La procedura di emersione va a rilento, ma la sua fruibilitą puė essere migliorata

Di Giuseppe Casucci, Coord. Nazionale Dipartimento Politiche Migratorie UIL


 

Roma, 21 settembre 2012 – L’adesione alla procedura di emersione (altrimenti chiamata <ravvedimento operoso>) non Ź certo al fulmicotone. Alla fine del sesto giorno dalla sua entrata in vigore, il Viminale comunica che il totale dei moduli compilati Ź di 21.041, mentre le domande effettivamente pervenute al sito del Ministero dell’interno https://nullaostalavoro.interno.it/Ministero/index2.jsp Ź di 16.497. Siamo attualmente ad una media di 2.750 domande inviate al giorno.

Certo Ź presto per fare una valutazione. Nel 2009 il rush finale vide una media giornaliera di 20 mila domande presentate. Bisognerą dunque aspettare alcune settimane per valutare la “performance” di questa operazione che nasce con molti limiti e molti condizionamenti.

 

Nell’incontro avuto ieri tra Tavolo immigrazione e Ministro Riccardi, quest’ultimo ha parlato di “lavoro realizzato in grande solitudine”, ha chiesto la massima collaborazione al mondo del sociale, ed ha risposto alle legittime critiche dei sindacati e delle Associazioni, facendo capire che i paletti alla procedura non li aveva messi il suo ministero. E che molti altri, non meglio definiti, avrebbero voluto un approccio ancora piĚ limitato e difficile.

 

Nondimeno, alcune cose sono state dette dai rappresentanti del Tavolo Immigrazione:

a)    E’ irragionevole chiedere a chi Ź entrato irregolarmente nel nostro Paese di esibire prove fornite da “organismi pubblici” per provare la presenza ininterrotta dal 31 dicembre 2011. Dobbiamo ricordarci che la legge 94/2009 impone alla Pubblica Amministrazione (con esclusione dei medici e degli insegnanti) di denunciare l’immigrato che risulti privo di permesso di soggiorno. Come avrebbe potuto dunque un “clandestino” avere la prova certificata da un ente a partecipazione pubblica? Quasi impossibile, a meno che non abbia iscritto il figlio a scuola o non sia finito in un pronto soccorso. Diversa Ź la situazione per gli “overstayers” (chi Ź entrato in Italia con un permesso regolare limitato – ad esempio turismo – ed Ź poi rimasto oltre la data di scadenza del permesso): loro ce l’hanno la prova, il timbro sul passaporto o se sono andati alla questura a certificare la loro presenza. C’Ź perė anche chi Ź entrato da un altro Paese Schengen: in questo caso potrą esibire il timbro di un altro Paese UE, mentre il transito in Italia sarą avvenuto senza ulteriori controlli. Che fare per loro? Il prefetto Morcone del Viminale ha ammesso che questo Ź un limite che va sicuramente corretto. Le associazioni hanno chiesto comunque di allargare la casistica degli organismi e delle prove da certificare (ad esempio un abbonamento annuale di trasporto, il contratto con societą fornitrici di servizi, ecc.). Importante Ź rendere maggiormente fruibile l’accesso alla regolarizzazione, evitando il ricorso agli imbroglioni ed alla documentazione falsa;

b)    Appare discriminatoria la preclusione alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro a tempo parziale (tranne il lavoro domestico), anche considerato che, attualmente sul mercato, prevalgono le forme di lavoro atipiche e a tempo parziale;

c)     Costi eccessivi: la procedura sembra preoccuparsi piĚ di fare cassa, che far emergere il maggior numero di lavoratori stranieri possibili. I costi vanno da 4000 fino a 14 mila euro. Non a caso – su 16.497 domande presentate finora, ben 14.711 riguardano  il lavoro domestico, contratto di lavoro che costa meno Ź che puė essere a tempo parziale di 20 ore. Il rischio comunque Ź che a pagare non siano i datori di lavoro, ma che siano obbligati a farlo i lavoratori immigrati, pur di avere la domanda presentata. In ogni caso il costo alto, ed il rischio di perdere i soldi versati in caso di domanda respinta funziona da deterrente alla presentazione delle istanze.

d)    I rappresentanti del Tavolo Immigrazione hanno fatto presente il differente trattamento riservato dalla procedura a datore di lavoro e lavoratore straniero. Il primo, sarą comunque protetto legalmente dalla sanatoria, anche se la conclusione negativa della domanda sarą considerata non di sua responsabilitą. Il secondo, invece, Ź comunque esposto al rischio che la domanda venga rigettata o che il datore di lavoro non si presenti allo sportello unico. In questo caso rischia l’espulsione, anche se il rigetto non Ź avvenuto per sua colpa. E’ stato chiesto alle Associazioni, dunque,  di valutare i casi e prevedere la possibilitą di un permesso temporaneo o permesso per ricerca di occupazione, come ultima istanza per lo straniero che si Ź autodenunciato ed ha avuto un rigetto non per sua responsabilitą.

 

Le associazioni, infine, hanno chiesto al Ministro Riccardi di correggere l’impostazione della procedura, in modo da permettere l’emersione del maggior numero di stranieri irregolari, anche attraverso una nuova circolare esplicativa dei punti ancora oscuri contenuti nelle circolari precedenti e nel decreto legislativo. Per ora abbiamo solo la promessa del Ministro e dei suoi collaboratori a rivedere alcuni aspetti, ma le risposte arriveranno probabilmente solo attraverso le FAQ in quanto, ci Ź sembrato,  non tutti i Ministeri sarebbero disposti a collaborare ad una maggiore apertura della regolarizzazione.