiarazioni, da parte della P.A., lĠonere di provare (con qualsiasi attendibile mezzo) la sussistenza del rapporto di lavoro torna a gravare su chi ha proposto istanza di emersione.

3.3. - Col terzo motivo, infatti, la ricorrente intende contestare le risultanze dellĠaccertamento svolto dalla Questura.

Merita ricordare che nella domanda di emersione si era espressamente indicato che il lavoratore Kandoker era stato assunto a tempo indeterminato, per n. 25 ore settimanali, ed era convivente col datore di lavoro. Orbene, i soggetti incaricati dellĠaccertamento dei presupposti per lĠemersione, recatisi presso il luogo di lavoro in data 9.10.09, alle ore 12 ed ancora alle ore 15, non vi hanno trovato nŽ il lavoratore, nŽ il datore di lavoro; e, da informazioni assunte da una vicina (signora Akter Nargis, che per essere casalinga ed abitare alla porta accanto a quella del ricorrente era ragionevolmente in grado di fornire significativi elementi) hanno appreso che negli ultimi mesi non era mai stato visto nessuno entrare in casa, al di fuori della famiglia che vi abita. E poichŽ, a tenore di quanto indicato nella domanda di emersione del ricorrente, il domestico avrebbe dovuto lavorare ogni giorno ed essere anche convivente, la circostanza che tale soggetto non fosse presente in alcuno dei due accessi effettuati e non sia mai stato veduto appare per certo rilevante.

A ci˜ si aggiunga che il ricorrente, con nota dellĠ11.11.09 inoltrata attraverso il patronato Labor, in esito al preavviso di provvedimento negativo perchŽ Òil rapporto di lavoro  insussistenteÓ, lungi dal fornire qualche elemento per giustificare lĠassenza del presunto dipendente o per comprovare la sussistenza del rapporto di lavoro, si  limitato a Òconfermare la domandaÓ. Era, invece, suo onere, presentare allĠAmministrazione una qualche prova atta a dimostrare che il rapporto di lavoro non era fittizio (come inducono a ritenere sia la circostanza di non aver reperito il lavoratore nel presunto luogo di lavoro, che le dichiarazioni di un soggetto che, benchŽ terzo, era in condizioni di conoscere i fatti).

Nessun valore, in proposito, possono rivestire le informali e assolutamente generiche dichiarazioni (neppure datate, e che affermano circostanze non significative e parimenti non riferibili a date precise) dimesse in giudizio (ma non anche alla P.A. nel corso del procedimento), provenienti da due soggetti che si qualificano ÒconoscentiÓ del ricorrente, dalle quali comunque non si pu˜ desumere la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato.

Le circostanze rilevate in sede di sopralluogo non possono essere smentite nŽ modificate dalla nota del Patronato, con cui ci si limita a Òconfermare la domandaÓ, senza presentare alcun significativo elemento idoneo a (eventualmente) dimostrare che il rapporto di lavoro era effettivamente in atto.

In definitiva, il ricorso va respinto perchŽ infondato in tutti i suoi motivi.

4. - Sussistono tuttavia le ragioni di legge per disporre la totale compensazione, tra le parti, delle spese e competenze di causa.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli - Venezia Giulia, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autoritˆ amministrativa.

Cos“ deciso in Trieste nella camera di consiglio del giorno 14 aprile 2010 con l'intervento dei Magistrati:

Saverio Corasaniti, Presidente

Oria Settesoldi, Consigliere

Rita De Piero, Consigliere, Estensore

 

 

 

 

 

 

L'ESTENSORE

 

IL PRESIDENTE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 17/05/2010

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

IL SEGRETARIO